21/01/2011

Il Giornale contro Annozero «Ha rivelato il cellulare di Berlusconi»

Il Giornale contro Annozero «Ha rivelato il cellulare di Berlusconi»

«Da ieri il numero del premier circola liberamente su internet». Record di ascolti per il programma di Santoro

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15/08/2009

Stranezze dal mondo

Stranezze dal mondo

 

Nasce con 4 braccia e 4 gambe. In Nepal ora è una divinità

 

Risab (foto da Bild)


























KATHMANDU (14 agosto) - Per gli abitanti del villaggio himalayano del Nepal dove è nato è un dio, la reincarnazione del dio induista Ganesh perchè ha quattro braccia e quattro gambe. Si tratta di un bambino di 8 mesi, Risab, nato malforme e divenuto oggetto di adorazione da parte dei fedeli induisti. A riportare la notizia e a pubblicare la foto del bambino il tabloid tedesco Bild.
Risab ha anche due stomaci, ma una sola testa e il Bild spiega che è il frutto di due feti. «La madre del bambino ha sofferto dolori atroci per cinque giorni prima di partorire - scrive il tabloid -, ma quando era tutto finito è inorridita».

20/04/2009

Facebook e la democrazia: lo scoglio del quorum e la protesta in piazza

Facebook e la democrazia: lo scoglio del quorum e la protesta in piazza

 

Consultazione online. Il social network lancia un referendum sulla privacy. Ma per essere valido deve votare il 30% degli utenti

 

Facebook site governance
Facebook site governance

MILANO - Utilizzare le attuali regole sulla privacy o decidere di optare per le novità che sono state decise attraverso la selezione dei commenti inviati dagli utenti? La decisione spetta agli utenti di Facebook, che entro il 23 aprile potranno esprimere il proprio voto in proposito. Il progetto si chiama Facebook Governance, un sistema che concede agli utenti di consigliare i gestori sulle innovazioni del sito attraverso una sorta di referendum.

LA POLEMICA - La decisione è stata presa tra Febbraio e Marzo, dopo le polemiche
per il restyling del sito
che ha costretto i gestori a fare una parziale marcia indietro sulle decisioni prese: migliaia le e-mail di lamentela e impietose le percentuali dei sondaggi lanciati sullo stesso Facebook. In alcuni casi gli scontenti per le novità introdotte superavano addirittura il 90%.

IL QUORUM - I problemi emersi sino ad ora sulle novità del nuovo corso riguardano la validità dei "Voti". Le consultazioni saranno vincolanti solo se parteciperà almeno il 30% degli utenti attivi al momento della divulgazione ufficiale di una votazione. Un utente è considerato attivo se ha effettuato l’accesso negli ultimi 30 giorni. L'idea di creare una soglia del 30% secondo molti scoraggerà la partecipazione, poiché difficilmente sarà raggiungibile.

CANCELLARE I DATI - D'altro canto, in attesa dei risultati di queste votazioni sulla privacy, è comunque possibile attivare la cancellazione completa di tutti i file legati ad un account che l'utente voglia eliminare dai server di Facebook. Secondo le nuove condizioni d'uso, per quanto transitorie, gli utilizzatori sono proprietari delle immagini e delle informazioni inserite su Facebook e quindi possono richiederne la rimozione.

PROTESTA IN PIAZZA - Ma con l'introduzione del nuovo metodo di consultazione il malcontento non si placa e si sposta anche nella vita reale. Così un gruppo di utenti francesi ha organizzato un presidio di protesta all'Arco della Defense di Parigi: «Contre la nouvelle version de Facebook" (contro la nuova versione di Facebook) recita lo striscione di dissenso. Ancora non si conosce l'identità del gruppo promotore della protesta, ma già molti blogger, pur condividendone i motivi, storcono il naso di fronte a uno sconfinamento che giudicano inopportuno.

Lavinia Hanay Raja


19/04/2009

Pd e province: lo spettro del numero 15

Pd e province: lo spettro del numero 15

 

Nelle amministrative di giugno le province governate dal Pd potrebbero scendere da 50 a 15.

