18/06/2010

New York, incriminato l’attentatore di Times Square

New York, incriminato l’attentatore di Times Square

Faisal Shahzad, l’americano di origini pachistane sospettato di essere l’ideatore del fallito attentato del 1 maggio scorso nel centro della Grande Mela è stato formalmente incriminato. Apparirà di fronte al giudice lunedì prossimo

 

 


Faisal Shahzad, l'americano di origine pachistana sospettato di avere progettato il fallito attentato di Times Square a New York, l'1 maggio scorso, è stato formalmente incriminato ieri dalla giustizia americana, che ha anche accusato i talebani pachistani di avergli fornito il loro aiuto.

Shahzad, 30 anni, dovrà apparire lunedì prossimo a mezzogiorno davanti a un tribunale per dire se si ritiene colpevole o non colpevole di dieci capi di imputazione, tra cui "tentativo di utilizzare un'arma di distruzione di massa", "possesso di arma da fuoco", "tentativo di compiere un atto di terrorismo internazionale".

Shahzad aveva parcheggiato un'auto imbottita di esplosivo a Times Square, disinnescata dagli artificieri, dopo l'allarme lanciato da alcuni ambulanti che avevano notato una strana fuoriuscita di fumo dal mezzo. Il giovane uomo è stato arrestato due giorni dopo il suo tentativo di attentato, mentre si preparava a partire per Dubai.


31/08/2009

Muore annegato durante reality

Muore annegato durante reality

 

Tragedia in THAILANDIA. Il concorrente Saad Khan stava attraversando un laghetto con un peso di 7 kg sulle spalle: lascia 4 figli

 

 

Doveva essere una banalissima prova di resistenza fisica, di quelle che impazzano in tv. Si è trasformata invece in una tragedia per Saad Khan, un 32enne pachistano, sposato e padre di quattro figli, morto annegato durante le riprese di un reality in Thailandia. L'uomo stava attraversando un laghetto a nuoto con un peso di 7 chili sulle spalle quando è scomparso sotto le acque: la troupe ha cercato di salvarlo senza riuscirci e il suo corpo è stato recuperato dai sommozzatori.

LA SFIDA La «sfida subacquea» era stata proposta da una ospite dello show, la modella pakistana Amina Sheikh. La notizia della morte del concorrente, confermata da fonti della Unilever (sponsor del programma), era stata inizialmente riportata dall'e-magazine pakistano Aarpix.com, che l'aveva appresa dalla famiglia della vittima, e poi era finita su una serie di blog e su Twitter.

PRODUZIONE SOSPESA - Le autorità thailandesi - il reality show veniva prodotto a Bangkok - hanno aperto un'inchiesta e disposto l'autopsia sul corpo della vittima. «È stato un tragico incidente - ha detto Tim Johns, portavoce locale del gruppo Unilever -. Siamo sotto choc per quanto è successo e il nostro pensiero va alla famiglia. Al momento stiamo seguendo tutti gli accertamenti e contiamo di andare fino in fondo alla cosa». La Unilever si è anche offerta di provvedere finanziariamente alla vedova e ai quattro figli della vittima, precisando tuttavia di non accettare alcuna responsabilità legale per la morte di Khan. Intanto, la produzione del programma è stata sospesa.


05/07/2009

Bruxelles, uccisa perché voleva divorziare

Bruxelles, uccisa perché voleva divorziare

 

Delitto d'onore. Claudia, belga di origine africana, gettata nel fiume dal marito pachistano



BRUXELLES — Da lontano, al telefono, si sente un bambino piccolo che piange, o strilla per gioco, da qualche parte nella stanza alle spalle di Kadidja Lalembaidje: «È Maxime, il mio nipotino, il figlioletto di Claudia. Ha 8 mesi. Otto mesi, capito? Mia figlia avrebbe voluto crescerlo secondo i suoi valori: considerare sempre gli altri degli essere umani come noi, cercare di comprendere le loro ragioni. Ma è capitata con quello là, il talebano, l'ha sposato, gli ha dato un figlio. Lui la picchiava, ha cercato 3 volte di strangolarla perché non voleva che uscisse, che si vestisse normalmente. Le diceva: attenta, le donne devono essere sottomesse all'uomo. Citava sempre il Corano. E quando lei ha chiesto il divorzio, lui le ha risposto: ricordalo, in Pakistan il matrimonio è per la vita o per la morte. Così è stato, l'ha uccisa. Lui e i suoi due fratelli, in tre l'hanno uccisa. Come già avevano ucciso la moglie di un quarto fratello in Pakistan, buttandola nel fiume. Anche lei nel fiume, come mia figlia. E proprio per quello erano poi fuggiti in Europa. Ma che ne sapevamo, noi?».

