31/05/2011

«Il capitano ferito rischia la vita»

«Il capitano ferito rischia la vita»

Parla il ministro della difesa. La Russa parla di uno dei 5 militari coinvolti nell'attacco a Herat: «Le condizioni di sono aggravate nella notte»

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30/05/2011

Attacco a centro gestito da italiani a Herat, almeno 5 nostri connazionali feriti

Attacco a centro gestito da italiani a Herat, almeno 5 nostri connazionali feriti

Assaltato il prt. I talebani rivendicano l'attentato. Attentatori suicidi con un auto carica di esplosivo si sono fatti saltare in aria: 4 i morti e 24 i feriti

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27/05/2011

Libano: feriti sei militari italiani Due gravi ma non in pericolo di vita

Libano: feriti sei militari italiani Due gravi ma non in pericolo di vita

Missione onu, attentato contro i caschi blu. Un'esplosione ha investito un mezzo dell'Unifil presso Sidone, a circa 40 km a sud di Beirut

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21/12/2010

Roma, trovata una bomba nella metro

Roma, trovata una bomba nella metro

L'ordigno ritenuto "potenzialmente esplosivo" era in vagone della linea b nella stazione Rebibbia. E' stato un operatore dell'Atac a scoprirlo. "L'annuncio è preoccupante", commenta il sindaco Gianni Alemanno

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04/08/2010

Iran, attentato ad Ahmadinejad. Il presidente è illeso

Iran, attentato ad Ahmadinejad. Il presidente è illeso

Un ordigno è esploso tra la folla che assisteva al passaggio del corteo presidenziale ad Hamadan. Lo ha confermato l'agenzia filogovernativa Fars

 

 

Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad è scampato illeso a quello che un sito iraniano ha definito un attentato contro di lui nella città di Hamadan. Secondo il sito del quotidiano al Khabar una persona ha lanciato una granata contro il convoglio presidenziale, ad un centinaio di metri dall'auto di Ahmadinejad, facendo dei feriti ed è stata arrestata.
L'agenzia iraniana filogovernativa Fars ha confermato che una bomba a mano è stata lanciata oggi a Hamedan subito dopo il passaggio dell'auto su cui viaggiava il presidente Mahmud Ahmadinejad.

Ahmadinejad, hanno poi reso noto la tv panaraba
Al Arabiya e la libanese Future Tv, era appena arrivato a Hamadan, circa 350 chilometri a ovest di Teheran, per una visita di due giorni. L'attentato è avvenuto sulla strada che il corteo presidenziale percorreva dall'aeroporto allo stadio Qods, dove poi Ahmadinejad ha tenuto regolarmente il primo discorso previsto durante la visita, trasmesso in diretta dalla televisione e nel quale il presidente non appariva scosso.


 

 


17/05/2010

Afghanistan, uccisi due alpini

Afghanistan, uccisi due alpini

A Bala Murghab un ordigno colpisce il blindato Lince sul quale viaggiavano i soldati della brigata Taurinense. Feriti altri due militari, tra cui una donna. Non sono in pericolo di vita. Le due vittime erano di Velletri e della provincia di Bari

 

 

 

Militari italiani ancora nel mirino in Afghanistan: due sono stati uccisi e altri due sono stati gravemente feriti alle gambe, anche se non sono in pericolo di vita, in seguito ad un attentato nel Nord Est del Paese, nella zona vicino a Herat controllata dalle forze italiane dell'Isaf. I feriti sono stati immediatamente evacuati presso l'ospedale da campo di Herat con elicotteri Isaf.

 

LE VITTIME - Le due vittime cadute nell'agguato sono il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, di Velletri, in provincia di Roma e il caporalmaggiore Luigi Pascazio, 25 anni, della provincia di Bari. La soldatessa ferita è Cristina Buonacucina, caporale del 32.esimo reggimento Genio "Taurinense", originaria di Foligno. Il secondo militare ferito è Gianfranco Scirè, 28 anni, di Casteldaccia, un comune in provincia di Palermo. Luigi Pascazio era figlio di un poliziotto. Il padre del militare ha appreso la notizia in questura a Bari, dove era in servizio. Il rientro delle salme, ha riferito il ministro La Russa, avverrà mercoledì.