 

Se nelle amministrative di giugno gli elettori si comportassero come alle politiche, le province governate dal Pd scenderebbero da 50 a 15. Per carità, non facciamone un dramma. Ma il 6 e il 7 di giu­gno non si vota solo per l’Euro­pa. Di mezzo ci sono 4200 co­muni, 219 con più di 15.000 abi­tanti e 30 capoluogo, alcuni dei quali per un motivo o per l’altro importantissimi. E 64 province.

Per carità, non facciamone un dram­ma. Ma di queste 64 province oggi più di 50 sono governate dal centrosinistra, so­lo 10 dal centrodestra. E si capisce. Le ele­zioni amministrative del 2004 per il cen­trosinistra furono un trionfo, per il cen­trodestra, ancora percorso dalle divisio­ni tra Forza Italia e la Lega, un disastro. Persino al Nord. Altri tempi. Adesso, leg­giamo sull’Unità in un documentatissi­mo articolo di Andrea Carugati, nel Pd cominciano a preoccuparsi per le elezio­ni provinciali persino di più che per le elezioni europee. Perché, ragiona il re­sponsabile per gli enti locali Paolo Fonta­nelli, se a giugno gli elettori si compor­tassero come nelle politiche (e, dal pun­to di vista del Pd, c’è da temere che si comportino molto peggio), sarebbe un disastro. Al Nord, ma non soltanto al Nord. Della cinquantina di amministra­zioni provinciali attuali, al Pd ne reste­rebbero 15. Quasi tutte concentrate in quelle che una volta si chiamavano Re­gioni rosse.

Per carità, non facciamone un dram­ma. Le province sono quasi universal­mente considerate dei carrozzoni inutili: Ugo La Malfa ne chiedeva la soppressio­ne più di 40 anni fa, a maggior ragione i riformatori più coerenti si indignano og­gi perché non vengono abolite. Ma per­derne 35 o giù di lì in una botta sola per il Pd sarebbe un bel guaio lo stesso. Per­sino se nelle elezioni europee riuscisse a contenere i danni. E non solo perché ba­sterebbe la vista di Emilio Fede che in tv, quasi a simboleggiare un passaggio d’epoca, appone sulla carta d’Italia 35 bandierine del Pdl su province sin qui amministrate dal centrosinistra a gettare nella costernazione più nera militanti ed elettori.

Per carità, non facciamone un dram­ma. Però, fossimo nei dirigenti del Pd, alle preoccupazioni di Fontanelli darem­mo molto ascolto. In politica i simboli e, come si dice adesso, l’immagine conta­no, eccome. Ma qui non si tratta solo di simboli e di immagine. Ci sarà pure un motivo se quelli della Lega, che sono dei politici eminentemente pratici, al solo sentir parlare di superamento delle pro­vince reagiscono con lo stesso, efficacis­simo fuoco di sbarramento con cui han­no replicato alla proposta di accorpare il referendum sulla legge elettorale alle ele­zioni del 7 giugno. Potranno anche esse­re inutili, o peggio, le province. Ma in ter­mini di consenso e di potere sono impor­tanti. E perderne una trentina, specie per un partito che voglia essere radicato nel territorio, e che si affidi in larga misu­ra a dei professionisti della politica (tra­dizionali o di tipo nuovo in questo caso non conta), vuol dire lasciare senz’arte né parte un esercito di assessori, di elet­ti, di presidenti e di consiglieri di enti pubblici e semipubblici, di consulenti e via di questo passo, con tutte le conse­guenze del caso. Se i partiti fossero delle associazioni culturali, e gli elettori votas­sero solo per motivi d’opinione, il proble­ma non sarebbe poi così terribile. Ma le cose sono un tantino più complicate: e sarebbe il caso di ricordarselo.

