17/01/2011
Wikileaks, ecco i dati sulle banche
Wikileaks, ecco i dati sulle bancheIl sito di Julian Assange ha ricevuto dall'ex banchiere svizzero Rudol Elmer i dati su oltre 2mila persone che avrebbero depositi segreti negli istituti di credito elvetici. Dopo aver verificato i dati i nomi saranno resi noti.
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13/08/2010
Rossi, vicino l'addio con la Yamaha: "Domenica lo saprete"
Rossi, vicino l'addio con la Yamaha: "Domenica lo saprete"Valentino ha scherzato sul suo probabile passaggio alla Ducati, di cui si parla da mesi: "Se io fossi la Yamaha, mi farei provare". Nel frattempo il Dottore attende notizie dalla casa giapponese per il via libera alle prove post campionato di Valencia
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21/05/2010
Matteoli: mai avuto conti occulti
Matteoli: mai avuto conti occulti«HO GIÀ DATO MANDATO AI MIEI LEGALI DI PROTEGGERE IL MIO BUON NOME». Il ministro smentisce le notizie apparse sulla stampa di un conto in Lussemburgo a lui riconducibile
ROMA - «Non ho, nè mai ho avuto conti aperti nè disponibilità in banche estere, tantomeno in filiali di banche italiane operanti in Lussemburgo. Non possono dunque esistere operazioni bancarie direttamente o indirettamente a me riconducibili, ovvero a persone a me collegate». Lo afferma il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli smentendo la notizia pubblicata oggi su alcuni quotidiani secondo la quale ci sarebbe un conto riconducibile al Ministro in una banca operante in Lussemburgo. «Quanto riportato da alcuni quotidiani è quindi assolutamente falso e calunnioso, specie per me che all'estero non ho mai messo piede in una banca. Ho già dato mandato al mio legale di proteggere il mio buon nome in ogni sede». Il nome di Matteoli era comparso nell'ambito dell'inchiesta su «appaltopoli» (la gestione degli appalti per i grandi eventi) in relazione al coinvolgimento di un suo collaboratore, Ercole Incalza, capomissione delle Infrastrutture.
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19/11/2009
Berlusconi: no alle urne, "con Fini nulla da chiarire"
Berlusconi: no alle urne, "con Fini nulla da chiarire"
A Montecitorio il premier risponde alle domande dei cronisti e ribadisce: "Non ho mai pensato ad elezioni anticipate". Sul caso del sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino dice: "Non intendo intervenire"
| Silvio Berlusconi |
MILANO - Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rompe il silenzio. Mettendo a tacere le voci di quanti credevano che il premier avesse in mente di andare a elezioni anticipate. «Non ho mai pensato nulla di simile» scrive il presidente del Consiglio in una nota rassicurando elettori e non sulla durata del suo esecutivo e sulla compattezza della maggioranza. «Il mandato che abbiamo ricevuto è di governare per i cinque anni della legislatura, ed è questo l'impegno che stiamo già portando avanti con determinazione e che intendiamo concludere nell'interesse del Paese» scrive Berlusconi, sottolineando che la maggioranza è solida «anche al di là di una dialettica interna che comunque ne accentua le capacità ideative».
LO «STUPORE DEL PREMIER» - Il capo del governo esprime «stupore» per le notizie che in questi giorni hanno fatto apparire come imminente l'ipotesi di un voto anticipato. E nel sottolineare la coesione all'interno della maggioranza, pone l'accento anche sulla fiducia «che ci manifesta ogni giorno oltre il 60% degli italiani»: grazie a queste due componenti, conclude il premier, «completeremo le riforme di cui l'Italia ha bisogno».
