13/01/2012
Auto blu, giro di vite del governo
Auto blu, giro di vite del governoIl tribunale amministrativo regionale chiedeva di intervenire per «risparmi significativi». Con un decreto presentato dal ministro Patroni Griffi, l'esecutivo ottempera ad una ordinanza del Tar
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23/06/2010
‘Ndrangheta, 42 arresti in tutta Italia
‘Ndrangheta, 42 arresti in tutta ItaliaI Carabinieri hanno sgominato una cupola “mafiosa” calabrese. 42 ordinanze di custodia sono state eseguite su tutto il territorio nazionale. Le accuse mosse sono di associazione mafiosa, estorsione, turbativa degli incanti
I carabinieri hanno eseguito, in Calabria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, un'ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di 42 affiliati alle più importanti cosche 'ndranghetiste del capoluogo e dei comuni limitrofi, indagati per associazione mafiosa, estorsioni, turbata libertà degli incanti ed altri reati.
Le indagini hanno ricostruito gli assetti criminali del capoluogo calabrese, documentando gli accordi tra le cosche "Condello" e "De Stefano-Libri", un tempo sanguinosamente contrapposte ed oggi alleate per il perseguimento di comuni interessi. Accertata anche la costituzione di un organismo decisionale, al vertice del quale erano Pasquale Condello, detto il supremo e Giuseppe De Stefano. Inoltre è stato eseguito un provvedimento di sequestro dei beni, per un valore di oltre 100 milioni di euro, nella disponibilità delle cosche indagate.
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07/06/2010
Compra un falso Louis Vuitton in spiaggia, mille euro di multa
Compra un falso Louis Vuitton in spiaggia, mille euro di multaA Jesolo. La prima infrazione stagionale per l'acquisto di merce contraffatta colpisce una turista austriaca. Il Comune: tolleranza zero

JESOLO (Venezia) – E’ costato caro un borsello taroccato di Louis Vuitton acquistato da una turista austriaca in vacanza a Jesolo: una sanzione amministrativa di 1000 euro. La prima infrazione dell’estate per l’acquisto di merce contraffatta è stata inflitta alle 11 sulla spiaggia di largo Augustus, vicino a piazza Mazzini. Gli agenti della polizia locale hanno atteso che la donna concludesse l’acquisto sotto l’ombrellone, del valore di 7 euro, poi sono entrati in azione. La vittima, una sessantacinquenne austriaca, ha replicato di non sapere che si trattava di un illecito, poi, visto il verbale, è andata in escandescenza Il venditore, la cui identità non è ancora nota perché privo di documenti, dovrebbe essere di origine senegalese. «I turisti pensano di fare un piacere a questi venditori ed invece, così facendo, aiutano solo le organizzazioni criminali che li sfruttano - ha commentato l’assessore comunale alla Sicurezza, Andrea Boccato (Lega) -. Continueremo per tutta l’estate con la tolleranza zero contro il commercio abusivo».
Mauro Zanutto
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13/11/2009
Cosentino parla con il premier: «Io mantengo la candidatura»
Cosentino parla con il premier: «Io mantengo la candidatura»
Il sottosegretario accusato di essere vicino alla camorra: «L'ho detto a Berlusconi e lui ha preso atto», «il leader del pdl non mi ha chiesto un passo indietro». l'opposizione chiede le dimissioni
| Nicola Cosentino (LaPresse) |
MILANO -ROMA - Nessun passo indietro. Nemmeno sulla volontà di candidarsi per la carica di presidente della Regione Campania. Nonostante le durissime parole del presidente della Camera Gianfranco Fini che aveva dichiarato che ormai «la sua candidatura non è più nel novero delle cose possibili». «Io mantengo la candidatura: l'ho detto a Berlusconi e lui ha preso atto». Così il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, uscendo da Palazzo Grazioli, dove ha incontrato il presidente del Consiglio, a proposito della candidatura a governatore della Campania. E il Cavaliere cosa le ha detto? Gli è stato chiesto. «Ha preso atto e comunque non mi ha chiesto un passo indietro». «Il presidente - ha riferito Cosentino - mi ha espresso solidarietà. Conosceva le carte processuali e lo stesso avvocato Niccolò Ghedini le aveva viste», ha aggiunto parlando dell'inchiesta della procura di Napoli che ha portato alla richiesta di misure cautelari nei suoi confronti. «Io gli ho detto che mantengo la candidatura», ha proseguito il sottosegretario al termine dell'incontro nella residenza-ufficio del Cavaliere, sottolineando di aver spiegato al premier «le ragioni del territorio e soprattutto ho sostenuto che non possono essere alcuni procuratori a decidere l'evoluzione democratica. Io sono l'espressione dell'intera regione Campania e quindi mantengo la mia candidatura che è ancora più forte di prima dopo quello che è successo». Insomma, ha aggiunto, «qualsiasi decisione dovrà avere il territorio come protagonista».
