27/09/2010

Medio Oriente, scaduta la moratoria nelle colonie

Medio Oriente, scaduta la moratoria nelle colonie

Termina dopo 10 mesi la sospensione dei lavori negli insediamenti ebraici. Abu Mazen: «Temo nuovi scontri»

Continua...


02/04/2010

Calciopoli, in aula altre intercettazioni E la telefonata di Moratti è già in Rete

Calciopoli, in aula altre intercettazioni E la telefonata di Moratti è già in Rete

 

INDISCREZIONI dopo le dichiarazioni martedì al processo a Napoli. La difesa di Moggi porterà le telefonate fatte da altri dirigenti ai designatori. E i blog ne anticipano una

 

MILANO - Prima l'annuncio di nuovi elementi di prova, poi le interviste dell'avvocato di Luciano Moggi, Maurilio Prioreschi. Infine le parole di Alex Del Piero sui due scudetti tolti alla Juventus dalla sentenza sportiva. In vista delle udienze del processo penale di Napoli su Calciopoli, in programma dalla prossima settimana, la difesa dell'ex dg bianconero ha annunciato di avere in mano «carte» importanti da giocare. In particolare, un'enorme quantità di intercettazione di dirigenti sportivi a colloquio con i designatori Bergamo e Pairetto. Tutte telefonate che non sono mai state rese note e, secondo la difesa, nemmeno considerate nei loro contenuti. Sempre secondo la difesa, questo da una parte mostra che i contatti tra designatori e dirigenti di società non riguardavano soltanto Juventus (e Milan, Lazio, Fiorentina, gli altri club condannati), dall'altra che l'inchiesta sarebbe stata condotta in una sola direzione.

Massimo Moratti (Ap)
Massimo Moratti (Ap)

INTERCETTAZIONI - Le intercettazioni saranno presentate come prova la prossima settimana: l'annuncio è stato dato nell'udienza di martedì scorso. Ovviamente c'è attesa per sapere quali elementi abbia davvero in mano la difesa e quale contenuto abbiano quelle conversazioni. Ma nel frattempo in Rete qualche stralcio comincia a circolare. Anche se, non essendo stati ancora depositati gli atti, non c'è alcuna certezza che i testi apparsi su Internet siano effettivamente parte delle conversazioni in mano alla difesa di Moggi. In particolare è stata pubblicata in Rete una conversazione del gennaio 2005, tra l’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo e Massimo Moratti. Il colloquio si riferisce alla partita Inter-Sampdoria del 9 gennaio 2005, terminata 3-2 con una rimonta dei nerazzurri da 0-2 nei minuti finali. La presunta intercettazione è finita su alcune pagine web del tifo bianconero, come Juventinovero (ju29ro.com) o blog come calcioblog.it. Bergamo aveva più volte affermato che nel suo ruolo di designatore aveva avuto contatti telefonici con tutti i dirigenti di Serie A e non solo da quelli finiti nel processo di Calciopoli. Nelle intercettazioni recuperate dall'archivio non usato dall'accusa, i difensori di Moggi sostengono di aver rintracciato telefonate con Facchetti, Adriano Galliani e il presidente del Cagliari, Cellino. «Ci sono telefonate al disegnatore arbitrale Bergamo che non erano state trascritte dagli investigatori. Abbiamo dato incarico a un consulente di farlo» aveva dichiarato giovedì al processo l’avvocato Prioreschi.

MOGGI E MORATTI - Intanto giovedì si sono concluse con un accordo sancito al Tribunale di Roma due vertenze tra l'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, e il presidente dell'Inter, Massimo Moratti, scaturite dalle polemiche che si erano sviluppate ai tempi di Calciopoli. La prima vertenza, penale, vedeva Moggi imputato di diffamazione da Giacinto Facchetti, all'epoca presidente dell'Inter. Per quanto riguarda la vertenza civile era stata promossa da Moggi contro l'Inter e il gruppo L'Espresso per un'intervista fatta da Moratti a Repubblica il 7 dicembre 2007. In cambio della remissione di querela dell’Inter, Moggi non darà seguito alla causa civile con richiesta danni per 4 milioni di euro. Per quanto riguarda le nuove intercettazioni, Moratti, in una intervista alla Stampa, sostiene in sintesi che il «tentativo di ribaltare la realtà è incredibile e ridicolo. So comeci siamo comportati sempre noi dell'Inter e ho letto invece come si comportavano gli altri. Possono sbobinare quello che vogliono, non c'è alcun problema».

