08/11/2011
Maltempo, nuovo nubifragio a Genova prima dell'alba
Maltempo, nuovo nubifragio a Genova prima dell'albaSi è protratto per quasi un'ora, con tuoni e filmini di stampo estivo. L'Unità di crisi di protezione civile aveva segnalato l'allerta 2. Rinviati i funerali delle vittime.
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05/11/2011
Disastro a Genova, il Colle: capire le cause. Urla contro il sindaco: «Dimettiti»
Disastro a Genova, il Colle: capire le cause. Urla contro il sindaco: «Dimettiti»Berlusconi: «È evidente che si è costruito là dove non si doveva». Marta Vincenzi contestata in via Fereggiano. Napolitano: «Una tragedia, ora approfondire»
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10/10/2009
Messina, notte di veglia Oggi i funerali e il lutto nazionale
Messina, notte di veglia Oggi i funerali e il lutto nazionale
Negozi chiusi e saracinesche abbassate in tutta la città. Assente il presidente Napolitano, al suo posto Schifani. In cattedrale 21 bare, tutte avvolte nella bandiera tricolore
| (Afp) |
MESSINA - È il giorno più triste per Messina che deve dare l'ultimo saluto a 21 vittime dell'alluvione. I funerali sono iniziati alle 10.40 con un'applauso. Le bare, sistemate una accanto all'altra su due file ai piedi dell'altare della Cattedrale, sono la prova visibile dell'immensa tragedia che ha segnato per sempre Messina e Scaletta Zanclea. Sono avvolte nel Tricolore perché qui, come in Abruzzo, si è consumata una tragedia che tocca tutta l'Italia.
LUTTO NAZIONALE - Ecco perché oggi è giornata di lutto nazionale e sono presenti il presidente del Senato Renato Schifani, chiamato a rappresentare il capo dello Stato, e il premier Silvio Berlusconi. La cerimonia religiosa è officiata dall'arcivescovo Calogero La Piana che concelebra con l'arcivescovo emerito Giovanni Marra e quello di Palermo Paolo Romeo, presidente della Conferenza episcopale siciliana. Presente anche padre Martin Epure della chiesa di rito ortodosso per la benedizione della salma di una donna romena. Soprattutto ci sono le famiglie, le comunità colpite e migliaia di persone dentro e fuori il duomo, attraversate da una commozione frammista a rabbia.
DA L'AQUILA - Molti sono venuti da lontano, con i traghetti: come alcuni residenti de L'Aquila, città devastata dal terremoto; o un gruppo di calabresi, «Reggio piange i fratelli», si legge in uno striscione con i colori della bandiera italiana. Mentre la città si ferma: bandiere a mezz'asta, le scuole sono chiuse, le saracinesche abbassate. In chiesa anche i ministri Angelino Alfano e Stefania Prestigiacomo, il capo della protezione civile Guido Bertolaso, il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo e il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro. Nella chiesa madre ci sono solo 21 delle 28 vittime dell'alluvione finora recuperate, una delle quali non ancora identificata; per le altre i familiari hanno scelto cerimonie private. Erano di Scaletta Zanclea, Giampilieri, Altolia, Briga e Molino. Ma oggi è come se ci fossero tutti, anche gli otto dispersi che hanno un nome e che si continua a cercare nel fango diventato come cemento.
LA BARA BIANCA - C'è la bara bianca della piccola Ilaria, 5 anni, coperta da fiori bianchi accanto a quella della madre. Il visino dolce e gioioso sorride da una foto. L'hanno cercata per giorni, solo mercoledì sera sono riusciti a recuperare il suo corpo sotto le macerie di casa in via Puntale a Giampilieri superiore. Il fango ha negato il futuro anche alla madre Teresa Macina, 40 anni, che era stata recuperata due giorni prima. Avvolta nella bandiera c'è la bara di Pasquale Neri, 29 anni che tutti conoscevano come Simone e che ha salvato otto vite: avrà la meddaglia d'oro al valor civile. Ci sono poi i feretri dei fratelli Cristian e Letterio Maugeri di 22 e 23 anni, finiti sotto il fango con il nonno Letterio Maugeri. Un'unica bara è coperta dalla bandiera romena, quella di Monica Balascuta, 48 anni. È morta insieme a Concetta Cannistraci che accudiva come badante. Nell'inferno di fango e detriti hanno perso la vita anche Giuseppa Calogero, 81 anni, Maria Carmela Barbera, 81 anni, Salvatore Scionti, 64 anni, Giuseppe Tonante, Agnese Falgetano, 44 anni, Francesco De Luca, Maria Letizia Scionti, 33 anni, Carmela Oliveri, 47 anni, Luigi Costa, 41 anni, Maria Li Causi, 84 anni, Maria Restuccia, 72 anni, Salvatore Zagami,45 anni, Martino Scibilia 86 anni.
