03/08/2010

I talebani attaccano base Nato a Kandahar Zardari: «Stiamo per perdere la guerra»

I talebani attaccano base Nato a Kandahar Zardari: «Stiamo per perdere la guerra»

Non riesce l'assalto al presidio occidentale. Morti due attentatori kamikaze. Il presidente pakistano a Le Monde: «La comunità internazionale è in procinto di fallire»

 

KANDAHAR - I talebani hanno attaccato una base della Nato vicino all'aeroporto di Kandahar, nell'Afghanistan Meridionale. L'attentato non avrebbe provocato vittime tra i militari e il bilancio provvisorio parla solo del ferimento di un soldato e di due civili. Sono invece morti due degli attentatori, che si sono fatti esplodere davanti a uno degli ingressi della base. Secondo le prime ricostruzioni, il commando era composto da almeno sei persone. I quattro che non sono saltati in aria hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con armi semiautomatiche e lanciarazzi Rpg contro i militari che presidiano la base.

Asif Ali Zardari, presidente del Pakistan (Ap)
Asif Ali Zardari, presidente del Pakistan (Ap)

«LA GUERRA E' PERDUTA» - L'attacco arriva all'indomani dell'annuncio del presidente americano, Barack Obama, di un prossimo disimpegno delle truppe Usa dal teatro iracheno, dove resteranno con funzioni di addestrametno dell'esercito di Bagdad, e di un'intensificazione degli sforzi in Afghanistan, proprio in funzione anti-terroristica. Intanto, però, il presidente pakistano, Ali Zardari, in un'intervista al quotidiano francese Le Monde, dice che la comunità internazionale «a cui il Pakistan appartiene» sarebbe in procinto di «perdere la guerra contro i talebani». Le forze della coalizione, in particolare, starebbero fallendo «soprattutto perchè abbiamo perso la battaglia per conquistare i cuori e le menti». Zardari ha aggiunto che gli USA e la coalizione Nato hanno «sottostimato la situazione sul terreno» nel tormentato Paese.

L'INCONTRO CON CAMERON - Dopo la due giorni in Francia, Zardari in giornata vola a Londra per incontrare il premier britannico, David Cameron, e rispondere alle critiche di fiancheggiare il terrorismo. Una visita che avviene mentre in patria monta la rabbia per l'assenza del presidente in un momento in cui il Paese è colpito dalle peggiore alluvioni degli ultimi 80 anni (alluvioni che hanno coinvolto oltre 3,2 milioni di persone); e nonostante le polemiche scatenate dalle dichiarazioni di Cameron che ha accusato Islamabad di «esportare il terrorismo». I presidente pakistano ha deciso di confermare la visita programmata in Gran Bretagna nonostante gli appelli da numerosi settori in patria perchè la cancellasse. Il principale incontro tra Cameron e Zardari avverrà il prossimo venerdì a Chequers, residenza di campagna del premier britannico.

Redazione Online


23/03/2010

Pakistan: cristiano muore arso vivo perché non si voleva convertire all'Islam

Pakistan: cristiano muore arso vivo perché non si voleva convertire all'Islam

 

Arshad Masih, aveva 38 anni. il suo datore di lavoro premeva per la conversione. La moglie denuncia la violenza ai poliziotti che la stuprano davanti ai due figli di 7 e 12 anni

 

Un nuovo terribile caso di odio religioso. È morto l'autista cristiano di una ricca famiglia della città pakistana di Rawalpindi che venerdì era stato bruciato vivo da un gruppo di estremisti musulmani per essersi rifiutato di convertirsi all'Islam. Lo riferisce il Pakistan Christian Post, giornale online affiliato a un partito cristiano locale.

LA VICENDA - Arshad Masih, 38 anni aveva subito ustioni sull'80% del corpo e, secondo i medici dell'ospedale Sacra Famiglia dove era ricoverato, aveva poche probabilità di sopravvivere. Sua moglie, Martha Bibi, aveva inoltre detto di essere stata stuprata da alcuni poliziotti della caserma dove era andata per denunciare il caso. La violenza è avvenuta davanti ai tre figli della coppia che hanno un'età fra 7 e 12 anni. La donna lavorava come domestica insieme al marito dal 2005 presso una benestante famiglia musulmana. Negli ultimi tempi erano però emersi dissapori a causa della loro fede cristiana e di un sospetto furto avvenuto nella casa. Masih aveva ricevuto pressioni da parte del suo datore di lavoro per abbracciare la religione musulmana, ma lui si sarebbe rifiutato, secondo quanto riportato da AsiaNews, il sito internet del Pime (Pontificio Istituto Missioni Esteri) che per primo ha dato notizia della brutale aggressione. Negli ultimi tempi si sono ripetuti gli atti di violenza contro la minoranza cristiana pakistana che rappresenta l'1,6% della popolazione. Le organizzazioni cristiane locali si sono mobilitate lunedì chiedendo al governo della provincia del Punjab di punire i responsabili dell'omicidio e avviare un'inchiesta sulla violenza sessuale ad opera dei poliziotti.

Redazione online