Il sergente Massimiliano Ramadù, ucciso in Afghanistan (Ansa)
Il sergente Massimiliano Ramadù, ucciso in Afghanistan (Ansa)

L'AGGUATO - I militari erano a bordo di un blindato Lince posizionato nel nucleo di testa di una colonna composta da decine di automezzi di diverse nazionalità, partita da Herat e diretta a Bala Murghab, più a Nord. «Erano oltre 400 i soldati presenti in questa colonna - ha precisato il ministro La Russa - impegnati in un trasferimento operativo». L'esplosione di un ordigno ha colpito in pieno il blindato, secondo quanto ha riferito il comando italiano di Herat. Il fatto è avvenuto alle 9,15 locali. I quattro si trovavano a bordo di un blindato Lince posizionato nel nucleo di testa di una colonna composta da decine di automezzi di diverse nazionalità, partita da Herat e diretta a Bala Murghab, verso nord. Dalle prime ricostruzioni risulta che il veicolo colpito occupasse la quarta posizione lungo il convoglio, era in movimento e si trovava a 25 chilometri a sud di Bala Murghab.

GLI ALLARMI DEGLI 007 - In diverse occasioni i servizi segreti avevano segnalato il rischio di un aumento degli attacchi con Ied (Improvvised explosion devices) nella regione occidentale dell'Afghanistan, in particolare nella province di Herat, Farah, Badghis, Shindand, ma anche nell'area di Bala Murghab. Negli avvisi degli 007 si segnalava in particolare come fosse «altamente probabile» l'utilizzo di Ied, sia nell'area di confine con le province meridionali - dove sono più attivi i talebani - sia in quella a ridosso del confine con l'Iran e il Turkmenistan. Proprio in queste zone, tra l'altro, si è registrato negli ultimi tempi un «crescente attivismo» degli insorti e si sono già verificati diversi attentati nei confronti dei militari italiani. Anche se l'attacco viene letto non come un'azione «mirata» nei confronti del contingente italiano per il lavoro che sta svolgendo nella provincia di Herat, ma come l'ennesimo tentativo degli insorti di colpire chiunque appoggi il governo locale e tenti di ripristinare condizioni minime di sicurezza nel paese. Una strategia, quella talebana, che va anche attribuita, secondo i servizi, alla necessità delle milizie che operano nel sud del paese - nell'Helmand in particolare - di sottrarsi all'offensiva americana. Nella zona sotto il controllo italiano, avvertivano inoltre gli 007, potrebbero essersi riversati diversi esponenti qaidisti fuggiti dal Waziristan, in Pakistan, dove è in atto un pressing dell'esercito pakistano e americano.

Il caporal maggiore Gianfranco Scirè rimasto ferito a una gamba (Ansa)
Il caporal maggiore Gianfranco Scirè rimasto ferito a una gamba (Ansa)

LA MISSIONE ITALIANA - Sono circa 2.800 i militari attualmente dispiegati in Afghanistan. Da giugno, nel Paese asiatico arriveranno altri mille soldati, con l'obiettivo di raggiungere un contingente di 3.227 militari, come annunciato a dicembre dal ministro della Difesa Ignazio La Russa. «L'Italia non prende e non prenderà decisioni unilaterali iu nessun caso - ha aggiunto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, frenando le richieste del ministro Roberto Calderoli che invita il governo a interrogarsi sui sacrifici che l'Italia sta affrontando in Afghanistan. «Tutti - ha aggiunto La Russa in conferenza stampa a Milano - ci interroghiamo sempre, tanto più quando si verifica questo genere di episodi.