L'OPPOSIZIONE VUOLE LE DIMISSIONI - Cosentino è accusato dalla procura di Napoli di aver appoggiato il clan dei casalesi, la potente associazione camorristica del casertano, tanto da averne chiesto l'autorizzazione all'arresto alla Camera dei deputati. Un'accusa che ha scatenato l'ira dell'opposizione. «Nicola Cosentino non può rimanere al suo posto di sottosegretario. Ho inviato una lettera a tutti i capigruppo dell'opposizione per presentare una mozione di sfiducia nel caso la Camera respinga la richiesta d'arresto». Lo afferma in una nota il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi. «Il sottosegretario all'Economia - aggiunge Donadi - è accusato di reati gravissimi, di collusione con il clan dei Casalesi e la procura ha chiesto il suo arresto. Cosentino dovrebbe avere la dignità di dimettersi e il governo quella di rimuoverlo, invece nel centrodestra tutti fanno finta che non stia succedendo niente». «Il braccio di ferro - conclude il capogruppo Idv - sulla candidatura di Cosentino alla presidenza della Campania, infine, è stata una farsa. Un minuto dopo la sua eventuale elezione, infatti, Cosentino verrebbe arrestato, perchè perderebbe l'immunità parlamentare».
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11/11/2009
L'ordinanza del gip su Cosentino «Sostegno elettorale dai Casalesi»
L'ordinanza del gip su Cosentino «Sostegno elettorale dai Casalesi»
Il sottosegretario all'economia è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, «pressioni su enti prefettizi per incidere sul rilascio delle certificazioni antimafia»
| Nicola Cosentino (LaPresse) |
MILANO - Nicola Cosentino «contribuiva, sin dagli anni '90 a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone (..) Da tale sodalizio Consentino riceveva puntuale sostegno elettorale». È quanto si legge nel capo di imputazione per concorso esterno in associazione mafiosa emesso dal gip Raffaele Piccirillo nei confronti del sottosegretario all'Economia e coordinatore regionale del Pdl. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, 351 pagine in tutto, è stata trasmessa alla Camera per l'autorizzazione all'esecuzione. «È stata notificata questa mattina al presidente della Camera la richiesta di custodia in carcere per Cosentino» ha confermato Gianfranco Fini. Che in merito al destino politico del leader del Pdl campano ha opposto un severo alt: «La sua candidatura non è più nel novero delle cose possibili». Pare, d'altra parte, che il coordinatore campano del Pdl abbia anche avuto un colloquio telefonico con Berlusconi. Il premier avrebbe invitato Cosentino a tenere duro e ad andare avanti.
«SOSTEGNO ELETTORALE» - Nelle 351 pagine dell'ordinanza, il gip Piccirillo parla di un vero e proprio sodalizio tra il sottosegretario e le famiglie Bidognetti e Schiavone. Da tale legame Cosentino, si legge, «riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione delle elezioni a cui partecipava quale candidato diventando consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di vice coordinatore e poi di coordinatore del partito di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare del 2001». Cosentino avrebbe in particolare «garantito il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali».
«INDEBITE PRESSIONI» - Nel capo di imputazione si fa riferimento, inoltre, a «indebite pressioni nei confronti di enti prefettizi per incidere, come nel caso della Eco4 spa (società che operava nel settore dei rifiuti, ndr) nelle procedure dirette al rilascio delle certificazioni antimafia». Cosentino è anche accusato di aver creato e cogestito «monopoli d'impresa, quali l'Eco4 spa e nella quale Cosentino esercitava, in posizioni sovraordinata a Giuseppe Vitiello, Michele Orsi (ucciso poi in un agguato di camorra, ndr), e Sergio Orsi, il reale potere direttivo e di gestione, così consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando delle attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante l'assunzione di personale e per diverse utilità».
