11/01/2011

«Macché clochard. Non chiedevamo aiuto? Ci avrebbero tolto i piccoli»

«Macché clochard. Non chiedevamo aiuto? Ci avrebbero tolto i piccoli»

Parla il padre del piccolo devid. La donna ha avuto cinque figli da tre uomini

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07/01/2011

Morte in culla e neonato rapito: bufera sulla soap della Bbc

Morte in culla e neonato rapito: bufera sulla soap della Bbc

La vicenda si intreccia con l'abbandono della serie della protagonista Samantha Womack. Seimila telefonate di protesta per la trama troppo cruda delle puntate andata in onda a Capodanno

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31/08/2010

Roma, il neonato muore dopo un diverbio tra le ostetriche: denuncia dei genitori

Roma, il neonato muore dopo un diverbio tra le ostetriche: denuncia dei genitori

POLICLINICO CASILINO. Il papà: «Vogliamo giustizia e verità». Il bimbo è morto due giorni dopo il parto per problemi respiratori

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09/06/2010

Nocera, i colleghi dell'infermiera: "Un modello, pregava Padre Pio"

Nocera, i colleghi dell'infermiera: "Un modello, pregava Padre Pio"

«Donna irreprensibile. Con noi da 10 anni, la riprenderemmo ora»

 

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Una cosa è certa: qui, nel reparto di Osservazione chirurgica polispecialistica del Cardarelli di Napoli, hanno tutti un ottimo ricordo di Annarita Buonocore. Anzi, qualcuno la riprenderebbe a lavorare già da domani. Perché Rita (così la chiamano tutti) non ha mai dato segni di squilibrio o di sofferenza. Nessun ritardo, nessuna negligenza, sempre disponibile a cambiare turni con colleghi e colleghe. Infermiera la cui esperienza si è forgiata in uno dei reparti più difficili dell’immenso ospedale partenopeo.

«Qui non sono ammessi errori: i ricoverati sono tutti in condizioni delicate e hanno bisogno di assistenza 24 ore su 24. E Rita, da questo punto di vista, era irreprensibile». Arturo Agovino ha da poco terminato un intervento chirurgico su una paziente. Dirigente medico, conosce Rita da anni e come tutti gli altri scuote la testa ogni volta che si parla di lei. «Siamo allibiti, Rita si è sempre dimostrata affidabile e preparata. Chieda anche agli altri infermieri: tutti diranno la stessa cosa». Ed è così. In questo reparto al primo piano del padiglione L del Cardarelli ci sono venti posti letto e regna un’insolita calma. «Non è sempre così - spiega un infermiere -. Alcuni giorni ci sono barelle ovunque e Rita si rimboccava le maniche e lavorava sodo».

Alla fine del corridoio c’è un altarino: una statua della Madonna, immagini di Padre Pio. C’è sempre qualcuno che prega, e c’è chi giura che anche Rita si fermava spesso qui. Una donna è esterrefatta: «Incredibile, è sempre stata così gentile. Da qualche tempo non si vedeva in reparto, chissà quanto deve aver sofferto». Ma c’è anche chi pensa all’altra mamma, quella del piccolo Luca, passata dalla gioia alla disperazione in poche ore. «Come madre - spiega una donna in visita a un parente - non oso pensare a cosa abbia passato la mamma di quel neonato».

Annarita Buonocore è entrata in questa reparto dieci anni fa dopo aver superato regolare concorso, e sempre qui ha prestato la sua opera. Il 10 maggio scorso aveva comunicato la sua assenza per malattia poi, dopo una quindicina di giorni, la caposala l’aveva contatta. «Mancava personale, ho telefonato a Rita per chiederle quando sarebbe rientrata», spiega Flora Verde. Il giorno dopo, a testimonianza del suo ottimo rapporto con tutti, Rita era in corsia. «Mi ha detto - ricorda la caposala - che dal giorno seguente sarebbe ritornata in malattia».

C’è un’infermiera però che ricorda che a loro, Rita, aveva spiegato che era incinta e che a fine mese avrebbe partorito. «Che tipo era? Ottimo elemento», anche la caposala elogia l’infermiera irreprensibile diventata ladra di bambini. «Ci fidavamo tutti di lei. Qualche anno fa anche mio marito ha subito un intervento in questo reparto - spiega Flora Verde -. Quando rientravo a casa chiedevo a Rita di assisterlo. Di lei mi fidavo ciecamente, la conoscevo da dieci anni».