 Il caporale Cristina Buonacucina, rimasta ferita nell'agguato (Ansa)
Il caporale Cristina Buonacucina, rimasta ferita nell'agguato (Ansa)

Ringrazio Calderoli di aver ricordato che queste decisioni si prendono in sede internazionale, e noi lavoriamo affinché non siano prese unilateralmente, e in ogni caso, noi oggi continuiamo a ritenere che il rischio è connesso all'importanza della missione». L'aumento della presenza militare italiana in Afghanistan era stato chiesto dal Segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen, su pressione americana. I militari italiani hanno la responsabilità di un'ampia regione dell'Afghanistan occidentale che comprende le province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. La maggior parte dei soldati partecipa alla missione Isaf della Nato, mentre i carabinieri sono inseriti in Eupol, la missione dell'Unione europea per la ricostruzione della polizia civile locale. L'inizio del disimpegno militare italiano dal Paese è fissato perl luglio 2011.

Redazione online


14/05/2010

Grecia, forte esplosione vicino al carcere di Atene

Grecia, forte esplosione vicino al carcere di Atene

Non ci sono vittime, ma solo danni e due feriti lievi. Uno sconosciuto avrebbe telefonato ad alcuni media per avvertire dell'ordigno contenuto in un cassonetto dell'immondizia

 

Il carcere di Korydallos
Il carcere di Korydallos

ATENE - Una bomba ad alto potenziale è esplosa all'esterno del più grande carcere della Grecia, nei pressi di Atene. Lo ha annunciato la polizia del Paese. Secondo informazioni non confermate due persone sarebbero rimaste leggermente ferite da un vetro infrantosi in uno degli edifici circostanti. La deflagrazione è stata piuttosto potente, tanto da essere udita in buona parte della capitale.

LA TELEFONATA
- L'attentato è avvenuto poco dopo le 22.00 ora locale (21.00 italiane) dopo una telefonata al quotidiano Eleftherotypia e alla rete televisiva Alter. Un anonimo interlocutore ha avvertito che un ordigno sarebbe esploso nei pressi del carcere dopo 30 minuti. La polizia è subito intervenuta, ma non ha fatto in tempo ad evacuare la zona prima che avvenisse l'esplosione. L'ordigno era stato nascosto in un contenitore di immondizia a ridosso di uno dei muri esterni del carcere. L'area è stata completamente blindata. Gli osservatori non escludono, considerando la forza dell'esplosivo e le modalità dell'attentato, che possa essere un attacco compiuto dalla principale organizzazione armata greca, Lotta Rivoluzionaria, o da gruppi fiancheggiatori. Alcuni capi di Lotta Rivoluzionaria arrestati nei mesi scorsi sono detenuti infatti proprio a Korydallos. L'arresto di numerose persone appartenenti a Lotta Rivoluzionaria e la scoperta dell'arsenale del gruppo insurrezionalista avevano fatto pensare che fosse stato di fatto smantellato.

 


08/03/2010

Reporter vola negli Stati Uniti portando con sé un finto esplosivo

Reporter vola negli Stati Uniti portando con sé un finto esplosivo

 

E scoppiano le Polemiche sulla sicurezza degli aeroporti. Alberto Stegeman ha fatto Amsterdam-Washington con scalo a Londra riuscendo a superare i controlli

 

Il giornalista olandese Alberto Stegeman
Il giornalista olandese Alberto Stegeman

Un reporter olandese è riuscito a passare i controlli all'aeroporto di Amsterdam avendo con sé con un finto ordigno. Lo ha portato a bordo di un aereo e si è recato prima fino a Londra e poi da lì a Washington, senza essere fermato. Il tutto a due mesi dall'attentato fallito su un volo della Delta Airlines per Detroit, partito proprio da Amsterdam.

ESPLOSIVO - Sono trascorsi poco più di due mesi dal clamoroso attentato sventato all'ultimo minuto su un volo della compagnia aerea Usa Delta-Northwest, in volo da Amsterdam a Detroit, con a bordo 278 passeggeri. Il giornalista Alberto Stegeman è riuscito ora a portare a bordo di un apparecchio diretto a Londra una carica esplosiva che, seppur finta, ha passato senza problemi tutti i controlli all'aeroporto Schiphol di Amsterdam. Il reporter, che nel Paese conduce la popolare trasmissione Undercover in Nederland, aveva con se un litro di liquido, potenzialmente esplosivo: dalla capitale olandese si è spostato all'aeroporto londinese di Heathrow e da lì a Washington.