Redazione online


01/04/2010

Calciopoli, scoppia la pace giudiziaria tra Moggi e Moratti

Calciopoli, scoppia la pace giudiziaria tra Moggi e Moratti

 

I due, dopo una lunga guerra fatta di carte bollate a seguito di un'intervista rilasciata dall'ex dg bianconero a Repubblica nel 2006, sono giunti ad un accordo transattivo che chiude ogni contenzioso nato ai tempi dello scandalo che costò la B alla Juve

 

Luciano Moggi

 

Scoppia la pace "giudiziaria" tra il presidente dell'Inter, Massimo Moratti, e l'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi. I due, dopo una lunga guerra fatta di carte bollate, sono giunti ad un accordo transattivo che chiude ogni contenzioso nato ai tempi di "calciopoli". La pace è stata sancita questa mattina, alla presenza dei legali, davanti al giudice del tribunale di Roma, Aldo Scivicco, che, nel processo che vedeva imputato Moggi per diffamazione a mezzo stampa, ha dichiarato estinto il procedimento per remissione della querela da parte del club nerazzurro.

L'ex massimo dirigente del club torinese era sotto processo per alcune dichiarazioni appare in una intervista rilasciata al quotidiano Repubblica il 17 luglio del 2006 e che erano strare giudicate offensive da parte di Moratti. Nell'articolo, dal titolo "Inter, Milan, Carraro, il mostro non sono io", Moggi esprimeva non poche perplessità sulla 'pulizia morale della società nerazzurra. Le parole di Moggi, che giungevano in piena calciopoli, furono ritenute dai dirigenti offensive della reputazione e dell'onore del club meneghino.


In cambio della remissione di querela dell'Inter, Moggi ha fatto sapere che non darà seguito alla causa civile, con richiesta danni per 4 milioni di euro, intrapresa contro l'Inter e contro il gruppo editoriale L'Espresso. In questo caso a ritenere lesiva della sua reputazione era stata un'intervista concessa da Moratti sempre a Repubblica nel dicembre 2007 con un articolo dal titolo 'Grande Inter. Così ho costruito la mia supersquadra'.


Balotelli si scusa: "Aspetto in silenzio di tornare utile"

Balotelli si scusa: "Aspetto in silenzio di tornare utile"

 

Dopo settimane di tensione, l'attaccante si è finalmente incontrato con Mourinho ad Appiano Gentile per un chiarimento: "Mi scuso per la situazione che si è creata negli ultimi tempi. Vorrei guardare al futuro per farmi trovare pronto".

 

Mario Balotelli

L'incontro con Mou - Il caso Balotelli é prossimo a una soluzione. In mattinata, l'attaccante dell'Inter ha avuto un incontro di chiarimento con José Mourinho ad Appiano Gentile e quindi potrebbe essere inserito tra i convocati per la partita contro il Bologna.

La dichiarazione -
"Mi scuso per la situazione che si è creata negli ultimi tempi. Sono il primo a soffrirne perché adoro il calcio e vorrei giocare e ora aspetto in silenzio per poter tornare ad essere utile alla mia squadra. Vorrei non dover più pensare al passato, ma guardare invece al futuro per concentrarmi sui prossimi impegni e farmi trovare pronto". E' questo il contenuto di una dichiarazione di Mario Balotelli pubblicata sul sito dell'Inter.


