21/05/2011

Obama: «Divergenze con gli israeliani sul processo di pace»

Obama: «Divergenze con gli israeliani sul processo di pace»

L'INCONTRO ALLA CASA BIANCA. Netanyahu: «Abu Mazen deve scegliere tra Hamas e la pace con Israele»

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03/10/2009

Israele scarcera 19 detenute palestinesi e ottiene un video del caporale Shalit

Israele scarcera 19 detenute palestinesi e ottiene un video del caporale Shalit

 

Il militare abbozza un sorrivo e incita il governo a uno scambio di prigionieri. Il soldato israeliano rapito da Hamas nel 2006 appare «vivo e lucido» e in buone condizioni

 

 

Una manifestazione a favore della liberazione di Shalit (Afp)
Una manifestazione a favore della liberazione di Shalit (Afp)

TEL AVIV - La lunga trattativa indiretta fra Hamas e Israele per uno scambio di prigionieri ha superato una prova delicata quando, con precisione cronometrica, Israele ha ricevuto un breve filmato del soldato Ghilad Shalit nel quale il giovane appare «vivo e lucido», e ha liberato 19 detenute palestinesi. Il filmato di Hamas, che dura più di due minuti, risultato autentico, è la prima prova concreta che il soldato, rapito da un commando palestinese nel giugno 2006 e da allora custodito in una località segreta, è ancora vivo. La tv israeliana ha definito il giovane «lucido».

IL VIDEO - Shalit ha in mano il giornale di Hamas, Falastin, del 14 settembre, nel filmato abbozza un sorriso e appare in buone condizioni di salute e di spirito. Il soldato indossa una divisa verde oliva, in ebraico fa appello al governo israeliano di concludere al più presto un accordo per uno scambio di prigionieri e afferma di essere trattato «in maniera eccellente» dai «mujaheddin di Ezzedin al-Qassam», il braccio armato di Hamas. Al termine si alza da una sedia e avanza verso la telecamera per mostrare che anche le sue gambe sono in buone condizioni.

 

IL MEDIATORE - In mattinata il mediatore tedesco ha consegnato il video a quello israeliano Haggai Hadas. Questi lo ha inoltrato a sua volta al premier Netanyahu e successivamente è stato consegnato alla famiglia Shalit, che per il momento non ha rilasciato dichiarazioni. Avendo stabilito l'autenticità del filmato Israele ha rilasciato 19 detenute palestinesi. Con la eccezione di una (destinata a Gaza), hanno varcato il valico di Bitunye e sono state prese in consegna dai dirigenti dell'Autorità nazionale palestinese. Per loro è stata organizzata una cerimonia di benvenuto nella Muqata, l'ufficio del presidente Abu Mazen a Ramallah. Da parte sua Hamas a Gaza sta mobilitando i propri seguaci per accogliere Fatma al-Zaq, la detenuta liberata assieme con il figlioletto di quasi due anni, partorito in carcere. È in programma a Gaza un discorso del leader locale di Hamas, Ismail Haniyeh. Nei commenti della stampa si afferma che gli eventi odierni rappresentano una «prova generale» in vista di uno scambio di prigionieri a cui il mediatore tedesco sta già lavorando.

NETANYAHU - Le trattative per la liberazione del caporale Shalit dalle mani di Hamas «saranno ancora lunghe e piene di ostacoli»: lo prevede Netanyahu in un comunicato. L'importanza di quelle immagini, ha aggiunto il premier, risiedono nell'aver confermato le sue condizioni di salute e di aver stabilito «la responsabilità» di Hamas a garantirne anche in futuro la incolumità.


12/07/2009

Netanyahu, mano tesa alla Palestina «Incontriamoci e parliamo di pace»

Netanyahu, mano tesa alla Palestina «Incontriamoci e parliamo di pace»

 

Medio Oriente, il nodo del congelamento della colonizzazione in Cisgiordania. Il premier israeliano: «Cooperiamo, possiamo portare molti investitori». Cauta la reazione di Abu Mazen

 

Benyamin Netanyahu
Benyamin Netanyahu

Mano tesa da parte di Israele verso la Palestina. Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha chiesto pubblicamente al presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen di incontrarlo al più presto. «Dobbiamo riprendere i negoziati fra i nostri popoli» ha detto Netanyahu aprendo a Beer Sheba nel Negev (e non a Gerusalemme, come è consuetudine) la seduta settimanale del consiglio dei ministri. «Possiamo incontrarci ovunque, anche qua a Beer Sheva» ha aggiunto Netanyahu. Nelle settimane passate Abu Mazen ha ripetutamente condizionato il rilancio di negoziati con Israele ad un impegno preciso del governo Netanyahu sul congelamento della colonizzazione in Cisgiordania.

