24/06/2009
Acqua su una luna di Saturno, è guerra di ipotesi tra gli scienziati
Acqua su una luna di Saturno, è guerra di ipotesi tra gli scienziati
Sarà la comunità dei planetologi a dichiarare il vincitore. Su Nature due tesi contrastanti: a) Su Encelado oceani sotto la crosta ghiacciata; b) Non è vero
Guerra dell’acqua sulle pagine della rivista scientifica britannica Nature. Sul numero di questa settimana due articoli dicono uno l’opposto dell’altro. Uno annuncia la presenza di oceani di acqua salata sotto la crosta gelata di Encelado, la sesta maggiore luna di Saturno, l’altro smentisce la loro esistenza. La scienza è ovviamente anche discussione di tesi contrapposte e nel caso specifico gli scienziati incaricati di vagliare i due lavori contrapposti prima della pubblicazione hanno concluso che era meglio pubblicarli entrambi: sarà la più ampia comunità di planetologi lettori dei resoconti a decretare il vincitore. Così Ponzio Pilato accende ulteriormente la discussione e la tiratura della rivista. Ecco le due versioni della vicenda.
ARTICOLO A - Enormi getti d’acqua sono sparati nello spazio dal polo sud di Encelado. I getti si alzano per centinaia di chilometri e sono formati da vapore acqueo, gas e minuscoli granelli di ghiaccio. La prova è raccolta dagli obiettivi della sonda Cassini della Nasa in orbita attorno al pianeta inanellato. La conclusione è di Juergen Schmidt dell’Università di Potsdam (Germania) e di Nikolai Brilliantov dell’Università di Leicester alla guida di un gruppo di ricercatori. Le loro analisi portano a stabilire che tra i granelli ghiacciati c’è del sodio, quindi – dicono – sotto la crosta ci sono degli oceani d’acqua salata e il cloruro di sodio è presente in una concentrazione pari a quella esistente negli oceani terrestri. Ciò significa che, tra i flutti, potrebbe anche essere presente qualche forma di vita.
ARTICOLO B - I getti di vapore acqueo che escono da Encelado e già visti negli anni scorsi, non sono dei geyser provenienti da oceani sotterranei come previsto da altri scienziati, dice il professor Nicholas Schneider del Laboratorio di fisica spaziale e atmosferica del centro di ricerca di Boulder in Colorado (Usa). Schneider e i suoi colleghi americani analizzando le immagini con il telescopio Keck-1 del diametro di 10 metri sostengono di aver misurato troppo poco sale. In presenza di oceani la quantità dovrebbe essere molto maggiore. Per gli studiosi americani i getti escono da caverne sotterranee. Da queste si manifesta una periodica e lenta evaporazione di vapore acqueo. Ma lo stesso Schneider alla fine non è certo della sua idea e ammette che ci possono essere tante altre spiegazioni. Ad esempio una frizione tra i ghiacci superficiali che finisce per vaporizzarli generando getti vaporosi verso l’alto. «Possiamo avanzare tante ipotesi che non siamo però in grado di verificare – ammette - dobbiamo prenderle tutte in considerazione con un grano di sale», conclude con un pizzico di ragionevole ironia.
Giovanni Caprara
23:41 Scritto in ASTRONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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19/03/2009
GLI OCEANI SARANNO INONDATI DALLA MASSA D'ACQUA: «Ancora tre gradi di temperatura e la calotta antartica collasserà»
GLI OCEANI SARANNO INONDATI DALLA MASSA D'ACQUA: «Ancora tre gradi di temperatura e la calotta antartica collasserà»
Lo rivelano i sedimenti profondi prelevati sotto i ghiacci del Mare di Ross. Tre italiani nel team
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| (Ansa) |
ROMA - Che cosa succederà se le temperature medie del nostro pianeta dovessero aumentare di tre gradi entro la fine di questo secolo, come temuto da molti climatologi alla luce del galoppante aumento delle concentrazioni di gas serra? Questa volta la risposta arriva dalla ricostruzione di eventi del passato, piuttosto che da modelli matematici che dipingono incerti scenari futuri. Succederà che una consistente porzione della calotta glaciale antartica collasserà, inondando di acque gli oceani della Terra. La conferma che è sufficiente un aumento delle temperature apparentemente piccolo, per provocare conseguenze enormi è contenuta in un articolo apparso sull’ultimo numero di Nature a firma di un numeroso gruppo internazionale di geologi del progetto Andrill (ANtarctic geological DRILLing), fra i quali tre italiani dell’Istituto nazionale di geofisica vulcanologia (Ingv): Fabio Florindo (coordinatore del progetto), Massimo Pompilio e Leonardo Sagnotti. La ricerca, partita dall’analisi di sedimenti prelevati al di sotto della piattaforma di ghiaccio galleggiante del mare di Ross (Ross Ice Shelf), è approdata a fondamentali scoperte sull'evoluzione della calotta occidentale dell'Antartide (West Antarctic Ice Sheet) in un intervallo di tempo che va da 5 a 3 milioni di anni fa, quanto la temperatura media del nostro pianeta ed il contenuto di CO2 in atmosfera erano più alte delle condizioni attuali.