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07/10/2009
Lutto nazionale per le vittime di Messina
Lutto nazionale per le vittime di Messina
L'alluvione. Sabato bandiere a mezz'asta nel giorno dei funerali. Bertolaso: «25 morti e 10 dispersi»
| Scaletta Zanclea (Emblema) |
ROMA - Lutto nazionale con esposizione a mezz'asta delle bandiere nazionale ed europea sugli edifici pubblici di tutta Italia sabato prossimo, giorno dei funerali delle vittime dell'alluvione nel messinese. Lo proclamerà la riunione del Consiglio dei Ministri, in programma venerdì prossimo. Palazzo Chigi spiega che si tratta di un «doveroso omaggio alle vittime». - Al sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, è stata confermata dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, la sua presenza a Messina nel pomeriggio di venerdì prossimo, per un vertice sulla situazione del futuro degli sfollati e la loro sistemazione abitativa. Berlusconi si fermerà a Messina anche sabato 10, per partecipare insieme al presidente del Senato, Renato Schifani, ai funerali solenni.
VITTIME - Il bilancio resta fermo a 25 morti e 10 dispersi, 35 persone in tutto che "verosimilmente", ormai sono da considerare vittime del nubifragio di Messina; 728 sono invece gli sfollati ospitati in 8 alberghi, mentre per quanto riguarda i danni materiali una stima si avrà per la fine di ottobre. Lo ha spiegato il capo della Protezione civile Guido Bertolaso qdurante l’informativa alla Camera. «La verifica dei danni e gli interventi per la messa in sicurezza sono già stati avviati, compresi gli interventi per la verifica del rischio residuo, che riguardano la possibilità che ci siano altri crolli o frane«, ha sottolineato Bertolaso, aggiungendo: «Contiamo di avere una stima dei danni probabilmente prima della fine del mese di ottobre e per lo stesso tempo uno studio analitico sugli interventi necessari di messa in sicurezza». A proposito delle vittime, Bertolaso, conferma i numeri: 25 vittime accertate e dieci persone che risultano ancora disperse, per un «totale di 35 persone che verosimilmente sono rimaste vittime di questa tragedia». «Ma - ha aggiunto - non si può escludere il rischio di qualche cittadino extracomunitario non segnalato che può essere rimasto vittima della tragedia. Lo sapremo solo quando l’opera di soccorso sarà terminata e tutte le zone colpite, i valloni, gli scantinati, saranno indagati fino all’ultima delle possibilità».
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06/10/2009
La tragedia annunciata
La tragedia annunciata
Messina, i rapporti che annunciavano il disastro

Messina - C’è una relazione che potrebbe far saltare il banco. L’ha redatta la Protezione civile nell’ottobre del 2008 e l’ha pure consegnata alla Procura della Repubblica. Il disastro di Giampilieri Superiore era realmente un disastro annunciato. Nel documento della Protezione civile siciliana si parla di «rischio idraulico e idrogeologico elevato». Di pericoli «connessi a interventi eseguiti su quelle montagne». Interventi che potrebbero essere stati effettuati «anche in violazione delle vigenti norme del testo unico sulle acque e sulle opere idrauliche e alla normativa edilizia e urbanistica».
La relazione è nata dal protocollo d’intesa siglato tra Protezione civile, Comune e Università di Messina e attraversa dieci anni di storia del territorio. Sotto esame erano finite le alluvioni avvenute in quella zona tra il 1996 e il 25 ottobre del 2007. E in quelle pagine era segnalato come «il dilagare del processo di urbanizzazione abbia reso sempre più critiche le condizioni di vivibilità delle aree più vulnerabili del territorio». La fotografia che era stata inviata alla Procura era indubbiamente impietosa. «Gli alvei dei torrenti – si legge ancora in questo documento – vengono frequentemente utilizzati per la viabilità, le discariche, le occupazioni e le costruzioni abusive ed i parcheggi». La parola magica compare più avanti, quando si parla di «dissesto diffuso» e di «esistenza di elementi di criticità che vanno assolutamente attenzionati al fine di adottare interventi strutturali e non strutturali utili ai fini della salvaguardia della popolazione». Basterebbe questa relazione per chiarire che la tragedia se non era annunciata, era però prevedibile. Il territorio era in crisi, il pericolo di crolli e frane concreto e imminente. Insomma, qualcosa si doveva fare e non si è fatto.