«ASSUNZIONI MASSICCE IN CONCOMITANZA DELLE ELEZIONI» - Uno dei capitoli affrontati dal gip Piccirillo nell'ordinanza è quello delle assunzioni «massicce» in coincidenza con le scadenze elettorali. Il magistrato riporta alcuni brani di un interrogatorio reso dall'imprenditore Michele Orsi (titolare della Eco4 ucciso in un agguato di camorra) il 15 giugno. In quella circostanza Orsi «confermava il rapporto politico privilegiato allacciato sin dagli albori della società mista, a suo dire su sollecitazione del presidente Valente, con Nicola Cosentino e Mario Landolfi». Michele Orsi «descriveva - spiega il giudice - i termini essenziali dello scambio instaurato con i detentori del potere politico». L'accaparramento dei contratti di raccolta dei rifiuti solidi urbani presso tutti o quasi tutti i Comuni consorziati e la promozione di un ciclo integrato alternativo - osserva il magistrato - era l'impegno che i politici assumevano verso gli uomini del Consorzio. Massicce assunzioni (Orsi parla del 70% delle risorse umane) di personale inutile e talvolta del tutto inoperoso, effettuate in concomitanza con le scadenze elettorali o per conquistare il favore di persone che potevano tornare utili in ragione del ruolo professionale o politico rivestito rappresentavano la contropartita che i protettori politici richiedevano e puntualmente ottenevano dagli imprenditori mafiosi della ECO4 s.p.a.».
LE RIVELAZIONI DI UN PENTITO - Di sostegno elettorale da parte dei clan a Cosentino parla anche l'imprenditore casertano Gaetano Vassallo, che dal 2008 collabora con i magistrati dopo essere stato arrestato nell'ambito delle inchieste sulle infiltrazioni dei clan nella gestione dello smaltimento rifiuti in Campania. In un interrogatorio reso ai magistrati il primo aprile dello scorso anno, Vassallo racconta che fu il boss Francesco Bidognetti a indicargli la necessità di procurare voti all'attuale sottosegretario. «Ebbi modo - spiega Vassallo - di conoscere Nicola Cosentino proprio attraverso Francesco Bidognetti, proprio nel periodo antecedente all'arresto di quest'ultimo. Mi ero aggiudicato il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani sul comune di San Cipriano con la Setia Sud, intestata a mio fratello Salvatore, e un giorno Francesco Bidognetti mi convocò affinchè indicessi una riunione con le maestranze per sostenere il candidato Nicola Cosentino per le elezioni provinciali. Me lo presentò come suo amico e io personalmente ebbi a prelevare Cosentino insieme al fratello minore e a portarlo presso il deposito dove erano riunite le maestranze, invitandole al voto secondo le indicazioni di Francesco Bidognetti». A partire da allora, continua il pentito, «ebbi modo di incontrare Cosentino anche dopo la sua elezione a parlamentare».
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22/10/2009
Scandalo assunzioni in campania:«L'onorevole chiede di quel contratto» I nomi dei politici e i 655 «segnalati»
Scandalo assunzioni in campania:«L'onorevole chiede di quel contratto» I nomi dei politici e i 655 «segnalati»
Sequestrato l'elenco degli sponsor: spuntano Bassolino, De Mita e un consigliere Pdl. Qualcuno usava gli sms
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| Clemente e Sandra Mastella (Di Vita) |
NAPOLI - Aveva raccomandato tante persone e alla fine qualcuno sfuggì al controllo. E così, al telefono con il direttore generale dell’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella chiedeva: «Scusa, ma questo Massaccese di Casoria chi è?». Giuseppe Capobianco lo rassicurava: «È uno dei privati che dobbiamo riconfermare, non è nostro... È uno dei Ds. Ho avuto indicazioni da Giggino e mi ha detto che venivano da te».
