14/04/2010

iPad in Italia slitta di un mese

iPad in Italia slitta di un mese

Apple fa capire di non riuscire a far fronte agli ordini, «sorprendentemente alti». Da noi in vendita a fine maggio


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Troppe richieste per l'iPad, armatevi di pazienza: prima di fine maggio in Italia non arriverà. Un mese di ritardo sulla tabella di marcia, programmata inizialmente per fine aprile (anche se non erano mai state divulgate date precise). Apple ha rilasciato oggi un comunicato ammettendo - di fatto - di non riuscire a reggere alla domanda del pubblico, definita dalla stessa azienda "molto più alta delle previsioni". In compenso c'è una prima data certa per il nostro Paese: il 10 maggio saranno aperti i pre-ordini.

«Sebbene abbiamo consegnato più di 500.000 iPad nel primo fine settimana - fa sapere Apple nella nota -, la domanda è molto più alta delle previsioni e probabilmente continuerà a superare la nostra fornitura per le prossime settimane dal momento che molte più persone vedranno e toccheranno un iPad. Abbiamo anche raccolto numerosi preordini per il modello iPad 3G per la consegna a fine aprile.
Di fronte a questa sorprendentemente alta domanda negli Stati Uniti, abbiamo preso la difficile decisione di posticipare il lancio internazionale di iPad di un mese, fino alla fine di maggio. Annunceremo i prezzi internazionali e inizieremo a raccogliere i preordini lunedì 10 maggio. Sappiamo che molti clienti desiderosi di acquistare un iPad saranno delusi da questa notizia, ma speriamo siano soddisfatti dal conoscerne la ragione: ad ora iPad è un successo enorme negli Stati Uniti».

02/02/2010

Auto, forte calo per gli ordini a gennaio «Senza incentivi il mercato non tiene»

Auto, forte calo per gli ordini a gennaio «Senza incentivi il mercato non tiene»


Per il gruppo Fiat incremento del 30,4%, ma la raccolta ordini crolla del 50%. Le immatricolazioni registrano un'impennata del 30,22% rispetto allo scorso anno. «Grande portafoglio di inevasi»

 

(Ansa)
(Ansa)

MILANO - Gli incentivi alla rottamazione, pur scaduti a dicembre 2009, continuano a far volare il mercato dell'auto in Italia anche nel primo mese del 2010. A gennaio le immatricolazioni, ovvero le consegne di nuove vetture, hanno registrato un'impennata del 30,22% rispetto a gennaio 2009, raggiungendo le 206.341 unità (contro le 158.457 dell'anno passato). L'incremento è legato alla grande quantità di ordini del 2009 ancora inevasi. Le vetture ordinate entro il 31 dicembre 2009, infatti, potranno essere immatricolate fino al 31 marzo. Secondo un primo scambio di informazioni fra Anfia (associazione di costruttori nazionali) e Unrae (costruttori esteri) i nuovi ordinativi si attestano a circa 125mila unità. Nel frattempo però gli ordini di autovetture hanno subito a gennaio una flessione del 10% rispetto allo stesso mese del 2009.

PASSAGGI PROPRIETÀ - Il ministero dei Trasporti precisa inoltre che nel primo mese dell'anno sono stati registrati 329.371 trasferimenti di proprietà di auto usate, con una variazione di -10,75% rispetto all'anno scorso (369.051 trasferimenti). Il volume globale delle vendite (535.712 autovetture) ha dunque interessato per il 38,52% auto nuove e per il 61,48% auto usate.

GRUPPO FIAT - Per quanto riguarda il gruppo Fiat (che comprende i marchi Fiat, Lancia e Alfa Romeo) a gennaio le immatricolazioni sono state 66.081, con un incremento del 30,4%. La quota di mercato è salita al 32,03%, dal 31,99% di dicembre. In una nota il gruppo torinese fa però sapere che a gennaio Fiat Group Automobiles registra un calo nella raccolta ordini del 50% rispetto alla media dell'ultimo trimestre 2009. Stabile la quota di mercato, al 32%.