«NULLA DA CHIARIRE» - Più tardi, conversando con i cronisti alla Camera in occasione del voto di fiducia al decreto salva-infrazioni, Berlusconi ribadisce il suo pensiero: «Non ho mai pensato ad elezioni anticipate». E le frasi del presidente del Senato? «Ho letto cosa ha detto Schifani: se la maggioranza cade ci saranno elezioni, è una cosa ovvia». «Ove cadesse la maggioranza, è chiaro che non si può pensare ad un Governo diverso dalla maggioranza che hanno deciso gli elettori», aggiunge il premier. Che, a proposito dei suoi rapporti con il presidente della Camera (che nel frattempo ha incontrato a Montecitorio il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti) afferma: «Io ho già avuto un incontro con Fini, secondo me non c'è nulla da chiarire». Berlusconi detta poi le prossime tappe del programma di governo: taglio dell'Irap e introduzione del quoziente familiare sono le due priorità di politica economica che saranno varate «appena ci saranno i fondi». A chi gli chiede della richiesta di dimissioni da parte dell'opposizione per il sottosegretario Nicola Cosentino, Berlusconi risponde: «Non interverrò, non intendo intervenire. Sono gli organismi del Pdl che devono riunirsi e prendere delle decisioni». Quanto alla giustizia, ai cronisti che gli domandano se abbia chiesto agli alleati di stringere i tempi sul provvedimento di riforma, Berlusconi è netto: «Io non ho chiesto niente».
BOSSI - Sulle tensioni degli ultimi giorni nella maggioranza interviene anche Umberto Bossi: «Berlusconi e Fini si siederanno uno di fronte all'altro e troveranno le soluzioni. Il governo non rischia e noi non rischiamo». Niente voto anticipato, insomma? «Prevarrà il buonsenso, bisogna ritrovare il buonsenso» commenta il ministro per le Riforme. Bossi spiega poi che la "rivolta" leghista sulla liberalizzazione dell'acqua è rientrata: «Non si può far saltare il governo. Non si muore per una legge, si muore se salta il governo».
«MEGLIO IL VOTO» - Il commento dell'Idv alla nota del premier è invece caustico: «Meglio andare al voto piuttosto che assistere a questo indecente spettacolo» dice Massimo Donadi. Al contrario, per il ministro Altero Matteoli «la dichiarazione del presidente Berlusconi fa tabula rasa di tutte le illazioni e a volte delle malignità tutte mirate a indebolire il capo del governo e la sua leadership politica del centrodestra. Il governo e la maggioranza sono solidi e hanno il dovere di andare avanti».
«SERVIVA SENSIBILITA' ISTITUZIONALE» - Prima della dichiarazione di Berlusconi anche il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, aveva parlato della minaccia di elezioni anticipate (una ipotesi che è stata rilanciata con forza martedì dal presidente del Senato Renato Schifani) come «impropria e inopportuna». Casini, memore del suo incarico di presidente della Camera, non ha gradito le esternazioni di Schifani proprio per il ruolo istituzionale che questi ricopre. «Lo dico con grande stima nei confronti della secondo carica dello Stato - spiega il leader dell' Udc - ma in assenza dal territorio nazionale del Presidente della Repubblica, in visita in Turchia, ci sarebbe voluta maggiore sensibilità istituzionale. Spero che Schifani non si offenda di questo mio giudizio che penso, tuttavia, sia largamente condiviso». In ogni caso, per l'esponente centrista, «minacciare le elezioni anticipate significa brandire una pistola scarica», portare avanti una minaccia «sterile e autolesionista che prefigura un'impotenza della maggioranza».
CICCHITTO: «SONO OTTIMISTA» - Nel Pdl, intanto, già prima della nota di Berlusconi, c'era chi cercava di smorzare i toni. «Io sono ottimista perché voglio escluderle le elezioni - dice il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto - perché reputo che il nostro elettorato ci richiede una soluzione positiva». Quanto all'ipotesi che esista un pericolo di franchi tiratori nella maggioranza, Cicchitto fa notare che «se ci fossero, questo creerebbe un problema evidentemente traumatico e drammatico. Io mi auguro che non ci siano» ha detto il parlamentare intervenendo su Canale 5.
MARONI: BENE SCHIFANI - D'accordo con la linea più intransigente sembra invece il ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni: «Per fare le riforme ci vuole una maggioranza compatta e noi abbiamo una vasta maggioranza e non abbiamo alibi, non possiamo dire che l'opposizione ci blocca. Se quindi la maggioranza è divisa, l'alternativa non può che essere quella indicata da Schifani».
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11/11/2009
Google contrattacca: se Murdoch vuole se ne vada
Google contrattacca: se Murdoch vuole se ne vada
Murdoch attacca, ma Google non piega la testa. Il motore di ricerca ha emesso un comunicato ufficiale con il quale si rivolge a tutti gli editori: "Non diciamo al signor Murdoch o a qualunque altro editore che dovrebbero togliere i loro contenuti da Google: ci limitiamo a ricordare che ognuno può decidere se e come i contenuti possono essere inclusi nelle ricerche del motore, e che ci sono modi molto semplici di rimuoverli se così
decidono".
