04/01/2011

L'esercito rifiuta il caporal maggiore Fabri: «Inidonea perché incinta»

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DISCRIMINAZIONI MILITARI. Precaria da 5 anni. Non potrà partecipare al concorso per l'assunzione a tempo indeterminato. Ricorre al Tar

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11/09/2010

Niente ambulanza, bimbo muore e mamma in coma: aperta un'inchiesta

Niente ambulanza, bimbo muore e mamma in coma: aperta un'inchiesta

Malasanita' all'ospedale di Padova. Denuncia del padre in Procura. Il ministro Fazio invia gli ispettori

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27/08/2010

Gardaland, giostra negata a una bambina down

Gardaland, giostra negata a una bambina down

Il padre, magistrato e presidente di un'associazione per la tutela delle persone affette dalla sindrome di down, denuncia: «Mia figlia discriminata»

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26/06/2010

Wimbledon, follia Hanescu. Perde la testa, sputa al pubblico

Wimbledon, follia Hanescu. Perde la testa, sputa al pubblico

Il tennista rumeno aveva chiesto la sospensione del match per oscurità e alcuni spettatori lo avevano provocato. Il giocatore si è quindi ritirato e, uscendo dal campo, ha sputato alle prime file. Rischia una squalifica e una multa di diecimila dollari

 

 

L'organizzazione del torneo di Wimbledon ha messo sotto inchiesta il tennista rumeno Victor Hanescu per gli sputi indirizzati ad alcuni spettatori durante la partita giocata ieri contro il tedesco Daniel Brands, match valido per il terzo turno del prestigioso torneo londinese. Poco dopo l'incontro, inoltre, quattro persone sono state arrestate dalla polizia britannica, che ha però precisato che gli arresti non sono da collegare al gesto di Hanescu.

Il giocatore rumeno, durante il quinto set della partita, ha discusso con il giudice di sedia, l'inglese Kim Craven, chiedendo  insistentemente la sospensione del match per oscurità. Craven, sostenuto dal supervisor del torneo, ha respinto la richiesta.  Hanescu, che durante il quarto parziale aveva chiesto l'intervento del fisioterapista per un problema alla gamba, forse sperava in una rinvio del match ad oggi per poter recuperare. Questo atteggiamento ha provocato le proteste di un gruppetto di spettatori, che hanno insultato il tennista rumeno. Hanescu ha reagito con una serie di sputi indirizzati verso gli spalti.


Dopo il 'warning' ricevuto da Craven, Hanescu è andato al servizio commettendo volontariamente una serie di falli di piede,  dando al suo avversario il game del 3-0 nel set decisivo e ritirandosi subito dopo. L'organizzazione dell'All England Club potrebbe infliggergli una multa tra i 10mila dollari e l'intero premio per il terzo turno, ovvero 46.750 dollari. Dopo il match è arrivato anche il commento dell'avversario di Hanescu: "Non potevo sentire quello che dicevano gli spettatori dall'altra parte del campo -ha detto Brands-  ma devo dire che non e' questo il modo in cui mi piace vincere le  partite".


16/06/2010

Niente protezione speciale a Spatuzza Dubbi dei finiani, pm sorpresi

Niente protezione speciale a Spatuzza Dubbi dei finiani, pm sorpresi

Bufera dopo la decisione del Viminale. il pm lari: grave se il pentito smette di risponderci. Il vicepresidente della commissione antimafia Granata (Pdl): «Chiederemo le motivazioni»

 

Gaspare Spatuzza si copre il volto e regge in mano una bottiglietta d'acqua ed un bicchiere di plastica, mentre entra in aula per deporre nel processo a carico del senatore Marcello dell'Utri il 4 dicembre 2009 al palazzo di giustizia di Torino (Ansa)
Gaspare Spatuzza si copre il volto e regge in mano una bottiglietta d'acqua ed un bicchiere di plastica, mentre entra in aula per deporre nel processo a carico del senatore Marcello dell'Utri il 4 dicembre 2009 al palazzo di giustizia di Torino (Ansa)

