12/11/2011

Basta farci comandare dai Sarkò del momento. Complessi (fuori luogo) di superiorità

Basta farci comandare dai Sarkò del momento. Complessi (fuori luogo) di superiorità

I leader mondiali stanno tempestando di telefonate Napolitano. Ma dovrebbero smettere di tirarlo per la giacchetta

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21/01/2011

Povera Italia. Che fine ha fatto la politica democratica

Povera Italia. Che fine ha fatto la politica democratica

La noia di una politica affaristica e personale che cambia il modo di vivere della civiltà moderna

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07/05/2010

Gran Bretagna, parla David Cameron:

Gran Bretagna, parla David Cameron:

Parla il vincitore delle elezioni inglesi.

 

 

Gordon Brown è pronto a concedere a conservatori e liberaldemocratici il tempo di discutere un accordo di governo, ma nel caso in cui la trattativa fallisse, il premier uscente e leader laburista è pronto a parlare con gli uomini Nick Clegg. "Se i negoziati tra David Cameron e Nick Clegg dovessero fallire, mi renderò subito disponibile a discutere con il leader dei Lib-Dem per cercare un punto d'intesa". Lo ha detto il premier Gordon Brown in un punto stampa davanti a Downing Street.

Parlando di possibile terreno comune con i liberaldemocratici, il primo ministro ha detto che un punto in comune potrebbe trovarsi sulla necessità "di un sistema elettorale più giusto, e la possibilità di un referendum su quale sistema si voglia adottare".


Nelle elezioni che si sono svolte ieri i Conservatori di David Cameron sono diventati il primo partito del paese, senza però ottenere la maggioranza assoluta dei seggi alla camera. Era dal 1974 che non si verificava una situazione simile che apre ora diverse possibilità. Nick Clegg, leader dei Liberal democratici, ha già dichiarato che spetta ai conservatori l'onere di formare un nuovo governo, ma, se i Tories non vogliono arrischiarsi in un governo di minoranza, la coalizione tra Tories e Lid-Dem sembra ora intevitabile.


Cameron davanti ma senza maggioranza «Ma con questi risultati posso governare»

Cameron davanti ma senza maggioranza «Ma con questi risultati posso governare»

GRAN BRETAGNA: Exit Poll. Ai conservatori 307 seggi mentre ai laburisti ne andrebbero 255. Delusione per Nick Clegg fermo a 59

 

David Cameron con la moglie Samantha lascia il seggio dopo il voto (Lapresse)
David Cameron con la moglie Samantha lascia il seggio dopo il voto (Lapresse)

LONDRA - La Gran Bretagna chiude l'epoca dei laburisti di Blair e sceglie i Tory, i conservatori di David Cameron. Ma non lo fa con sufficiente decisione per assicurarsi un futuro tranquillo. Si profila infatti una vittoria senza maggioranza. Alle 23 in punto, con un conto alla rovescia scandito al secondo, la Gran Bretagna ha conosciuto infatti il risultato del primo exit poll dopo la chiusura dei seggi per le elezioni politiche. I dati assegnano ai conservatori di David Cameron 307 seggi, 19 in meno della maggioranza di 326 parlamentari necessari per governare da solo configurando al momento l'incubo del parlamento paralizzato (Hung Parliament) privo di una netta maggioranza. Non accadeva dal 1974 al conservatore Edward Heath. I laburisti di Gordon Brown sono il secondo partito con 255 deputati. Alla fine, deludente il risultato dell'astro nascente, il liberal-democratico Nick Clegg fermo a 59 seggi.

CAMERON: «POSSIAMO GOVERNARE» - Il primo commento di David Cameron, rilasciato a Sky News è stato comunque di grande soddisfazione: «Questa è una vittoria decisiva per i conservatori, con questo risultato possiamo governare. Il risultato è un deciso rifiuto dei Laburisti e rappresenta il più grande cambiamento per la Gran Bretagna dal 1931».

