05/04/2011
Assalto in banca, due banditi uccisi
Assalto in banca, due banditi uccisiA quinzano, nel bresciano. A sparare una guardia giurata, arrestata per omicidio volontario, dell'istituto di credito
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07/03/2011
Uccisa sulle strisce: 'Omicidio volontario' L'investitore positivo alla cocaina
Uccisa sulle strisce: 'Omicidio volontario' L'investitore positivo alla cocainaL'incidente di sabato sera in via stalingrado. Il consulente tecnico stima che il trentenne di Budrio stesse viaggiando a 110-120 chilometri all'ora
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23/02/2011
Tabaccaio uccise rapinatore, l'appello: chiesti 9 anni e mezzo di reclusione
Tabaccaio uccise rapinatore, l'appello: chiesti 9 anni e mezzo di reclusioneI fatti il 17 maggio 2003: vittima un 30enne. ferito il complice 19enne. «Fu omicidio volontario». In primo grado un anno e otto mesi. Presidio della Lega davanti al tribunale
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20/04/2010
Cassazione, «imboscata» a Marrazzo L'ex governatore: «Su di me tante falsità»
Cassazione, «imboscata» a Marrazzo L'ex governatore: «Su di me tante falsità»CASO DELL'EX GOVERNATORE DEL LAZIO. La Corte conferma l'arresto dei carabinieri per estorsione: il blitz era preordinato, il video un ricatto
ROMA - La Corte di Cassazione ha depositato le carte dell'inchiesta sul traffico di cocaina e prostituzione legata ai transessuali, nel quale è coinvolto l'ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo. In riferimento al video nel quale l'ex governatore risulta in compagnia del trans Natalie e con della droga sul tavolino, dai documenti emerge che Marrazzo «fu vittima di un'imboscata». Anzi: l'esponente politico fu «chiaramente vittima predestinata». La Cassazione a confermato le misure cautelari nei confronti di alcuni carabinieri della Compagnia di Roma Trionfale, accusati di ricatto nei confronti di Marrazzo. E l'ex governatore si sfoga: «ho sempre detto la verità» e poi: «sono vittima di questa vicenda». Marrazzo ha anche annunciato: «Sono pronto a rientrare in Rai, sono a disposizione dell'azienda. Tornerò a fare il mio "vecchio" lavoro nella comunicazione».
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| Piero Marrazzo (LaPresse) |
VIDEO CONDITO - I carabinieri Luciano Simeone e Carlo Tagliente - nell'irruzione a via Gradoli dove lo scorso luglio sorpresero Piero Marrazzo col trans Natalie - «hanno impedito a Marrazzo di tirarsi su i pantaloni» perchè «la ripresa in mutande aveva, evidentemente, per i fini perseguiti dagli indagati, ben maggiore effetto e ben altro valore, così ben altro valore avrebbe avuto la "scena del crimine" se fosse stata opportunamente "condita" dalla presenza di droga». Lo sottolinea la Cassazione - nella sentenza 15082 depositata lunedì con la quale conferma le accuse ai carabinieri indagati per l'estorsione a Marrazzo - rilevando che vi fu una «accurata preparazione di quella scena, che prevedeva non solo la presenza della droga ma anche, nello stesso tavolino, accanto al piatto che la conteneva, della tessera personale della vittima, affinchè non vi fossero dubbi sulla identificazione del personaggio» al quale non si voleva «dare scampo».
| Il trans Natalie (Ansa) |
NATALIE ATTENDIBILE - In particolare la Cassazione spiega che il fatto che si trattò di un blitz preordinato «è attestato non solo da quanto dichiarato da Natalie e dal Marrazzo, della cui complessiva attendibilità giustamente il tribunale non ha dubitato, ma anche, e soprattutto, dalla condotta tenuta dai due carabinieri durante l'irruzione nell'abitazione e nei giorni successivi, certamente non riconducibile a quanto ci si aspetterebbe da rappresentanti delle forze dell'ordine impegnati in compiti di istituto». In proposito la Cassazione - con la sentenza 15082, che conferma l'impianto accusatorio ricostruito dalla procura di Roma - osserva che i carabinieri Luciano Simeone e Carlo Tagliente non avevano verbalizzato il loro intervento, nè informato i superiori, nè sequestrato lo stupefacente rinvenuto nell'abitazione, nè proceduto alla perquisizione dell'appartamento. Risulta invece - prosegue la suprema corte - che «essi, o eventuali complici introdottosi con loro nell'appartamento, hanno eseguito delle significative riprese video del Marrazzo in atteggiamento certamente compromettente, specie per un uomo che ricopriva un importante ruolo istituzionale; riprese le cui finalità non erano certo quelle di assicurare, a fini di giustizia, le tracce di reati, o di individuare i colpevoli di condotte delittuose, ma solo di registrare situazioni scabrose per ottenere indebiti vantaggi».
ACQUISTO DEL VIDEO «MAI CONCRETIZZATO» - Non c'è alcuna responsabilità, da parte dell'agenzia Masi e, tra gli altri, del fotografo Massimiliano Scarfone, per quanto riguarda il tentativo di vendita del video. La Cassazione sconfessa così la tesi dei carabinieri coinvolti nell'estorsione a Marrazzo. Secondo i militari, le dichiarazioni delle persone alle quali gli uomini dell'arma implicati nella vicenda si sono rivolti nel tentativo di vendere quelle immagini sarebbero inutilizzabili in quanto quelle stesse persone dovrebbero rispondere di ricettazione. Spiega invece la suprema Corte che l'acquisto del video «non si è mai concretizzato» e i «possibili acquirenti» ne sospettavano la legittima provenienza e avevano acquisito il parere di un legale.
