08/02/2011

Somalia: catturata petroliera italiana

Somalia: catturata petroliera italiana

Da un barchino con a bordo almeno cinque pirati. Sulla nave ci sono 22 membri dell'equipaggio: cinque italiani e 17 indiani

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30/06/2009

Si schianta aereo yemenita, 153 a bordo Parigi: «Riscontrati difetti già nel 2007»

Si schianta aereo yemenita, 153 a bordo Parigi: «Riscontrati difetti già nel 2007»

 

Al largo delle isole Comore, vicino al Madagascar. un mese fa la tragedia dell'air france. Tra i passeggeri 66 francesi. Trovato un superstite: è un bambino. La Farnesina esclude presenza di italiani

 

 

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Un Airbus A310 della compagnia Yemenia (Reuters)
Un Airbus A310 della compagnia Yemenia (Reuters)

PARIGI - Un Airbus A310 della compagnia Yemenia Air con a bordo 153 persone si è schiantato nella notte tra lunedì e martedì nelle acque dell'oceano Indiano, al largo delle isole Comore, a circa tre chilometri dalla costa dell'arcipelago, situato fra il Mozambico e il Madagascar . I soccorritori hanno trovato un sopravvissuto: è un bambino, non si conosce la sua nazionalità. Secondo fonti dell'aeronautica yemenita sono stati recuperati anche tre cadaveri, ma le ricerche proseguono con difficoltà a causa delle le pessime condizioni meteorologiche: «Mare grosso e forti venti stanno ostacolando i soccorsi».

A BORDO ANCHE 66 FRANCESI - Tra i passeggeri (142, più 11 membri dell'equipaggio) c'erano 66 francesi, di cui molti residenti nelle Comore. Delle quattro isole dell'arcipelago, quella di Mayotte è rimasta sotto la sovranità di Parigi dopo un referendum. Altri erano partiti su un Airbus A330-200 della Yemenia dall'aeroporto parigino di Roissy, facendo scalo a Marsiglia e Sanaa (Yemen): qui hanno cambiato velivolo per imbarcarsi sull'A310, diretto a Gibuti e Moroni (capitale delle Comore) come destinazione finale. La Farnesina ha escluso la presenza di italiani a bordo. In corso le operazioni di recupero dei corpi e dei rottami: nelle ricerche sono impegnate vedette e imbarcazioni delle Comore e del Madagascar. Parigi ha inviato due navi e un velivolo da ricognizione e trasporto Transall.

«NUMEROSI DIFETTI SULL'AEREO» - Il ministro francese dei trasporti, Dominique Bussereau, ha detto che sull'Airbus A310 della Yemenia Air erano stati riscontrati molti difetti e per questo gli era stato proibito di sorvolare lo spazio aereo francese. La Yemenia, spiega, è una compagnia che «viene monitorata molto da vicino» per la sicurezza. «L'A310 era stato controllato nel 2007 dalla Direzione generale dell'aviazione civile in Francia ed erano stati rilevati un certo numero di difetti» ha detto Bussereau, aggiungendo che «da allora l'apparecchio non è più riapparso nel nostro Paese».

FORTI RAFFICHE DI VENTO - Il ministro non si è sbilanciato sulla causa del disastro: «Si è parlato del maltempo, ma al momento le notizie sono un po' vaghe. Ci dicono che l'aereo era in fase di atterraggio, poi ha rinunciato e ha tentato un'altra fase di avvicinamento che è andata male». Il responsabile dell'aviazione civile yemenita, Muhammed Abdul-Qadber, ha detto che l'incidente è avvenuto in un'area dove c'era vento molto forte, con raffiche fino a 161 chilometri orari. Secondo Meteo France nella zona non c'era un temporale, ma raffiche di vento vicino all'aeroporto di Moroni. «Nella zona non ci sono problemi di nubi - ha spiegato il responsabile delle previsioni, Jean-Marie Carriere -, ma c'è un vento sostenuto con raffiche che possono superare i 60 chilometri orari, vicino all'aeroporto e dappertutto nella zona».

L'INCIDENTE DI UN MESE FA - Esattamente un mese fa, nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno, un Airbus A330 di Air France è precipitato nell'Atlantico: partito da Rio de Janeiro, era diretto a Parigi. A bordo c'erano 228 persone, fra cui 10 italiani, originari di Trentino Alto Adige, Veneto ed Emilia Romagna. Tre giorni fa le Forze armate brasiliane hanno interrotto le ricerche dei corpi delle vittime. Le acque dell'Atlantico tra le coste brasiliane e quelle africane hanno restituito 51 corpi, di cui 14 identificati.


11/11/2008

Maldive: «Ci compriamo un altro paese»

Maldive: «Ci compriamo un altro paese»

Di fronte ai rischi dell'innalzamento delle acque dell'oceano Indiano. Il nuovo presidente dell'arcipelago annuncia un fondo per finanziare l'acquisto: «Non vogliamo diventare profughi»

 

 

 

LONDRA - I maldiviani, che abitano terre emerse con un'altezza media sul livello del mare di 1,5 metri, guardano con preoccupazione i dati sul riscaldamento globale e sull'innalzamento delle acque. Il nuovo presidente Mohamed Nasheed ha detto al Guardian che il suo paese è intenzionato a creare un fondo per potersi così comprare una nuova patria nel caso in cui l'oceano Indiano dovesse per davvero sommergere l'arcipelago, causa riscaldamento globale.

«NON VOGLIAMO DIVENTARE PROFUGHI» - «Non vogliamo lasciare le Maldive», ha detto il neo-presidente Nasheed, «ma non vogliamo nemmeno diventare profughi e vivere per decenni nelle tende». «Non possiamo fare niente, da soli, per fermare il cambiamento climatico - ha detto Nasheed - e così non ci resta che comprare terra da qualche altra parte. È una sorta di assicurazione contro il peggior scenario possibile». Il nuovo premier delle Maldive, che ufficialmente prenderà il controllo della nazione martedì, ha rivelato che molti paesi si sono dimostrati «ricettivi». Per costruire i capitali necessari, Nasheed darà vita a un fondo "sovrano" simile a quelli messi in piedi dai paesi ricchi di petrolio del Medio Oriente con i guadagni in surplus del greggio.