 


29/01/2010

Afghanistan, «colloqui segreti» tra le Nazioni Unite e i talebani

Afghanistan, «colloqui segreti» tra le Nazioni Unite e i talebani

 

Primi contatti in arabia saudita. Il Guardian: «Incontri esplorativi per delineare i termini di un accordo di pace»


AFGHANISTAN - Un inviato delle Nazioni Unite avrebbe condotto segretamente colloqui esplorativi con alcuni comandanti talebani per delineare i termini di un accordo di pace. Lo rivela in apertura il quotidiano britannico The Guardian. I comandanti regionali della Quetta Shura si sono incontrati con Kai Eide, rappresentante Onu in Afghanistan, l'8 gennaio scorso a Dubai.

FIDUCIA - «Hanno chiesto un incontro per avviare dei colloqui, vogliono protezione, non vogliono finire in posti come Bagram (il centro di detenzione presso la base militare Usa di Kabul, ndr.)», riferiscono fonti delle Nazioni Unite. Si tratta del primo incontro del genere e a questo livello, precisa il quotidiano britannico, sottolineando come ciò possa rappresentare, per la prima volta in nove anni, una certa fiducia nelle organizzazioni internazionali da parte di alcuni gruppi talebani.


09/10/2009

A Barack Obama il Nobel per la pace Decisivo il suo impegno sul nucleare

A Barack Obama il Nobel per la pace Decisivo il suo impegno sul nucleare

 

L'Annuncio a Oslo. Tra gli ex leader Usa il premio è andato anche a Rooswelt e Carter. «Straordinario lavoro per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli»

 

L'annuncio del premio per la pace a Barack Obama sul sito del Nobel Prize
L'annuncio del premio per la pace a Barack Obama sul sito del Nobel Prize

E' Barack Obama il premio Nobel per la pace 2009. La commissione di Oslo ( ha deciso di assegnare il riconoscimento al presidente degli Stati Uniti, insediatosi alla Casa Bianca da meno di un anno. La motivazione è legata agli sforzi per il dialogo mostrati dal presidente nel corso dei primi mesi del suo mandato: «per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli». Hanno pesato a favore della scelta gli appelli di Obama per la riduzione degli arsenali nucleari e il suo impegno per la pace globale. Primo afro-americano a rivestire la carica più alta del paese, Obama ha chiesto il disarmo nucleare e sta lavorando dall'inizio del suo mandato per riavviare le trattative di pace in Medio Oriente. Il riconoscimento di 10 milioni di corone svedesi (1,4 milioni di dollari) sarà consegnato a Oslo il 10 dicembre.

DECISIONE ALL'UNANIMITA' - La decisione è stata presa all'unanimità, ha detto il presidente della commissione norvegese per il Nobel, Thorbjoern Jagland. La commissione ha riconosciuto gli sforzi del presidente statunitense per ridurre gli arsenali nucleari e lavorare per la pace nel mondo. «Obama ha fatto molte cose» ha detto Jagland durante la conferenza stampa a Oslo, «ma è stato riconosciuto soprattutto il valore delle sue dichiarazioni e degli impegni che ha assunto nei confronti della riduzione degli armamenti, della ripresa del negoziati in Medio Oriente e la volontà degli Stati Uniti di lavorare con gli organismi internazionali». Non deve invece avere pesato il fatto che Obama ha rifiutato nei giorni scorsi di incontrare un altro past-laureate per la pace, il Dalai Lama (che lo vinse nel 1989), leader del governo tibetano in esilio, per evitare di compromettere i rapporti con la Cina in vista della prossima visita ufficiale che il capo della Casa Bianca effettuerà a Pechino.

I PRECEDENTI - Obama non è il primo inquilino (o ex inquilino) della Casa Bianca a ricevere il riconoscimento. Nel 1906 toccò infatti a Theodor Roosvelt (e l'anno successivo sarebbe stato assegnato al primo e unico italiano a conquistare questo tipo di riconoscimento, il giornalista e scrittore pacifista brianzolo Erensto Teodoro Moneta) e nel 2002 a Jimmy Carter. Nel 2007 venne invece assegnato ad Al Gore, vicepresidente ai tempi di Clinton.