È per questo motivo che è scattata l’inchiesta della Procura. È per questo motivo che la Procura ha incaricato il medico legale Fabrizio Perri di eseguire l’esame esterno su 19 dei 24 corpi sin qui estratti dalle macerie e dal fango. L’obiettivo è capire qualcosa di più, analizzando anche le condizioni delle salme. Su tutte e 19 è stata eseguita una tac, insieme alla visita esterna. Gli altri cinque cadaveri verranno esaminati nei prossimi giorni e lo stesso accadrà per tutte le vittime di questa tragedia. Nella speranza che serva a capire qualcosa in più. E mentre ieri sera il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha rassicurato sul numero dei dispersi, «c’è la ragionevole certezza che siano nove e non 35-40» ha detto a Porta a Porta, il procuratore capo Guido Lo Forte continua a raccogliere informazioni per quel che riguarda l’inchiesta vera e propria. Al momento non ci sono indagati, ma potrebbe essere solo questione di tempo. L’inchiesta, fin qui, è stata solo conoscitiva, ed è servita ad accertare le tragiche conseguenze del nubifragio della notte tra giovedì e venerdì che ha flagellato la zona sud di Messina e provocato morte e devastazione. Il reato ipotizzato per il momento è quello di disastro colposo. Il sostituto procuratore Francesca Ciranna e gli aggiunti Franco Langher e Ada Merrino che hanno in mano il fascicolo hanno dato mandato ai Carabinieri di avviare l’attività di indagine che si sta concentrando sulla raccolta di tutto il materiale che può avere un significato, non soltanto legato all’ultimo tragico evento ma anche a tutto quel che è accaduto durante e dopo la sera del 25 ottobre del 2007, il giorno della prima devastante alluvione di Giampilieri che provocò danni ingenti ma per fortuna non morti. In quell’occasione erano stati predisposti interventi, mai effettuati. La magistratura cercherà di stabilire se ci siano responsabilità amministrative per quel che non è stato fatto e valuterà eventuali colpe dirette o indirette. Sin qui aveva a supporto solo testimonianze e dichiarazioni. Il documento della Protezione civile potrebbe dare una prima svolta all’inchiesta. Qualcuno sapeva, anzi doveva sapere. Ma nessuno ha fatto quel che era giusto fare: intervenire sulle criticità del territorio di Giampilieri e Scaletta, mettere in sicurezza quelle zone. Fare in modo che venissero eliminati i pericoli, per evitare la tragedia di questi giorni. O almeno, questo è ciò che cercherà di accertare la Procura di Messina. Trovare un colpevole, però, non servirà ad attenuare il dolore dei familiari delle vittime. Vittime di un evento meteorologico fuori dalla norma, vittime, forse, di un dissesto idrogeologico per il quale bisognava fare qualcosa.
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04/10/2009
«Non costruite sotto quel monte» Tredici anni di denunce inutili
«Non costruite sotto quel monte» Tredici anni di denunce inutili
L'inchiesta. La relazione dei vigili: reti, case e un campo di calcio nell'alveo del fiume
| Soccorritori al lavoro durante le ricerche di superstiti tra fango e detriti a Giampilieri (Ansa) |
MESSINA — «L'evento meteorologico è soltanto l’ultima fase di un percorso partito da lontano che ha trasformato zone ad alto rischio come la valle di Giampilieri e l'antistante bacino idrogeologico di Scaletta Zanclea in aree di grande espansione edilizia». Questa frase, che potrebbe essere usata in epigrafe alla tragedia della scorsa notte, è vecchia di 13 anni. Non è stata scritta da un militante ecologista, per quanto siano decine le denunce di Legambiente che prefiguravano rischi «per animali al pascolo e si ritiene anche per la popolazione», e neppure da un geologo di chiara fama. L'ha scritta nell'ottobre del 1999 un ispettore dei Vigili urbani, coordinatore del reparto operativo mobile di Messina, al termine di un lavoro di controllo sul territorio durato tre anni. In città c’era ancora paura per la tragedia sfiorata del 1996, 92 millimetri di pioggia che avevano fatto esondare 8 delle 35 fiumare che innervano il territorio comunale. All’Ispettorato Forestale era stata ordinata un’indagine «sul presunto dissesto idrogeologico», così recitava il bando. Il rapporto finale si concludeva con una eloquente riflessione. «Costruire a ridosso di una montagna — scriveva il tecnico incaricato della relazione — è sempre sconsigliato, ma nel caso di Giampilieri, dove i boschi non sono più integri e in alcun modo possono ostacolare il piano di scorrimento di una eventuale frana, è da considerarsi assolutamente rischioso. Le precipitazioni del 1996 vanno considerate come avvisaglie molto significative: se la pioggia fosse durata di più, cosa sarebbe accaduto?».
Ai Vigili urbani era invece toccato l’esame dello stato dei torrenti. Anche qui, come abbiamo visto, le conclusioni finali hanno un retrogusto profetico. Ma la scheda dello screening operato sul torrente Giampilieri «e zona attigua» è ancora più eloquente. «La situazione appare non migliorata rispetto al passato. Sul corso d’acqua affiorano numerose carcasse d’auto. All’altezza di Giampilieri superiore si rilevano svariati manufatti di natura abusiva; una zona di 200 metri di terreno è recintata abusivamente con reti metalliche e adibita a coltivazione. E c’è persino un campo di calcio in terra battuta nell’alveo sotto il ponte, oltre a un campo di calcetto con base in cemento sempre posto nell’alveo del corso d’acqua ».
Da allora nulla è cambiato, nulla è stato fatto. Le due relazioni, coraggiose visto che si trattava del lavoro di dipendenti comunali, sono rimaste lettera morta. Il Piano regolatore di Messina varato nel 1998 prevedeva per le frazioni nelle valli dell’estremo sud messinese un aumento di cubature pari al 12 per cento dell’esistente. Nel 2002 il Wwf denuncia «il venir meno della vegetazione boschiva nell’area di Giampilieri superiore, soprattutto per via di incendi». Un dato che si incrocia «con un sempre maggiore carico urbanistico dell’area» e potrebbe avere quindi «serie conseguenze» per il territorio «e coloro che lo abitano». All’inizio del 2006 l’indagine congiunta di Legambiente e Protezione civile sul pericolo idrogeologico in Sicilia assegnava a Messina la percentuale di rischio più alta, 86 per cento, ma soprattutto definiva le sue fiumare «uno degli elementi più fragili del territorio nazionale». Siccome c’erano anche i voti, da 1 a 10, il Comune di Messina vinceva la maglia nera tra i grandi comuni con un bel 2 in pagella, «non avendo messo in campo praticamente nessuna azione nella mitigazione del rischio idrogeologico».