I fax dai politici
Fa impressione leggere l’elenco degli aspiranti lavoratori segnalati dai politici. Ma fa ancora più effetto il risultato ottenuto tra il 2005 e il 2008 grazie alle pressioni esercitate. Perché, come sottolinea il giudice nella sua ordinanza, «al maggio 2008 i raccomandati/ imposti rappresentavano il 90 per cento della forza lavoro 'precaria' dell’Ente. Insomma soltanto uno su dieci non risultava segnalato». I conti sono presto fatti. Nel file che Tiziana Lamanna, segretaria di Capobianco, custodiva nel computer ci sono 655 nomi. Le persone assunte con contratto di collaborazione continuativa, dunque escludendo chi ha invece ottenuto consulenze, sono 294. La signora era molto precisa, quasi maniacale. La tabella è divisa in tre colonne. Nella prima ci sono i nomi in ordine alfabetico, accanto la qualifica oppure il titolo di studio, nell’ultima il «segnalatore». La guardia di Finanza ha effettuato un controllo su tutti i fascicoli personali di chi ha ottenuto il contratto e ha scoperto che «molti dei soggetti segnalati dal singolo politico avevano inviato il loro curriculum dal fax in uso al politico stesso; in altri casi sul curriculum era stato scritto a matita il nome del politico di riferimento». Recordman delle raccomandazioni è Luigi Nocera, l’ex assessore regionale all’Ambiente che - evidentemente in forza del suo ruolo «collegato» all’Agenzia - vanta ben 100 segnalazioni. Segue a ruota l’ex presidente dei senatori dell’Udeur Tommaso Barbato con 43 e subito dopo in questa specialissima classifica c’è Antonio Fantini, ex segretario regionale dello stesso partito con 36. La famiglia Mastella non si è evidentemente sottratta a questa allegra gestione. L’ex ministro della Giustizia ne avrebbe fatte 26, sua moglie Sandra 16, il cognato Pasquale Giuditta - all’epoca dei fatti parlamentare - ben 35. Non erano gli unici, anche se gli altri politici elencati sembrano avere pretese più modeste: due segnalazioni sarebbero arrivate dal governatore Antonio Bassolino, una dall’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, una dall’ex braccio destro dello stesso Bassolino, il diessino Isaia Sales, una anche il consigliere regionale di Forza Italia Fulvio Martusciello.
Il messaggio
C’era chi telefonava, chi scriveva mail o lettere. E addirittura chi utilizzava il metodo più rapido degli sms. Il 10 maggio 2007 l’onorevole Giuseppe Maisto - consigliere regionale della Campania per l’Udeur, espulso dal partito nel febbraio dell’anno successivo - manda un messaggio a Capobianco: «Ricordati di convocare ...» e poi aggiunge nome e numero di cellulare del suo candidato. Quanto forti e frequenti fossero le pressioni si capisce bene due mesi dopo quando Capobianco riceve una telefonata dalla sua segretaria.
Lamanna: «Lucià, scusami! Ti volevo dire che ha telefonato l’onorevole Iossa. Vuole notizie di L.R., se ha il contratto triennale».
Capobianco: «Cosa?».
Lamanna: «Ha detto che doveva avere un contratto triennale».
Capobianco: «Ma chi... Vabbè lasciamo stare per telefono, ti richiamo».
Lamanna: «No, lo so. Dico, no, vuole essere chiamato da me per sapere se l’ha avuto o non l’ha avuto. Io mi dovrei...».
Capobianco: «Ma tu non puoi permetterti di chiamare a nessuno ».
Lamanna: «Appunto, ciao».
Alla segretaria era stato assegnato un ruolo chiave in questa vicenda, ma non risulta tra gli indagati. È stata interrogata per chiarire come mai custodisse il file nonostante, come evidenzia il giudice, «l’ufficio non aveva alcun compito istituzionale nella raccolta, ricezione e valutazione dei curricula essendovi un apposito ufficio del personale». Lei ha candidamente affermato: «Succedeva che il giovane aspirante consegnava un curriculum finalizzato a instaurare un rapporto con l’Arpac dicendo che veniva a nome di tizio o caio». Una millanteria, dunque, ma quando il magistrato le ha contestato che si trattava di un’affermazione non credibile ha replicato: «Effettivamente capitava assai spesso, nella maggioranza dei casi, che l’arrivo dell’aspirante fosse preceduto da una telefonata».
Lo sfogo dell’assessore
Il 19 marzo del 2007 l’allora assessore regionale alle risorse umane Andrea Abbamonte chiama Carlo Camilleri, il consuocero dei coniugi Mastella proprio per affrontare il problema delle raccomandazioni.
