18/08/2010
La Finlandia è il Paese dove si vive meglio. Italia bocciata
La Finlandia è il Paese dove si vive meglio. Italia bocciataIl nostro Paese è solo al 23esimo posto nella classifica di Newsweek. Ci distinguiamo per la qualità dei servizi sanitari, i terzi al mondo dietro Svizzera e Giappone; ma siamo indietro nel campo dell'istruzione (solo 34esimi)
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20/07/2010
La Clinton a Kabul: «Il 2011 è l'inizio di nuova fase»
La Clinton a Kabul: «Il 2011 è l'inizio di nuova fase»Il Segretario di Stato americano alla conferenza dei Paesi donatori che si è aperta a Kabul, «non finisce il nostro impegno e non dimenticheremo le donne afgane»
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| Hillary Clinton e il presidente afgano Karzai (Ap) |
KABUL - A Kabul si è aperta la conferenza internazionale dei Paesi donatori e il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha detto che la data di luglio 2011, fissata dal presidente Barack Obama per l'avvio del ritiro delle truppe americane, «è l'inizio di una nuova fase e non la fine del nostro impegno». La Conferenza appoggia il piano del governo afgano di far assumere «alle sue forze di sicurezza la responsabilità delle operazioni militari in tutte le province del Paese entro la fine del 2014».
DONNE - Clinton ha detto inoltre che la comunità internazionale non dimenticherà le donne afgane. Il ministro degli Esteri Usa e l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, hanno spiegato alle leader femministe a Kabul che l’occidente non consentirà che l’Afghanistan ritorni all’epoca del regime dei talebani. «Questo è un mio impegno personale», ha detto Clinton rivolgendosi a un gruppo di circa quindici attiviste per i diritti umani. La pace in Afghanistan, ha aggiunto, «non può arrivare a spese delle donne e delle vite delle donne».
KARZAI - Il presidente afghano Hamid Karzai ha detto che il Paese si prepara «ad assumere le responsabilità della sua sicurezza all'orizzonte del 2014» e ha chiesto alla comunità internazionale di «appoggiare il nostro piano di reintegrazione e riconciliazione. Noi vogliamo convincere a unirsi a noi quegli oppositori che accetteranno di rispettare la Costituzione e romperanno i loro rapporti con Al Qaeda», ha aggiunto il capo di Stato afgano. Il governo di Kabul ha presentato i progetti ministeriali di cinque settori (sviluppo economico e rurale, valorizzazione delle risorse umane, governance, sicurezza e infrastrutture) su cui chiede ai Paesi donatori di far convergere le risorse già stanziate. L'ambizione del governo è di ottenere dalla comunità internazionale che almeno il 50% di quegli aiuti nei prossimi anni (13 miliardi di dollari) siano convogliati attraverso le casse dello Stato.
BAN KI-MOON - Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha sostenuto che «con questa conferenza abbiamo segnato l'autentico inizio della transizione in Afghanistan». Il massimo responsabile delle Nazioni Unite ha rivolto anche un appello agli afgani «a unirisi, a lavorare insieme, nel mutuo rispetto e per la sovranità del governo. Avete sofferto molto e ora è il momento di costruire insieme un nuovo Paese».
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16/06/2010
Marea nera, pompaggio interrotto La Bp perde fino a 60mila barili al giorno
Marea nera, pompaggio interrotto La Bp perde fino a 60mila barili al giornoDICIASSETTE PAESI HANNO OFFERTO IL PROPRIO AIUTO, NON C'È L'ITALIA. Fulmine su una nave: operazioni sospese per 5 ore. Il presidente nomina un nuovo responsabile
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| Due navi al lavoro nel golfo del Messico (Ap) |
WASHINGTON - Mentre la marea nera nel golfo del Messico non si ferma, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama annuncia nella notte tra martedì e mercoledì, nel suo primo messaggio tv alla nazione diffuso durante il prime time, la nomina di un nuovo responsabile delle operazioni anti-greggio. Sarà Michael Bromwich, un ex vice ministro della Giustizia ed ex ispettore generale del ministero della Giustizia.