L'APPELLO - «La popolazione palestinese che vive accanto a noi - ha detto Netanyahu - ha il diritto elementare di vivere nella sicurezza, nella pace, nella prosperità». «Nelle ultime settimane - ha proseguito il premier israeliano - abbiamo compiuto molti sforzi per alleviare le sue condizioni di vita. Abbiamo rimosso molti posti di blocco, abbiamo deciso di estendere le ore di attività del ponte di Allenby (fra Cisgiordania e Giordania) per il transito di un numero maggiore di merci, abbiamo deciso di sostenere progetti con i palestinesi che favoriranno la pace». «Tutti questi sforzi possono giungere solo fino ad un certo punto. I risultati possono moltiplicarsi per decine di volte solo se dall'altra parte ci sarà cooperazione. Pertanto faccio appello ai dirigenti dei palestinesi e del mondo arabo affinché ci incontriamo e cooperiamo. Noi possiamo portare qua molti investitori».

Abu Mazen
Abu Mazen

«SERVONO PRECISAZIONI» - Caute le reazioni da parte palestinese. Un consigliere di Abu Mazen, Nabil Amr, citato dal sito web israeliano Walla, ha dichiarato che Abu Mazen valuterà con attenzione l'offerta, ma che un incontro del genere va preparato con cura. «L'Anp deve ricevere da Netanyahu un qualche impegno sulla formula dei "due Stati per i due popoli" e sulla sospensione della colonizzazione», ha aggiunto Amr. «Senza precisazioni chiare su questi temi, a mio parere sarà difficile per Abu Mazen incontrare il primo ministro di Israele».


15/06/2009

Netanyahu: «Sì ad uno Stato palestinese»

Netanyahu: «Sì ad uno Stato palestinese»

 

Il numero uno del governo di Gerusalemme: «Riprendiamo subito i negoziati». Le condizioni del premier israeliano: demilitarizzazione e riconoscimento dello Stato ebraico. Obama: passo avanti

 

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu
Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu

MILANO - Benjamin Netanyahu sosterrà la costituzione di uno Stato palestinese ma demilitarizzato. Questo il passo principale dell'attesissimo discorso che il premier israeliano sta tenendo all'universita di Barr-llan. «Sono due le condizioni per la nascita del nuovo Stato - ha precisato Nir Hefez, uno dei suoi più stretti consiglieri, anticipando alcuni passaggi dell'intervento del primo ministro -: la demilitarizzazione, che sia garantita dalla comunità internazionale, in primis dagli Stati Uniti. E il riconoscimento da parte dei palestinesi di Israele come Stato del popolo ebraico». Quest'ultima è una richiesta già avanzata in passato e respinta dal presidente dell'Anp, Abu Mazen. Le parole di Netanyahu sono viste come la risposta al discorso al mondo musulmano fatto il 4 giugno scorso al Cairo dal presidente americano, Barack Obama, in cui il capo della Casa Bianca aveva ribadito come unica opzione per la pace la soluzione dei «due popoli, due Stati». Il portavoce di Obama, Robert Gibbs, ha riferito che il presidente considera «un grosso passo avanti» l'impegno per la creazione di due Stati. Ma le prime reazioni da parte dei palestinesi sono state negative: l'Anp ha fatto sapere che l'intervento del premier «silura gli sforzi di pace», mentre Hamas parla di un discorso carico di ideologia «razzista ed estremista».

«NIENTE ARMI» - «Non possiamo accettare uno stato palestinese armato... un Hamastan», ha affermato Netanyahu. Nel contesto di accordi di pace, Israele esigerà dunque in merito garanzie precise. «Siamo disposti ad accettare uno stato palestinese smilitarizzato, accanto ad uno stato ebraico» riconosciuto dai palestinesi, ha dichiarato Netanyahu, che ha poi precisato come Gerusalemme dovrà continuare ad essere la capitale indivisibile dello Stato ebraico.

PROFUGHI E COLONIE - Quanto alla questione dei profughi palestinesi, ha detto ancora il primo ministro, la soluzione deve avvenire al di fuori dei confini di Israele, escludendo dunque l'ipotesi di un loro ritorno entro il territorio israeliano. Il premier non ha poi fatto praticamente cenno al tema degli insediamenti, la cui politica gli Usa avevano chiesto di congelare. «La questione territoriale - ha detto Netanyahu - sarà discussa negli accordi definitivi. Fino ad allora non aggiungeremo nuovi insediamenti». Riferendosi ai coloni, Netanyahu ha detto che essi sono «nostri fratelli e sorelle» con i quali è necessario raggiungere una concordia nazionale. All'interno delle colonie già esistenti la vita continuerà regolarmente, ha assicurato Netanyahu, escludendo così di fatto il loro congelamento.