Abbamonte: «Mi sono fatto una di quelle incazzate con Nocera e Capobianco che non potevi... Capobianco non se la scorda questa giornata».
Camilleri: «Veramente guaglio’... eppure tu eri così legato a lui...».
Abbamonte: «Non si deve più permettere di dire, ma quella... la tua dirigente ha scritto... ho detto: 'guarda, tu sei stronzo tre volte perché ti avevo avvisato io e ti ho convocato. Ti ho detto stai attento ai co.co.co che tu passi un guaio e te l’ho detto io. Tu hai fatto la delibera, hai chiesto il parere della Funzione Pubblica quando io ti avevo detto che non ti dovevi permettere di chiedere il parere della Funzione Pubblica perché è pericolo. E mi hanno detto anche che sei l’elemento debole, perché i miei li tengo sotto la palla, perché sono co.co.co confessati e comunicati. Non ti devi permettere di andare dall’assessore a fare una cosa di questo genere quando sei tu che hai creato il casino».
Fiorenza Sarzanini
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21/10/2009
Bufera su Arpac e Udeur: 63 indagati Ci sono lady Mastella e il consuocero
Bufera su Arpac e Udeur: 63 indagati Ci sono lady Mastella e il consuocero
L'inchiesta: su politici e imprenditori. Lonardo, divieto di dimora in Campania. Accuse di associazione per delinquere. Aiuti elettorali dai clan

L'ingresso della villa di Mastella a Ceppaloni
NAPOLI - Terremoto all'Arpac, l'agenzia dell'ambiente campano: un'ordinanza di custodia cautelare (ai domiciliari) 63 indagati, 18 divieti di dimora e 6 misure interdittive. Un vero e proprio ciclone contro uno dei settori pubblici, considerato da anni «feudo» del Campanile di Clemente Mastella. L'operazione condotta dalla Guardia di finanza di Napoli e dai carabinieri di Caserta coinvolge, infatti, politici, dirigenti della pubblica amministrazione, professionisti e imprenditori campani.
DIVIETO PER SANDRA - Nell’inchiesta risulta indagata anche la presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, destinataria di un provvedimento di divieto di dimora in Campania, dove svolge la sua attività istituzionale. Non solo: stamane sette carabinieri sono entrati nella villa della famiglia Mastella a Ceppaloni, nel Beneventano e ne sono usciti dopo qualche ora. Nei confronti dell’eurodeputato, che si trovava a Strasburgo, invece è stato emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari.
ARPAC - Il filone dell’indagine per il quale sono scattati gli arresti e gli «avvisi» riguarda l’Arpac, Agenzia regionale per la protezione ambientale. Le accuse contestate vanno dall'’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al falso, all'abuso di ufficio, alla turbativa d’asta e alla concussione. Nel mirino degli inquirenti sia la gestione di appalti pubblici sia i concorsi finalizzati all’assunzione di personale e l'affidamento di incarichi professionali nella pubblica amministrazione. Sarebbero stati trovati dei file in cui ogni nome da assumere era rigorosamente abbinato a quello di un politico Udeur (sequestrati anche dei pc). E nel partito chi non si piegava a quest'andazzo veniva vessato e intimidito.
COINVOLTO ANCHE IL CONSUOCERO - Arresti domiciliari sono stati disposti per Luciano Capobianco, ex direttore generale dell’Arpac, l’Azienda regionale per la protezione ambientale della Campania. Quindici gli indagati per i quali è stato applicato il divieto di dimora nella Regione Campania. Oltre alla Lonardo; il capogruppo alla Regione Fernando Errico; Nicola Ferraro, consigliere regionale; Antonio Fantini, già presidente della Regione Campania e segretario regionale Udeur. Gli altri provvedimenti riguardano Valerio Azzi, imprenditore; Carlo Camilleri, ingegnere e consuocero di Clemente Mastella; Ruggero Cataldi, ex direttore amministrativo Asl Benevento 1; Giuseppe Ciotola, imprenditore; Bruno De Stefano, direttore generale dell’Asl di Benevento; Arnaldo Falato, dirigente dell’Asl Benevento 1; Carmelo Lomazzo, dirigente Arpac; Massimo Menegozzo, dirigente Arpac; Massimo Palmieri, imprenditore; Francesco Polizio, dirigente Arpac; Mario Scarinzi, ex direttore generale dell’Asl Benevento 1. Il divieto di dimora nelle province di Benevento, Caserta e Napoli è stato disposto per Bartolomeo Piccolo, imprenditore, mentre il divieto di dimora nelle province di Benevento e Napoli per Giustino Tranfa, imprenditore, Antonio Zerrillo, ingegnere. La misura interdittiva del divieto di esercitare l’impresa e la professione è stata disposta per gli imprenditori Gaetano Criscione, Francesco Di Palma, Fabrizio Merolla, Claudio Rossi, Fabio Rossi e per il libero professionista Antonello Scocca.