BATTAGLIA SENZA FINE - Quella contro la marea nera, del resto, sembra una battaglia senza fine: un incendio provocato da un fulmine su uno dei battelli che partecipano alle operazioni di pompaggio (il "Discover Enterprise") ha nuovamente obbligato la Bp a interrompere le operazioni, riprese poi dopo cinque ore di stop. L'incendio potrebbe provocare ritardi nell'avvio di un secondo sistema di contenimento con cui Bp dovrebbe poter aumentare le sue capacità di risucchio del greggio. Intanto esperti del governo federale comunicano altri numeri del disastro senza fine: la perdita di Bp è di un massimo di 35-60 mila barili di greggio al giorno (Bp ne cattura circa 15 mila).
OBAMA: «LO RESPINGEREMO» - Il disastro nel golfo del Messico è un pensiero ormai quotidiano per il presidente Obama, che sta perdendo rapidamente quota nei sondaggi di popolarità perché accusato di aver reagito troppo debolmente alla crisi ambientale. «È un assalto alle nostre coste e lo respingeremo con ogni risorsa che abbiamo a disposizione - ha detto ai militari della base aeronavale di Pensacola, in Florida, poco prima di ripartire per Washington da dove parlerà al Paese -. Faremo tutto il necessario, per tutto il tempo che serve». Obama ha visitato le spiagge turistiche della penisola. «Con il tempo di arrivare alla prossima stagione - ha affermato - non c'è alcun motivo di pensare che questa spiaggia dietro di noi non sarà bella come sempre, e Pensacola e le comunità costiere di tutta la Florida non ritornino fiorenti come sono sempre state».
OFFERTE DI AIUTO - Sono diciassette i Paesi che hanno offerto il proprio contributo agli Stati Uniti. Lo ha annunciato il dipartimento di Stato Usa, che ha reso noto l’elenco dei Paesi contributori: Corea del Sud, Croazia, Francia, Germania, Irlanda, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Romania, Russia, Svezia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Vietnam Spagna, Canada e Messico. Assente, almeno per il momento, l’Italia. Oltre all’impegno dei singoli Stati, hanno offerto un contributo anche l’Agenzia europea per la sicurezza marittima, il Centro di informazione e monitoraggio della Commissione europea, l’Organizzazione marittima internazionale, l’Unità per l’ambiente dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il coordinamento degli aiuti umanitari e il Programma per l’ambiente dell’Onu.
KEVIN COSTNER - Dopo aver rifiutato l'aiuto del regista James Cameron, la Bp fa appello a Kevin Costner. Gli esperti della compagnia petrolifera hanno riconosciuto che i macchinari dell'attore sono i più efficaci a ripulire l'acqua nera di petrolio e hanno piazzato un primo ordinativo per l'acquisto di 32 «centrifughe del mare». Si chiamano Ocean Therapy Solutions e l'attore ha impiegato circa 15 anni e 20 milioni di dollari per farle mettere a punto. Hanno la capacità di aspirare l'acqua, centrifugarla, e separare al 99% le sostanze inquinanti, senza produrre ulteriore inquinamento. Il protagonista di Waterworld, che ha un fratello scienziato specializzato in questo genere di tecnologie, finanziò a suo tempo il progetto che, 15 anni fa, sembrava avveniristico, ma che oggi pare essere il sistema più all'avanguardia per affrontare la marea nera. Le macchine hanno la capacità di separare il petrolio dall'acqua e possono filtrare fino a 750 litri di acqua al minuto. Intanto sulla società è arrivata la scure dell'agenzia Fitch, che ha abbassato il rating a lungo termine da AA a BBB, mentre quello a breve termine scende a F3 da F1. Pesano, in particolare, le richieste danni avanzate dal governo Usa e dalle autorità federali statunitensi.