ANTONIO SALVATI


08/06/2010

L'infermiera confessa: «Avevo abortito Avrei restituito il piccolo stamattina»

L'infermiera confessa: «Avevo abortito Avrei restituito il piccolo stamattina»

La madre di Luca: «La perdono». Il movente: voleva dimostrare all'uomo che amava di aver avuto un figlio da lui, quindi ha rapito il neonato.

 

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Annarita Buonocore l'infermiera di 42 fotografata lunedì notte prima di essere interrogata dalla polizia (Ansa)
Annarita Buonocore l'infermiera di 42 fotografata lunedì notte prima di essere interrogata dalla polizia (Ansa)

NOCERA INFERIORE (SALERNO) - Era agitatissima all'inizio, ha negato tutto e si è mostrata molto aggressiva con gli inquirenti. Poi però ha ceduto Annarita Buonocore, l'infermiera di 42 anni che lunedì ha rapito un neonato nell'ospedale di Nocera Inferiore a pochissime ore dalla nascita. A chi l'ha interrogata la donna ha detto che avrebbe voluto restituire alla sua famiglia il piccolo Luca Cioffi stamattina. La donna, madre di due figlie, una di 11 e l'altra di 19 anni, ha alle spalle un matrimonio e una convivenza. Agli investigatori in un primo momento avrebbe detto «il bimbo me l'hanno portato per accudirlo» e ha raccontato di essere stata incinta davvero ma che ha avuto un aborto spontaneo. Per questo ha rapito il piccolo Luca, per fare credere all'amante di avergli dato un figlio. Poi avrebbe ammesso: «Ho due figlie femmine e anch'io vorrei un figlio maschio». «Se lo trovo bello e fatto - ha aggiunto l'infermiera del Cardarelli - lo allevo».

LA STORIA - Quella della Buonocore è una relazione con un uomo sposato, di Napoli, un amministrativo dello stesso ospedale in cui lavora come infermiera, e da lui avrebbe dovuto avere un figlio proprio in questi giorni. La gravidanza però non è andata a buon fine: la donna ha dichiarato agli inquirenti durante l'interrogatorio di aver subito un aborto naturale nei primissimi mesi. Della circostanza non aveva informato l'amante, che invece, a quanto pare, avrebbe voluto diventare padre. Così la donna avrebbe simulato, per tutti questi mesi, di aspettare un figlio. Vistasi alle strette, poi, avrebbe pianificato di portar via un piccolo proprio dall’ospedale di Nocera. Un luogo che lei conosceva e nel quale si muoveva agilmente. La donna, infatti, è proprio di Nocera. All'amante aveva chiesto proprio lunedì una visita a casa: così in mattinata aveva rapito il piccolo Luca Cioffi dalla stanza di sua madre, poche ore dopo il parto, e lo aveva portato a casa sua, spacciandolo per suo figlio. La donna avrebbe anche detto ai suoi figli, un minorenne e una maggiorenne, di dover accudire il neonato perché la madre non era stata bene. Un racconto al quale i suoi familiari avevano creduto. Sentito nell'imminenza del ritrovamento del neonato rapito, l'uomo, che non è indagato, ha risposto agli agenti che gli chiedevano chi fosse il piccolo Luca Cioffi: «Questo è mio figlio». La Buonocore era riuscita dunque a simulare una gravidanza in tutti questi mesi. Arrivata al giorno del presunto parto era riuscita ad evitare una visita del padre del bambino, che era andato a trovarla solo lunedì a casa sua, dopo il rapimento del piccolo Cioffi. La donna, che non ha precedenti penali, né risulta affetta da patologie psicologiche, è ora in stato di arresto per sequestro di persona.