«MERCATO NON TIENE» - L'associazione delle industrie automobilistiche, Anfia, avverte che il mercato dell'auto registra un segno positivo grazie all'«ampio portafoglio ordini dei mesi scorsi», che per beneficiare degli incentivi dovranno tradursi in immatricolazioni entro marzo. Ma anche che il portafoglio di ordini inevasi potrà sostenere il mercato non oltre marzo: «Quando il portafoglio di inevasi verrà smaltito, senza un'uscita graduale dalla fase degli incentivi ci si può attendere un crollo del mercato - dice il presidente Eugenio Razelli -, confermato anche dall'attuale trend negativo degli ordini, in calo del 10% a confronto con un gennaio 2009 dagli ordini già bassissimi (-32,1%). In assenza di interventi, questo ci porterà verso la soglia di 1.700.000 unità immatricolate a fine anno».

Redazione online


15/09/2009

Dieci casse di esplosivo militare Così ho affondato le navi dei veleni

Dieci casse di esplosivo militare Così ho affondato le navi dei veleni

 

Calabria, il pentito: fusti radioattivi dalla Norvegia. L’ordine dei clan. «Gli altri scafi a Metaponto e Maratea». Il perito: nella zona sono aumentati i tumori

 

La nave affondata al largo di Cetraro in Calabria (Ansa)
La nave affondata al largo di Cetraro in Calabria (Ansa)

REGGIO CALABRIA — «Ave­vamo bisogno di affondare delle navi che ci erano state commis­sionate ed erano al largo di Cetra­ro. Ci serviva un motoscafo per portare l’esplosivo da riva fino al largo». È il 21 aprile 2006 e a Mila­no un magistrato antimafia racco­glie la testimonianza del pentito Francesco Fonti, che dal 1966 fi­no al gennaio del ’94, quando è iniziata la sua collaborazione con la giustizia, ha fatto parte della ’n­drangheta: entrato da picciotto e uscito con la «dote» di vangelo dalla famiglia Romeo, padroni di San Luca. Fonti parla di un episo­dio che fa risalire al 1993: l’affon­damento, con tanto di truffa al­l’assicurazione, di una nave cari­ca di rifiuti radioattivi nel Tirre­no.

Lui c’era e ricorda: «Nelle na­vi in quel momento c’era una cer­ta quantità di fusti che non erano stati smaltiti all’estero...». I moto­scafi li procurò Franco Muto, boss di Cetraro, al quale andaro­no 200 milioni di lire per il distur­bo; dall’Olanda arrivarono una decina di casse di esplosivo mili­tare; il carico finito in fondo al mare, invece, secondo il pentito era di origine norvegese. Al magi­strato racconta i preparativi con Muto: «Ci siamo incontrati in quel negozio di mobili. Spaccaro­telle è il nome del mobilificio. Noi gli abbiamo detto che aveva­mo bisogno di un paio di moto­scafi e lui ha detto: 'No, non ci so­no problemi. Quanto grandi li vo­lete? Da altura, da mezzo mare?'. E ci procurò due motoscafi. Noi caricammo... il materiale esplosi­vo l’avevamo portato da San Luca e, da Cetraro Marina, alla fine del lato Nord, c’erano i motoscafi, fin là si può arrivare anche con le macchine sulla strada interna del lungomare... Abbiamo preso le casse di esplosivo, le abbiamo messe sui motoscafi e siamo par­titi al largo, siamo arrivati alle na­vi, gli autisti dei motoscafi hanno aspettato, noi abbiamo fatto il tra­sbordo e le abbiamo lasciate lì. Il giorno dopo siamo tornati di nuo­vo per sistemare l’esplosivo nei punti dove doveva esplodere per far imbarcare l’acqua e mandarle a fondo. Solamente che affondar­le tutte e tre assieme lì abbiamo pensato che non era tanto intelli­gente, e abbiamo deciso una di farla affondare lì, le altre due di mandarle una verso lo Ionio, a Metaponto, e l’altra verso Mara­tea ». Il magistrato, quasi stupito, gli chiede del viaggio a Metapon­to, e Fonti spiega: «Ma sopra c’era l’equipaggio eh...! Faceva tutto il giro» dello Stretto di Mes­sina.