Per carità, non facciamone un dram­ma. I dirigenti del Pd interpellati dal­l’Unità dichiarano di fare comunque affi­damento, oltre che sulle nuove candida­ture (auguri), sulla buona qualità degli amministratori uscenti. L’argomento è storicamente fondato, perché è grazie al­la buona amministrazione che, molto spesso, il centrosinistra nelle elezioni lo­cali è riuscito a sfangarla anche quando, sul piano politico, gli soffiava addosso un forte vento contrario. Stavolta, però, il vento contrario non è forte: è fortissi­mo. E difficilmente il Pd può pensare di potergli resistere da solo, o quasi, in no­me di una vocazione maggioritaria che, se non è più conclamata come nel recen­te passato, non è stata neanche realistica­mente archiviata. Solo nella metà delle province (e dei comuni) in cui si vota il Pd si presenta nella coalizione del 2004 e del 2006. Spesso manca all’appello Rifon­dazione comunista, talvolta l’Italia dei Valori, più raramente Sinistra e Libertà; e, quanto all’Udc, sempre dall’Unità ap­prendiamo che «al Nazareno ci si conso­la constatando che Casini correrà da so­lo in moltissime realtà, dal Piemonte al Veneto alla Puglia, togliendo voti prezio­si alla destra». Certo il Pd non poteva ve­nire a capo in poche settimane di una questione chiave per la sua identità e il suo futuro come quella delle alleanze. Ma la scelta di non scegliere gli complica terribilmente la vita. Anche nelle provin­ce. Utili o inutili che siano.

Paolo Franchi


14/04/2009

«Social network rendano inaccessibili i dati dei minori ai motori di ricerca»

«Social network rendano inaccessibili i dati dei minori ai motori di ricerca»

 

Aperta procedura contro la gran bretagna: sua normativa non rispetta privacy sul web. Invito del commissario Reding, che si dice pronta a dettare nuove regole ad hoc

 

Viviane Reding (Emblema)
Viviane Reding (Emblema)

BRUXELLES (BELGIO) - La Commissione Ue riparte all'attacco di Facebook, MySpace e degli altri social network per proteggere la privacy dei cittadini Ue, in special modo quella dei minorenni. «Vuoi che Internet diventi una giungla? Potrebbe presto accadere, se non si riesce a controllare l'uso dei vostri dati personali sul web», avverte il commissario responsabile delle Telecomunicazioni, Viviane Reding, in un video sul suo sito Internet in inglese.

PROTEZIONE - La protezione della privacy deve essere una priorità per i social network, prosegue la Reding, che spiega come «almeno i profili dei minorenni devono essere nascosti di default e resi inaccessibili per i motori di ricerca». Bruxelles ha già chiesto ai principali siti mondiali di social network di prendere provvedimenti per proteggere i minori, ma la Reding si dice «pronta a dettare nuove regole ad hoc». Gli europei «hanno il diritto di controllare come vengono utilizzate le loro informazioni personali», spiega la Reding, precisando che la Commissione prenderà misure contro quegli Stati membri che non proteggono la privacy degli utenti di Internet contro gli attacchi dei social network, delle pubblicità mirate e dei nuovi sistemi di «advertising» come i Rfid, le cosidette etichette elettroniche.

PROVVEDIMENTO CONTRO LA GRAN BRETAGNA - La Reding ha intanto aperto una procedura d'infrazione contro la Gran Bretagna, invitando Londra a modificare la propria legislazione al fine di conformarsi alle regole comunitarie in tema di privacy dei dati on line. A meno che la Gran Bretagna non cambi la sua normativa, il commissario europeo ha la facoltà di inviare un ultimo avvertimento prima di portare il Paese dinanzi alla Corte di Giustizia Europea, che ha il potere di costringere i 27 Paesi dell'Unione europea a cambiare le rispettive leggi per conformarle a quelle comunitarie.


28/03/2009

La svolta di Mr. Facebook Ora vuole fare il banchiere

La svolta di Mr. Facebook Ora vuole fare il banchiere

 

La rete del social network per i micro-pagamenti. Il progetto: una piattaforma per integrare la pubblicità online con l'e-commerce

 

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg

MILANO — Anche se continua a girare con le sue ciabatte Adidas e le felpe con il cappuccio anni Ottanta, l'ex studente di Harvard, Mark Zuckerberg, ora sogna di fare il «banchiere»: il primo su internet. La sua forza è che ha già 175 milioni di clienti nel mondo. E se siete iscritti a Facebook tra loro ci siete anche voi. Il punto debole è che la popolarità dei banchieri in questo momento non è certo ai massimi storici. Ma anche che il progetto è ambizioso e non privo di rischi. Insomma, a 5 anni dalla sua nascita nel dormitorio del college di Boston Facebook, dopo essere stato fino ad ora sostanzialmente un passatempo, tenta di diventare maggiorenne e guadagnarsi da vivere da solo.