Redazione online
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21/04/2010
Fmi: il Pil italiano crescerà meno del previsto, nel 2010 +0,8%, +1,2% nel 2011
Fmi: il Pil italiano crescerà meno del previsto, nel 2010 +0,8%, +1,2% nel 2011Ripresa più consistente negli stati uniti e nei paesi emergenti. Riviste al ribasso le stime di gennaio. Allarme disoccupazione in Europa
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| (Epa) |
MILANO - Il Fondo monetario internazionale (Fmi) rivede le stime di crescita per l'Italia. Secondo il Fondo monetario il pil nel 2010 salirà dello 0,8% mentre nel 2011 la ripresa accelererà al +1,2%. In ambedue i casi si tratta di una revisione al ribasso delle stime precedenti: rispetto alle previsioni di gennaio 2010, il pil 2010 dell'Italia è stato ridotto di 0,2 punti percentuali, mentre quello 2011 di 0,1 punti percentuali.
RIPRESA A INTENSITA' VARIABILE - Secondo l'Fmi la ripresa economica mondiale procede «meglio delle attese», sebbene a intensità variabile nelle diverse regioni del Globo. A trainare il recupero sono i Paesi emergenti, mentre nelle economie avanzate «la forza del rimbalzo resta moderata» e messa a rischio dai crescenti debiti pubblici e dalla difficile situazione del mercato del lavoro. E soprattutto l'Europa resta relegata nelle retrovie. In particolare, il Pil mondiale crescerà del 4,2% quest'anno e del 4,3% il prossimo, un punto in più rispetto alle previsioni d'autunno. Nel complesso il prodotto dei Paesi industrializzati salirà rispettivamente del 2,3 e del 2,4%, mentre in quelli emergenti il balzo sarà del 6,3% nel 2010 e del 6,5% nel 2011. L'analisi del Fondo promuove gli Usa, il cui Pil aumenterà «sorprendentemente» del 3,1% quest'anno e del 2,6% il prossimo. Bocciata invece Eurolandia, ancorata a un modesto incremento dell'1% nel 2010 e dell'1,5% nel 2011. A pesare, sostengono gli economisti di Washington, sono gli squilibri di bilancio e delle partite correnti in molti Paesi della zona. Oltre alle preoccupazioni accese dalla crisi greca «che potrebbe contagiare altri Paesi vulnerabili dell'area» e minacciano «la normalizzazione delle condizioni sui mercati finanziari».
DISOCCUPAZIONE -L'Fmi lancia nel suo rapporto di primavera anche un'allarme disoccupazione: «L'alta disoccupazione pone grandi problemi sociali» sotolinea il Fondo monetario internazionale secondo cui nelle economie avanzate il numero dei senza lavoro «è destinato a rimanere vicino al 9% fino al 2011 per poi declinare solo lentamente». Per questo, affermano i tecnici dell'istituzione di Washington, «le politiche macroeconomiche devono continuare a sostenere in modo appropriato la ripresa» e, «allo stesso tempo», devono «favorire la flessibilità salariale e dare aiuto adeguato ai disoccupati». I numeri sono terribili. Il tasso di disoccupazione si attesterà negli Stati Uniti al 9,4% quest'anno per poi scendere all'8,3%. Nella zona dell'euro i disoccupati resteranno invece al 10,5% sia nel 2010 che nel 2011. In questo quadro si difende l'Italia dove i senza lavoro sono previsti pari rispettivamente all'8,7% e all'8,6% nei due anni. A picco la Spagna, dove le stime arrivano al 19,4% nel 2010 e al 18,7% nel 2011.
Redazione online
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19/12/2009
Approvato l'Accordo di Copenaghen dopo la dura opposizione del Terzo mondo
Approvato l'Accordo di Copenaghen dopo la dura opposizione del Terzo mondo
Ban Ki-moon: «È una prima tappa essenziale, lavoreremo perché diventi vincolante». All'intesa minimalista si erano opposte America Latina, isole del Pacifico e Africa. Sudan: «Sarà un Olocausto»
| Un delegato cede al sonno durante la maratona notturna (Ap) |
COPENAGHEN - Alla fine anche i Paesi in via di sviluppo hanno ceduto e «hanno preso nota» poco dopo le 10,30 di sabato dell'Accordo di Copenaghen, la cui intesa (senza valore vincolante) era stata raggiunta venerdì sera dal presidente americano Barack Obama e sottoscritta dal premier cinese Wen Jiabao, dal primo ministro indiano Manmohan Singh e dal presidente sudafricano Jacob Zuma. Nella dichiarazione finale saranno elencate le nazioni a favore dell'Accordo e quelle contrarie. «L'accordo è stato siglato, si tratta di una prima tappa essenziale. La tempestica non è chiara, ma faremo di tutto perché l'accordo diventi legalmente vincolante entro il 2010», ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Il vertice è stato dichiarato ufficialmente chiuso alle ore 15,28, con 21 ore e 38 minuti di ritardo rispetto a quanto stabilito in partenza.