IL VICINO - Contro l'infermiera professionale in servizio al pronto soccorso dell'ospedale «Cardarelli» di Napoli, c'era la testimonianza di un uomo, un insegnate che l'aveva conosciuta anni prima e che proprio ieri pomeriggio si è trovato di passaggio nel reparto di ostetricia proprio mentre Annarita Buonocore, con il camice bianco da infermiera, usciva tenendo in braccio il piccolo Luca Cioffi. L'insegnante si è rivolto alla polizia stradale di Angri, non appena ha saputo, attraverso i mezzi di informazione, che c'era stato il rapimento di un bimbo nell'ospedale di Nocera. L'esame dell'identikit, diffuso nella tarda serata di lunedì, ha tolto ogni dubbio al testimone del rapimento. La polizia, che non aveva però indicazioni precise sul nome dell'infermiera, ha rintracciato il padre di quest'ultima. È scattata la perquisizione in casa del genitore della rapitrice, dove è stata recuperata una foto recente della donna mostrata subito ad Annalisa Fortunato, madre del piccolo Luca, e alla zia che hanno subito riconosciuto l'infermiera che si era allontanata con il bimbo.

IL BLITZ NELLA NOTTE - Subito dopo gli inquirenti sono passati all'azione. La preoccupazione che Annarita Buonocore potesse disfarsi del piccolo Luca nel modo più folle ha indotto gli agenti della Squadra Mobile di Salerno e del Commissariato di Nocera a bloccare porte e finestre dell'appartamento al settimo piano dove abita la Buonocore e ad agire con la massima rapidità. La donna, che lunedì sera, poco dopo le 23 era in casa con le due figlie, non ha avuto il tempo di reagire. La polizia l'ha bloccata mentre metteva in salvo il piccolo. Nell'abitazione le tre donne stavano seguendo gli sviluppi della vicenda, attraverso la televisione, ma del rapimento le due figlie erano all'oscuro. La madre aveva detto loro che quel neonato le era stato affidato da un'amica per qualche giorno. La stessa giustificazione Annarita Buonocore ha cercato di darla anche ai poliziotti che hanno eseguito il blitz, ma nessuno le ha creduto. In casa della donna gli agenti, guidati dal capo della Mobile, Carmine Soriente, hanno trovato pannolini e biberon, che la donna avrebbe acquistato poco dopo il rapimento.

IL PERDONO DELLA MADRE - Intanto martedì mattina le prime parole di Annalisa Fortunato, mamma del piccolo appena nato, ancora sofferente dopo il parto cesareo, sono di perdono per l'infermiera: «Mi dispiace molto per questa persona, perché molto probabilmente non sta bene, non la odio, non provo niente. Sì, la perdono». «È nato per la seconda volta». Annalisa Fortunato ha espresso così la sua fortissima emozione poi ha iniziato a raccontare: «È entrata, era molto tranquilla. Non tremava. Era un'infermiera, aveva il camice». La rapitrice era riconoscibile, perché ha agito a viso scoperto: «Aveva gli occhiali e uno spillone nei capelli - ha raccontato la donna -. Aveva un comportamento normale. Ha parlato normalmente. Era un'infermiera dolcissima». Quella donna, che Annalisa ha dichiarato di non conoscere, si è presa cura di lei: «Mi ha aggiustato il catetere, mi ha aggiustato la flebo. Mi ha detto anche che è un peccato che certe donne abbandonino i bambini». Annalisa è disposta a perdonare chi le ha portato via suo figlio: «Non gli ha fatto del male - ha continuato - l'ha fatto pure mangiare. Lunedì quando è arrivato qui Luca dormiva». «Mi dispiace per questa persona - ha aggiunto - molto probabilmente non sta bene. La perdono, sì». Ritornando ai momenti di angoscia provati, la donna dice soltanto: «Ho pregato, pregato». «Finalmente è finita - ha concluso - è andato tutto bene. Grazie a tutti». Annalisa sa che tutto il paese ha partecipato: «Lo so bene, me lo hanno detto, anche se non ho visto la televisione. Voglio ringraziare davvero tutti. Ieri mio figlio è nato per la seconda volta». Che farà per prima cosa Annalisa, quando uscirà dall'ospedale? «Andrò al santuario di San Gerardo», risponde piangendo».