ASSE TERRESTRE - Per la prima volta è stata acquisita la certezza che la calotta polare antartica è estremamente dinamica, molto sensibile a piccole variazioni di temperatura e che, sui lunghi periodi del passato, queste fluttuazioni sono correlabili a cicliche variazioni dell'inclinazione dell'asse terrestre. «In coincidenza dei periodi relativamente più caldi, con temperature più elevate di 3 gradi rispetto a oggi, la calotta polare occidentale è periodicamente collassata –spiega il dottor Fabio Florindo dell’Ingv- . Nella regione del Mare di Ross, la piattaforma di ghiaccio galleggiante, oggi estesa come la Francia, e' andata progressivamente ritirandosi fino a dare spazio a condizioni di mare aperto. I dati raccolti da questa ricerca sono estremamente importanti per avere un’idea di quello che potrebbe accadere nei prossimi decenni in conseguenza dell’aumento incontrollato delle emissioni di gas serra in atmosfera».
PERFORAZIONE - «Per raggiungere i sedimenti da analizzare», ha aggiunto il ricercatore, «abbiamo dovuto perforare circa 1300 m di sedimenti, dopo avere attraversato con le aste di perforazione 85 metri di ghiaccio del Ross Ice Shelf e 850 metri di acqua. Così facendo è stato possibile andare più a ritroso nel tempo». Infatti, a differenza delle carote di ghiaccio prelevate nell’ambito del progetto Epica (European Project for Ice Coring in Antarctica), che hanno permesso di estendere le conoscenze sul clima della Terra fino a circa un milione di anni fa, con lo studio di sedimenti profondi è possibile spingersi indietro di diverse decine di milioni di anni, quando ancora non esistevano delle calotte di ghiaccio in Antartide.
PROIEZIONI - Programmi di ricerca come Andrill sono considerati di estrema importanza per risolvere le incertezze sul comportamento futuro delle calotte polari dell’Antartide in questa fase di riscaldamento globale. I dati acquisiti aiutano a comprendere la dinamica delle antiche calotte polari e del ghiaccio marino stagionale, e a verificare i modelli matematici sull’evoluzione del clima a scala planetaria. Ma è verosimile che un fenomeno analogo al collasso della calotta antartica occidentale possa verificarsi di nuovo, questa volta a causa dell’uomo, se le temperature aumentassero di 3°C? «Certamente si –risponde il presidente dell’Ingv professor Enzo Boschi-. Negli ultimi anni è salito alla ribalta dell’informazione di massa il problema del progressivo riscaldamento del nostro Pianeta legato all’emissione indiscriminata di gas serra nell’atmosfera. Nel corso del XX secolo il riscaldamento è stato di circa 0.7°C, ma secondo una delle proiezioni dell’IPCC-2007 nel 2100 la temperatura sarà analoga a quella presente sulla Terra prima della formazione di una calotta di ghiaccio in Antartide. In quest’ottica, è importante tenere sotto controllo gli effetti di questo riscaldamento ai poli poiché l’Artide e l’Antartide, le regioni più fredde del Pianeta, sono quelle che risentono maggiormente delle variazioni climatiche. A titolo di esempio, basti pensare a quello che è accaduto nel febbraio del 2002 alla piattaforma di ghiaccio del Larsen B (Penisola Antartica) a causa del riscaldamento globale. Questa piattaforma che aveva una estensione di ben 3.250 chilometri quadrati e uno spessore di 220 metri, si è disintegrata nel giro di 30 giorni».
Franco Foresta Martin
14:54 Scritto in AMBIENTE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: ambiente, oceani, polo nord, polo sud, calotte polari, temperatura, inondazioni, collasso, ricerche, sedimenti | OKNOtizie |
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02/02/2009
Dal satellite agli abissi marini, Google adesso punta su Ocean
Dal satellite agli abissi marini, Google adesso punta su Ocean
La piattaforma fornirà anche informazioni sui cambiamenti geologici e climatici. In uscita il nuovo software in grado di monitorare grazie alle mappe digitali i fondali dell'intero pianeta
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| I rilievi sottomarini del Mar Tirreno evidenziati da Google Maps: presto ulteriori dati sui fondali saranno disponibili con Google Ocean |
SUCCESSO - Da quando è stato lanciato nel 2006, Google Earth ha avuto uno straordinario successo tra gli utenti di Internet: oltre 400 milioni di persone hanno visitato il sito web per scrutare dall'alto città e quartieri di tutto il mondo. Adesso grazie a Google Ocean anche i meno esperti potranno conoscere la topografia sottomarina e la batimetria degli angoli più nascosti degli abissi. Secondo quanto riporta il Guardian, alla presentazione della nuova versione del software parteciperanno, oltre a Eric Schmidt, l'attuale Ceo di Google, illustri personaggi come l'ex vicepresidente degli Usa e noto ambientalista Al Gore e Sylvia Earle, una celebre studiosa americana di oceanografia. Se la nuova versione del sito riuscisse a mappare completamente i fondali marini potrebbe essere di grande aiuto anche agli studiosi di archeologia subacquea. «Questa e' la cosa che mi eccita di più - dichiara entusiasticamente alla rivista tecnologica Cnet David Sandwell, professore di geofisica allo Scripps Istitution of Oceanograph dell'Università di San Diego -. Le persone sapranno che gran parte dei fondali marini sono inesplorati e Google ci darà una mano a conoscerli».