GIOCO DA RAGAZZI - «È ancora molto semplice portare una bomba a bordo di un aereo», ha detto Stegeman domenica sera nel corso del suo programma investigativo sulla rete SBS6 (guarda). Per la sua spettacolare azione, il reporter ha sfruttato le falle nella sicurezza riscontrate nell'area del duty-free di Schiphol. L'operazione, a detta dello stesso giornalista, è stata «un gioco da ragazzi»: un suo collega ha acquistato all'aeroporto di Schiphol una bottiglia di alcol da un litro esibendo soltanto la carta d'imbarco. Uscito dall'aeroporto la bottiglia è stata poi riempita con un altro liquido, che «in qualsiasi momento avrebbe potuto essere del materiale esplosivo». Di seguito Stegeman ha presentato la bottiglia con il contenuto alterato alla cassa del duty-free, dove un ignaro venditore l'ha regolarmente sigillata. Seppur riconosciuto dagli impiegati, che anche per questo motivo hanno controllato attentamente i suoi effetti, il famoso giornalista olandese ha passato tranquillamente tutti i controlli di sicurezza. All'aeroporto di Amsterdam molti duty-free si trovano dopo i cancelli per il controllo dei passaporti, ma prima di quelli per il controllo sicurezza all'imbarco.

BODY SCANNER - L'inchiesta ha destato grosso scalpore in tutto il Paese, come riportano i media: lo scalo internazionale di Schiphol è stato al centro delle cronache dopo che lo scorso Natale un nigeriano ha cercato di far esplodere in fase di atterraggio un aereo che partito proprio dallo scalo olandese era diretto a Detroit. L'aereo, un Airbus A330 della Delta Airlines, era arrivato dalla Nigeria via Amsterdam. L'attentatore, Umar Farouk Abdulmutallab, di 23 anni, era riuscito a far detonare un meccanismo esplosivo che aveva allacciato ai polpacci quando i piloti avevano già aperto il carrello di atterraggio. Sono stati alcuni passeggeri a intervenire e immobilizzarlo. Dopo il fallito attentato, l'Olanda ha subito rafforzato la sicurezza nei suoi aeroporti, introducendo - come primo aeroporto in assoluto - i body scanner per controllare tutti i passeggeri diretti oltreoceano. A livello politico, riferisce De Telegraaf, molti partiti chiedono ora che vengano esaminate nuovamente tutte le disposizioni di sicurezza di Schiphol. Nel dicembre 2008 Stegeman ha criticato in tv le falle nella sicurezza del traffico aereo olandese: con dei lasciapassare falsi della compagnia KLM era riuscito senza problemi ad avvicinarsi al velivolo privato della Regina Beatrice.

Elmar Burchia


19/02/2010

Pacco bomba, paura a Torino «Era pronto ad esplodere»

Pacco bomba, paura a Torino «Era pronto ad esplodere»

 

Ritrovato ordigno in mezzo alle due vetrine di una agenzia immobiliare. I carabinieri: la miccia era stata innescata, ma non c'è stata deflagrazione perché la pioggia l'ha bagnata

 

TORINO - Era pronto ad esplodere l'ordigno ritrovato venerdì mattina a Torino, in via Principi d'Acaja 15, di fronte alla fermata della metropolitana. La miccia, secondo quanto riferisco i carabinieri del comando provinciale di Torino, era stata innescata, ma non c'è stata deflagrazione perché la pioggia l'ha bagnata. La bomba era in mezzo alle due vetrine di una agenzia immobiliare, la Alfero Immobili.

IL PACCO - Si trattava di un involucro di carta, riferiscono i militari dell'Arma, con all'interno gelatina di esplosivo mescolata a chiodi e bulloni. Al momento non ci sono state rivendicazioni e non si conosco i motivi del gesto.