ACCORDO - L’accordo, un documento di appena tre pagine, fissa come obiettivo il limite di riscaldamento del pianeta a 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Prevede anche degli aiuti di 30 miliardi di dollari su tre anni (rispetto ai 10 inizialmente previsti) per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici, e una successiva crescita degli aiuti fino a 100 miliardi di dollari entro il 2020.
OPPOSIZIONE - Il fatto di «prendere nota» dell’accordo «dà uno statuto giuridico sufficiente per rendere l’accordo operativo senza avere bisogno dell’approvazione delle parti», ha spiegato Alden Mayer, un esperto e direttore della Union of concerned scientists. Il Terzo mondo ha ceduto anche perché, senza un accordo all'unanimità come previsto in casi simili dalle Nazioni Unite (e questo, come hanno fatto notare in molti, tra i quali il presidente francese Nicolas Sarzoky, è un grande limite perché è oggettivamente arduo mettere d'accordo gli interessi di 193 nazioni diverse), non avrebbero potuto essere attivati nemmeno i fondi compensativi. Durante la notte si era registrata la ferma opposizione del piccolo arcipelago nel Pacifico di Tuvalu (il primo Paese che ha già avuto «rifugiati climatici») e poi da una raffica di interventi contrari di nazioni latinoamericane: Venezuela, Bolivia, Cuba, Nicaragua e Costarica.
LE CRITICHE - Poco dopo le 3 di notte è arrivato il no di Jan Fry, il rappresentante di Tuvalu che già nei giorni scorsi si era distinto per aver descritto in lacrime la minaccia climatica che pesa sul suo Paese. «Avete messo trenta denari sul tavolo per farci tradire il nostro popolo, ma il nostro popolo non è in vendita», ha detto Fry. Sono seguite decine di interventi, con molte critiche per i metodi seguiti dalla presidenza danese e dal gruppo dei leader di 25-30 nazioni che ha cercato di far uscire il negoziato dalla situazione di stallo. Molto virulento, e poi molto criticato, è stato l’intervento del rappresentante del Sudan e del G77, che ha paragonato il tentativo di imporre l’accordo all’Olocausto, dicendo che condannerebbe il popolo dell’Africa all’incenerimento.
| Protesta ambientalista a Copenaghen (Ap) |
LA BOZZA DELLA SERATA - L’intesa fra Usa, Cina, India e Sudafrica, dopo un lungo momento d’incertezza a tarda sera era stata sottoscritta a malincuore anche l’Ue, che non aveva partecipato all’incontro quadrilaterale promosso da Obama. L'Ue aveva valutato criticamente il testo scaturitone. Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, durante una conferenza stampa convocata alle 2 di notte con il presidente di turno dell’Ue e primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, ha sostanzialmente spiegato come a quel punto sembrasse essere ormai l’unico accordo possibile, pur riconoscendo che restava al di sotto delle attese e delle ambizioni di Bruxelles. La presidenza dalla conferenza del premier danese Lars Loekke Rasmussen, nonostante le critiche iniziali, è stata poi difesa da molti altri interventi. Si discute ancora se retrocedere la proposta di accordo a un documento informativo, o se approvarlo mettendo una nota a piè di pagina con la menzione dei Paesi contrari.