LA REAZIONE DELL'EX GOVERNATORE - «Ho sempre atteso con serenità le decisioni dei giudici, a loro avevo raccontato la verità e la verità è che io ero la vittima in questa vicenda». Lo ha detto l'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, commentando le motivazioni della Corte di Cassazione contenute nella sentenza 15082 della IV sezione penale. «Ora ci sarà il tempo e il modo, con calma e nel rispetto della giustizia e degli investigatori di raccontare questa verità». «Ringrazio mia moglie e le mie figlie che mi sono state sempre vicine rispettando il mio silenzio e sopportando tutte le falsità dette: ho una famiglia splendida».
Redazione online
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21/01/2010
Brenda, famiglia ingaggia Garofano l'ex comandante dei Ris
Brenda, famiglia ingaggia Garofano l'ex comandante dei Ris
CASO MARRAZZO. Nominato dai legali dei familiari del trans ucciso
ROMA - New entry tra gli esperti che cercheranno di far luce sulla morte di Brenda, la transessuale coinvolta nel caso Marrazzo avvenuta in un monolocale in via Due Ponti il 20 novembre scorso. L'ex comandante del Ris di Parma, il generale Luciano Garofano ormai congedato dall'Arma, è stato infatti nominato dai legali della famiglia di Wendell Mendes Paes, conosciuta come Brenda, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, quale capo di un pool di esperti che a breve presenterà un'istanza in procura per chiedere di poter svolgere un sopralluogo nell'appartamento di via Due Ponti.
ESPERTI DI INFORMATICA - Tra i consulenti c'è anche Paolo Reale, l'esperto di informatica nominato dalla famiglia di Chiara Poggi nel processo ad Alberto Stasi prosciolto nelle scorse settimane dall'accusa di omicidio. Nominati anche due medici legali, Mauro Bacci e Laura Reattelli, nonché un altro esperto di informatica Nanni Bassetti e un chimico Marco Saverio Romolo. «È la nostra risposta alla famiglia di Brenda - hanno detto gli avvocati Biscotti e Gentile - che chiede di essere aiutata a fare chiarezza e verità e quindi abbiamo chiesto ai migliori consulenti italiani di aiutarci a dare verità a questa famiglia». (Fonte: Omniroma)
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24/11/2009
Cafasso ucciso da una dose di eroina
Cafasso ucciso da una dose di eroina
Per gli inquirenti il pusher, consumatore di cocaina, avrebbe assunto la droga mascherata con altre sostanze, a questo punto il fascicolo potrebbe passare all'omicidio volontario
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| Gianguerino Cafasso (Proto) |
ROMA - Potrebbe essere stata una dose di eroina a uccidere in pochi minuti Gianguerino Cafasso, il pusher trovato morto il 12 settembre all'hotel Romulus sulla Salaria a Roma. Secondo gli inquirenti la droga sarebbe stata «mascherata» farmacologicamente con una sostanza che l'ha fatta somigliare alla cocaina. Dunque Cafasso, abituale consumatore di coca, sarebbe morto proprio a causa dell'assunzione (forse inconsapevole) di eroina.
POSSIBILE OMICIDIO - Il fascicolo sul decesso di "Rino" Cafasso, rubricato al momento per morte come conseguenza di altro delitto (cessione di droga) potrebbe dunque passare all'ipotesi di omicidio volontario, quando il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo avrà i risultati ufficiali della consulenza tossicologica. Intanto una prima risposta è arrivata e rileva appunto l'assunzione di eroina. Il sospetto degli investigatori è che chi l'ha fornita al pusher avesse previsto l'effetto letale. Jennifer, il trans fidanzato di Cafasso che era con lui in albergo al momento del droga party, ha spiegato agli inquirenti di non aver assunto droga perché aveva uno «strano sapore». Cafasso, amico di Brenda e fornitore di stupefacenti a diversi trans, è colui che ha tentato di vendere il video dove compare Piero Marrazzo.
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07/04/2009
Neonato morto in vasca da bagno Il medico legale: è stato affogato
Neonato morto in vasca da bagno Il medico legale: è stato affogato
Arrestata la madre: l'accusa è omicidio volontario. E' stata portata nel reparto di psichiatria
VERONA - È stato affogato il neonato morto oggi nella vasca del bagno della sua abitazione nel veronese. Lo ha stabilito il medico legale intervenuto sul posto dopo la segnalazione dei carabinieri di San Bonifacio. Gli investigatori, insieme al pm scaligero Cristina Motta, hanno sentito la madre del piccolo Mattia Cerato nato lo scorso 2 marzo e l'hanno arrestata. L'accusa è di omicidio volontario. La donna, Cinzia Baldo, 39 anni, è stata portata nel reparto di psichiatria dell'ospedale Borgo Trento di Verona, dove è piantonata dai militari dell'Arma.
LA DINAMICA - Il piccolo Mattia è stato ucciso tra le 8.30 e le 9.30. Alle 8.30 il padre del neonato, un carabiniere in servizio a Vicenza, è uscito per andare dal barbiere ed è rincasato alle 9.30 trovando la moglie in forte agitazione e scoprendo il corpicino nella vasca da bagno. La donna, insegnante, si trovava a casa per il periodo di maternità. Al marito, ai carabinieri e al magistrato che l'hanno sentita avrebbe espresso frasi senza senso e sconclusionate. Secondo gli inquirenti la donna avrebbe agito in un raptus di crisi post parto, anche se, pare, soffrisse da tempo di una lieve depressione. Anche per questo il marito le stava particolarmente accanto. Cinzia Baldo insegna in una scuola materna privata, la San Leonardo, ed è interessata ad andare in un istituto scolastico pubblico. La coppia ha un'altra figlia di 7 anni che si trovava già a scuola quando è avvenuta la tragedia.
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