Redazione online


03/06/2010

Bimba gettata dal balcone dalla mamma, donato il fegato a una coetanea

Bimba gettata dal balcone dalla mamma, donato il fegato a una coetanea

DOPO LA TRAGEDIA. Trapiantato il fegato a una piccola cinese di 6 mesi. La madre della vittima si trova nel carcere di Rebibbia

 

 

Il luogo della tragedia (foto Proto)
Il luogo della tragedia (foto Proto)

ROMA - Donerà una nuova speranza di vita la bimba di 6 mesi morta ieri al Gemelli per le gravi ferite riportate cadendo da un balcone dal quale era stata gettata dalla mamma, che si trova nel carcere di Rebibbia. La famiglia, originaria di Passo Corese, aveva dato l'assenso per la donazione degli organi e già oggi un'altra bimba potrà avere la speranza di tornare a sorridere. L'equipe della chirurgia epato-biliare dell'ospedale pediatrico del Bambino Gesù ha infatti eseguito, tra la nottata di ieri e questa mattina, il trapianto del fegato ad una bimba cinese affetta da malformazione. La piccola a cui è stato trapiantato l'organo ha 6 mesi, proprio come la bimba che viveva nel reatino, e vive a Matera. Il prelievo è avvenuto nella notte dal policlinico Gemelli e l'equipe medica ha lavorato fino a metà giornata per eseguire l'intervento. (Fonte: Omniroma)


31/05/2010

Madre getta la figlia di sei mesi dalla finestra: piccola in fin di vita

Madre getta la figlia di sei mesi dalla finestra: piccola in fin di vita

DRAMMA A PASSO CORESE, NEL REATINO. La donna sarebbe affetta da depressione post partum

 

ROMA - Dramma a Passo Corese, piccolo centro della campagna sabina in provincia di Rieti. Una madre ha gettato dal secondo piano della sua abitazione la figlia di 6 mesi. La donna, originaria di Roma ma da tempo residente nel Reatino, sarebbe affetta da depressione post-partum. La bambina, trasportata d'urgenza nella Capitale, si trova in gravissime condizioni nell'ospedale romano Agostino Gemelli.

LESIONI NEUROLOGICHE - La bimba, che ha fatto un volo di otto metri, ha riportato lesioni molto gravi alla testa, con probabili implicazione neurologiche, e alcune fratture agli arti. È stata portata al Gemelli in eliambulanza e lì è ricoverata in codice rosso.
La madre D. A., 32 anni, casalinga, è sotto choc. La donna è stata interrogata dal sostituto procuratore di Rieti, Lucia De Santis. La famiglia abita in un appartamento al secondo piano di via Anco Marzio, a Passo Corese.

Redazione online


08/05/2010

Ascensore guasto, muore neonato

Ascensore guasto, muore neonato

La denuncia del padre: l'equipe medica di rianimazione è rimasta chiusa per 15 minuti nel montacarichi bloccato

 

Un bambino, venuto alla luce all'ospedale Incurabili di Napoli, dopo un parto cesareo, è morto in un altro nosocomio partenopeo, il Monaldi, dove era stato trasportato per problemi respiratori accusati subito dopo il parto.
Secondo quanto ha denunciato il padre alla polizia, a rallentare le operazioni di soccorso del neonato sarebbe stato il ritardo provocato dal fatto che una equipe di medici del Monaldi che avrebbe dovuto rianimarlo è rimasta bloccata in un ascensore dell'ospedale Incurabili che ne aveva chiesto l'intervento.
I sanitari degli Incurabili si sarebbero accorti prontamente del fatto che il bimbo non respirava bene. Di qui la richiesta di intervento urgente di un'equipe specializzata dell'ospedale Monaldi che, munita di incubatrice portatile è arrivata sul posto ma sarebbe rimasta bloccata in un ascensore dell'Incurabili per circa 15 minuti. Leandro Giordano, padre del neonato, ha denunciato l'accaduto alla polizia e il pm della Procura di Napoli, Fini, ha disposto il sequestro della cartella clinica. (fonte ANSA)


06/04/2010

Arcene, trovato cadavere di un neonato Era nel parcheggio di una discoteca

Arcene, trovato cadavere di un neonato Era nel parcheggio di una discoteca

ORRORE nel bergamasco. Il corpicino senza vita era avvolto in una coperta e sistemato in una busta di plastica

 

Il parcheggio dove è stato trovato il corpo del neonato (Newpress)
Il parcheggio dove è stato trovato il corpo del neonato (Newpress)

BERGAMO - Il cadavere di un neonato è stato trovato martedì mattina, intorno alle 10,30, ad Arcene, Bergamo, nel parcheggio di una discoteca. A scoprire il bimbo senza vita, avvolto in una coperta e sistemato in una busta di plastica, vicino al cancello della ditta «Scaini Calzature» di via Matteotti è stato un operatore dell'azienda della nettezza urbana del comune. Quando è stato ritrovato, il bambino, di carnagione chiara, aveva ancora una parte del cordone ombelicale attaccato. I carabinieri stanno ora indagando per risalire alla madre del piccolo che avrebbe potuto abbandonare il suo bambino nella notte o nelle prime ore del giorno di martedì. Sul corpo del neonato non ci sarebbero evidenti segni di violenza.