Nello stesso anno, dopo una trentennale latitanza, vede finalmente la luce il P.A.I., acronimo di Piano di Assetto Idrogeologico, varato dalla Regione Sicilia. Ne era stata pubblicata una prima versione nel 2000, poi ritirata nel 2004 a causa dei comuni che cercarono in ogni modo di dichiararsi malati, convinti che sarebbero arrivati soldi per affrontare l’emergenza. Quando scoprirono che l’inserimento nella classifica dei dissesti non portava il denaro sperato ma aumentava i vincoli edilizi, ci fu la corsa a minimizzare ogni problema sul territorio per cancellarsi dalla lista, falsandola in modo definitivo.
L’indagine datata 2006 sulla zona compresa nei comuni di Messina e Scaletta Zanclea sottolinea «l’uso improprio» delle fiumare. «Con il passare del tempo e con la continua espansione edilizia gli alvei sono stati trasformati in strade urbane e gli argini sono stati occupati con la costruzione di edifici». Nell’elenco dei dissesti con relativo livello di pericolosità e rischio sono compresi tutti e quattro i paesi colpiti dall’alluvione. Giampilieri superiore ricade nella tipologia 1, ovvero rischio di crollo e/o ribaltamento. Il suo territorio è definito «attivo», sottoposto continuamente a modificazioni, la pericolosità presente nell’area è di terzo grado, vale a dire «elevata». Quella di Altolia, l’unica frazione ancora non raggiunta dai soccorsi, è addirittura «molto elevata » a causa di «frequenti e numerosi dissesti dovuti a processi erosivi intensi », gli stessi dei quali soffre Molino, la frazione gemella. La situazione di Scaletta Zanclea viene definita «critica nel suo aspetto generale» e in effetti l’elenco dei dissesti presenti nel Comune rappresenta un Bignami del rischio idrogeologico. Deformazione superficiale lenta e in costante progressione, area a franosità diffusa, sprofondamento, processi erosivi intensi, rischi di crollo e ribaltamento.
Dal 1996 ad oggi risulta un solo intervento, di natura «contenitiva». Dopo l’alluvione del 2007, prova generale della tragedia di oggi, erano stati stanziati 45mila euro per un terrazzamento anti- frana a Giampilieri. Gli abitanti, che avevano fondato un comitato, avevano protestato sostenendo che si trattava di un solo cerotto messo su un corpo segnato da decine di fronti franosi. Chiedevano che cominciassero i lavori deliberati dalla Protezione civile regionale di Messina per la messa in sicurezza del villaggio, un progetto da 700mila euro rimandato più volte. Sarebbero dovuti iniziare lunedì prossimo, questo almeno era stato l’ultimo annuncio dopo una lunga serie di rinvii. Per quasi un anno, la piccola associazione di cittadini si è riunita una volta alla settimana. L’appuntamento era al campo da calcio in terra battuta costruito nell’alveo della fiumara, lo stesso che 12 anni prima era stato etichettato dai Vigili come «irregolare e pericoloso». Adesso non c’è più. È sepolto anche lui sotto il muro di fango nero.
Marco Imarisio
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La strage di messina. Per l'Italia sicura servono 25 miliardi
La strage di messina. Per l'Italia sicura servono 25 miliardi
I calcoli di Bertolaso. Oggi arriva Berlusconi. Salva una signora prigioniera in casa per 24 ore
| Un gruppo di persone attende l'esito delle ricerche dei loro parenti vittime della frana che ha colpito Giampileri (Ansa) |
SCALETTA ZANCLEA (Messina) — Via dalle case, via dai paesi, lontani da quella montagna minacciosa che potrebbe vomitare altro fango. Tre giorni dopo la tragedia l'ordine è di evacuare tutte le zone a rischio ma c’è chi non ne vuol sentire. Soprattutto gli anziani e i residenti delle piccole frazioni arroccate sulla montagna, come Briga, Scaletta Superiore e Guidomandri, dove solo ieri sono arrivati i primi soccorsi. Ma fanno resistenza anche a Scaletta Zanclea e Giampilieri, i due centri maggiormente colpiti. E a nulla valgono gli appelli di sindaci, forze dell’ordine e del parroco che grida al megafono: «Per il vostro bene dovete andare via da qui».