Qualcuno sostiene che nel Mediterraneo la criminalità organizzata, dagli anni ’80, potrebbe aver affondato decine di navi cariche di veleni. Sono state dise­gnate trame complica­tissime, che coinvolge­rebbero uomini dei ser­vizi, politici, faccendie­ri di tutto il mondo, fra Olanda e Somalia, Cala­bria ed ex Jugoslavia.

Molte cose restano da veri­ficare, ed è difficile. «Ma il velo è squarciato, nessuno può più sostenere che le navi non ci sono», dice Bruno Giorda­no, capo della Procura di Paola dal luglio 2008. È il magistrato che ha riannodato le fila di un’in­chiesta che si trascinava da tem­po. Prima ha scoperto lungo il greto del torrente Oliva, tra Aiel­lo Calabro e Serra d’Aiello, la pre­senza di metalli pesanti, radioatti­vità di origine artificiale, «quanti­tà rilevantissime di mercurio». Poi, mesi fa, sul suo tavolo è arri­vato un documento dell’Arpacal, una rilevazione condotta nel Tir­reno: fuori da Cetraro sottacqua c’era qualcosa di lungo, almeno 80 metri. La Marina non aveva mezzi a disposizione, Giordano si è rivolto a Silvio Greco, assessore all’Ambiente della Regione Cala­bria e biologo marino, che ha tro­vato un robot in grado di ispezio­nare i fondali. E siamo a sabato scorso: a 500 metri di profondità, al largo di Cetraro, nel tratto di mare indicato da Fonti, il robot filma un relitto. «Laggiù la pres­sione è 50 atmosfere — dice Gre­co —: la telecamera ha inquadra­to almeno un fusto quasi del tut­to schiacciato. Gli altri dovrebbe­ro essere nella stiva: ora bisogna capire che cosa contengo­no e come trattarli. Poi vanno cercate le altre due navi di cui parla il penti­to ». Francesco Fonti non fa più parte del program­ma di protezione per col­laboratori di giustizia, si nasconde in centro Italia, ma se il suo rac­conto è attendibile, e ora smentirlo è più dif­ficile, le altre due navi potrebbero trovarsi fra 3 e 5 mila metri di profondità. Oggi Gre­co sarà a Roma, a par­lare con i tecnici del ministero dell’Am­biente. Forse un giorno verrà ascol­tato anche il dottor Giacomino Branca­ti, medico e consu­lente della Procu­ra. La sua relazione fa paura. «Si può confermare l’esistenza di un eccesso statisticamente significa­tivo di mortalità nel distretto di Amantea rispetto al restante terri­torio regionale, dal ‘92 al 2001, in particolare nei comuni di Serra d’Aiello, Amantea, Cleto e Mali­to ». Parla di tumori maligni di co­lon, retto, fegato, mammella. Invi­ta a indagare lungo il corso del­l’Oliva.

Ancora dal verbale di Fonti: «Avvenne di sera, era buio. Erava­mo già gennaio, quindi verso le 7 e mezzo di sera... C’erano dei de­tonatori, però a breve portata, mi sembra 300 metri. Sono stati fatti brillare dal motoscafo». Quante altre volte è successo? E chi ha comprato i servizi della ‘ndran­gheta per liberarsi di rifiuti tossi­ci?

Carlo Macrì
Mario Porqueddu

Fonte: Corriere della Sera


10/12/2008

Berlusconi, altolà al dialogo «Cambiare la Costituzione»

Berlusconi, altolà al dialogo «Cambiare la Costituzione»

Il premier: «Sulla giustizia sì alla separazione degli ordini. Mai al tavolo con sinistra anti-democratica». «Porte spalancate a Casini». Gag con vespa: «IL MIO GOVERNO E' IL PARADISO»

 

 