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18/12/2009
«Intervista esclusiva con Ban Ki-moon» Ma era un sosia del segretario dell'Onu
«Intervista esclusiva con Ban Ki-moon» Ma era un sosia del segretario dell'Onu
Vari lanci di agenzia: «prudentemente ottimista». poi la smentita. Disavventura di un giornalista dell'Afp all'aeroporto di Copenaghen. L'uomo è stato al gioco e ha risposto
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| La vicenda raccontata sul sito di «Libération» |
COPENAGHEN - Pensava di avere tra le mani un'intervista in esclusiva. Dopo quattro ore ha scoperto di aver preso un'incredibile cantonata. È ciò che è capitato domenica a un giornalista dell'Afp, l'agenzia di stampa francese. Il reporter, appena sbarcato all'aeroporto di Copenaghen per seguire il summit sul clima, non poteva credere ai suoi occhi. Mentre ritirava i bagagli, ha visto nello scalo danese una persona che assomigliava moltissimo a Ban Ki-moon, il segretario generale dell'Onu. Prendendo la palla al balzo si è avvicinato e gli ha chiesto un'intervista. Peccato che si trattasse di un sosia che è stato al gioco e proprio come se fosse il segretario generale del Palazzo di Vetro ha risposto alle incalzanti domande del giornalista discettando sui problemi climatici del mondo e sull'importanza del summit internazionale.
LANCI D'AGENZIA - Dopo aver terminato l'intervista esclusiva, il giornalista ha inviato il resoconto all'agenzia francese. «Il segretario dell'Onu Ban Ki-moon si dichiara prudentemente ottimista sull’esito della conferenza, domenica al suo arrivo all’aeroporto di Copenaghen» si legge in un primo lancio d'agenzia pubblicato dall'Afp alle 14.23 di domenica. Ne sono seguiti altri sei in cui il falso Ban Ki-moon parlava in generale del summit sul clima e delle sue aspettative. Le dichiarazioni del sosia sono state riprese dai diversi siti d'informazione (come Lematin.ch) e da innumerevoli network internazionali. Alle 18.36 la doccia fredda. L'Afp pubblica un breve ma essenziale lancio d'agenzia che recita: «Per favore, annullare la nostra serie di lanci intitolati: "Clima, da Copenaghen Ban Ki-moon si dice prudentemente ottimista", "Il segretario dell'Onu ha fatto sapere di essere ancora a New York"». Come hanno potuto appurare in seguito i giornalisti presenti al summit, il politico sudcoreano è arrivato a Copenaghen solo martedì, due giorni dopo la falsa intervista del reporter dell'Afp.
IMBARAZZO E SCONCERTO - Il falso scoop ha provocato imbarazzo e sconcerto tra i giornalisti dell'agenzia francese. Ciò che non ha funzionato sono i normali processi di verifica della notizia. È davvero strano che, dopo il lancio della prima agenzia, i giornalisti dell'Afp a New York non abbiano subito informato la redazione transalpina della presenza di Ban Ki-moon nella città americana. La redazione dell’Afp difende il collega: «Il giornalista che ha raccolto le dichiarazione del falso Ban Ki-moon era davvero in buona fede - ha spiegato al quotidiano Libération il caporedattore dell'Afp Dimitri de Kochko -. La persona intervistata era davvero un sosia. Il mio collega si è avvicinato e ha chiesto se si trovava di fronte al segretario generale dell'Onu e il sosia ha risposto di sì».
Francesco Tortora
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Obama incontra il premier cinese Wen Jiabao : «Un passo avanti»»
Obama incontra il premier cinese Wen Jiabao : «Un passo avanti»»
Il presidente usa tenta di vincere le ultime resistenze cinesi. Faccia a facci con Wen Jiabao. La bozza d'accordo: aumento di temperatura entro i 2 gradi e 100 miliardi di dollari per i Paesi poveri
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| Barack Obama (Ansa) |
COPENAGHEN (DANIMARCA) - I due paesi che hanno in mano la maggior parte dei destini del mondo si sono incontrati: Obama ha avuto un lungo faccia a faccia con il premier cinese Wen Jiabao a margine della conferenza sul clima a Copenaghen. «È stata una discussione costruttiva su tutte le questioni chiave» ha spiegato una fonte della delegazione di Obama, e si tratta di un «passo avanti» verso il raggiungimento di un accordo. Obama e Wen proseguiranno i negoziati con una serie di «incontri bilaterali con gli altri Paesi per vedere se si riesce ad arrivare a un'intesa», ha aggiunto la fonte.