IMMAGINI E TEMPI - Immagini ad altissima definizione accompagneranno i dati che raccontano il clima, le temperature e le correnti marine presenti nel mondo sottomarino, anche se ci vorrà tempo prima che tutti gli angoli degli oceani siano mappati in alta definizione: «Almeno 100 anni - profetizza lo studioso David Sandwell che è certo che Google Ocean diventerà una risorsa essenziale per gli scienziati -: sarà un mezzo molto utile per condividere dati statistici sugli oceani. Per i miei studi sarà importante perchè mi permetterà di conoscere in maniera dettagliata la struttura tettonica globale dei fondali marini». Anche altri studiosi affermano che con Google Ocean la conoscenza oceanografica potrà fare passi da gigante: «Basta pensare che - dichiara Stephen P. Miller, direttore del Centro geologico allo "Scripps" - oggi abbiamo informazioni più dettagliate della superficie di Marte grazie a studi portanti avanti in poche settimane con potenti mezzi tecnologici che dei fondali marini sui quali le prime ricerche sono state fatte ben due secoli fa».
21:41 Scritto in INTERNET | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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28/01/2009
La medusa che vive all'infinito «Può invadere tutti gli oceani»
La medusa che vive all'infinito «Può invadere tutti gli oceani»
La Turritopsis nutricula è capace di invertire il proprio ciclo biologico. E' in grado di ritornare allo stadio giovanile da cui era stata generata, quello di un polipo
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RITORNA GIOVANE - La scoperta di questo organismo, che potenzialmente può vivere in eterno, risale a qualche anno fa. La piccola idromedusa dal nome scientifico Turritopsis nutricula misura un diametro di appena quattro-cinque millimetri. Una volta raggiunta la maturità sessuale e dopo essersi riprodotta, non muore, a differenza di tutti gli altri organismi similari. Questa speciale medusa, invece, scende sul fondo e si ritrasforma nello stadio giovanile da cui era stata generata, ossia quella di un
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19:58 Scritto in SCIENZE | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: medusa, immortale, invasion, oceani, scienze, scoperta, biologia | OKNOtizie |
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11/11/2008
Maldive: «Ci compriamo un altro paese»
Maldive: «Ci compriamo un altro paese»Di fronte ai rischi dell'innalzamento delle acque dell'oceano Indiano. Il nuovo presidente dell'arcipelago annuncia un fondo per finanziare l'acquisto: «Non vogliamo diventare profughi»
LONDRA - I maldiviani, che abitano terre emerse con un'altezza media sul livello del mare di 1,5 metri, guardano con preoccupazione i dati sul riscaldamento globale e sull'innalzamento delle acque. Il nuovo presidente Mohamed Nasheed ha detto al Guardian che il suo paese è intenzionato a creare un fondo per potersi così comprare una nuova patria nel caso in cui l'oceano Indiano dovesse per davvero sommergere l'arcipelago, causa riscaldamento globale.
«NON VOGLIAMO DIVENTARE PROFUGHI» - «Non vogliamo lasciare le Maldive», ha detto il neo-presidente Nasheed, «ma non vogliamo nemmeno diventare profughi e vivere per decenni nelle tende». «Non possiamo fare niente, da soli, per fermare il cambiamento climatico - ha detto Nasheed - e così non ci resta che comprare terra da qualche altra parte. È una sorta di assicurazione contro il peggior scenario possibile». Il nuovo premier delle Maldive, che ufficialmente prenderà il controllo della nazione martedì, ha rivelato che molti paesi si sono dimostrati «ricettivi». Per costruire i capitali necessari, Nasheed darà vita a un fondo "sovrano" simile a quelli messi in piedi dai paesi ricchi di petrolio del Medio Oriente con i guadagni in surplus del greggio.
15:18 Scritto in CURIOSITA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: maldive, innalzamento, oceani, oceano indiano, arcipelago, finanziamento, acquisto | OKNOtizie |
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