11/05/2009
Albergo in Tirolo rifiuta famiglia ebrea e a Mauthausen irrompono i nazisti
Albergo in Tirolo rifiuta famiglia ebrea e a Mauthausen irrompono i nazisti
Due episodi di antisemitismo in Austria: Nel lager era in corso una commemorazione. La proprietaria del residence "Haus Sonnenhof" di Serfaus: «Con loro in passato cattive esperienze»
MILANO - Due gravi episodi di antisemitismo in Austria: un gruppo di neonazisti incappucciati ha urlato "Heil Hitler" alla cerimonia in ricordo della liberazione del campo di concentramento di Mauthausen e un albergatore tirolese non ha accettato la prenotazione di una famiglia ebrea di Vienna. Secondo la versione del quotidiano Tiroler Tageszeitung, Irmgard Monz, proprietaria del residence "Haus Sonnenhof" di Serfaus, località a circa 30 chilometri dal confine con l'Italia, ha rifiutato la prenotazione di un nucleo familiare di sette persone sostenendo di aver avuto «cattive esperienze» in passato con clienti ebrei. Serfaus, spiega il giornale tirolese, è diventata negli ultimi anni una meta turistica privilegiata per le famiglie ebree austriache, tanto che molti alberghi offrono cucina kosher. Il turista, padre di cinque figli, ha dichiarato al giornale che non intende trascorrere le vacanze «in un posto di razzisti». La proprietaria di un altro albergo, Petra Micheluzzi, ha detto che un incidente del genere rischia di «danneggiare l'immagine» di tutta Serfaus. La comunità ebraica del Tirolo ha stigmatizzato l'episodio. «È terribile», ha detto la presidente Esther Fritsch. «Fino ad ora non c'erano stati episodi del genere», ha aggiunto.
IRRUZIONE DI NEONAZISTI A MAUTHAUSEN - Ma l'Austria si è macchiata anche di un altro episodio di antisemitismo: un gruppo di neonazisti incappucciati ha fatto irruzione alla cerimonia per la commemorazione in ricordo della liberazione del campo di concentramento nazista di Mauthausen. Secondo alcuni testimoni, tra cui il presidente del Comitato Mauthausen, Willi Mernyi, i neo-nazisti, vestiti di nero, hanno fatto irruzione mentre era in corso di svolgimento la cerimonia nel vicino campo di Ebensee, urlando le parole "Heil Hitler" e facendo il saluto nazista, prima di darsi alla fuga.
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01/01/2009
A Colonia il centro residenziale omosex
A Colonia il centro residenziale omosexI 35 appartamenti saranno affittati a gay e lesbiche, ma anche ad alcuni etero per sfuggire all'accusa di «ghetto», ma alcuni gruppi neonazisti hanno dichiarato guerra al progetto
COLONIA – «Né un ospizio né un ghetto, Villa Anders è un'iniziativa pionieristica che in futuro potrebbe essere imitata da altre grandi città europee». Mostra fiducia e ottimismo Lisa Weiß, portavoce di «Gay and lesbian living association», organizzazione che dal prossimo novembre darà vita a Colonia al primo centro residenziale per omosessuali, realizzato dalla Gag immobilien Ag, società tedesca posseduta in maggioranza dal Comune di Colonia. Il progetto, partito all'inizio del 2008, costerà complessivamente 7,6 milioni di euro e prevede la creazione di 35 appartamenti di tre tipi (monolocali di 33 metri quadrati con un fitto sociale di 340 euro, bilocali e trilocali rispettivamente da 650 e 800 euro) che saranno affittati a gay e lesbiche residenti nella città tedesca. Già diciannove abitazione di Villa Anders (che in tedesco significa «Villa Alternativa») sono state affittate e gli organizzatori prevedono che entro novembre del 2009 tutti gli appartamenti saranno occupati. Solo un alloggio non sarà abitato, ma diverrà una sorta di spazio comunitario dove l'associazione omosessuale intende organizzare eventi e riunioni.
ASSOCIAZIONE - Incontriamo alcuni membri dell'associazione nella pizzeria italiana «Da Vinci»» che si trova nel quartiere di Ehrenfeld, a pochi passi dal luogo dove sorgerà Villa Anders: il locale è gestito dal siciliano Salvatore Vinci, originario di Palma di Montechiaro (Agrigento), emigrato in Germania nel 1973. Vinci plaude all'iniziativa: «Per me è un esperimento positivo - dichiara -. Ma penso che in Italia sarebbe difficile anche solo proporre una cosa del genere». La cinquantenne Lisa Weiß racconta come è nata l'idea del centro residenziale per omosessuali: «Un giorno mi sono incontrata con alcune amiche lesbiche. Dopo aver fatto quattro chiacchiere, ci è venuta un po' di nostalgia per i tempi andati e abbiamo pensato che stavamo diventando vecchie e sarebbe stato confortante vivere in una comunità dove ci si possa aiutare reciprocamente. Quindi abbiamo immaginato Villa Anders e abbiamo presentato la proposta a diversi finanziatori ricevendo numerose offerte, tra cui una dalla Chiesa evangelica. La più vantaggiosa è arrivata da questa società presieduta dal Comune». Lisa ci tiene a far sapere che Villa Anders non sarà una casa di riposo, ma ospiterà omosessuali di tutte le età. «Recentemente una coppia di trentenni ha preso in affitto uno degli appartamenti. Si tratta di due lesbiche originarie della Turchia che sono stanche di nascondersi nella loro comunità. La maggioranza degli inquilini ha tra i 40 e i 50 anni, lavora ed è costituita principalmente da single».