I CASI ANOMALI - Attorno alle nomination per il Nobel per la pace, l'unico tra i premi in memoria dello scienziato svedese che viene assegnato a Oslo e non a Stoccolma, si scatenano spesso dubbi e polemiche. Basti pensare che in passato tra i candidati a riceverlo ci fu anche Stalin (ufficialmente per l'impegno nel far finire la seconda guerra mondiale), che però non lo vinse mai. E tra coloro che non lo ottennero mai ci fu il mahatma Gandhi.

L'APPLAUSO DEL GOVERNO ITALIANO - La notizia dell'assegnazione del premio a Obama ha raggiunto anche il governo italiano, riunito in Consiglio dei ministri. E lo stesso Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, ha rivelato che l'esecutivo ha tributato un applauso in onore del presidente usa. Un presidente destinatario di tale premio, ha detto il premier, « È un investimento sul futuro, perchè è un presidente Nobel per la Pace sarà tenuto a un comportamento assolutamente ecumenico nei confronti di tutti».

La motivazione del premio a Obama

Il Comitato per il Nobel ha deciso di assegnare il premio per la pace a Barack Obama per i suoi «sforzi straordinari nel rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli», si legge nella motivazione pubblicata sul sito web del Comitato.

L'IMPEGNO SUL NUCLEARE - Il Comitato «ha dato grande importanza all'impostazione di Obama ed ai suoi sforzi per un mondo senza armi nucleari. Obama da presidente ha creato un nuovo clima nelle relazioni internazionali. La diplomazia multilaterale ha riguadagnato centralità, evidenziando il ruolo che le Nazioni Unite ed altre istituzioni internazionali possono svolgere. Il dialogo ed i negoziati sono preferiti come strumenti per risolvere i conflitti, anche quelli più complessi. L'immagine di un mondo libero dalle armi nucleari ha fortemente stimolato il disarmo ed i negoziati sul controllo degli armamenti».

LA RESPONSABILITA' DEI GRANDI - «Grazie all'iniziativa di Obama - prosegue il testo della motivazione - gli Usa hanno un ruolo più costruttivo nella sfida ai cambiamenti climatici con cui il mondo si sta confrontando. Democrazia e diritti umani devo essere rafforzati. Solo raramente una persona come Obama ha catturato l'attenzione del mondo e dato al suo popolo la speranza di un futuro migliore. La sua diplomazia si fonda sul concetto che coloro che sono alla guida del mondo devono svolgere il proprio ruolo sulla base di valori e atteggiamenti che sono condivisi dalla maggioranza della popolazione mondiale. Per 108 anni - si conclude la motivazione - il Comitato ha cercato di stimolare proprio quella politica internazionale e di quegli atteggiamenti di cui Obama è il portavoce a livello mondiale. Il Comitato condivide l'appello di Obama: «È giunto il momento per tutti noi di assumerci la nostra parte di responsabilità per una risposta globale alle sfide globali».

Al. S.

Fonte:Corriere.it


12/07/2009

Netanyahu, mano tesa alla Palestina «Incontriamoci e parliamo di pace»

Netanyahu, mano tesa alla Palestina «Incontriamoci e parliamo di pace»

 

Medio Oriente, il nodo del congelamento della colonizzazione in Cisgiordania. Il premier israeliano: «Cooperiamo, possiamo portare molti investitori». Cauta la reazione di Abu Mazen

 

Benyamin Netanyahu
Benyamin Netanyahu

Mano tesa da parte di Israele verso la Palestina. Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha chiesto pubblicamente al presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen di incontrarlo al più presto. «Dobbiamo riprendere i negoziati fra i nostri popoli» ha detto Netanyahu aprendo a Beer Sheba nel Negev (e non a Gerusalemme, come è consuetudine) la seduta settimanale del consiglio dei ministri. «Possiamo incontrarci ovunque, anche qua a Beer Sheva» ha aggiunto Netanyahu. Nelle settimane passate Abu Mazen ha ripetutamente condizionato il rilancio di negoziati con Israele ad un impegno preciso del governo Netanyahu sul congelamento della colonizzazione in Cisgiordania.

