19/08/2010

Cossiga, ultimo saluto nella sua Sassari

Cossiga, ultimo saluto nella sua Sassari

Una messa nella chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo in via del Corso a Roma poi il feretro è stato portato nella città sarda per il funerale. Cerimonie in forma strettamente privata dopo il saluto di autorità e cittadini comuni nella camera ardente

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05/08/2010

Afragola, il vescovo: "Politici si convertano a sicurezza"

Afragola, il vescovo: "Politici si convertano a sicurezza"

Forte commozione ai funerali di Pasquale Zanfardino, Katia Tromba e di Anna Cuccurullo, morti sotto le macerie. Dura omelia di monsignor Antonio Di Donna: "Sono vittime di fame di quellla fame di case che porta i giovani a fare sacrifici"

 

 

Parole forti, all'omelia dei funerali per le tre vittime del crollo di Afragola, dal vescovo ausiliare di Napoli, monsignor Antonio Di Donna: "La loro è una morte tragica, sono vittime di quella cronica fame di case che porta tanti giovani a fare sacrifici enormi, magari ristrutturandole e facendo i lavori in economia". Coloro che "hanno responsabilità nella cosa pubblica, quelli che governano il Paese e che decidono le priorità, ha aggiunto, si convertano, e investano in sicurezza".

Per il presule, proprio su questo territorio c'è una "contraddizione": a meno di un chilometro da via Calvanese, dove si è registrato il crollo, "sta nascendo la stazione dell'Alta velocità, un progetto sofisticato con materiali ultratecnologici e in grado di resistere nei secoli.

Forte commozione durante la cerimonia funebre, nella chiesa di San Giorgio Martire stracolma di folla. Oltre 300 persone assiepate in chiesa, un migliaio si sono raccolte all'esterno ed hanno applaudito all'uscita le bare di Pasquale Zanfardino, della moglie Katia Tromba e di Anna Cuccurullo.

Decine di corone di fiori sono state collocate all'esterno della chiesa mentre in città, dove è stato indetto il lutto cittadino, tutti i negozi sono rimasti chiusi.


19/09/2009

Si ripete il prodigio di San Gennaro Monito di Sepe: basta autocommiserarci

Si ripete il prodigio di San Gennaro Monito di Sepe: basta autocommiserarci

 

Al duomo Il cardinale striglia la politica:«Il Sud è uscito dall'agenda politica, ma non ci dobbiamo rassegnare»

 

Il prodigio di San Gennaro

Il prodigio di San Gennaro

 

NAPOLI - Si ripete il prodigio del sangue di San Gennaro, ma il cardinale Sepe «striglia» la politica, nazionale e locale. Alle ore 9.57 il tradizionale sventolio del fazzoletto bianco ha annunciato che nella cattedrale di Napoli si è ripetuto il prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro. La teca, con le due ampolle contenenti il sangue del patrono di Napoli, è stata mostrata ai fedeli dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe. Lo sventolio del fazzoletto bianco dall’altare è stato accolto da un lungo applauso dai fedeli.

IL MONITO DI SEPE - Parole dure del cardinale, nel corso dell'omelia di San Gennaro. «I problemi del sud sono scomparsi, per lungo tempo, da un’agenda politica troppo impegnata a turare le altre falle che via via si aprivano». ha detto. «Ma il Mezzogiorno non può continuare a essere la falla permanente della storia d’Italia; così come Napoli non può rassegnarsi a tenere saldamente il titolo della città dell’emergenza». «La mancanza di lavoro è forse il primo dei problemi che tengono in ostaggio Napoli», ha aggiunto l’arcivescovo di Napoli, il cardinale. «Lavoro significa un guadagno onesto, lavoro significa la possibilità di rendersi utile e di esprimere le proprie competenze. In una parola, lavoro è dignità, ciò a cui tutti gli uomini hanno diritto». Sepe ha poi fatto riferimento ai temi dell’integrazione con gli immigrati: «Siamo, nonostante le poche risorse, la città dell’accoglienza. Le porte di Napoli sono aperte a tutti e il volto della comunità esprime ora una multiculturalità diffusa e accettata». Poi l'ultimo colpo alla politica, ma anche al ceto intellettuale e alla gente comune: «Non possiamo restare immobili di fronte all’inevitabile, non possiamo restare vittime della nostra commiserazione, sperando di commuovere qualcuno e spronarlo a porre attenzione alla nostra storia futura».


21/06/2009

«Padre Pio combattè contro il Male»

«Padre Pio combattè contro il Male»

 

La visita è la prima di un pontefice da quando il frate di pietralcina è diventato santo. Omelia del Papa a San Giovanni Rotondo davanti a oltre 50mila fedeli

 

Papa Benedetto XVI (Ansa)
Papa Benedetto XVI (Ansa)

SAN GIOVANNI ROTONDO (FOGGIA) - E' stata la prima visita di un Pontefice dopo la proclamazione a Santo di padre Pio. Benedetto XVI ha pregato oggi sulle spoglie di Padre Pio. Il Pontefice è arrivato infatti a San Giovanni Rotondo per una breve visita pastorale di un giorno.