Il magnate dell’informazione Rupert Murdoch aveva accusato il motore di ricerca di "rubare" le notizie trasmesse via internet dalle sue testate, minacciando di bloccare i contenuti online di "Wall Street Journal", "The Times" e "Sun".
La società di Mountain View ribadisce gli editori in genere sono ben contenti del servizio, perché costituisce una "formidabile fonte di promozione", in quanto consente di avere "circa 100 mila click al minuto" nel completo rispetto del copyright. "Gli editori mettono i loro contenuti sul web perchè vogliono farli trovare; pochissimi scelgono di non includerli nella ricerca di Google news e sul web. Ma se ce lo chiedono, noi li togliamo".
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09/11/2009
Murdoch: via da Google
Murdoch: via da Google
Il magnate di News Corp ha rivelato che i siti di news di sua proprietà saranno bloccati sul motore di ricerca quando saranno introdotte le notizie a pagamento
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| Rupert Murdoch (Epa) |
MILANO – La battaglia tra la grande G e l’editoria continua. Questa volta a sferrare l’offensiva è Rupert Murdoch, che in un’intervista rilasciata a Sky News Australia ha dichiarato che presto i siti web dei giornali del suo impero diventeranno – per così dire – invisibili per gli spider di Google.
PARASSITI ADDIO – Una decisione, quella annunciata oggi, che ben si accorda con le critiche mosse da Murdoch nei confronti degli aggregatori di news, che – secondo lui – sono sostanzialmente dei cleptomani, ladri di contenuti che vivono come parassiti addosso a chi le notizie le produce realmente. In pratica, quindi, se davvero il tycoon procederà con l’oscuramento, le notizie di testate come il Sun, il Times o il Wall Street Journal non saranno più indicizzate dal motore di Mountain View e non compariranno più tra i risultati delle ricerche. Il tutto, però, solo a partire dal momento in cui i contenuti online dei media di News Corp saranno accessibili solo a pagamento.
PAGARE PER LEGGERE – Come annunciato nella primavera scorsa, infatti, nelle intenzioni di Murdoch vi è il passaggio al modello a pagamento per le pagine elettroniche dei suoi giornali; ora, bloccando l’accesso a Google, Murdoch spera da un lato di convincere (costringere?) i lettori a pagare per leggere le notizie, e dall’altro di incentivare gli inserzionisti ad acquistare spazi pubblicitari sulle pagine elettroniche delle sue testate, alle quali a questo punto si potrà accedere solo in modo diretto, non più tramite i link proposti da Google News. L’addio al «tutto gratis» era inizialmente previsto per la metà del 2010, ma nei giorni scorsi è stato lo stesso magnate di News Corp a dichiarare che con tutta probabilità la scadenza di giugno non potrà essere rispettata poiché «i lavori sono in corso e c’è molto da fare».
Alessandra Carboni
corriere.it
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01/10/2009
Fininvest: «Il Milan non è in vendita»
Fininvest: «Il Milan non è in vendita»
«Il riformista»: ceduto il 40% delle azioni a fondi sovrani libici. La società smentisce che esista un'ipotesi di cessione, totale o parziale, di quote della squadra rossonera
MILANO - «Non esiste alcuna ipotesi di cessione, totale o parziale, di quote della società A.C. Milan». È lapidario e non lascia spazio a dubbi il comunicato emesso dalla Fininvest, che «smentisce ancora una volta e nella maniera più categorica la notizia». La società di Cologno Monzese, che fa capo alla famiglia Berlusconi e controlla la squadra di calcio rossonera, commenta così l'«ennesima indiscrezione di stampa».
«40% AI LIBICI» - La notizia è riportata giovedì sul Riformista, secondo cui la società di via Turati avrebbe ceduto il 40% delle azioni a fondi sovrani libici già azionisti di Unicredit, a conferma di quanto annunciato dopo l'incontro tra Berlusconi e Gheddafi. Indiscrezioni sulla presunta trattativa erano uscite già all'inizio di settembre, ma erano state anche allora smentite dalla Fininvest.