ROMA - Ha sollevato non poche polemiche la decisione del Viminale di non ammettere al programma di protezione speciale il pentito delle stragi di mafia, Gaspare Spatuzza. Il vicepresidente della commissione Antimafia, Fabio Granata, deputato finiano del Pd, si dice «colto di sorpresa come tutti» dalla decisione seguita alle richiesta di diverse procure. «Non è successo molte volte, a mia memoria - sottolinea Granata in una intervista a La Stampa -, con tutte le procure che indagano sulle stragi del '92 e '93, cioè Firenze, Palermo e Caltanissetta, e la Superprocura antimafia, che ci fosse tanta collegialità nella richiesta. Non vorrei ora che la polemica si aprisse non tanto su ciò che Spatuzza ha detto ma su ciò che Spatuzza non ha detto». «Ovviamente - aggiunge Granata - la decisione avrà delle motivazioni che la commissione Antimafia chiederà subito, già tra oggi e domani, al ministero dell'Interno. Le leggeremo con attenzione». Colti di sorpresa dalla decisione del Viminale anche i pm. In una intervista al Corriere il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, che sulla base delle dichiarazioni di Spatuzza ha riaperto l'indagine sulla strage di via D'Amelio, ha parlato di decisione «senza precedenti» e che ci saranno «gravi conseguenze» se il pentito smetterà di rispondere ai magistrati.

«DICHIARAZIONI TARDIVE» - La Commissione centrale del Viminale ha respinto la proposta, avanzata dalle procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo che indagano sulle stragi di via D'Amelio e del '93, di ammettere al programma di protezione speciale gaspare Spatuzza perché il pentito ha cominciato a fare le sue dichiarazioni oltre il limite di 180 giorni. Restano confermate «le ordinarie misure di protezione ritenute adeguate al livello specifico di rischio segnalato».

Redazione online


08/03/2010

Daniele escluso dalla gita perché disabile. Il ministro Gelmini invia un bus attrezzato

Daniele escluso dalla gita perché disabile. Il ministro Gelmini invia un bus attrezzato

 

L'intervento decisivo dopo che la storia è stata riportata dai siti del Corriere. La «numero uno» del ministero assicura: lo studente potrà andare a Praga con i suoi compagni di classe

 

Il ministro Gelmini

 

BARI - Interviene il ministro delle Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini, e la vicenda di Daniele, lo studente disabile diciottenne dell'istituto tecnico commerciale, «Romanazzi», che non poteva andare in gita con i compagni a Praga dal 22 al 27 marzo, a causa della mancanza di un mezzo adeguato, sta per avere un «happy end».

IL MINISTRO - «Questa mattina - riferisce il portavoce della Gelmini - il ministro ha letto la storia riportata dal Corriere.it e dal Corriere del Mezzogiorno.it e si è immediatamente attivato. Ha chiamato la preside Pirolo e le ha assicurato che saranno inviati due bus per consentire a Daniele di partecipare all'iniziativa scolastica all'estero. Uno degli automezzi è completamente attrezzato per consentire il viaggio del giovane che soffre di disabilità motoria». Un intervento davvero tempestivo per una storia che rischiava di emarginare e discriminare il diciottenne studente.

LE AZIENDE LOCALI - La mamma di Daniele, Annarita Sansone, aveva denunciato che le aziende locali di trasporto, contattate dall'istituto, non erano in grado di mettere a disposizione un bus «speciale», con tanto di pedana e attrezzature in grado di fra viaggiare i disabili. «Io so che la scuola ha fatto il possibile - spiegava la mamma - ma davvero non è accettabile che un ragazzo come Daniele non possa partecipare ad una gita scolastica perché è su una sedia a rotelle. Nel 2010 ci sono ancora situazioni come questa che vengono affrontate con troppa leggerezza». Daniele frequenta il quinto anno e vive su una sedia a rotelle per una disabilità motoria. «La scuola - prosegue Annarita - ci aveva comunicato l’impossibilità di fare partecipare Daniele alla gita. In realtà ci sono state proposte delle soluzioni, ma non sono soddisfacenti».

MILLE FIRME - Da qui la raccolta di quasi mille firme da parte degli studenti e dei professori e la corsa contro il tempo per trovare un mezzo idoneo. Una delle agenzie aveva proposto di mettere un autista supplementare su un mezzo e di aiutare, quindi, Daniele a salire sul pullman senza ricorrere alla pedana. Ma la madre avrebbe dovuto firmare una dichiarazione che sollevava l’agenzia e la scuola da qualsiasi responsabilità. «Io non me la sono sentita - concludeva la signora Sansone - ragazzi come Daniele incontrano ogni giorno tantissime difficoltà e questo non è giusto».
Ora l'intervento decisivo del ministro Gelmini che restituisce il giusto diritto a Daniele di partecipare alle attività didattiche, anche se queste si svolgono «on the road».