SI ACCETTI ANCHE UN'INTESA NON PERFETTA - «Il mondo accetti anche un'intesa non perfetta. L'America è pronta a prendersi le sue responsabilità in quanto leader. Non sareste qui se non foste convinti che il pericolo è reale. Il cambiamento climatico non è fantascienza, ma è scienza, è reale»». Si era espresso così Barack Obama davanti al plenum del vertice Onu, prima di incontrare il premier cinese. «Siamo qui non parlare ma per agire» ha poi detto ancora Obma, ma la verità è che la possibilità di un accordo sul clima resta al momento ancora lontana, se non avverrà qualche fatto nuovo. Obama non ha però fatto nuovi annunci su impegni ulteriori degli Usa. Sulla riduzione di C02, ha detto di sperare che gli Usa saranno in grado di ridurre le loro emissioni di gas ad effetto serra del 17% entro il 2020 rispetto al 2005, così come previsto dalla legislazione pendente davanti al Congresso.
LA BOZZA - Passi avanti sono comunque stati fatti rispetto agli ultimi giorni. Nel giorno conclusivo del vertice del vertice sul clima, dopo una discussione durata per gran parte della notte a Copenaghen è pronta una bozza d'intesa da sottoporre all'esame dei «grandi» del mondo: l'aumento della temperatura globale del pianeta dovrà essere tenuto entro i 2 gradi centigradi sui livelli pre-industriali e i Paesi poveri saranno finanziati con un fondo che raggiungerà i 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020 per adottare tecnologie «pulite» e affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici. Queste le linee-guida anticipate da due fonti che hanno partecipato ai negoziati. Tuttavia la resistenza della Cina e dell'India a un'intesa rimane forte e per questo c'è grande attesa per quanto sarà in grado di fare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama giunto oggi a Copenaghen, per superare le ultime difficoltà, se la cosa sarà possibile.
I DETTAGLI - La bozza, presentata dalla presidenza danese che ospita il summit, è stata già sottoposta all'esame degli esperti di clima di 26 Paesi diversi, i più influenti, e sarà oggi esaminata dagli oltre 100 capi di Stato e di governo che sono già arrivati o che stanno sbarcando a Copenaghen. Il testo messo a punto dagli «sherpa» e che ovviamente potrebbe ancora subire cambiamenti, allo stato non cita però obiettivi per i tagli delle emissioni dei Paesi industrializzati. Si è lavorato fino a notte fonda per limare il documento. «Abbiamo tentato di dare un ombrello politico all'accordo», ha detto il premier svedese, Fredrik Reinfeldt, che detiene la presidente di turno dell'Ue. «C'è stato un dialogo molto costruttivo», gil ha fatto eco il premier danese e presidente della conferenza Onu, Lars Loekke Rasmussen.
La bozza, come detto, prevede un pacchetto di aiuti ai Paesi più vulnerabili, che parte da 10 miliardi di dollari all'anno tra il 2010 e il 2012, passa a 50 miliardi di dollari annualmente fino al 2015 e 100 miliardi entro il 2020; e propone una serie di meccanismi di raccolta del denaro. I tagli alle emissioni dovranno invece essere tali da non far superare l'aumento di due gradi Celsius (le piccole isole che rischiano di essere sommerse dall'innalzamento del livello dei mari causati dallo scioglimento dei ghiacci avevano chiesto un limite massimo di 1,5 gradi). Le prossime ore saranno decisive per le trattative sul nodo centrale, il taglio alle emissioni. I leader di 26 Paesi ricchi e in via di sviluppo si sono già incontrati nelle primissime ore del giorno per tentare di superare le profonde divisioni; e si incontreranno di nuovo. Trattative febbrili dunque, soprattutto per convincere Cina e India, al primo e al quarto posto nella lista dei Paesi più inquinanti: i due giganti asiatici si sono detti finora disponibili a misure volontarie per rallentare le emissioni di CO2, ma sono riluttanti a consentire ispezioni dall'esterno che verifichino il rispetto degli impegni.