C’è chi preferisce restare intrappolato ai piani alti pur di non lasciare le abitazioni mentre ruspe e camion fanno avanti e indietro per liberare il groviglio di fango, massi e lamiere accartocciate che hanno creato un gigantesco tappo lungo la statale 114 (mentre ieri sera è stata riaperta l’autostrada Catania- Messina). In prossimità delle case si scava a mani nude perché si ha certezza di trovare ancora altri morti. Ieri a Giampilieri hanno tirato fuori il cadavere di una donna e si teme che sotto il fango ci siano anche i suoi due figli più un terzo bambino. Altri cadaveri sono stati recuperati a Scaletta e nel mare di Alì. La conta ufficiale ha toccato quota 22. Ai quali vanno aggiunti 35, forse addirittura 40 dispersi, anche se tutti sanno che non c’è alcuna speranza. Nei pressi del palazzone che si è accartocciato a Scaletta mancano all’appello almeno due coppie di anziani. Ma potrebbero esserci altre vittime nelle auto ancora sepolte dal fango. Di sera questa zona e una parte di Giampilieri diventano dei quartieri fantasma dove cominciano a circolare anche gli sciacalli. A tre giorni dalla tragedia i soccorritori si sono resi conto che non è facile operare tra torrenti di fango e strade dissestate; lo stesso Bertolaso ammette, «la situazione è complessa e delicata ma comunque sotto controllo ». E nonostante i tanti uomini e mezzi inviati (ieri a tarda sera c’è stato qualche momento di tensione perché l’intervento di una ruspa ha creato un smottamento sopra Giampilieri) restano isolate le frazioni di Molino ed Atolia: anziani e malati possono essere trasferiti solo in elicottero. Come quello che ha salvato un’anziana, intrappolata nel fango della sua casa a Giampilieri. Ma ci sono famiglie ancora senza luce, gas e collegamenti telefonici che hanno ricevuto solo acqua e generi di primo conforto. Nei paesi a valle la protezione civile invece gira per le vie del centro distribuendo latte e pasti caldi, mentre c’è chi fa la fila alle autobotti. Gli sfollati sono 435, quasi tutti in alberghi della zona. Lunedì le scuole non riapriranno ma è probabile che la chiusura venga prorogata, almeno fino a quando le strade non saranno state liberate dal fango. In questo scenario di devastazione e forti disagi oggi arriverà il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, in un primo momento atteso per ieri.
È molto probabile che toccherà il tema degli interventi e delle risorse per mettere in sicurezza questa ed altre zone del paese a rischio idrogeologico. Da parte sua il capo della protezione civile Bertolaso stima che per intervenire su tutte le aree a rischio in Italia servono non meno di 25 miliardi di euro. Il premier dovrebbe fare solo un sopralluogo in elicottero ma, a sorpresa, potrebbe anche decidere di sentire la voce degli sfollati, le loro storie di disperazione. A Giampilieri la mamma di Leo e Cristian, 21 e 23 anni, se ne sta ancora rannicchiata con gli occhi puntati sui cumuli di fango che hanno strappato il sorriso ai suoi due figli (uno dei due corpi è stato recuperato nella notte). Mentre la cugina di Simone Neri non smette di raccontare a tutti che «lui sì che è un eroe. Ha tirato fuori dal fango 8 persone. Ha fatto avanti e indietro fino allo sfinimento. Ma alla fine non ce l’ha fatta».
Alfio Sciacca
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03/10/2009
Incuria e abusi, l’Italia che si sbriciola: rischi idrogeologici in 7 Comuni su 10
Incuria e abusi, l’Italia che si sbriciola: rischi idrogeologici in 7 Comuni su 10IL DOSSIER. Le colpe dell'amministrazione dietro i disastri ambientali. Da Nord a Sud edifici realizzati in zone di esondazione
ROMA — «La natura non fa sconti. Prima o poi, gli errori ricadono addosso a chi li ha compiuti. Seminando la morte, come vediamo a Messina». Vittorio Cogliati Dezza presiede «Legambiente» ma insegna storia e filosofia: e si sente. Numeri e cifre, nella loro durezza, confermano la sua tesi: più il territorio italiano è sfruttato, martoriato, malgovernato, più l’Italia si sbriciola e si impantana in una melma che ingoia vittime, provoca crolli, dispersi, assenza d’acqua potabile, quindi disperazione. Proprio Legambiente certifica che nel 77% dei comuni sono state costruite abitazioni e nel 56% fabbricati industriali in aree a rischio. Ancora numeri, eloquentissimi. 5.581 comuni italiani a rischio idrogeologico di cui 1.700 per frane, 1.285 per alluvioni, 2.596 per frane e alluvioni insieme. Nella sola Sicilia, 272 comuni a rischio e 91 nel Messinese. Il record appartiene al Piemonte con 1.046 comuni in pericolo, l’opposto della Sardegna che ne registra appena 42.
Proprio vero. La natura non fa mai sconti. Ciò che riceve, restituisce. Nel bene come nel male. Una terra tutelata restituisce una sicura protezione idrogeologica. Una terra violentata non può far altro che produrre altra violenza. Non perché sia matrigna ma perché l’uomo le ha sottratto gli strumenti per proteggere proprio se stesso. Non c’è bisogno di evocare lo spettro di Sarno, con le sue 140 frane e i suoi 137 morti nel maggio 1998. Basta guardare a tempi più recenti. Per esempio quest’anno. Frane e quattro morti al Nord, due a Borca di Cadore (18 luglio). Due vittime nel Trapanese per un nubifragio (2 febbraio). Due operai morti sotto una frana a Caltanissetta (28 gennaio). Frane in tutto il Sud, chiusi 60 chilometri di autostrada (29 gennaio). Due morti e quattro feriti per una frana sulla Salerno- Reggio Calabria (25 gennaio). Poco prima, alla fine del 2008, gli spettacolari danni e l’autentico terrore di Roma per la clamorosa piena del Tevere (dicembre 2008). Inferno d’acqua a Cagliari, tre morti (22 ottobre). Maltempo: due morti, Valtellina isolata (13 luglio). Po e Dora, rotti gli argini, ponti bloccati e scuole chiuse. E si potrebbe continuare tristemente così, con titoli sempre uguali, lì a dimostrare che la natura non fa sconti.