La storia di Daniele

BARI — Gita negata a Daniele, uno studente diciottenne disabile. Accade nell’istituto tecnico commerciale Romanazzi: le aziende di trasporto che si occupano delle visite di istruzione non hanno messo a disposizione pullman adatti per questo tipo di esigenza. A denunciare l’accaduto è la madre dello studente, Annarita Sansone. «Io so che la scuola ha fatto il possibile - spiega - ma davvero non è accettabile che un ragazzo come Daniele non possa partecipare ad una gita scolastica perché su una sedia a rotelle. Nel 2010 ci sono ancora situazioni come questa che vengono affrontate con troppa leggerezza». Daniele ha 18 anni, frequenta il quinto anno nell’istituto tecnico commerciale Romanazzi, vive su una sedia a rotelle per una disabilità motoria. Una condizione che non gli permetterà di partecipare alla visita di istruzione che la scuola ha organizzato per Praga dal 22 al 27 marzo. «La scuola - prosegue la mamma - ci ha comunicato l’impossibilità di fare partecipare Daniele alla gita. In realtà ci sono state proposte delle soluzioni, ma non sono soddisfacenti».

La preside Cecilia Pirolo ha inviato mesi fa una lettera a tutte le agenzie che si occupano di trasporto per le visite di istruzione per individuare quella che poteva fornire un mezzo adatto alle esigenze di Daniele, con una pedana per la sedia a rotelle e un posto all’interno del pullman. Mezzo che nessuna delle aziende pugliesi ha a disposizione. Da qui la raccolta di quasi mille firme da parte degli studenti e dei professori e la corsa contro il tempo dell’istituto per trovare un mezzo idoneo. L’altra soluzione sarebbe stata quella di pagare un secondo pulmino, più piccolo. Ma Daniele avrebbe dovuto viaggiare quasi completamente da solo. «Non so se questa situazione è stata gestita male - prosegue Annarita Sansone - e non so di chi siano le responsabilità. So solamente che mio figlio non partirà con gli altri perché non gli è stato messo a disposizione un pullman». Una delle agenzie aveva proposto di mettere un autista supplementare su un mezzo e di aiutare quindi Daniele a salire sul pullman senza ricorrere alla pedana. Ma la madre avrebbe dovuto firmare una dichiarazione che sollevava l’agenzia e la scuola da qualsiasi responsabilità. «Io non me la sono sentita - conclude Sansone - ragazzi come Daniele incontrano ogni giorno tantissime difficoltà e questo non è giusto. Mio figlio dovrebbe avere le stesse possibilità degli altri». La preside del Romanazzi è dalla parte della mamma di Daniele. «Noi come scuola abbiamo fatto davvero il possibile - spiega - e sono dispiaciuta per come sono andate le cose. Non è concepibile che in Puglia non ci sia un’azienda che metta a disposizione pullman attrezzati. Neanche una abbiamo trovato».

Risposta del Provveditore

 

 

 

Il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Giovanni Lacoppola
Il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Giovanni Lacoppola

BARI — «E’ inaccettabile che si verifichino situazioni come questa. I diritti dei disabili devono essere tutelati». Il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Giovanni Lacoppola è su tutte le furie. E lunedì (oggi, ndr) scriverà una lettera alla preside dell’istituto tecnico commerciale Romanazzi, Cecilia Pirolo, per fare in modo che Daniele, 18 enne, disabile su una sedia a rotelle, partecipi come i suoi compagni, alla visita di istruzione a Praga.

A denunciare l’accaduto è stata la mamma del ragazzo, Annarita Sansone. «Non è vero che non ci sono mezzi con pedane adatte al caso - ribadisce Lacoppola - i ragazzi come Daniele viaggiano per tutto il mondo sui pullman, perché in questo caso non deve essere possibile?». Lacoppola chiederà ai suoi uffici di fare in poche ore una ricerca di mercato per individuare l’azienda adatta. «Credo sia stata compiuta una leggerezza da parte della scuola - prosegue Lacoppola - che forse non si è impegnata come avrebbe dovuto per permettere a Daniele di andare in visita di istruzione. Presenterò io stesso l’elenco delle agenzie che hanno questo tipo di mezzi. Il pullman non deve arrivare per forza dalla Puglia, può essere inviato anche da Roma. Non vedo proprio dove sta il problema». Non è il primo caso che però si è verificato nelle scuole di Bari e provincia.

