22/10/2009

Israele, quando il poster è troppo osé Anche i rabbini contro Bar Rafaeli

Israele, quando il poster è troppo osé Anche i rabbini contro Bar Rafaeli

 

 

LA TOP MODEL HA FATTO INFURIARE LA COMUNITÀ EBRAICA ULTRA-ORTODOSSA. L'ultima campagna pubblicitaria giudicata troppo spinta: «Certe immagini avvelenano l'ambiente»

(Photomasi)

 

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TEL AVIV - Non c'è pace in patria per Bar Rafaeli, la supermodella israeliana nota anche come ex fidanzata di Leonardo Di Caprio. Dopo essere stata criticata di recente da una collega e connazionale per essere riuscita a svicolare dal servizio militare - la «naja» in Israele è obbligatoria anche per le ragazze -, ora la top ha fatto infuriare la comunità ebraica ultra-ortodossa.

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA - Pietra dello scandalo, l'ultima campagna pubblicitaria di Fox, marca d'abbigliamento molto diffusa nel Paese, di cui Bar è testimonial e che è stata giudicata fin troppo osé dai religiosi. «Certe immagini - ha tuonato il rabbino Mordechai Bloi, guida spirituale di una comunità ortodossa israeliana e animatore del gruppo dei Guardiani della Santità e dell'Educazione, intervistato dal quotidiano Jerusalem Post - avvelenano l'ambiente». Se qualcuno desidera averle sotto gli occhi in casa sua non ci riguarda: noi non rimproveriamo nessuno per quello che fa nella propria intimità. Ma in pubblico ci vuole un po' di decenza». E invece le foto provocanti di Bar Rafaeli compaiono su gigantografie affisse lungo le strade più frequentate. Di qui la minaccia di un boicottaggio di massa del marchio da parte degli ebrei osservanti. Un pericolo non da poco per Fox, i cui megastore - a Gerusalemme e non solo - sono meta abituale di molte famiglie haredim (religiose), con i loro numerosi figli, attirate dai prezzi contenuti. In realtà, le immagini della campagna sono in circolazione da tempo: solo che, prima dell'affissione dei poster, lo spot circolava in tv e via internet, mezzi che la stragrande maggioranza degli ultraortodossi non può utilizzare, in accordo con una severa osservanza dei precetti rabbinici. Non è d'altronde la prima volta che la bella Bar diventa occasione di "grane" per Fox: già alcuni anni fa, dopo le sue dichiarazioni sull'inutilità del servizio militare («Perché dovrebbe essere considerata una buona cosa morire per il proprio Paese? Non è forse meglio vivere a New York City?», si era chiesta in una intervista), diversi gruppi di protesta avevano ipotizzato il boicottaggio dell'azienda. Senza tuttavia dare seguito in quel caso a una minaccia che gli ultraortodossi potrebbero invece far diventare realtà.

La top model ha anche girato una clip con gli Aerosmith per uno speciale su Victoria's Secret. La modella israeliana indossa un bikini mozzafiato per un video promozionale destinato a uno speciale televisivo sulla celebre casa produttrice di lingerie (Photomasi)

 

 

 

 


02/08/2009

Scatti erotici in una chiesa anglicana Fotografo accusato di blasfemia

Scatti erotici in una chiesa anglicana Fotografo accusato di blasfemia

 

Scandalo nella diocesi di Truro, in Cornovaglia. Sul sito di Andy Craddock il servizio fotografico osé realizzato senza permesso nell'edificio sacro

 

Foto erotiche in una chiesa anglicana. Ha provocato scandalo e indignazione la trovata del fotografo inglese Andy Craddock, che recentemente ha trasformato la chiesa di St Michael Penkivel, un villaggio della Cornovaglia nella diocesi di Truro, in un set fotografico «hot». Assieme alla sua compagna e a due modelle 21enni, Craddock si è recato senza permesso nella chiesa - costruita nel XIII secolo - in un giorno in cui non vi erano funzioni religiose e ha fotografato le giovani in atteggiamenti erotici. Le immagini successivamente sono state pubblicate sul sito web del fotografo e sono state viste anche dal parroco Andrew Yates, responsabile della chiesa. Adesso i legali di quest'ultimo, dopo aver scritto una lettera a Craddock in cui l'accusano di blasfemia, stanno valutando se esistono le condizioni per portarlo in tribunale. Anche la diocesi di Truro deplora il fatto e parla di immagini «profondamente offensive» per le persone che frequentano la chiesa.

SDRAIATE SULL'ALTARE - Lo scatto che ha più indignato il reverendo è quello in cui si vedono le due modelle seminude che mimano un amplesso lesbo sdraiate proprio sull'altare della Chiesa. Ma sono diverse le immagini che potrebbero scandalizzare. In una foto s'intravede una ragazza semisvestita che «riposa» su una tomba; in un'altra le due modelle, sempre coperte da pochi indumenti, stanno quasi per baciarsi mentre alle loro spalle s'intravede una Bibbia aperta; in un altro una delle due modelle finge di leggere la Bibbia mostrando le mutandine. E ancora, c'è uno scatto in cui una modella seminuda e con il viso dipinto «emerge» dal fonte battesimale. Gli avvocati del reverendo Yates attaccano Craddock: «Il parroco è convinto che si tratti di materiale blasfemo», hanno aggiunto nella lettera inviata al fotografo. Dello stesso avviso un portavoce della diocesi di Truro che al Daily Mail conferma: «Le foto potrebbero essere giudicate molto offensive dalla gente che frequenta regolarmente il luogo di culto».

LA DIFESA DEL FOTOGRAFO - Craddock non accetta le accuse e si difende: «Non sono un satanista, anch’io ho le mie convinzioni religiose. Non volevo offendere nessuno». Poi ricorda che la stessa chiesa fu usata nel 2005 come set del film «La famiglia omicidi» con Dame Maggie Smith e Kristin Scott-Thomas. La pellicola narrava la storia di un serial killer che vive in un villaggio tranquillo. «Ho scelto quella chiesa perché avevo visto il film e mi ero innamorato della sua architettura. Per la comunità religiosa è considerato peggiore chi si spoglia in una chiesa o chi usa lo stesso luogo di culto per un film che ha come protagonista un pluriomicida e la morte? Se i fedeli sono indignati per aver visto delle ragazze nude sull'altare, dovrebbe essere altrettanto scandalizzati per il film sul serial killer». Kate Blacker, una delle due modelle che ha partecipato alle foto «artistiche», difende Craddock: «Fare quelle foto in chiesa è stato divertente. Non mi creava problemi essere in una chiesa e non ci vedo niente di offensivo, ho considerato la cosa dal punto di vista artistico».

Francesco Tortora