06/10/2010

Banche, in arrivo tagli sulle commissioni

Banche, in arrivo tagli sulle commissioni

Operazioni con il bancomati, domiciliazioni delle bollette o pagamenti con ricevute bancarie potrebbe costare molto meno in futuro. Soddisfazione delle associazioni dei consumatori

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11/03/2010

Aereo bloccato per 8 ore sulla pista di Venezia in attesa dello sghiacciamento

Aereo bloccato per 8 ore sulla pista di Venezia in attesa dello sghiacciamento

 

Nello scalo erano presenti solo tre macchine per completare l'operazione. E' partito solo nella tarda serata di mercoledì il volo Swiss Air per Zurigo con a bordo 130 passeggeri

 

MILANO - È partito alla fine solo alle 22.53 di mercoledì dall'aeroporto Marco Polo il volo della Swiss Air Venezia-Zurigo rimasto bloccato dalle 14.45 con 120-130 passeggeri infuriati a bordo in attesa delle operazioni di sghiacciamento delle ali. Un'attesa lunghissima, che ha esasperato gli animi dei passeggeri sequestrati a bordo dell'aereo, dovuta all'emergenza maltempo che, secondo quanto si è appreso, ha mandato in tilt l'organizzazione degli interventi di sghiacciamento dei velivoli. Secondo quanto riferiscono alcuni operatori dell'aeroporto, nella giornata di emergenza-gelo le uniche tre macchine per togliere il ghiaccio dagli aeromobili hanno dovuto lavorare a pieno ritmo e a farne le spese sono stati soprattutto i passeggeri del volo Venezia-Zurigo.

LA TESTIMONIANZA - A bordo dell'aereo Venezia-Zurigo, che sarebbe dovuto partire alle 14.45 c'era anche un giornalista di una emittente locale: «Siamo rimasti bloccati per ore, all'inizio ci hanno fatto aspettare perchè dovevano togliere il ghiaccio dalle ali - racconta Andrea Marcato di Telechiara -, l'attesa si è prolungata e una trentina di passeggeri, tra cui un gruppo di tifosi del Milan diretti a Manchester via Zurigo, ha voluto scendere a tutti i costi. Si è perso altro tempo e il ghiaccio si è formato di nuovo sulle ali, ma nessuno è più intervenuto per moltissimo tempo».

 

Redazione online


23/02/2010

Scardinata rete internazionale di riciclaggio per 2 miliardi di euro

Scardinata rete internazionale di riciclaggio per 2 miliardi di euro

 

Arresti - 56 in tutto - anche in Inghilterra, Lussemburgo e Usa. Capitali provenienti da operazioni di compravendita fittizia di interconnessioni telefoniche internazionali

 

ROMA - Una gigantesca rete di riciclaggio di denaro sporco con ramificazioni internazionali per un ammontare complessivo di circa 2 miliardi di euro. È quanto hanno scoperto i carabinieri del Ros e la Guardia di Finanza, che ha portato a 56 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Roma, su richiesta della procura distrettuale antimafia. Alcuni indagati sono stati arrestati in Usa, Inghilterra e Lussemburgo.

RICICLAGGIO - L'accusa è associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illecitamente acquisiti attraverso un articolato sistema di frodi fiscali. La struttura transnazionale individuata - si legge in un comunicato dei carabinieri - riciclava centinaia di milioni di euro tramite una rete di società appositamente costituite in Italia e all’estero. I capitali illeciti provenivano da una serie di operazioni commerciali fittizie di compravendita di servizi di interconnessione telefonica internazionale. Per realizzare la colossale operazione di riciclaggio, il sodalizio si è avvalso di società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese e off-shore.


03/03/2009

Aggiotaggio, Lotito condannato

Aggiotaggio, Lotito condannato

 

Due anni al patron della Lazio per un’operazione sui titoli azionari del club. Un anno e 8 mesi a Mezzaroma, i legali della difesa: «restituire il processo al giudice naturale che è a Roma»

 

 

Claudio Lotito (LaPresse)
Claudio Lotito (LaPresse)

MILANO - I giudici della Seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno condannato il presidente della Lazio, Claudio Lotito, a due anni di reclusione e al pagamento di 65 mila euro di multa. Un anno e otto mesi di carcere e 55 mila euro di multa è invece la pena inflitta dal tribunale al costruttore Roberto Mezzaroma. I due erano accusati di aggiotaggio manipolativo e informativo e di ostacolo all'attività agli organi di vigilanza.