Già l’anno scorso il provveditore Lacoppola inviò una circolare a tutti gli istituti, ribadendo il diritto allo studio degli alunni, con particolare riferimento ai ragazzi diversamente abili. «Ci sono stati istituti ad esempio - prosegue Lacoppola - che non hanno fatto partecipare i ragazzi disabili alle manifestazioni teatrali, o alle visite di istruzione. Ho inviato una circolare con la quale mi sono impegnato a denunciare al ministero simili atteggiamenti. Da allora i casi sono diminuiti. Fino a scomparire. Questo del Romanazzi è il primo che mi viene presentato dall’inizio dell’anno. Interverrò per garantire il diritto del ragazzo». Daniele, 18 anni, è al quinto anno nell’istituto tecnico commerciale di Bari. La sua scuola ha organizzato un viaggio di sei giorni per Praga. Ma c’era bisogno di reperire un mezzo con pedana, cosa che, secondo la preside Cecilia Pirolo, non è stata possibile. «Noi come scuola - ha dichiarato la dirigente - abbiamo avviato una ricerca su tutta la regione, ma nessuna agenzia aveva un pullman con pedane per poter portare il ragazzo. Ci hanno proposto un pulmino più piccolo, ma non ci sembrava giusto che Daniele viaggiasse in disparte dagli altri. Noi abbiamo davvero fatto il possibile ed è assurdo che in tutta la regione non ci siano agenzie sensibili alle esigenze dei diversamente abili».

La preside aveva inviato anche una lettera a Comune e Provincia chiedendo un intervento rapido. Ma non ha ricevuto risposta. «Farò di tutto - conclude Lacoppola - per fare partecipare Daniele. Soprattutto perché esperienze come queste sono importanti per la crescita dei ragazzi. E leggerezze come queste non possono essere accettate».

(ha collaborato Samantha Dell'Edera)


29/01/2010

Porto mio fratello a morire in Belgio

Porto mio fratello a morire in Belgio

 

La denuncia per mancanza di aiuto e assistenza. Salvatore Crisafulli e il dramma di Pietro: «La politica promette ma non mantiene». La commissione d'inchiesta sul servizio sanitario ordina un'ispezione dei Nas

 

Pietro e Salvatore Crisafulli (dal web)
Pietro e Salvatore Crisafulli (dal web)

CATANIA - «Siamo rimasti soli e non possiamo più aiutarlo, perché Salvatore ha bisogno di aiuto 24 ore su 24. Non possiamo fare altro, ci hanno abbandonati al nostro destino, allora meglio farlo morire: lui è al corrente di questa nostra decisione ed è d'accordo». Così Pietro Crisafulli annuncia «un viaggio della morte per suo fratello», paraplegico di 45 anni, entrato in coma nel settembre del 2003 in seguito a un incidente stradale e risvegliatosi nell'ottobre del 2005, che, dice, porterà in Belgio per fargli praticare l'eutanasia visto che «da sette anni mi promettono un piano ospedaliero personalizzato a casa, che non è stato mai realizzato».

ELUANA - Già in passato Pietro Crisafulli aveva annunciato di «staccare la spina» degli strumenti che tenevano in vita sua fratello Salvatore anche se si era schierato «per tenere in vita Eluana Englaro». Un paragone che però l'uomo respinge: «La mia non è una battaglia per la morte - afferma - ma per la vita». «Io farò tutto questo - aggiunge - e camminerò con la testa alta perché ho combattuto per la vita di mio fratello. Lui non morirà di stenti, ma se ne andrà via dormendo». Pietro Crisafulli accusa «la politica, dal premier al presidente della Regione Siciliana, di avere promesso senza mantenere». «Adesso - aggiunge - quando porterò mio fratello in Belgio con un camper il governo dovrà intervenire in extremis, come ha fatto con Eluana Englaro, per salvare la vita di Salvatore». Crisafulli accusa anche «la Chiesa di non avere fatto alcunché» per suo fratello.