L'APPELLO - «La popolazione palestinese che vive accanto a noi - ha detto Netanyahu - ha il diritto elementare di vivere nella sicurezza, nella pace, nella prosperità». «Nelle ultime settimane - ha proseguito il premier israeliano - abbiamo compiuto molti sforzi per alleviare le sue condizioni di vita. Abbiamo rimosso molti posti di blocco, abbiamo deciso di estendere le ore di attività del ponte di Allenby (fra Cisgiordania e Giordania) per il transito di un numero maggiore di merci, abbiamo deciso di sostenere progetti con i palestinesi che favoriranno la pace». «Tutti questi sforzi possono giungere solo fino ad un certo punto. I risultati possono moltiplicarsi per decine di volte solo se dall'altra parte ci sarà cooperazione. Pertanto faccio appello ai dirigenti dei palestinesi e del mondo arabo affinché ci incontriamo e cooperiamo. Noi possiamo portare qua molti investitori».

Abu Mazen
Abu Mazen

«SERVONO PRECISAZIONI» - Caute le reazioni da parte palestinese. Un consigliere di Abu Mazen, Nabil Amr, citato dal sito web israeliano Walla, ha dichiarato che Abu Mazen valuterà con attenzione l'offerta, ma che un incontro del genere va preparato con cura. «L'Anp deve ricevere da Netanyahu un qualche impegno sulla formula dei "due Stati per i due popoli" e sulla sospensione della colonizzazione», ha aggiunto Amr. «Senza precisazioni chiare su questi temi, a mio parere sarà difficile per Abu Mazen incontrare il primo ministro di Israele».


04/06/2009

Obama al Cairo per far pace con l'Islam

Obama al Cairo per far pace con l'Islam

 

Capitale egiziana blindatissima. Poi da venerdì il capo della Casa Bianca sarà in Europa. Atteso il discorso di riconciliazione tra Usa e mondo musulmano. Obiettivo: ribaltare la politica di Bush

Obama al Cairo fa pace con l'Islam

MILANO - E' il gran giorno del discorso di Barack Obama sul Medio Oriente. Il presidente americano ha lasciato in mattinata la capitale dell'Arabia Saudita, Riad, e si è recato al Cairo dove prenderà la parola, nel palazzo dell'università appositamente rimesso a nuovo, per un intervento destinato, secondo molti osservatori, a tracciare nuove prospettive nei rapporti tra gli Usa e il mondo musulmano. Obama ha già avuto un incontro a porte chiuse con il presidente egiziano Mubarak. «Abbiamo discusso la situazione degli israeliani e palestinesi, abbiamo discusso come andare avanti in modo costruttivo per portare pace e prosperità - ha detto il capo della Casa Bianca al termine del faccia a faccia -. Voglio continuare a consultarmi con il presidente egiziano nei prossimi mesi ed anni».

RILANCIO DEL DIALOGO - L’annuncio di un piano particolareggiato per finirla col conflitto israelo-palestinese è improbabile. Obama dovrebbe tuttavia lanciare un forte messaggio di riconciliazione per voltare la pagina dei rapporti tra Usa e Medio Oriente rispetto all’era Bush. Quella di Obama in Egitto è una visita lampo di sette ore, ma altamente simbolica. Dopo aver proclamato in Turchia che gli Stati Uniti «non sono e non saranno mai in guerra contro l’Islam», Obama ha scelto l’Egitto, dove vive un arabo su quattro, per questo discorso all’indirizzo di 1,5 miliardi di musulmani. E ha detto di voler «rimettere seriamente sui binari» il processo di pace in Medio Oriente sottolineando la necessità di una certa fermezza verso Israele sulla creazione di uno stato palestinese e sul blocco della colonizzazione ebraica.