SVOLTA - La svolta che ha ridato fiato al negoziato è comunque ancora una volta «made in Usa» anche se gli europei hanno spinto al massimo per un risultato più incisivo. Obama si è fatto precedere a sorpresa dal segretario di Stato Hillary Clinton che giovedì ha sparso a piene mani fiducia accompagnando le dichiarazioni di buona volontà con una apertura forte: gli Stati Uniti accettano di partecipare al fondo di aiuti per i Paesi in via di sviluppo per 100 miliardi di dollari entro il 2020. Resta in piedi l'incognita Cina che giovedì ha mostrato un eccesso di tattica: prima ha gettato nel panico i negoziatori delle Nazioni Unite facendo sapere che un accordo era «impossibile»; quindi, attraverso una dichiarazione del premier cinese Wen Jiabao, ha chiesto un «accordo equilibrato, giusto e ragionevole». Intanto oggi, forse non a caso, è trapelato uno studio choc delle Nazioni Unite che dice a chiare lettere che se si firmasse un accordo alle condizioni attuali il Pianeta rimarrebbe a rischio catastrofe. Secondo questo documento confidenziale, le offerte di riduzione delle emissioni di Co2 sul tavolo dei negoziati, porterebbero ad un aumento medio delle temperature mondiali di tre gradi rispetto all'obiettivo dei 2 gradi. E sarebbe una catastrofe per il pianeta.
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15/12/2009
Clima rovente a Copenaghen: fermati 200 No-global
Clima rovente a Copenaghen: fermati 200 No-global
Scontri tra polizia e manifestanti nel quartiere hippie. I dimostranti hanno lanciato molotov e allestito barricate, alle quali hanno poi dato fuoco
COPENAGHEN - La polizia danese è intervenuta lunedì sera a Christiania, quartiere di Copenaghen dove dagli anni Sessanta vive una comunità hippy, per sgomberare barricate incendiate erette nelle strade. Circa 210 persone sono state arrestate, secondo quanto appreso da fonte della polizia. I poliziotti sono penetrati poco prima di mezzanotte nella cosiddetta «città libera» con i cani, ha dichiarato Henrik Suhr, portavoce della polizia della capitale danese. L’intervento fa seguito al lancio di molotov avvenuto luendì sera contro i poliziotti che tentavano di spegnere gli incendi delle barricate sulla carreggiata, obbligando le forze dell’ordine a ricorrere ai gas lacrimogeni per riportare la calma.
FESTA E MOLOTOV - Un gran numero di militanti danesi e stranieri hanno partecipato lunedì sera a una festa a Christiania in una ex caserma occupata dal 1971 dagli hippy e diventata poi il più grande rifugio di emarginati d’Europa. Secondo un testimone interpellato dalla rete TV2 News, la polizia, che ha bloccato tutti gli ingressi e le uscite del quartiere, è intervenuta entrando in una tenda dove si teneva la festa e ha lanciato gas lacrimogeni per scacciarne gli occupanti. Le forze dell’ordine erano intervenute già all’inizio della serata per spegnere gli incendi appiccati alle barricate fatte con cassonetti di fronte all'ingresso del quartiere. Le persone arrestate sono state condotte al centro speciale di detenzione istituito vicino a Copenaghen in occasione del vertice mondiale sul clima. In precedenza lunedì diciassette persone erano state arrestate in seguito a una manifestazione di oltre un migliaio di militanti che chiedevano l’apertura delle frontiere ai profughi climatici.
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14/12/2009
I Paesi africani tornano ai negoziati
I Paesi africani tornano ai negoziati
Le loro delegazioni avevano abbandonato i lavori del vertice lunedì mattina. Dopo aver avuto rassicurazione che sarà data maggiore enfasi a nuovi impegni nel solco del Protocollo di Kyoto
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| Desmond Tutu a Copenaghen |
COPENAGHEN - I Paesi africani hanno deciso di riprendere la partecipazione ai negoziati alla Conferenza Onu di Copenaghen sul clima, dopo aver avuto rassicurazione che sarà data maggiore enfasi a nuovi impegni nel solco del Protocollo di Kyoto. Il boicottaggio dei gruppi di lavoro era stato deciso lunedì mattina e alla protesta si erano associati anche gli altri Paesi in via di sviluppo del G77. La presidenza danese ha subito avviato contatti ed è riuscita a ricucire lo strappo, consumatosi a cinque giorni dall'arrivo venerdì prossimo dei leader di 120 Paesi per la fase negoziale conclusiva.