Accusa Giulia Maria Crespi, presidente del Fondo per l’Ambiente Italiano: «C’è totale indifferenza verso il paesaggio e le sue regole. Paesaggio vuol dire anche assesto idrogeologico. Ma come si fa quando l’agricoltura è totalmente abbandonata, i corsi d’acqua e i boschi non vengono curati, le colline sono tagliate senza curarsi delle vene idriche, si costruisce dissennatamente nei posti più sbagliati? Poi arriva la catastrofe e si piange... Non si capisce che un paesaggio rispettato non favorisce i ricchi snob che vogliono il loro panorama ma produce turismo, agricoltura, ricchezza».
Ancora Cogliati Dezza aggiunge un elemento importante alla sua analisi: «Comuni del Nord e del Sud hanno permesso di edificare in aree di esondazione. Il pericolo cresce perché, come i climatologi insegnano, siamo definitivamente entrati in una fase in cui i fenomeni atmosferici sono più violenti e imprevedibili. L’essenza dei nuovi problemi idrogeologici è tutta qui: in tre giorni può cadere la stessa quantità di pioggia di un’intera stagione. Guardiamo cosa è accaduto l’anno scorso a Roma col Tevere e a Cagliari». Unico dato positivo, secondo Cogliati Dezza, una nuova sensibilità diffusa tra i cittadini comuni che ormai individuano, dice, nell’abusivismo edilizio la vera causa dei disastri. Non si spiegherebbe diversamente la chiarezza con cui don Giovanni Scimone, parroco di Giampilieri (quindi non un geologo), ha sintetizzato ciò che è accaduto alla sua gente: «Le colline sono prive di alberi, in parte distrutti dagli incendi, in parte tagliati per edificare, non sono stati costruiti muri di contenimento. Tutto questo comporta che una pioggia più violenta fa venir giù le frane».
Ma se lo capisce il parroco di un piccolo centro, troppo spesso a non (voler) comprendere sono le amministrazioni locali. Accusa Vezio de Lucia, urbanista, autore di molti piani regolatori, ex assessore all’urbanistica di Napoli: «Solo a Roma sono in esame 85 mila domande di condono presentate tra i primi anni Novanta e il 2003. Ciò significa che l’abusivismo dilaga sotto le amministrazioni e i governi di ogni segno politico. La corresponsabilità è generale». Quasi un marchio culturale collettivo, ovviamente deteriore. De Lucia ricorda che «qui l’Italia segna una fortissima differenza col resto dell’Europa. Poiché non intendo assumere un atteggiamento che potrebbe sfiorare il razzismo antropologico, dirò che siamo di fronte a un problema di scarsissimo rispetto delle leggi. Nel resto d’Europa l’abusivismo o non c’è o si registra in forme assolutamente marginali». Cosa fare? De Lucia ha una solida anima progressista ma non ha paura di una parola: «Occorre semplicemente la repressione, che manca completamente. Perché parliamo di reati gravi che vanno repressi. Invece il fenomeno continua a crescere. Nell’indifferenza generale». Già, l’indifferenza. Nemmeno l’abusivismo riguardasse solo chi lo produce e non si trasformasse invece, come realmente accade, nel depauperamento di un patrimonio collettivo che la Costituzione ci impone di salvaguardare (articolo 9: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»).
Alessandra Mottola Molfino presiede da pochi giorni «Italia nostra». Ma è prontissima a esprimere la sua opinione: «Prima di costruire nuove cubature, sarebbe assai meglio riassestare le vecchie costruzioni e soprattutto occuparsi della cura del territorio. Ma sembra impossibile ragionare così». La neopresidente aggiunge un altro tassello a un quadro già disperante: «Da anni 'Italia nostra' produce documenti realizzati da eccellenti professionisti nostri associati. Materiale inviato al governo e alle amministrazioni locali. Ma nessuno ci ascolta, eppure è tutto già scritto lì....». Vi accusano di essere contro lo sviluppo, nemici di qualsiasi ipotesi di edificabilità. «Falso. Noi chiediamo solo di intervenire dopo aver analizzato attentamente le caratteristiche del luogo e il suo livello di sostenibilità. Ma a proposito... ». A proposito? «Noi di 'Italia nostra' siamo stati sempre fieramente contrari alla costruzione del Ponte sullo Stretto. Ora qualcuno dovrà spiegarci con quale coraggio, dopo una simile catastrofe, si può immaginare di dar vita a una simile grande opera su un territorio tanto gravido di pericoli e di incognite».