LA VISITA LAMPO - La capitale egiziana è stata blindata e sono esclusi bagni di folla per Obama, che secondo quanto anticipato dalla stampa locale effettuerà i propri spostamenti perlopiù in elicottero. Dopo visite alla moschea del sultano Hassan, all’università e alle piramidi, in serata, al termine di una giornata già definita storica dagli egiziani, il presidente statunitense lascerà il Medio-Oriente per raggiungere l’Europa. Nella giornata di venerdì visiterà il campo di concentramento di Buchenwald, in Germania, e sabato parteciperà al 65esimo anniversario dello sbarco in Normandia delle forze alleate contro la Germania nazista.


12/05/2009

Il Papa alla Spianata delle Moschee: «Dialogo con l'Islam senza riluttanza»

Il Papa alla Spianata delle Moschee: «Dialogo con l'Islam senza riluttanza»

 

VISITA IN TERRASANTA. L'appello di Ratzinger alla Spianata delle Moschee. Preghiera per la pace al Muro del Pianto

 

GERUSALEMME - «Pace per la Terrasanta e per l'umanità». È questa l'invocazione che Benedetto XVI ha rivolto all'Unico Dio nella sua preghiera silenziosa davanti al Muro del Pianto di Gerusalemme. Lo ha scritto lui stesso sul foglietto che ha infilato in una fessura tra le antiche pietre, come aveva fatto nel 2000 Giovanni Paolo II e come fanno ogni giorno tanti ebrei.

«DIO MANDA LA PACE» - All'indomani della toccante visita al memoriale della Shoah a Gerusalemme, durante la quale il Pontefice ha condannato l'antisemitismo chiedendo che «nessuno neghi l'Olocausto», per Benedetto XVI è il giorno della visita ai luoghi sacri di Gerusalemme. «Dio di tutti i tempi - si legge nel testo della preghiera autografa di Benedetto XVI lasciata al Muro del Pianto - nella mia visita a Gerusalemme, la Città della pace, casa spirituale di ebrei, cristiani e musulmani, porto di fronte a te le gioie, le speranze e le aspirazioni, le prove, le sofferenze e i disagi di tutti i tuoi popoli dovunque nel mondo. Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ascolta il grido degli afflitti, dei timorosi, dei diseredati. Manda la pace sulla Terrasanta, sul Medio Oriente e su tutta la famiglia umana. Smuovi i cuori di tutti coloro che invocano il tuo nome affinche camminino umilmente nel sentiero di giustizia e compassione». Nel foglietto è citata un'altra frase del libro biblico delle Lamentazioni (anche lunedì il Papa si è ispirato a questo testo nel lasciare un pensiero sul libro d'onore dello Yad Vashem): «Il signore è buono con coloro che lo attendono, con gli animi che lo cercano».

«DIALOGO CON L'ISLAM SENZA RILUTTANZA» - Il Mufti di Gerusalemme Mohammed Hussein ha chiesto a Papa Benedetto XVI, durante la visita di quest'ultimo alla Cupola della roccia sacra all'islam, di «operare attivamente perché cessi l'aggressione israeliana contro i palestinesi». Un luogo come la Cupola della roccia sacra ai musulmani, è stata la risposta del Papa, è una «sfida» per i credenti a «superare conflitti e incomprensioni», per un «dialogo sincero» che contribuisca a costruire un mondo giusto e pacifico Il dialogo tra Chiesa cattolica e islam deve avvenire senza «riluttanza o ambiguità», secondo Benedetto XVI. «Poiché gli insegnamenti delle tradizioni religiose riguardano ultimamente la realtà di Dio», è il passaggio di un discorso pronunciato dal Papa alla spianata delle moschee di Gerusalemme, «il significato della vita ed il destino comune dell’umanità - vale a dire, tutto ciò che è per noi molto sacro e caro - può esserci la tentazione di impegnarsi in tale dialogo con riluttanza o ambiguità circa le sue possibilità di successo». Coloro che confessano il nome di Dio «hanno il compito di impegnarsi decisamente per la rettitudine pur imitando la sua clemenza, poiché ambedue gli atteggiamenti sono intrinsecamente orientati alla pacifica ed armoniosa coesistenza della famiglia umana».

