22/01/2009

Al Qaeda minaccia attentati contro Usa e Gran Bretagna

Al Qaeda minaccia attentati contro Usa e Gran Bretagna

 

Annunciata tramite un videotape diffuso sul Web. Abu Yahya Al-Libi ha incitato alla violenza , come vendetta per l'attacco israeliano a Gaza

 

Abu Yahya Al-Libi (AfP)
Abu Yahya Al-Libi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DUBAI - Un esponente di Al Qaeda, Abu Yahya Al-Libi, ha incitato a sferrare attentati contro l'Occidente, citando in particolare Stati Uniti e Gran Bretagna, come vendetta per il violento attacco israeliano a Gaza.

SUL WEB - La minaccia è stata annunciata tramite un video-tape della durata di 31 minuti diffuso sul web. Lo ha riferito Site, il centro americano per il controllo dei siti islamici. «Sacrificatevi per poter far provare alle capitali occidentali degli infedeli, agli Stati Uniti criminali e ai loro agenti tiranni, quello che fanno subire ai nostri fratelli e ai nostri fratelli oppressi in Palestina», ha detto Abou Yahya al-Libi, indirizzandosi ai «mujaheddin di tutto il mondo», secondo quanto riferito dal Site. «È tempo per questo Stato criminale, la Gran Bretagna, di pagare il prezzo di un crimine storico, noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo mai», ha aggiunto l'esponente di Al Qaida. Al-Libi ha anche espresso soddisfazione per gli attentati sanguinari di Mumbai che, lo scorso novembre, hanno causato la morte di 183 persone. Nato in Libia, 45 anni, Al-Libi è uno dei collaboratori più stretti di Osama. Si ritiene che viva nascosto nelle basi di Al Qaida in Afghanistan e nelle zone tribali del Pakistan.

 


09/01/2009

Obama: lotta al terrorismo, basta tortura

Obama: lotta al terrorismo, basta tortura

E sull'Iran: resta una minaccia, ma va avviata una azione diplomatica. Il presidente eletto: rispetteremo la convenzione di Ginevra, torniamo agli ideali e ai valori americani

 

 

Il presidente eletto Barack Obama: si insedierà alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio (Ap)
Il presidente eletto Barack Obama: si insedierà alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio
WASHINGTON - Per un'efficace lotta al terrorismo servono ideali forti, non la tortura. Lo ha sostenuto il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, che a pochi giorni dal proprio insediamento ufficiale alla Casa Bianca prende posizione contro la tolleranza sin qui mostrata dagli Usa nei confronti di metodi di trattamento duri riservati alle persone sospettate di appartenere a organizzazioni terroristiche.

I «VALORI AMERICANI» - Gli Stati Uniti, sotto la nuova amministrazione, saranno contro la tortura e «rispetteranno la convenzione di Ginevra». Obama è intervenuto nel corso della presentazione alla stampa del nuovo direttore della Cia, Leon Panetta. Proprio la Cia era stata messa sul banco degli imputati in questi anni con il sospetto di aver fatto ricorso a forme di tortura nell' interrogare presunti terroristi, mentre il Pentagono è finito nel mirino accusato di non rispettare la convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra. Obama ha detto che manterrà la promessa elettorale di portare avanti una guerra al terrorismo che tenga conto «dei valori e degli ideali americani». Gli Stati Uniti - ha detto in particolare il neo presidente - devono «tenere fede ai propri valori, con la stessa diligenza con cui tutelano la loro sicurezza, senza eccezioni». Obama ha inoltre sottolineato che un sistema di intelligence efficace «non è un lusso, è una necessità».

DIPLOMAZIA CON L'IRAN - Nella stessa occasione Obama ha parlato dell'Iran, spiegando che questa nazione rimane una minaccia per gli Stati Uniti. Ma Washington - ha precisato - deve «trovare la volontà di dare il via a un'iniziativa diplomatica» con la Repubblica islamica. Rispondendo a una domanda circa i rapporti che la sua amministrazione intende tenere con Teheran, Obama ha risposto in questi termini: «Ho detto nel corso della campagna elettorale che l'Iran è una minaccia autentica per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Ma ho detto - ha continuato - anche che dovremmo cercare di iniziare con una diplomazia intesa come meccanismo volto a raggiungere i nostri obiettivi di sicurezza nazionale. La mia squadra della sicurezza, credo, riflette questo approccio pragmatico alla politica estera».