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07/08/2009
Il «Sunday Times» sarà il primo sito a pagamento di Murdoch
Il «Sunday Times» sarà il primo sito a pagamento di Murdoch
MEDIA. L'iniziativa dovrebbe preludere alla trasformazione del sistema mediatico del magnate
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| Il «Sunday Times» |
MILANO - Il Sunday Times sarà il primo sito news a pagamento di Rupert Murdoch, agendo da banco di prova della rivoluzione on line del magnate australiano. Il proprietario del colosso mediatico News Corporation ha infatti annunciato di voler avviare il prossimo anno l'accesso a pagamento per tutti i suoi siti di informazione, dando così inizio alla trasformazione del sistema mediatico, accelerata in questi ultimi mesi dalla crisi economica e dal collasso della pubblicità.
A NOVEMBRE - Secondo fonti del gruppo ascoltate dallo stesso Times di Londra, il gruppo di Murdoch lancerà alla fine di novembre il sito autonomo del Sunday Times, oggi legato alla piattaforma del Times. Tuttavia, non è ancora chiaro se News International, l’affiliata che controlla i giornali britannici di Murdoch, avvierà da subito abbonamenti o addebiterà gli accessi. Al momento, soltanto il Wall Street Journal fa pagare l'accesso al suo sito.
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18/04/2009
Berlusconi: «Rai, ci saranno volti nuovi»
Berlusconi: «Rai, ci saranno volti nuovi»
Il premier da l'aquila risponde punto per punto a franceschini. «Infondate notizie sui giornali». 25 aprile: «Forse sarò in campo». Contro i media: «Non rappresentano l'Italia»
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| Berlusconi con alcuni sfollati (Insidefoto) |
L'AQUILA - Il presidente del Consiglio Berlusconi, alla sua settima visita nelle zone terremotate, risponde punto per punto al leader del Pd Franceschini, che lo ha attaccato su nomine Rai, referendum e 25 aprile.«Non riesco a capire chi abbia dato quelle notizie, che sono comunque infondate - ha detto il premier riferendosi alle presunte nomine in Rai dopo il vertice Pdl-Lega -. I nomi che ho letto stamattina sui giornali non saranno assolutamente i nomi che emergeranno, perché credo che il direttore generale, lo so perché mi è stato riferito privatamente dai consiglieri, abbia intenzione di una innovazione vera con nuovi nomi e facce più giovani».
«NON SI ATTACCHI NESSUNO» - «Le nuove nomine si faranno da parte degli enti e il presidente del Consiglio ha solo suggerito di non farle a spizzichi e bocconi, ma di fare un lavoro organico per dare alla Rai quella funzione di servizio pubblico che oggi è molto lontana dallo svolgere - ha spiegato Berlusconi -. Di questo si è parlato: che in Rai non si attacchi nessuno, a partire dall'opposizione, perché questa è la nostra filosofia. E io ho ricordato che la Rai è un servizio pubblico pagato con i soldi di tutti i cittadini». Berlusconi ha risposto così alle critiche dell'opposizione sui vertici organizzati nella sua abitazione romana: «Abbiamo fatto un vertice che non era un vertice ma una colazione di lavoro. Perché lo facciamo nella sede della presidenza di Forza Italia? Perché il presidente Berlusconi ha un grande senso del denaro pubblico. E spesso non lavora a Palazzo Chigi perché gli capita di fare telefonate che non sono propriamente della Presidenza del Consiglio, e non si sente quindi di impiegare soldi pubblici per cose che non siano relative al servizio pubblico che svolge».
«MEDIA NON RAPPRESENTANO ITALIA» - Il Cavaliere si è poi lasciato andare a un nuovo attacco contro i media. «Posso fare uno sfogo?» ha esordito, dicendo che i mezzi di comunicazione sono «incapaci di descrivere l'Italia di oggi». «Mi è arrivata una nota della Farnesina in cui si mostrava l'apprezzamento dei capi di governo dei maggiori Paesi dell'occidente - prosegue il premier -. L'apprezzamento che mi riguarda personalmente è del 73,5%: di gran lunga superiore a quello dei premier di altri Paesi. Ma leggendo la nostra stampa si ha un'impressione diversa. Il mondo dei media non rappresenta l'Italia di oggi». L'informazione italiana «è fatta da protagonisti nati molto tempo fa, che da tanti anni fanno quel mestiere e sono rimasti a rappresentare un'altra Italia, che non è quella oggi vicina al governo e al presidente del Consiglio, quella che si riconosce nell'azione di governo e del premier». A chi gli chiede se si riferisce in particolare a Michele Santoro, Berlusconi risponde: «No, parlo in generale».