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| Sandra Mastella |
APPOGGIO DEI CLAN - Un filone dell'inchiesta riguarda presunti appoggi elettorali di un clan di Marcianise (Caserta): questa parte verrà ora stralciata e passata, per competenza alla Dda. Tra l'altro Pellegrino Mastella, uno dei figli di Clemente, girava con una Porsche Cayenne procurata dal titolare di un autosalone di Marcianise attualmente detenuto per 416 bis.
CLEMENTE TORNA DA STRASBURGO - Il leader dell’ Udeur ha saputo dell’ inchiesta nella quale è coinvolto insieme con la moglie Sandra mentre stava partecipando a Strasburgo alla seduta del Parlamento Europeo. Mastella, che era giunto ieri nella città francese per i lavori dell’assemblea, sta ora rientrando in Italia: si è imbarcato sul primo volo utile per Parigi e dalla capitale francese proseguirà per Roma, dove arriverà nel pomeriggio.
UNA SUPER-PARCELLA - Un milione e 300 mila euro, a tanto ammonta la super parcella che è stata liquidata ad uno degli indagati. La persona in questione, in base al lavoro investigativo, è stata beneficiata dall’Asl di Benevento di una consulenza su un argomento che la stessa Procura di Napoli definisce «non chiaro». Si tratta della ricompensa ricevuta «dopo aver dispiegato per il partito (l’Udeur, ndr) la sua presunta intermediazione con gli organi di giustizia amministrativa in una controversia elettorale relativa alle comunali di Morcone (Benevento). Agli atti dell’Asl nessuna documentazione di tale consulenza ma solo il pagamento delle parcelle. Il beneficiario della frode, «un congiunto di un esponente di vertice del sodalizio», ha ottenuto la super parcella con una «truffa» (è la definizione della Procura) ai danni del consorzio di bonifica di Sessa Aurunca (Caserta) e della Regione Campania. L’importo è stato liquidato in relazione a presunti lavori di ristrutturazione della rete di adduzione dell’impianto irriguo di Cellole, sempre nel Casertano.
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09/07/2009
Le pornostar battono Cacciari Via libera al festival hard
Le pornostar battono Cacciari Via libera al festival hard
Polemiche su «Erotica 2009», da oggi a domenica a Marghera. Il sindaco: «Evento pericoloso». Ma il Tar boccia l’ordinanza
| Massimo Cacciari (Eidon) |
Da una parte il sindaco filosofo, il pd Massimo Cacciari, contrario all’approdo a Venezia di Erotica 2009: «Porterebbe alla rimozione dei freni inibitori». Dall’altra un nugolo di pornostar, da Milly D’Abbraccio a Vittoria Risi, da Valentine Demy a Sofia Gucci, paladine del festival dell’hard giunto alla sua 15a edizione: «Cacciari venga a vederci e capirà che non c’entriamo niente con la prostituzione ». In mezzo una battaglia a colpi di ordinanze e ricorsi conclusasi ieri, parrebbe, con una sentenza del Tar e il via libera alla manifestazione: la fiera del sesso si terrà da oggi a domenica a Marghera. Come da programma. Unica prescrizione (comunicano gli organizzatori): il versamento di 10.000 euro nelle casse comunali per i servizi di polizia municipale. Ultimo ostacolo da superare (sottolinea il comandante dei vigili Marco Agostini): l’esame di agibilità della tensostruttura, la stessa usata per i concerti dei grandi, prevista per oggi. La polemica è iniziata una decina di giorni fa.