PREGHIERA - Il Papa ha raggiunto il santuario di Santa Maria delle Grazie e ha ricevuto il saluto di benvenuto da parte del Sindaco di San Giovanni Rotondo, Gennaro Giuliani e di monsignor Domenico Umberto D'Ambrosio, arcivescovo eletto di Lecce e amministratore apostolico di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Nel santuario, il Papa è stato accolto da Fra Mauro Johri, Ministro Generale dell'Ordine francescano dei Frati minori cappuccini. Il Papa è salito al primo piano del Convento per una breve visita della cella di Padre Pio. Quindi è sceso nella cripta del Santuario per venerare le spoglie mortali di San Pio. Nella cripta il Papa ha pregato per qualche minuto anche dinanzi a un reliquiario che contiene i resti del cuore di Padre Pio. Il reliquiario contiene tutti i «frammenti» del muscolo cardiaco del frate delle stimmate trovati tra i resti del corpo quando la sera del 2 marzo 2008, alle 23.19 e dopo l'insediamento di un Tribunale istituito per l'occasione dall'arcivescovo di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo, mons. Domenico Umberto D'Ambrosio, otto frati aprirono la triplice bara di metallo, legno e zinco contenente le spoglie del santo.

MESSA - Successivamente il Papa ha celebrato la messa davanti ad una grande folla di circa 50mila persone. In prima fila sul sagrato sedevano il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto e il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola.
«Come è stato per Gesù, la vera lotta, il combattimento radicale Padre Pio ha dovuto sostenerli non contro nemici terreni, bensì contro lo spirito del male. Le più grandi tempeste che lo minacciavano erano gli assalti del diavolo, dai quali egli si difese con l'armatura di Dio con lo scudo della fede e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio». Benedetto XVI lo ha ricordato nell'omelia della messa celebrata sul piazzale del nuovo Santuario progettato da Renzo Piano. «Rimanendo unito a Gesù - ha spiegato il Pontefice - egli ha avuto sempre di mira la profondità del dramma umano, e per questo si è offerto e ha offerto le sue tante sofferenze, ed ha saputo spendersi per la cura ed il sollievo dei malati, segno privilegiato della misericordia di Dio, del suo Regno che viene, anzi, che è già nel mondo, della vittoria dell’amore e della vita sul peccato e sulla morte». «Guidare le anime e alleviare la sofferenza: così si può riassumere la missione di san Pio da Pietrelcina», ha poi aggiunto il Papa citando Paolo VI, per il quale il cappuccino con le stimmate «era un uomo di preghiera e di sofferenza». «Padre Pio - ha scandito Ratzinger - conservò i propri doni naturali, e anche il proprio temperamento, ma offrì ogni cosa a Dio, che ha potuto servirsene liberamente per prolungare l'opera di Cristo: annunciare il Vangelo, rimettere i peccati e guarire i malati nel corpo e nello spirito».

 


30/09/2008

«Vale solo l'amore»: il vescovo cita Jovanotti nell'omelia

«Vale solo l'amore»: il vescovo cita Jovanotti nell'omelia

 

 

Monsignor Giusti alla Messa sul lungomare celebrata di fronte a 200 ragazzi: «Come dice anche il rap...»

 

 

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LIVORNO — I Vangeli sopra ogni cosa. Parola del Signore. Però anche le strade della «buona novella» sono infinite e i messaggi atipici e profani a volte penetrano nel cuore dei fedeli come gli insegnamenti di santi e di beati. Accade così che, durante l'omelia, monsignor Simone Giusti, 52 anni, vescovo di Livorno, decida di citare la frase di una canzone di Jovanotti: «Salvami».

«Come dice anche una canzone rap solo l'amore salva, la vita ci insegna che vale solo l'amore », dice il prelato. Miracolo. I fedeli, circa duecento ragazzi che domenica sera partecipano a una messa all'aperto sul lungomare davanti alla Terrazza Mascagni, ascoltano e sorridono, nonostante un ventaccio gelido che fa battere i denti, annebbia la mente e farebbe scappare pure i santi. E si entusiasmano pure per questo vescovo così moderno. Che, durante la benedizione scherza sul freddo, e chiude la liturgia con un inconsueto «andate in pace e copritevi». Sopra l'abito talare verde con paramenti oro monsignore si annoda pure una maglietta rossa che gli hanno appena donato i ragazzi di una onlus e da lontano sembra quasi un ultrà della squadra di calcio. Proprio lui, primo vescovo pisano della storia di Livorno e protagonista, appena nominato dal Papa, di un allegro e irriverente sommario del Vernacoliere, il foglio satirico della città: «Lo spregio del Papa: vescovo pisano a Livorno. La città si ribella: piuttosto si diventa mussulmani, tumulti e barricate dappertutto».

Solo ironia, naturalmente. Perché monsignor Giusti, una laurea in architettura, progettista di chiese e edifici religiosi, ha iniziato a far innamorare la città, da sempre comunista, anarchica e con la più alta concentrazione di massoni d'Italia. L'altra sera, durante la messa con citazione «rap», il vescovo ha anche ammonito i ragazzi ad essere meno consumisti. «Dunque non vi dico di dar retta al vescovo, ma di ascoltare l'amore che il Signore vi ha messo nel cuore — ha detto il vescovo —. Perché in un mondo pieno di cibo, vestiti e benessere, è solo l'amore a farci palpitare». Proprio come nella canzone di Jovanotti.