«SUBITO I NEGOZIATI» - Netanyahu, parlando dal palco, ha esortato i dirigenti palestinesi a riprendere subito i negoziati di pace, senza precondizioni «Incontriamoci per costruire la pace». Israele si sente vincolati dagli accordi sottoscritti in passato, ha assicurato. «Non c'è un solo israeliano che vuole la guerra», ha ribadito Netanyahu. Israele si attende poi dall'Anp (Autorità Nazionale Palestines) di Abu Mazen che riporti l'ordine nella Striscia di Gaza (che da tre anni è sotto esclusivo controllo di Hamas). «Non siamo disposti a sedere a un tavolo con terroristi che vogliono distruggerci» ha detto il premier Benyamin Netanyahu, riferendosi a Hamas.

L'IRAN E IL NUCLEARE -Il capo del governo israeliano ha poi affrontato la questione dello sviluppo del piano nucleare iraniano, sottolineando come se Teheran fosse dotata di armi atomiche questo costituirebbe «la peggiore minaccia per Israele, il Medio Oriente e il mondo intero». «Nei miei prossimi viaggi - ha aggiunto - mi adopererò per cercare di costituire una coalizione internazionale contro l'arsenale atomico dell'Iran».

L'INCONTRO CON BERLUSCONI - Fonti ufficiali di Gerusalemme, intanto, fanno sapere che Netanyahu prevede di compiere una visita ufficiale a Roma il 23 giugno, per poi proseguire l'indomani alla volta di Parigi. A quanto risulta, Netanyahu incontrerà a Roma - come confermato anche da Palazzo Chigi - il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Possibile anche un incontro con il ministro degli esteri Franco Frattini. Per Netanyahu - che nelle settimane passate ha già compiuto delicate missioni negli Stati Uniti, in Egitto e in Giordania - si tratta comunque della prima visita in Europa da quando lo scorso aprile ha assunto la carica di primo ministro. Fonti ufficiali hanno detto all'Ansa che «non è casuale» che sia Netanyahu sia, in precedenza, il ministro degli esteri Avigdor Lieberman, abbiano ritenuto opportuno dare la precedenza all'Italia nei loro contatti iniziali con i maggiori dirigenti europei.



18/05/2009

Obama: «Serve uno stato palestinese» Ma Netanyahu risponde di no

Obama: «Serve uno stato palestinese» Ma Netanyahu risponde di no

 

Incontro alla casa Bianca. Il premier israeliano contrario a creare uno spazio politico e territoriale: «Solo autogoverno»

 

L'incontro alla Casa Bianca (Ap)
L'incontro alla Casa Bianca (Ap)

WASHINGTON - Durante l'incontro alla Casa Bianca con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, Barack Obama ha ribadito l'impegno degli Usa nella soluzione dei due Stati per la pace tra israeliani e palestinesi e ha chiesto a Israele di evitare nuovi insediamenti in Cisgiordania.


GAZA - «I problemi umanitari a Gaza devono essere affrontati» ha anche detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel corso della conferenza stampa congiunta con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Israele, ha aggiunto Obama, «dovrà prendere alcune decisioni difficili».

NETANYAHU: «NO A UNO STATO PALESTINESE» - Ma questa soluzione è lontana dalle scelte di Israele, che non prende in considerazione lo spazio politico e territoriale per la nascita di uno Stato palestinese. Benjamin Netanyahu ha replicato così direttamente a Barack Obama nel corso dell'incontro con Obama. Il premier dello Stato ebraico si è invece detto invece favorevole a una forma di autogoverno dei palestinesi. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha poi aggiunto di essere comunque pronto a iniziare immediatamente colloqui di pace con i palestinesi a patto che riconoscano Israele come Stato ebraico. Il presidente Obama ha sollecitato israeliani e palestinesi «a cogliere questa opportunità e questo momento» per giungere alla pace.

IRAN - Netanyahu, come aveva detto un suo collaboratore prima del colloquio, voleva concentare l'incontro sulla minaccia iraniana. Obama ha spiegato i giornalisti di non ritenere necessaria una data limite per lo sforzo diplomatico verso l'Iran, ma che la sua amministrazione cercherà di ottenere progressi in questo senso entro la fine dell'anno. Il presidente americano ha aggiunto di non escludere «una serie di passi» contro l'Iran, comprese sanzioni, se Teheran proseguirà il suo programma nucleare. Netanyahu ha voluto rimarcare che quella iraniana è una minaccia per tutta la regione. «Non vi è mai stato un momento come questo in cui israeliani e arabi vedono una minaccia comune» ha affermato.

ANP: «OBAMA INCORAGGIANTE, NETANYAHU DELUDENTE» - Secondo l’Autorità nazionale palestinese il nuovo appello alla creazione di uno stato palestinese del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è «incoraggiante» mentre le dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sono «deludenti». «Le dichiarazioni di Obama - ha detto Nabil Abou Roudeina, portavoce del presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas) - favorevoli a una soluzione a due stati sono incoraggianti, ma quelle di Netanyahu che ha ignorato tale prospettiva, negando i diritti legittimi dei palestinesi, sono deludenti».