Come? Diventando una banca. Non proprio nel senso tradizionale del termine, ma almeno in parte: vuole battere moneta (virtuale), farsi prepagare per acquisire un credito - un po' come fanno gli operatori telefonici mobili o i gestori delle carte ricaricabili - e farsi garante delle microtransazioni che avvengono all'interno del proprio mondo. Nulla a che vedere dunque con le monete finte da «monopoli » che fino ad ora hanno movimentato fenomeni decaduti come Second Life. Il progetto, per ora allo studio, dopo essere stato a lungo un «rumor» è stato confermato in questi giorni a San Francisco dal guru del gaming di Facebook, Gareth Davis. Non a caso. I videogiochi online proprio come la musica digitale può contare su degli appassionati pronti a tutto. E a dire la verità la società aveva già tentato un paio di anni fa con il progetto «Wallet» mai decollato.

Ma se il colpo dovesse riuscirgli Facebook non solo risolverebbe uno dei rompicapi con cui si stanno confrontando anche settori tradizionali come l'editoria, cioè quello dei micropagamenti da pochi centesimi, ma riuscirebbe ad integrare sulla propria piattaforma la scommessa della pubblicità online con l'e-commerce (anche se in Italia, secondo l'Eurostat solo 11 persone su 100 hanno fatto un acquisto sul web nel 2008, mentre la media Ue è del 32%). Due i nodi da sciogliere: il primo sono le commissioni delle carte di credito che per adesso, insieme alla paura di regalare i codici segreti alla criminalità online organizzata, frenano il micro-shopping. Il secondo è rappresentato dal fisco: chi paga le tasse? Un caso già scoppiato su eBay. La soluzione potrebbe essere l'acquisto di un credito, dunque con una singola transazione, da utilizzare spacchettato grazie al «Facebook-fiorino». Si chatta con gli amici, si riceve la pubblicità mirata e si acquista.

Massimo Sideri


16/02/2009

Facebook è il sesto "paese" del Mondo

Facebook è il sesto "paese" del Mondo

 

Il popolo del "social network" rappresenta il 22,4% degli internauti. In un mese gli iscritti sono saliti da 150 a 175 milioni, mentre i visitatori sono diventati 220 milioni

 

ROMA - Un mese fa erano 150 milioni di utenti attivi. Adesso Facebook ha aggiornato il dato globale dei suoi affiliati: 175 milioni. E' con questa cifra che festeggia i suoi cinque anni da poco compiuti. La notizia è comparsa sullo stesso sito aziendale ed è rimbalzata online su vari siti specializzati in tecnologia, che sottolineano come il grosso della crescita di Facebook si debba ai membri al di fuori degli Stati Uniti: oltre il 70%. «Se Facebook fosse un Paese - aveva scritto un mese fa il suo fondatore Mark Zuckerberg -, sarebbe quello con l'ottava popolazione mondiale, superando Giappone e Russia».

SESTO "PAESE" DEL MONDO - Ma con 175 milioni di iscritti ora il popolo del social network guadagnerebbe altre due posizioni scavalcando Pakistan e Bangladesh. Secondo gli ultimi dati rilasciati dalla società di analisi e ricerche comScore, riferiti a dicembre 2008, nel mondo sono oltre 220 milioni i visitatori unici di Facebook, circa il 22,4% degli internauti, con quasi 80 miliardi di pagine viste.

 
ITALIA - Per quanto riguarda il popolo italiano di Facebook, a fine 2008, comScore contava quasi 8 milioni e mezzo di visitatori unici, circa il 40,8% degli internauti con più di 15 anni, e oltre 3 miliardi di pagine viste.