Silvio Berlusconi (Lapresse)
Silvio Berlusconi
ROMA - «Non mi siederò mai al tavolo con questa sinistra leninista e antidemocratica. E sulla giustizia sono pronto a cambiare la Costituzione». Silvio Berlusconi fa tramontare così la speranza di dialogo tra maggioranza e opposizione. «Ha ragione Bonaiuti quando dice che sono marxisti leninisti - ha detto il premier alla presentazione del libro di Bruno Vespa -. Ci vuole un cambio di generazione per avere da noi una socialdemocrazia. Non accetto di parlare con questo tipo di persone». La presentazione del libro di Vespa è in realtà un'occasione che il presidente del Consiglio sfrutta per un intervento a tutto campo. Durante il quale, scherzando, il premier apostrofa anche il suo governo come «il paradiso». «Nei sondaggi - ha aggiunto il Cavaliere - il governo è nuovamente salito al 68%». « Nei mesi scorsi - ha spiegato Berlusconi -avevamo dieci punti di vantaggio rispetto all'opposizione. Poi, dopo le polemiche sulla scuola e sull'Iva a Sky eravamo tornati indietro di qualche punto. Ora siamo al 68%».

GIUSTIZIA - Al di là della battuta sul «governo-paradiso» , Berlusconi ha insistito particolarmente sulla riforma della giustizia. «Non credo che sarà presentata entro Natale» ha detto il premier. «La Costituzione si può cambiare - ha aggiunto però - e poi l'ultima parola spetta ai cittadini. Ci sono due votazioni con 6 mesi di tempo l'una dall'altra poi a decidere se la riforma sarà giusta saranno i cittadini. Questa è la democrazia» ha chiarito il presidente del Consiglio, specificando inoltre di ritenere «giusta» la «separazione degli ordini perché - ha chiarito Berlusconi - un pubblico ministero deve far parte di un ordine diverso e deve avere gli stessi diritti e doveri dell'avvocato e cioè andare dal giudice, bussare alla porta e prendere un appuntamento. In questo modo i cittadini sono garantiti».

AFGHANISTAN E CLIMA - Alla presentazione del libro di Vespa, Berlusconi ha anche affrontato temi di politica estera e di più ampio respiro internazionale, specificando tra le altre cose che «non è previsto un aumento delle truppe italiane in Afghanistan». «L'Italia - ha voluto precisare il premier - non ha partecipato alla guerra. Le bombe sulle Serbia le ha autorizzate D'Alema. In Iraq l'Italia ha partecipato alla costruzione di una nuova democrazia insieme ad altri 35 Paesi». Tornando sulla questione dei gas serra, alla vigilia del Consiglio europeo di Bruxelles che si occuperà delle emissioni di anidride carbonica, il Cavaliere ha parlato di un «momento cruciale». «Io ho la responsabilità di dire sì o no e se vedrò che sono colpiti gli interessi italiani in modo eccessivo intendo porre il diritto di veto e non avrò nessuna esitazione nel farlo» ha annunciato Berlusconi.

«ITALIA PROVINCIALE» - Ricordando di essere reduce da un tour di 21 giorni in Medioriente, il premier ha anche fatto una riflessione amara sul nostro Paese. «Ho visto- ha detto - che c'è una grande distanza tra loro e noi, poi tornando qui ho trovato un'Italia molto provinciale. Siamo una piccola cosa, non la caput mundi che ha ispirato l'impero romano, e dovremmo imparare da altre realtà del mondo».

PRECARI - Dal Cavaliere anche un accenno al nodo precari. «Siamo consapevoli che le misure varate riguardano chi la cassa integrazione ce l'ha. Sappiamo che i lavoratori del commercio ed i precari non hanno benefici ed è a loro che dobbiamo pensare per fare qualcosa anche se bisogna ricordare che il bilancio è stretto. Molte volte si dimentica della situazione che noi abbiamo ereditato» ha detto Berlusconi.

CASINI- Su Casini e l'Udc, Berlusconi ha poi confermato quanto detto in mattinata. «Le porte del Popolo della libertà non sono aperte, sono spalancate» ha affermato il premier, dopo aver accolto nel Pdl l'ex giornalista Rai e deputato Udc Francesco Pionati. «Berlusconi per me è un corruttore politico, cioè uno che sta in politica e si compra politicamente l’avversario politico per farlo stare dalla sua parte, come ha fatto con Villari», era stata in mattinata la replica di Antonio Di Pietro su Radiotre Rai.

ALFANO - Successivamente il ministro della Giustizia Angelino Alfano precisa i tempi della riforma della giustizia: «Stiamo lavorando per fare una riforma del processo penale entro Natale e poi ci sarà anche una riforma costituzionale che arriverà dopo».