FERMATI ATTIVISTI ISLAMICI - Prima di lasciare il foglietto con la preghiera, il Papa ha pubblicamente letto il salmo 122 in latino, dopo che un rabbino aveva letto un salmo in ebraico. Mentre papa Ratzinger visitava la Spianata delle Moschee di Gerusalemme, la polizia israeliana ha fermato nelle sue vicinanze una decina di attivisti islamici. Secondo la polizia, erano impegnati nella distribuzione di volantini in cui esprimevano contrarietà alla visita del Papa ed incitavano a dimostrare contro di lui durante la sua prossima visita a Nazareth, in Galilea.


11/05/2009

Il Papa in Israele: «Qui per la pace»

Il Papa in Israele: «Qui per la pace»

 

La visita di Benedetto XVI. Il Pontefice è atterrato a Tel Aviv: «Combattere l'antisemitismo ovunque rialzi la testa»

 

L'arrivo del Papa (Afp)
L'arrivo del Papa (Afp)

TEL AVIV - «Gli occhi del mondo sono sui popoli di questa regione, mentre essi lottano per giungere a una soluzione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato tante sofferenze». Benedetto XVI, appena atterrato a Tel Aviv, offre un messaggio di speranza per i negoziati israelo-palestinesi. Ma lancia anche un monito: «Sfortunatamente l'antisemitismo continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo e ciò è inaccettabile». Per questo, serve «ogni sforzo per combattere l'antisemitismo dovunque si trovi, e per promuovere il rispetto e la stima verso gli appartenenti a ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo».

SOLUZIONE GIUSTA - Dopo la Giordania, dunque, il Pontefice prosegue il suo viaggio in Medioriente per visitare Israele e i Territori palestinesi. «Le speranze di innumerevoli uomini, donne e bambini per un futuro più sicuro e più stabile dipendono dall'esito dei negoziati di pace» afferma. «In unione con tutti gli uomini di buona volontà - aggiunge il Pontefice - supplico quanti sono investiti di responsabilità a esplorare ogni possibile via per la ricerca di una soluzione giusta alle enormi difficoltà, così che ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all'interno di confini sicuri e internazionalmente riconosciuti. A tale riguardo, spero e prego che si possa presto creare un clima di maggiore fiducia, che renda capaci le parti di compiere progressi reali lungo la strada verso la pace e la stabilità».

SHOAH - Il Pontefice, che visiterà il museo Yad Vashem di Gerusalemme, ricorda anche la Shoah: «Tragicamente, il popolo ebraico ha sperimentato le terribili conseguenze di ideologie che negano la fondamentale dignità di ogni persona umana». Per questo, «è giusto e conveniente che, durante la mia permanenza in Israele, io abbia l'opportunità di onorare la memoria dei sei milioni di ebrei vittime della Shoah, e di pregare affinché l'umanità non abbia mai più ad essere testimone di un crimine di simile enormità».


ACCESSO AI LUOGHI SANTI - Il Papa lancia anche un appello: poiché Cristianesimo, Ebraismo e Islam hanno in comune «una speciale venerazione» per la «città santa di Gerusalemme», dice, «è mia fervida speranza che tutti i pellegrini ai luoghi santi abbiano la possibilità di accedervi liberamente e senza restrizioni, di prendere parte a cerimonie religiose e di promuovere il degno mantenimento degli edifici di culto posti nei sacri spazi».

PERES - Ad accogliere Benedetto XVI, c'erano il presidente israeliano Shimon Peres e il primo ministro Benyamin Netanyahu. Quella di Benedetto XVI, ha dichiarato Peres, è una missione destinata a «spargere semi di tolleranza e a sradicare le radici del fanatismo».