I PROBLEMI - Colonia è una delle città più tolleranti del mondo. Ogni anno ospita il Gay Pride a cui partecipano centinaia di migliaia di persone (secondo l'Arcigay all'edizione del 2008 c'erano più di un milione di persone) e oggi conta una comunità di omosessuali di 120 mila membri. Tuttavia non mancano i problemi di convivenza: «Quando si è saputo della nascita del primo centro residenziale per gay non sono mancate le minacce - dichiara Gabriele Wedde, membro dell'associazione -. Su due blog neonazisti è stato scritto che, se fosse nata Villa Anders, le teste rasate avrebbero portato a termine azioni punitive. Nei mesi scorsi più di un omosessuale è stato aggredito nei dipartimenti di Kalk e Mulheim. Inoltre a rendere la situazione ancora più incandescente a Ehrenfeld è arrivata la decisione del Comune di costruire qui la più grande moschea d'Europa. I neonazisti, che a Colonia sono un'esigua minoranza, non sopporterebbero che una zona della città fosse in mano ai musulmani e ai gay».
ESPERIMENTO - Se all'inizio il progetto era destinato unicamente a omosessuali, adesso i membri dell'associazione - per sfuggire all'accusa di voler creare un ghetto - sono pronti ad accettare un 15% di eterosessuali. «Non si crea un ghetto con 35 appartamenti - taglia corto Helmut Kleot, uno dei promotori dell'iniziativa -. Tuttavia siamo pronti ad accettare una minoranza di eterosessuali, a patto che siano d'accordo a vivere in armonia e pace con noi». Ai futuri inquilini di Villa Anders torna il sorriso quando immaginano il loro centro residenziale fra dieci anni : «Purtroppo noi saremo più anziani e più acciaccati - dichiara Lisa Weiß -, ma se avremo un po' di fortuna ci ricorderanno come i pionieri di un esperimento davvero innovativo. Probabilmente gli anziani resteranno a lungo qui, ma i giovani dovrebbero viverci solo qualche anno ed essere sostituiti da altri ragazzi. Se nel tempo ci sarà un ricambio generazionale e più in là vedremo dei bambini all'interno della comunità allora vorrà dire che il nostro progetto è riuscito».
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14/11/2008
Il Centro Wiesenthal: «Via i gruppi neonazi da Facebook»
Il Centro Wiesenthal: «Via i gruppi neonazi da Facebook»Lettera al social network: «Inaccettabili e offensive minacce di gruppi che incitano all'odio»
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| Uno dei gruppi contro gli zingari presenti su Facebook |
GERUSALEMME – "Buttate gli zingari nella benzina!". “Lavori utili per gli zingari: cavie per le camere a gas”. “Bruciamoli tutti!”. Una volta c'erano gli ultimi nazisti da cacciare, ora ci sono i nipotini di quei fanatici da controllare. Una volta c'erano le bombolette spray e i muri da cancellare, oggi ci sono i social network: e i blog, i video, i siti web. Il lavoro non manca al Centro Simon Wiesenthal. Segnalazioni, ricerche, denunce.
LA LETTERA - L'ultima battaglia è contro Facebook e i neonazi italiani. Una lettera di protesta spedita al suo fondatore, Mark Zuckerberg, proprio nei giorni delle commemorazioni per i settant'anni dalla Notte dei Cristalli e dall’inizio delle persecuzioni naziste: «È vergognoso – scrive il rabbino Marvin Hier – che sulla rete, sotto il vostro marchio, si trovino inaccettabili e offensive minacce di gruppi che incitano all'odio». L'obbiettivo sono in particolare sette formazioni italiane, neofascisti elencati per nomi e responsabili, che secondo il Centro Wiesenthal «avvelenano» da tempo la rete e ora stanno lanciando un'offensiva contro i Rom. «Sono gruppi socialmente pericolosi», è la denuncia, presentata assieme ad alcuni parlamentari del gruppo socialista al Parlamento europeo (fra di loro c’è anche Martin Schultz, quello che Berlusconi definì pubblicamente «un kapò»): «Facebook non può aiutare e incoraggiare chi veicola questi messaggi».
LA RISPOSTA - La scuse del social network sono arrivate subito: con una email di risposta, i responsabili rassicurano il Centro Wiesenthal che «dopo avere verificato gli abusi che ci avete segnalato, abbiamo rimosso tutti i contenuti offensivi, come prevedono le nostre regole d’utilizzo della rete». Facebook promette più attenzione, chiede di denunciare e garantisce che «verranno intraprese le iniziative più adatte» per tutelarsi da queste incursioni. È un messaggio che a Gerusalemme, dove il Wiesenthal è impegnato nella costruzione del Museo della Tolleranza, aspettavano da un po'. Già a gennaio, Hier era dovuto intervenire perché alcuni messaggi l’avevano «strumentalizzato» nella campagna elettorale americana, facendo apparire il centro come schierato contro «il musulmano Obama». E a febbraio, in un discorso, il direttore dell’istituto aveva pubblicamente avvertito della nazi-propaganda su internet: «Quando nel 1995 ci fu la strage di Oklahoma City – aveva detto -, esisteva un solo sito che inneggiava alle camere a gas. Oggi, i nostri ricercatori ne hanno individuati almeno ottomila. E non fanno eccezione Facebook o YouTube, dove s’insegnano le tecniche del terrore, chi odiare e chi uccidere». Hier ama ripetere sempre una frase di Albert Einstein: «Il mondo è un posto pericoloso: non perché c’è chi fa del male, ma perché c’è chi lo vede e non fa nulla».
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