AUTOPSIA - Dai primi esami è stato accertato che il bimbo sarebbe morto 24-36 ore prima del ritrovamento, quindi tra il giorno di Pasqua e quello di Pasquetta. È dunque possibile che il neonato sia morto altrove e portato poi nel parcheggio di Arcene già cadavere. «Il Comune farà tutto il possibile per dargli almeno una degna sepoltura - ha detto il sindaco del comune nel Bergamasco, Giuseppe Foresti -. È un dramma nel dramma, un dramma sia per il piccolo, che per la madre che in qualche modo è stata costretta ad abbandonarlo». Per risalire all'identità della madre del neonato i carabinieri stanno scavando soprattutto nell'ambito della prostituzione ma non escludono, al momento, alcuna ipotesi. La zona in cui è stato ritrovato non è frequentata da prostitute ma si tratta di un quartiere residenziale della periferia di Arcene. Sul cadavere del piccolo sarà effettuata una autopsia per far luce sulle circostanze e le cause della morte, ma, per il momento, l'esame autoptico, non è ancora stato disposto dal magistrato. (Fonte Ansa)


26/08/2009

Genova: madre uccide il figlio e s'impicca

Genova: madre uccide il figlio e s'impicca

 

L'omicida-suicida soffriva di crisi depressive. La donna ha strangolato il bimbo di 19 giorni con un cavo d'alimentazione per cellulari

 

GENOVA - Tragedia in un appartamento di Genova. Una donna di Genova, Sabrina Ricci, 35 anni, ha strangolato il proprio figlioletto di appena 19 giorni e poi si è tolta la vita impiccandosi. L'omicidio-suicidio si è consumato in un'abitazione di corso Martinetti a Genova. Il bambino è stato ucciso nel letto con un cavetto di alimentazione per telefoni cellulari. Madre e figlio erano in casa da soli. Secondo le prime indiscrezioni, il padre del bambino non avrebbe riconosciuto il figlio e la madre, disoccupata, avrebbe sofferto di depressione post partum.

LA SCOPERTA - Il cadavere della donna, sarebbe stato trovato vicino a quello del figlioletto. La donna si sarebbe infatti impiccata alla spalliera del letto. A trovare i due corpi privi di vita sembra sia stato il padre della donna, che aveva le chiavi di casa, preoccupato perchè la figlia da martedì sera non rispondeva al telefono. Secondo quanto appreso dal dirigente della sezione omicidi della squadra mobile Alessandra Bucci, si tratterebbe di un classico caso di depressione post-partum.

LE TESTIMONIANZE - La donna si era trasferita da poco a vivere nell'appartamento nel seminterrato di una palazzina di pochi piani di corso Martinetti, nel quartiere di Sampierdarena. I vicini di casa per ora preferiscono non parlare, ma quei pochi che si lasciano sfuggire qualche parola, raccontano di una donna che viveva da sola col proprio bimbo. Intanto il medico legale che ha fatto la prima ispezione sui due cadaveri, Andrea Leoncini, farebbe risalire la morte a martedì, tra il tardo pomeriggio e la sera. La donna si è impiccata alla spalliera del letto usando un cordino di nylon, mentre il piccolo è stato strangolato con un cavo di alimentazione per telefoni cellulari. Dopo il sopralluogo, gli investigatori della squadra mobile si sono allontanati col padre di Sabrina Ricci, che è stato accompagnato in questura per ulteriori accertamenti ed in particolare per ricostruire il contesto in cui la tragedia si è consumata. Del caso si occupa il sostituto procuratore Vittorio Ranieri Miniati. Secondo quanto riferito dalla polizia, nell'appartamento non sarebbe stato ritrovato alcuno scritto lasciato per motivare la decisione del gesto.