Paolo Conti
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Messinese, si scava tra i sepolti nel fango
Messinese, si scava tra i sepolti nel fango
Atteso in giornata l'arrivo di Berlusconi. Identificate 13 delle 18 vittime, 35 i dispersi, oltre 400 gli sfollati. IL premier: «Ci saranno 50 morti»
MESSINA - Briga Marina, Giampilieri, Molino e Scaletta Marea. Queste le zone del messinese più colpite dal nubifragio che si è abbattuto giovedì sulla Sicilia orientale causando frane e smottamenti. A quasi 40 ore dall'alluvione si continua a lavorare, a scavare nel fango alla ricerca dei dispersi. Sono 18 finora le vittime accertate, un'ottantina i feriti e oltre 400 gli sfollati. Un bilancio che sembra purtroppo destinato a salire considerevolmente.
LE VITTIME - Durante la notte sono state identificate altre vittime, oltre alle 7 di ieri. Fra loro Simone Neri, un ragazzo di 28 anni che prima di essere travolto dal fango a Giampilieri aveva tratto in salvo numerosi familiari. E poi Letterio Maugeri, 60 anni, e Giuseppe Tonante, 76 anni, anche loro uccisi dalla frana che ha devastato la borgata; Concetta Cannistraci, 71 anni, rimasta sepolta nel crollo di una palazzina a Scaletta Zanclea così come Santa Torcino, 42 anni; e infine Carmela Oliveri, 47 anni, il cui cadavere è stato recuperato in mare, nei pressi di Roccalumera, da una motovedetta dei vigili del fuoco. Risulta invece ancora dispersa Ketty De Francesco, 30 anni, il cui nome era stato inserito ieri tra le vittime.
< BERLUSCONI IN ARRIVO - In giornata è atteso a Messina l'arrivo del premier Silvio Berlusconi. Ieri sera da Milano, dove ha assistito alla «prima» del film «Barbarossa», Berlusconi ha detto: «Io volevo andare oggi, ma davo più fastidio che altro. Probabilmente vado giù domani a vedere e a parlare con la gente. I danni sono ingenti, ma più dei danni ci sono quasi 50 morti, una cifra importante». La cifra è una somma approssimativa dei morti e dei dispersi. «È una situazione molto grave, anche se limitata a due valli», ha aggiunto Berlusconi, spiegando che la Protezione civile sta lavorando, che con gli elicotteri dell'esercito vengono trasportate le persone e che sono stati sospesi però i lavori dei vigili del fuoco «perché con le frane e le colate di fango si metteva a rischio la loro vita».
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02/10/2009
Frane e crolli nel Messinese, 18 morti Il governo dichiara lo stato d'emergenza
Frane e crolli nel Messinese, 18 morti Il governo dichiara lo stato d'emergenza
Bertolaso: «dissesto idrogeologico causato dall'abusivismo». Ancora 35 dispersi. Molti comuni isolati, interrotte strade e ferrovia. Sessanta i salvati. Il Colle: sicurezza, no opere faraoniche
Messina - Il maltempo ha flagellato la Sicilia orientale. La più colpita è la provincia di Messina. Il bilancio si fa sempre più pesante. Secondo quanto riferito dal capo della protezione Civile, Guido Bertolaso, che dalla prefettura di Messina ha sottolineato la gravità della situazione, si tratta di "20 morti, 75 feriti e 35 dispersi". Il numero più alto di vittime, in base a questo bilancio ancora provvisorio, si registra a Scaletta Zanclea, con dieci morti; altri sei cadaveri sono stati recuperati finora a Giampilieri superiore mentre una donna è morta nel crollo del tetto della sua abitazione a Briga. Due corpi sono stati recuperati in mare.
Frazioni isolate Giampilieri, a circa 20 chilometri a sud del capoluogo, è ancora isolata; alcuni abitanti sono stati soccorsi con l'elicottero della Protezione Civile che sta sorvolando la zona. Situazione critica anche a Scaletta Zanclea, Briga, Altolia e Molino. Altre 40 persone sono ricoverate in ospedale. E sono almento 415 gli sfollati dopo l’alluvione. Si tratta di abitanti dei villaggi di Giampilieri, di Briga e di Scaletta, le zone maggiormente colpite dopo sono completamente crollati una decina di edifici e molti altri sono invasi dal fango e inagibili. Le frane e gli smottamenti hanno provocato la chiusura dell'autostrada A18 Messina-Catania, della strada statale 114 e della ferrovia.
Dramma a Giampilieri "A Giampilieri è un inferno. Sembra Sarno. È franta un costone di una collina sopra le case". Lo dice un operatore della Protezione civile dalla frazione di Messina, devastato la notte scorsa da un violento nubifragio che ha colpito l’intera costa Ionica. Sarebbero state recuperate già sei vittime. "Stiamo scavando sotto un mare di fango per cercare di estrarre altri corpi". A Giampilieri in queste ore si vedono immagini da paesaggio spettrale con gente disperata alla ricerca dei propri familiari. "Qui sono stati estratti nove corpi" dice Gino Morabito, referente per la comunicazione della provincia di Messina per la Protezione civile della regione Sicilia. "Purtroppo - prosegue - temo che ce ne possano essere molti di più. Un costone di roccia si è staccato ieri sera intorno alle 20 e si è portato via una ventina di abitazioni. Quella era l’ora di cena. Adesso - prosegue - continuano le ricerche con le unità cinofile e sono arrivati anche gli uomini dell’esercito".