«DISPONIBILI AD ACCORDI» - I conservatori, secondo il ministro dell'Interno Alan Johnson, sembrano essere andati meglio di quanto prevedevano i sondaggi: «Rispettiamo il volere degli elettori britannici». Il laburista Johnson, intervistato da Sky News ha aggiunto: «Non abbiamo problemi a fare accordi o coalizioni», lasciando aperto ogni scenario. Secondo il ministro tuttavia, è ancora prematuro dare per certo il risultato delle elezioni. Riguardo a cosa farà Gordon Brown, Johnson ha detto che il premier uscente «merita almeno di essere lui a prendere la decisione».

LO SCENARIO - Se i numeri provvisori degli exit poll troveranno conferma nello scrutinio nessun partito riuscirà a raggiungere la maggioranza assoluta, né i conservatori con i loro 307 seggi, né la somma di Labour e Lib-dem, che arriverebbero a 315. Ne esce un parlamento «appeso», paralizzato, una circostanza prevista ma anche molto tenuta, perché la Gran Bretagna a una instabilità del genere non è certo abituata. Se la regina Elisabetta assegnerà a Cameron il compito di formare un governo, questi avrà tempo fino al 25 maggio per convincere altre formazioni a fornirgli i 19 voti di cui ha bisogno, magari come appoggio esterno. Quel giorno infatti Sua Maestà leggerà il suo discorso al Parlamento, di fatto il programma del nuovo governo scritto dal premier designato e su quel testo i Comuni e i Lord voteranno la fiducia a Cameron.


23/02/2010

La svolta di Obama

La svolta di Obama

 

Dai social network ai social media

 

Il Dipartimento di Stato Usa ha sostituito il temine “social network” con “Social Media” per riferirsi a quell’insieme di piattaforme web che vanno da Facebook a Twitter. Non è un cambiamento di poco conto poiché sta a significare che per l’amministrazione del presidente Barack Obama questi sono i nuovi mezzi di comunicazione di massa ai quali guardare per l’informazione del futuro. “Il mondo sta cambiando velocemente e noi vogliamo cogliere tutte le opportunità di questa rivoluzione”, ha detto Alec Ross, responsabile per l’innovazione nell’ufficio del Segretario di Stato Hillary Clinton, rivolgendosi a una platea di 30 giornalisti di tutto il mondo giunti a Washington per una serie di incontri sulle nuove tecnologie organizzati dal Foreign Press Centers.


Dai colloqui è emersa la strategia della Casa Bianca nel campo della comunicazione: milioni di persone in tutto il mondo oggi stanno sui social network per conversare, organizzare la propria vita sociale e scambiare opinioni. Per una gran parte di esse questi sono anche la fonte principale dalla quale attingono notizie. Dunque è nata una nuova audience (il pubblico dei Social Media) e se vogliamo stare in contatto, condividere, e conversare con loro, dobbiamo portare l’informazione in questo “nuovo mondo sociale”.


Il cambiamento è radicale: fino a pochi anni fa essere in internet voleva dire aprire un sito web e aspettare che gli utenti interessati, per un motivo o per l’altro, arrivassero a visitarlo. Oggi la Casa Bianca ha ribaltato quella prospettiva: se le persone stanno principalmente altrove (i social network) non si può attendere che vengano da noi, ma dobbiamo muoverci portando noi i contenuti dove gli utenti si aspettano di trovarli (i social media). “Dobbiamo portare l’informazione, i nostri atti amministrativi dove le persone vivono e discutono, perché questa è la strada per ampliare ed arricchire la nostra presenza ed avere una relazione diretta con la gente”, spiega Katie Dowd, new media director.


La svolta di Obama, il primo “Internet president” come viene definito dal suo staff, nasce dall’intuizione che anche nella pur giovane vita di internet si stia aprendo una nuova era: se prima era sufficiente essere sul web con un sito per avere assicurata una certa influenza, oggi per essere veramente rilevanti  questo non basta più. Per raggiungere milioni di persone e parlare con loro c’è solo una opportunità: non essere semplicemente su internet, ma fare parte di internet; essere inseriti in quel sistema di conversazione e informazione, di interazione e condivisione che fino a poco tempo fa indicavamo sotto il nome di social network e al quale, da adesso, dovremmo abituarci a fare riferimento come ai social media.