Dopo Roma e Bari, gli organizzatori della kermesse, hanno confermato la tappa a Venezia. Ma dalla municipalità di Marghera, in prima linea il presidente di Rifondazione Renato Panciera, si è levato un altolà: «Quella manifestazione compromette il nostro lavoro anti-prostituzione». Dello stesso parere la Cgil donne. Il sindaco Cacciari ha così raccolto i malumori. Prima ha provato a traslocare la fiera al Terraglio scontrandosi con i residenti. Lunedì sera ha firmato un’ordinanza con la quale ha negato alla Geat Srl la licenza di pubblico intrattenimento. Le motivazioni del divieto: «tutelare le condizioni di vivibilità dell’abitato di Marghera» e scongiurare «un potenziale pericolo per la sicurezza urbana». Vale a dire: «La manifestazione — si legge — può attrarre numeroso pubblico. E per le sue peculiari caratteristiche, prevedendosi 'l’attiva partecipazione degli spettatori', è inevitabile l’attivazione di meccanismi di rimozione dei freni inibitori». Il riferimento va quindi alla «settantina di prostitute presenti nella stessa zona e nello stesso orario » della manifestazione. E agli alti costi del servizio di vigilanza «che resterebbe a carico dell’amministrazione comunale». L’ordinanza ha incassato le critiche degli «assessori rosa» della giunta Cacciari: da Laura Fincato a Mara Rumiz. Ma anche di Vladimir Luxuria, Tinto Brass. Quindi è stata impugnata dagli organizzatori che hanno presentato ricorso al Tar del Veneto puntando sul «ruolo di censore» assunto dal sindaco in base ai nuovi poteri: «L’ordinanza segna il passaggio dallo stato di diritto allo stato etico», ha affermato il portavoce Emilio Magliano.
Ieri la sentenza: Erotica 2009 andrà in scena. I tempi per un ricorso al Consiglio di Stato non ci sono: «Troppo intelligente, Cacciari, per infilarsi poi in questa strada», ha detto l’assessore ai Lavori pubblici Laura Fincato, parlando di «boomerang culturale». «Non capisco ma mi adeguo». Questa mattina Erotica 2009 si troverà però a dover affrontare l’esame di agibilità. Quindi a garantire alcune prescrizioni di ordine pubblico. «Ad esempio che l’uscita delle 'artiste' — 'tra virgolette', sottolinea Agostini — non sia la stessa del pubblico». Come dire: la partita non è ancora del tutto chiusa.
Alessandra Mangiarotti
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02/07/2009
«Spartacus End»: ultimo colpo al clan dei Casalesi
«Spartacus End»: ultimo colpo al clan dei Casalesi
Camorra. Quindici ordinanze emesse dal gip per una serie di omicidi avvenuti dopo la scomparsa di Bardellino
Il boss Nicola Caterino
CASERTA - Sono quindici le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, nell’ambito del’inchiesta «Spartacus End», condotta dalla Dia, che ha fatto luce su una serie di omicidi commessi alla fine degli anni ’80 dal clan dei Casalesi, nell’ambito nella lotta di potere scatenatasi nel Casertano per la sostituzione del «boss» Antonio Bardellino, a seguito della sua morte.
LOTTA PER LA SUCCESSIONE - L’ultimo omicidio «eccellente» che consacrò l’affermazione sul territorio del gruppo Schiavone-Bidognetti, allora emergente, e sul quale la Dia ha fatto ora luce, grazie anche alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, è quello di Vincenzo De Falco, soprannominato «o' fuggiasco». Quest’ultimo avrebbe voluto insediarsi al posto di Bardellino, ma il gruppo guidato da Francesco Schiavone, «Sandokan» e da Francesco Bidognetti, «Cicciotto ’e mezzanotte», lo uccise e si pose definitivamente a capo della camorra casertana. La Dia ha svelato anche i risvolti di un quadruplice omicidio, avvenuto in quegli anni, nei confronti di esponenti della Nuova camorra organizzata, all’epoca guidata da Raffaele Cutolo. L’operazione di stamane chiude definitivamente l’inchiesta «Spartacus» che, negli anni scorsi, portò, in vari scaglioni, all’arresto di circa 800 persone, molte delle quali furono poi condannate in un mega processo.