Claudia Lalembaidje, 32 anni, emigrata a Bruxelles dal Ciad era da poco diventata mamma. È stata ritrovata seminuda con le mani e i piedi legati e il volto sfigurato dentro una valigia sul fiume Escaut. Incriminato per l’omicidio il marito pachistano, dal quale la donna voleva divorziare. L’uomo la picchiava spesso: la madre di lei ha riferito che lui non tollerava che lei uscisse
Claudia Lalembaidje, 32 anni, emigrata a Bruxelles dal Ciad era da poco diventata mamma. È stata ritrovata seminuda con le mani e i piedi legati e il volto sfigurato dentro una valigia sul fiume Escaut. Incriminato per l’omicidio il marito pachistano, dal quale la donna voleva divorziare. L’uomo la picchiava spesso: la madre di lei ha riferito che lui non tollerava che lei uscisse

Alla fine, il pianto soffoca la voce: «Ora ci hanno detto che quel quarto fratello si è suicidato. Ecco che famiglia aveva incontrato Claudia, ecco che destino ha avuto». Claudia era scomparsa il 14 giugno, la sua foto era finita sul sito del Chi l'ha visto? belga. L'altro ieri, nel fiume Escaut che va dalla Francia al Belgio, trovano una valigia chiusa: dentro, un corpo seminudo, mani e piedi legati, il viso sfigurato. È lei, c'è il tremendo sospetto di uno stupro per sfregio. Il marito ora è in cella, come il secondo fratello. Il terzo è in fuga. Questa è una storia che non giunge da un remoto villaggio, ma da Bruxelles, capitale d'Europa. Dal quartiere di Schaerbeek, abitato da una vasta e pacifica comunità di immigrati. Come Claudia Lalembaidje, 32 anni, vissuta fino ai 15 nel nativo Ciad, poi emigrata con la madre e le sorelle (il padre, colpito dalle sofferenze della guerra, vive ancora nel Ciad). Dopo aver fatto studi teatrali e aver preso un diploma da infermiera, Claudia aveva lavorato alla Croce Rossa. «Ora, diventata madre, aveva un sogno: aprire un asilo per bambini. Ecco, questo era lei, una persona luminosa»: parla Daniele Cardella, funzionario italiano del Parlamento europeo ed ex-fidanzato della giovane, con la quale ha convissuto per 3 anni e mezzo. «Prima Claudia aveva aiutato a crescere i figli piccoli delle sorelle, e poi aveva pensato a sé. Noi ci eravamo lasciati, come capita, ma eravamo rimasti amici, e sua mamma si confidava spesso con la mia. Così abbiamo saputo di quel pachistano. Per esempio, di quando nacque Maxime e lui annunciò: a 5 anni dovrà avere in pugno il Corano».

«Quel pachistano» è Alì, alias Hammad Raza Syed, immigrato clandestino in Belgio con i fratelli. Voci di quartiere: nomi falsi, traffici di passaporti, forse qualcosa di più. Lui sposa Claudia nel luglio 2008: ma subito si scopre che, più che alla moglie, è interessato al permesso di soggiorno, da ottenere attraverso le nozze. Non è però tanto facile, e poi Claudia continua a lavorare, non rinuncia alla sua personalità. Così ecco le botte, e il resto: «La vedevamo sempre più sciupata e preoccupata», racconta ancora Daniele. Finché, una sera, Claudia annuncia al marito che ha chiesto il divorzio («È scandalo», urla Hammad) e che avrà lei la custodia del bambino. Poco dopo, alla porta di casa compaiono i due cognati: «Perché in Pakistan ci si sposa per la vita o per la morte».

Luigi Offeddu