25 APRILE: «FORSE CI SARÒ» - «Sto riflettendo e probabilmente sarò anche io in campo il 25 aprile - ha detto Berlusconi rispondendo all'appello di Franceschini perché partecipi alle celebrazioni del 25 aprile in segno di unità -. Non ho mai partecipato alle celebrazioni perché credo ci sia un'appropriazione del 25 aprile da parte di una sola parte politica».
REFERENDUM - Infine sul referendum, alla domanda se andrà a votare Berlusconi risponde in modo affermativo: «Sì. Ho sempre votato». E sull'ipotesi di accorpamento per evitare sprechi: «Stanno esaminando l'ipotesi del rinvio. Ho visto i conti, i risparmi sarebbero intorno ai 50 milioni di euro. Rinviarlo forse tiene in sospeso tutto».
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07/04/2009
Internet: editori contro aggregatori
Internet: editori contro aggregatori
Associated Press e WSJ contro Google e gli aggregatori di notizie. Offensiva dei colossi dell’informazione contro chi si limita a riprendere le notizie senza valorizzare chi le produce
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Il copione è già visto, ma con la crisi dell'editoria, ora si ripropone con toni più drammatici e perentori: le agenzie e i quotidiani tradizionali (che investono molte risorse per la produzione di notizie originali) intendono mettere ordine nell’attuale anarchia, iniziando a punire i tanti «parassiti» (gli aggregatori e i motori di ricerca) che riprendono e distribuiscono le notizie senza offrire nulla in cambio.
AP CONTRO GLI AGGREGATORI - «Non possiamo più permetterci di stare fermi a guardare chi ci sta togliendo il lavoro senza fare nulla» ha spiegato ieri Dean Singleton, presidente di AP, una delle più grandi agenzie globali, finanziata dal New York Times e migliaia di altri quotidiani statunitensi. Singleton ha annunciato la messa a punto di strumenti più efficaci: un software che permetterà di tracciare chi utilizza illegalmente i contenuti e un motore di ricerca in grado di premiare le fonti che producono news originali. In tutto ciò si annunciano battaglie legali anche nei confronti di chi pubblica brevi estratti delle notizie e poi rimanda alla fonte originale con un link (come fa Google News). A cominciare dai tanti aggregatori che vanno alla grande negli Stati Uniti, come l'Huffington Post, The Daily Beast e Drudge Report: testate che ormai, per numero di visitatori, rivaleggiano con i grandi dell'informazione, pur limitandosi soltanto a segnalare notizie interessanti pescate qua e là in rete. Ma in questa battaglia, c’è anche un altro imputato eccellente: Google e la corazzata di aggregatori automatici, che generano guadagni pubblicitari sulle notizie senza disporre nemmeno di una redazione.
THE GUARDIAN E IL WSJ CONTRO GOOGLE - Proprio il colosso di Mountain View nei giorni scorsi è finito sotto il tiro incrociato di due colossi dell’editoria. Prima è stata la testata inglese The Guardian che, per mezzo dell'analista Henry Porter, ha definito Google una «minaccia immorale», dal momento che sta costruendo un monopolio globale senza «offrire alcuna alternativa a chi crea i contenuti». Poi è arrivato il pesante affondo del manager del Wall Street Journal Robert Thomson che in una recente intervista ha parlato di Google come un «parassita, un verme solitario nell’intestino di Internet». Il motivo? «Non è sufficiente la teoria del traffico indirizzato verso i siti originali, quando la logica alla base di Google è all'insegna della promiscuità di fonti. La maggior parte degli utenti non sempre associa un contenuto con il suo creatore». Di recente lo stesso Rupert Murdoch, il magnate dell’editoria che con News Corp. controlla il WSJ, aveva messo in guardia: «Presto cambierà il modello secondo cui le notizie online sono gratuite». Rispetto alle tante minacce del passato c’è ora una novità: i colossi dell’informazione stanno dando vita ad un fronte comune. Ma non è detto che basti per vincere la battaglia contro «Google e i suoi fratelli» che nel frattempo hanno abituato gli utenti a leggere le notizie online gratuitamente e da più fonti.
Nicola Bruno
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