INCHIESTA - Nel frattempo la Commissione parlamentare d'inchiesta sul Sistema sanitario nazionale ha avviato un'istruttoria sulle condizioni di assistenza di Salvatore Crisafulli, attivando in queste ore un'ispezione dei Nas dei Carabinieri. Ad annunciarlo è il presidente della Commissione d'inchiesta del Senato, Ignazio Marino. «Ho sempre sostenuto - afferma Marino - che la libertà di scelta rispetto alle terapie, sulla base dell'articolo 32 della Costituzione, deve essere garantita sempre ad ogni individuo nel nostro Paese. Questo significa che ognuno di noi deve avere a disposizione tutte le risorse sanitarie necessarie. A tal fine ho disposto un'istruttoria per verificare che queste condizioni esistano». «Rispetto all'annunciata intenzione dei familiari di Salvatore Crisafulli di portarlo in Belgio perché gli sia praticata l'eutanasia, posto che la scelta di quest'ultima mi trova fermamente contrario, mi chiedo - rileva Marino - se sia stato effettivamente lui a comunicare tale scelta o se non sia frutto solo della disperazione ed esasperazione della famiglia per l'assenza di assistenza che denunciano». Marino ribadisce quindi la propria contrarietà all'eutanasia: «Ho sempre affermato il diritto di autodeterminazione e l'opportunità di una legge su testamento biologico in Italia, ma sono altrettanto saldamente contrario all'eutanasia. Inoltre - conclude il presidente della commissione d'inchiesta sul Ssn - credo che se la morte è decisa da qualcun altro non si possa chiamare eutanasia ma piuttosto omicidio».

Redazione online


21/10/2009

Malata di Sla abbandonata: vive con l'ossigeno vicino al gas

Malata di Sla abbandonata: vive con l'ossigeno vicino al gas

 

La denuncia: «Grave che un caso di questa malattia in fase avanzata non sia seguito». La donna vive con quattro famigliari in meno di 50 metri quadrati e non ha alcuna assistenza pubblica

 

Maria Di Marcantonio
Maria Di Marcantonio

OSTIA (Roma) - Un altro caso di vita ai margini della civiltà: abbandono totale, questo reso noto prima di essere conosciuto attraverso una tragedia ormai compiuta, come successo al bambino capoverdiano a Napoli, morto per le esalazioni di un braciere in una casa senza elettricità, e senza senso. Qui i protagonisti non sono immigrati: tutti italiani, in cinque - una donna gravemente malata di Sla, la figlia, il genero e due ragazzini - in un alloggio popolare di nemmeno 50 metri quadrati e senza la possibilità che la donna malata possa essere spostata perché l'ambiente è angusto, tanto che è su un letto con la bombola d'ossigeno a ridosso dei fornelli a gas della cucina, con tutti i pericoli che ne conseguono. La denuncia dello stato di abbandono e di incuria in cui versa la malata di SLA arriva con una nota dell'associazione '"Viva la Vita Onlus".

«PER GLI AIUTI DOBBIAMO ATTENDERE» -
«Abbiamo richiesto un nuovo alloggio e un aiuto dai servizi sociali e la risposta è stata di attendere qualche anno... io sono ai limiti del crollo», dice Alessandra, la figlia di Maria Di Marcantonio, la sessantenne affetta da SLA. A meno di un anno dalla diagnosi, la signora è già immobile nel suo letto con l'ossigeno e nutrita per via artificiale. E' la figlia che gestisce anche l'alimentazione forzata della donna, con l'aiuto di un infermiere che passa da casa per cinque minuti al giorno. Non ha la carrozzina elettrica perché inutile - riferisce ancora l'associazione -, non riuscirebbe comunque a passare nelle altre stanze ed il bagno per lei è totalmente inaccessibile. Riesce ancora a parlare ma il suo eloquio è divenuto incomprensibile e quando anche la parola l'abbandonerà del tutto la sua mente sarà totalmente prigioniera in un corpo immobile. Questo l'accorato appello della figlia Alessandra: «Sono ai limiti delle forze e prossima al crollo psico-fisico. Se non cambierà nulla non so cosa accadrà... oltre alla fisioterapia e ad un accesso al giorno di pochi minuti di un'infermiera non abbiamo nulla. Io oramai sono bloccata in casa ad assistere mia madre, non posso allontanarmi neanche un minuto e le notti sono pressoché in bianco. Viviamo con lo stipendio di mio marito che non ci consente, assolutamente, di permetterci una badante. Una mano me la danno i miei figli ma sono minorenni e non posso far pesare su di loro un'assistenza così gravosa». «L'anno scorso ho richiesto un nuovo alloggio popolare più grande, almeno adeguato alla condizione di mia madre, non ho ancora ricevuto risposte. La buona notizia è che a gennaio del 2009 i servizi sociali del Comune hanno accettato la domanda per l'assistenza, ma mi hanno prospettato attese che possono arrivare fino a 3 anni...».