Redazione online


03/01/2010

Bomba esplode davanti alla Procura Generale di Reggio Calabria

Bomba esplode davanti alla Procura Generale di Reggio Calabria

 

Lo hanno posto due uomini col volto coperto da caschi alle 4,50 di domenica mattina. Un ordigno ad alto potenziale, costruito artigianalmente, con esplosivo collegato a una bombola del gas


Bomba esplode davanti al tribunale di Reggio Calabria

 

REGGIO CALABRIA - Un ordigno è stato fatto esplodere l nella domenica mattina davanti all'ingresso dell'ufficio del Giudice di pace di Reggio Calabria, che si trova accanto al portone della Procura generale, in piazza Castello. L'esplosione ha provocato danni al portone, scardinando un'inferriata. Fortunatamente nessun passante si trovava nella zona quando c'è stata la deflagrazione. L'ordigno, ad alto potenziale, è stato costruito artigianalmente, con esplosivo collegato a una bombola del gas. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e i Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria che hanno avviato le indagini.
I carabinieri, che non fanno al momento ipotesi sugli autori del gesto, hanno sequestrato quel che resta dell'ordigno per accertamenti.

DUE UOMINI CON CASCHI - Sono stati due uomini con il volto coperto da caschi da motociclista a collocare l'ordigno al portone di ingresso della Procura generale di Reggio Calabria intorno alle 4,50 di domenica mattina. Lo ha riferito il procuratore generale, Salvatore Di Landro, incontrando i giornalisti. «Dalla telecamera di servizio - ha detto - è stato possibile notare che due individui, che indossavano i caschi e che sono giunti a bordo di un motorino, hanno depositato l'ordigno composto da una bombola di gas e da materiale esplodente. Siamo certi che si tratti di un grave attentato perpetrato dalla criminalità organizzata». Il procuratore generale, incontrando i giornalisti, ha espresso forte preoccupazione per il gravo atto intimidatorio. Di landro ha puntualizzato che in un primo momento si era sperato che il gesto fosse rivolto contro gli uffici del giudice di pace, ma successivamente, vista la potenzialità dell’ordigno e le modalità professionali con cui lo stesso è stato posizionato e soprattutto costruito, si è ritenuto che l’attacco avesse come obiettivo gli uffici della procura generale. «Voglio ricordare - ha detto il procuratore - che l’ufficio della procura si occupa della confisca e del sequestro dei beni, e dei procedimenti di appello contro le cosche della criminalità organizzata. Chiederò nel corso del vertice con il prefetto maggiori controlli delle forze dell’ordine e maggiore vigilanza dei nostri uffici, ma soprattutto un maggior controllo da parte degli uffici preposti». Lo stesso procuratore ha detto che le prime indagini saranno svolte dalla procura distrettuale di Reggio Calabria che è già al corrente e che successivamente passeranno per competenza a Catanzaro, tribunale competente dei reati contro i magistrati della Corte d’appello di Reggio Calabria.

ATTENTATO SIMILE A BAR DI PARENTI DI UN PENTITO - Un attentato analogo a quello compiuto contro la Procura generale di Reggio Calabria, con l'utilizzo di una bombola di gas ed esplosivo, è stato compiuto, sempre domenica mattina, ai danni di una pescheria situata nel quartiere Santa Caterina, alla periferia nord di Reggio, mentre un altro era stato compiuto prima di natale ai danni di un bar i cui titolari sono legati da vincoli di parentela con il collaboratore di giustizia Emilio Di Giovine. Di Giovine è considerato dagli investigatori un boss della 'ndrangheta operante a Milano e trafficante di armi e droga. Tra l'altro, recentemente, il suo avvocato ha chiesto la sua audizione da parte della Commissione sulle ecomafie dopo che Di Giovine avrebbe riferito di essere a conoscenza di particolari sull'affondamento di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi nei mari italiani.

UNA PISTOLA NASCOSTA IN OSPEDALE - Invece sabato sera nell'ospedale di Locri la polizia ha trovato nascosta in un cassetto nel reparto di medicina generale una pistola carica, che gli investigatori ritengono dovesse servire per un agguato all'interno del nosocomio. All'ospedale di Locri, più volte commissariato per mafia negli ultimi anni, aveva a lungo lavorato come medico Francesco Fortugno, il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, ucciso a colpi di postola a Locri nel 2005.