CHE COSA CHIEDONO - I Paesi in via di sviluppo chiedono di dare priorità a un secondo periodo di impegno per i tagli delle emissioni di C02 previsti dal Protocollo di Kyoto rispetto alla più ampia discussione sugli obiettivi di lungo termine per la cooperazione nella lotta ai cambiamenti climatici. «L'Africa ha tirato il freno d'emergenza per evitare che il treno deragli nel fine settimana», ha commentato Jeremy Hobbs, direttore esecutivo di Oxfam International. Fonti occidentali hanno riferito che gli animi si sono accesi dopo «le crescenti tensioni tra americani e cinesi» emerse nella tavola rotonda di domenica con i ministri dell'Ambiente di 50 Paesi. Il timore è che si ripeta il fallimento del 2000 all'Aja, quando si consumò la rottura nella conferenza che avrebbe dovuto completare le regole di Kyoto
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12/12/2009
Città blindata, oggi il corteo no global La polizia teme le violenze dei Black Block
Città blindata, oggi il corteo no global La polizia teme le violenze dei Black Block
Attesi 80 mila manifestanti, la polizia teme infiltrazioni e violenze. Ambientalisti e no global di 515 organizzazioni di 67 Paesi diversi sfilano per la città. In piazza anche Tutu
COPENAGHEN - La capitale danese si è svegliata super-blindata in attesa delle manifestazioni della galassia ecologista e no-global che prepara il contro-vertice. Le proteste contro il summit dell'Onu sul cambiamento climatico caratterizzeranno il weekend. Già venerdì si sono avuti alcuni anticipi di contestazione, e non solo a Copenaghen. Decine di migliaia di persone sono già scese in piazza in molti Paesi asiatici (ad Hong Kong, in Indonesia di fronte all'ambasciata Usa, nelle Filippine, in Australia), per chiedere ai leader che partecipano al summit di siglare un accordo che freni davvero il surriscaldamento del pianeta. E oggi organizzazioni non governative, movimenti pacifisti, gruppi ambientalisti scenderanno nelle strade della capitale danese, presidiata da una straordinaria presenza di polizia.
IL CORTEO - Gli organizzatori prevedono la partecipazione tra le 60.000 e le 80.000 persone. La marcia partirà dal Parlamento, davanti al Christiansborg Castle, alle 14, attraverserà la città e arriverà alcune ore dopo al Bella Center, teatro del summit, davanti a cui si terranno discorsi e eventi musicali: circa sei chilometri di percorso, organizzato da 515 organizzazioni di 67 Paesi diversi. E alla fine del corteo, ci sarà una veglia illuminata da candele presieduta dal Premio Nobel, Desmond Tutu. Uno dei principali gruppi organizzatori, Oxfam, ha preannunciato la presenza di vip, tra cui la modella danese-peruviana, Helena Christensen.
RISCHIO TAFFERUGLI - Ma il timore è che ci siano scontri e tafferugli, con l'infiltrazione dei «Black Bloc»; abitanti e negozianti sono stati avvertiti del rischio di eventuali violenze. Già venerdì, come detto, c'è stato un primo «assaggio», con l'arresto di una settantina di persone, tra cui alcuni italiani. I manifestanti arrivavano ancora venerdì notte, su autobus, treni, aerei e traghetti, provenienti da Berlino, Brema, Londra, Leeds, Amsterdam, Milano e decine di altre città europee. Il vertice si fermerà domani, domenica, mentre cominciano ad arrivare le delegazioni guidate dai ministri degli ambienti (per l'Italia, sarà presente Stefania Prestigiacomo); ma non si fermeranno le proteste. Tra l'altro è prevista un'azione per bloccare il porto di Copenaghen.
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| Tag: copenaghen, summit, vertice, ambiente, apertura, ottimismo, firma, accordo, stati, brasile, chiede, soldi, paesi | OKNOtizie |
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