LA DENUNCIA: «UN CASO DI SLA NON DEVE ESSERE ABBANDONATO» -
Per Mauro Pichezzi, presidente dell'associazione Viva la Vita Onlus che riunisce familiari e malati di SLA, «è gravissimo che un caso di SLA in fase avanzata non sia seguito da nessun centro ospedaliero qualificato, ma è ancor più drammatico che la signora sia letteralmente abbandonata a sè stessa». A detta dell'avv. Chiara Madia, penalista di Viva la Vita Onlus, «ci sono tutti gli estremi per configurare un reato di omissione di atti d'ufficio nei confronti di chi sarebbe tenuto alla presa in carico della signora, e siamo pronti a procedere per le vie legali».


11/08/2009

Donna russa lancia una tazza contro la Gioconda. Arrestata

Donna russa lancia una tazza contro la Gioconda. Arrestata

 

La tazza s'è rotta quando ha colpito lo schermo che protegge l'opera. La visitatrice era frustrata per non aver ottenuto la nazionalità francese. Nessun danno al dipinto

 

la Gioconda (Ansa)
la Gioconda (Ansa)

Frustrata per non essere riuscita a ottenere la nazionalità francese, una donna russa ha lanciato una tazza da tè contro la Gioconda al Louvre, senza comunque danneggiarla. Lo ha riferito un portavoce del museo parigino, precisando che il fatto è avvenuto il 2 agosto e che la donna è stata immediatamente arrestata.

LA TAZZA NASCOSTA NELLA BORSA - «Ha lanciato una tazza vuota contro la Monna Lisa, ma non ci sono stati danni, visto che la tazza si è infranta quando ha colpito lo schermo che sta a protezione del dipinto» ha spiegato David Madec. La donna «era visibilmente arrabbiata», ha aggiunto il portavoce del Louvre, sottolineando che la russa è stata poi sottoposta a test psichiatrici. La Gioconda, che è protetta da uno schermo anti-proiettile, è uno dei capolavori più ammirati del museo parigino e lo scorso anno è stata osservata da 8milioni e mezzo di visitatori. La donna aveva nascosto la tazza nella borsa e ha detto alla polizia di essere arrabbiata per il no alla sua richiesta di ottenere la nazionalità francese. Ora è stata rilasciata, ma rischia azioni legali da parte del Louvre.

I PRECEDENTI - La tazza scagliata contro il capolavoro di Leonardo da Vinci è solo l'ultimo di una lista interminabile di folli gesti finalizzati a danneggiare le opere d'arte. Compiuti da squilibrati, artisti mancati, semplici teppisti, i numerosi attentati hanno avuto come bersaglio indifferentemente dipinti, statue, fontane, architetture d'ogni epoca e in ogni parte del mondo. L'atto vandalico più clamoroso resta probabilmente quello alla Pietà di Michelangelo, presa a martellate il 21 maggio 1972 dall'ungherese Laszlo Toth. Nascosto tra i fedeli a San Pietro, Toth scavalca la balaustra della prima cappella a destra, impugna un martello nascosto sotto un impermeabile e gridando «Sono Gesù Cristo», colpisce più volte la statua sfigurandola. Un'altra opera di Michelangelo, il David, finisce il 14 settembre del '91 sotto le martellate di Piero Cannata, palermitano residente a Prato, pittore mancato. Il secondo dito del piede sinistro della scultura, esposta a Firenze nella Galleria dell'Accademia, viene distrutto. Giugno '97, Firenze, uno sconosciuto rompe la zampa di uno dei cavalli della fontana del Nettuno in piazza della Signoria. Nell'agosto dello stesso anno, tre uomini spezzano la coda di uno dei mostri marini della «Fontana dei fiumi» in piazza Navona. E ancora, Roma, 22 gennaio '98: durante la visita di una scolaresca vengono danneggiati con diversi punti di matita tre quadri di Matisse esposti ai Musei Capitolini, «La giapponese», «Pianista e giocatori di dama» e «Zorah in piedi». Il 26 gennaio '99, alla Galleria di arte moderna, sempre a Roma, viene imbrattata con un pennarello la tela di Jackson Pollock «Sentieri ondulati»: il responsabile è ancora Piero Cannata. Il 15 maggio 2007, sempre nella città eterna, quattro ragazzi marocchini, probabilmente ubriachi, danneggiano leggermente la celeberrima fontana romana del Bernini detta «La Barcaccia», mentre dopo pochi mesi, il 7 ottobre a Parigi, durante la sesta edizione della Notte Bianca, alcuni vandali violano il superblindato Museo d'Orsay e lacerano «Le Pont d'Argenteuil», magnifica tela di Claude Monet. Nel 2008, una cambogiana bacia un quadro dell'americano Cy Twombly in una galleria nel sud della Francia, lasciando il rossetto sulla tela.