INTERPOSIZIONE - Il pm Laura Pedio aveva chiesto un anno e otto mesi per Lotito e un anno e quattro mesi per Mezzaroma. Secondo l'accusa, il costruttore avrebbe acquistato il 30 giugno 2005, un pacchetto del 14,6% di azioni della Lazio, per conto dell'attuale presidente del club biancoceleste. Attraverso questa interposizione, che avrebbe tratto in inganno il mercato, Lotito avrebbe evitato di entrare in possesso del 30% delle azioni della società, percentuale che costringe al lancio di una Opa. Il tribunale ha concesso le attenuanti generiche sia a Lotito che a Mezzaroma.

«MERAVIGLIATI» - «Siamo meravigliati e confidiamo che la corte d'appello voglia restituire il processo al giudice naturale che è a Roma e riconosca l'inesistenza delle accuse contestate» hanno detto i difensori di Lotito e Mezzaroma, gli avvocati Gian Michele Gentile e Matteo Uslenghi dopo la lettura del dispositivo. Le difese poco prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio avevano di nuovo chiesto il trasferimento del processo nella Capitale. Tale istanza era già stata respinta dal tribunale l'anno scorso.


23/11/2008

«Staccai spina a neonato senza speranze» E la procura di Treviso apre un fascicolo

«Staccai spina a neonato senza speranze» E la procura di Treviso apre un fascicolo

Il procuratore: «Il nostro è un atto dovuto». Confessione choc di una dottoressa del Ca' Foncello. «Paziente senza speranze. Ho agito col consenso dei genitori»

 

 

 

TREVISO - Un neonato con gravissime malformazioni è sottoposto ad operazione e, a distanza di cinque giorni, non ha alcuna speranza di ripresa: la dottoressa che lo ha in cura, col consenso dei genitori, interrompe le terapie e il bimbo muore. È accaduto a Treviso, all'ospedale Cà Foncello, ed a rendere noto l'episodio è stata la stessa dottoressa durante un convegno, come riporta ilCorriere del Veneto. Ora, in merito alle dichiarazioni della dottoressa, la Procura presso il Tribunale di Treviso aprirà un fascicolo. Antonio Fojadelli, Procuratore capo di Treviso, precisa che l'apertura del fascicolo è un «atto dovuto» necessario per «rendersi conto - ha detto - di come stanno le cose». «La vicenda - ha aggiunto - va presa in considerazione per gli aspetti giuridici che la riguardano, poiché la magistratura non si occupa di etica». «È ovvio - ha concluso - che in questa fase il nostro lavoro è solo di verifica dei fatti».

I NEONATOLOGI: «GIUSTO LO STOP A TERAPIE» - A sostegno dalla scelta fatta dalla dottoressa del Cà Foncello levata di scudi tra gli esperti del settore: in questi casi non si tratta di staccare la spina, affermano gli specialisti, bensì di evitare, «doverosamente», situazioni di accanimento terapeutico. Il piccolo nato a Treviso, infatti, affermano i neonatologi, non aveva speranza di riprendersi e qualunque trattamento medico o farmacologico somministratogli sarebbe stato inutile e ne avrebbe solo prolungato l'agonia: in simili situazioni, rilevano, le stesse linee guida del settore prevedono la sospensione dei trattamenti ribadendo il «no» all'accanimento terapeutico. Chiaro, in merito, il giudizio del presidente della Società italiana di neonatologia, Claudio Fabris: «Se i trattamenti sanitari e farmacologici somministrati al neonato non portano alcun beneficio, né attuale né in prospettiva, procurandogli anzi solo delle sofferenze ulteriori, allora si configura appunto una situazione di accanimento terapeutico. In tal caso è giustificata la sospensione di terapie che risultano inutili ai fini di una ripresa vitale, prolungando solo l'agonia».