Le vittime Sono state identificate le prime due vittime del maltempo. Si tratta di Pasquale Bruno, 40 anni, travolto e soffocato dal fango nella piazza di Giampilieri, e di un pensionato di 70 anni, Francesco De Luca, annegato nello scantinato della sua casa rurale, in contrada Vallone, sempre a Giampilieri. Un’altra delle vittime è Roberto Carullo, sovrintendente della Polizia ferroviaria, il cui cadavere è stata recuperato dai soccorritori all’interno di un’automobile travolta da un torrente a Scaletta Zanclea. Il cadavere di un pensionato di 80 anni, Martino Scibilia, è stata recuperato all’interno della sua abitazione a Scaletta Zanclea. La quinta vittima identificata è Salvatore Scionti, 64 anni, morto nella sua abitazione di Scaletta Zanclea. Il corpo senza vita dell’anziano è stato scoperto dal figlio. Il cadavere di una donna, Agnese Pellegrino, è stato recuperato a Briga superiore. Agnese, 44 anni, era una postina ed era notissima nel circondario. La donna era sposata con Santi Pellegrino, dipendente del Policlinico di Messina, e aveva due figli, uno di 13 e uno di 15 anni. Secondo le prime ricostruzioni, un’enorme massa di fango e terra è precipitata sulla casa della vittima. L’abitazione, un casolare in pietra in contrada Iannazzo, alle pendici di una collina, è stata travolta. Il marito e i figli della vittima sono stati soccorsi e tirati fuori dalle macerie dai vigili del fuoco.
I feriti sulle navi Negli ospedali di Messina i feriti per il maltempo arrivano via mare. È il paradosso legato al traffico viario completamente bloccato che impedisce anche ai mezzi di soccorso di potere raggiungere le località dove devono operare. È il sindaco a fare il "quadro drammatico della situazione. Tutte le vie di collegamento sono bloccate - spiega - la città è isolata da Catania perché l’autostrada, la strada statale e la linea ferroviaria sono interrotte. I malati e i feriti delle zone periferiche - rivela - li facciamo arrivare in un piccolo porticciolo e con mezzi navali sono trasportati nel porto di Messina e trasferiti negli ospedali".
Bertolaso: "Colpa dell'abusivismo" "La situazione è molto critica e molto seria" ha detto Bertolaso, dopo avere sorvolato in elicottero le zone di Giampilieri e Scaletta Zanclea. "La zona è raggiungibile attraverso due vallate molto strette - ha spiegato - che sono completamente invase dal fango. Le strade si sono sbriciolate. Stiamo cercando di avere un quadro completo della situazione attraverso i sopralluoghi dall’alto degli elicotteri". "Eravamo in allerta meteorologica da ieri mattina, più di questo non potevamo fare: o si fa una grande opera di messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale o queste tragedie sono destinate a ripetersi" spiega Bertolaso. "Io non faccio polemiche - ha aggiunto Bertolaso - ma cerco di risolvere i problemi, è però evidente che non può essere la Protezione Civile a risolvere i problemi di dissesto idrogeologico creati dall’abusivismo".
La procura apre un'inchiesta La procura di Messina ha aperto un’inchiesta dopo il nubifragio. L’ipotesi di reato è di disastro colposo. L’inchiesta viene seguita direttamente dal procuratore capo Guido Lo Forte. "Con l’esattezza e il rigore dell’indagine giudiziaria - spiega Lo Forte - cercheremo di accertare le cause di questa tragedia e se qualcosa, con riferimento agli anni passati, abbia potuto contribuire a causare il disastro di oggi. Acquisiremo informazioni - prosegue - presso gli organi amministrativi e svolgeremo tutta una serie di accertamenti geotecnici e geologici". La procura si avvarrà del contributo dei carabinieri del Ris di Messina.
Pioggia record Il diluvio in un’ora. Tra le 20.40 e le 21.40, nella zona del Messinese colpita dal maltempo, sono piovuti 85 millimetri di pioggia con punte che hanno ampiamente superato i 120 millimetri. Per avere un’idea chiara dell’entità del nubifragio, basti pensare che si definisce pioggia intensa un a precipitazione che va oltre i 10 millimetri l’ora. Secondo i dati rilevati dalla stazione agrometeorologica del Sias a Fiumedinisi, non distante dalla zona del nubifragio, in tutta la giornata di ieri sono stati registrati 159 millimetri. E negli ultimi 15 giorni si contano re nubifragi intensi. L’ultimo, quello di ieri, il più devastante. È stato un mese di settembre "climaticamente eccezionale" sul fronte delle precipitazioni quello registrato nella Sicilia nord-orientale, nella provincia di Messina. Nella stazione di rilevamento del Sias il 16 settembre sono stati registrati 76 millimetri di pioggia, il 23 settembre ne sono stati rilevati 143 e ieri 159 millimetri. Tre schiaffi al territorio che hanno contribuito a provocare morte e distruzione.
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