LA DIA ARRIVA ALL'ALBA - L'operazione è iniziata all'alba. Le persone contro le quali sono stati emessi i provvedimenti della magistratura sono accusate di numerosi omicidi commessi negli ultimi anni dall’organizzazione camorristica casertana per ottenere il controllo egemonico del territorio. Tra gli esponenti in manette anche il boss Nicola Caterino che guidava, nell'area di Cesa, il clan Caterino-Ferraro
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19/06/2009
L’alcol ai minorenni: Milano vuole il divieto totale
L’alcol ai minorenni: Milano vuole il divieto totale
Il Comune: troppi ragazzini ubriachi. Acquisti proibiti in bar e negozi. I locali: non servirà
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| La sera a Porta Ticinese giovani fuori dai locali per aperitivo(Enrico De Santis) |
MILANO — La birra al pub con i compagni di liceo? Scordarsela. Il vino, comprato magari per i genitori, al supermercato sotto casa? Niente da fare, proibito. La crociata è partita da Monza. Dove dal primo luglio scatterà un’ordinanza per impedire la vendita di alcol a chi ha meno di 16 anni. Neanche 24 ore e Milano ha già rilanciato: aranciata e Coca Cola fino a diciotto anni. Il Comune firmerà nei prossimi mesi la sua ordinanza: niente birra o vino ai minorenni. L’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna ragiona per cifre. «Una nostra ricerca ci dice che il 40% dei 15enni milanesi ha già vissuto l’esperienza di almeno una sbronza.
A Milano si comincia a bere intorno ai 13 anni, alle prime festicciole con i compagni di classe. A 15 l’ubriacatura di massa è già regola. Bisogna intervenire prima che il fenomeno diventi fuori controllo». Raccontano i responsabili della Croce Rossa milanese che al venerdì e al sabato sera il 50% degli interventi serve a soccorrere giovani e giovanissimi usciti malconci dalle prime bevute in compagnia. Un’ambulanza su due impegnata a soccorrere ragazzini cotti di Caipirinhe e Negroni. E i volontari assicurano che il fenomeno è ormai unisex. A stare male sono sempre più spesso le ragazze, che magari si presentano all’appuntamento con l’alcol a stomaco vuoto, perché poi c’è la paura d’ingrassare e di esagerare con le calorie. «Il provvedimento dimostra grande sensibilità sociale», esulta il Movimento Genitori della Lombardia: «Fondamentale, però ora che sia il Parlamento a legiferare, allineando l’Italia agli altri Paesi europei». L’iniziativa raccoglie anche tante perplessità. Al partito degli scettici s’iscrive di diritto Lino Stoppani, il presidente dei locali pubblici milanesi. «Noi siamo pronti ad adeguarci, nessun problema», premette. «Ma poi siamo sicuri che coi divieti si raggiunga davvero il nobilissimo scopo? Non è che la voglia di trasgredire diventa la molla che ti fa attaccare alla bottiglia? ».
Poi c’è il problema dell’abusivismo, che con i divieti e le proibizioni rischia di diventare fenomeno ancor più diffuso. «Chi controllerà che fuori da una discoteca i ragazzi non trovino un ambulante pronto a venderti sottocosto quello che a noi è proibito?», chiede Stoppani. Milano come una Chicago anni ’20? «Un proibizionismo di piccolo cabotaggio più inutile che pericoloso», dice Nando Dalla Chiesa, ex candidato sindaco per il centrosinistra ora emigrato a Genova. «Non risolve, questo è sicuro», conferma l’attrice Lella Costa. «Però ha un merito questa ordinanza: puntare i riflettori su un tema, quello dell’alcol, spesso sottaciuto ». «È il concetto di tolleranza zero che non serve a niente », attacca Don Gino Rigoldi, prete di frontiera e cappellano del carcere minorile del Beccaria. «Queste campagne durano sì e no due settimane. Poi dei divieti e delle proibizioni scritte sulla carta nessuno si ricorda più. La verità è che serve educazione, non proibizioni inutili». «E poi, che significa? Uno da Milano va ad Assago e il divieto è bello che aggirato». Il problema dei controlli, insomma. L’assessore milanese immagina naturalmente che a girare per la città a fare multe ai trasgressori siano vigili e finanzieri. L’obiettivo finale però è più ambizioso. «Mi piacerebbe che nei controlli siano coinvolti anche i volontari, magari gli stessi genitori». Guai a chiamarle ronde, però.
Andrea Senesi








