15/06/2010

Villette, piscine e terrazze I furbi del condono a Roma

Villette, piscine e terrazze I furbi del condono a Roma

Abusi realizzati dopo la domanda: la prova nelle immagini dall’alto

 

ROMA — «Il condono edilizio? Sarà leggero» minimizzava il 18 settembre 2003 Gianni Alemanno, allora responsabile dell’Agricoltura in un governo che si apprestava ad approvare la terza sanatoria delle costruzioni abusive. Una battuta infelice e azzardata, come l’ex ministro ha avuto modo di sperimentare personalmente una volta diventato sindaco di Roma. Eccoli gli effetti del condono light: un assaggio è nelle fotografie aeree pubblicate qui sotto. Sono la dimostrazione che la sanatoria voluta dal governo di Silvio Berlusconi nel 2003 potrebbe essere stata utilizzata in molti casi anche a regolarizzare preventivamente immobili che non esistevano.

CASI DA MANUALE - Osservatele bene, e fate attenzione alle date. Perché quelle potrebbero incastrare proprietari che hanno fatto domanda di condono prima ancora di tirare su i muri, mettere le tegole sul tetto, scavare il buco per la piscina. Parliamo di tre casi da manuale. Il primo, una costruzione in cima a uno stabile di via di San Vincenzo, a Roma, accanto alla Fontana di Trevi: dove nel 2004, come dimostrano gli scatti dall’alto, non c’era nulla. Valore economico di quegli 80 metri quadrati terrazzatissimi nel cuore della Capitale? Come almeno dieci appartamenti in periferia. Il secondo è stato scovato dall’obiettivo indiscreto fuori del Raccordo anulare, al Nord della città. Quattro costruzioni, come testimoniano le foto, apparse dal nulla nel 2005. Dal valore, pure qui, niente affatto trascurabile. Il terzo è anch’esso fuori del Raccordo, ma a Sud, in un’altra zona sulla quale sussistono vincoli di un piano territoriale paesistico: lì, su un’area che nel 2004 era libera da costruzioni, adesso c’è quella che sembra una villa con piscina. Inutile dire che in tutte le tre circostanze è stata presentata domanda di sanatoria come se l’abuso fosse stato commesso entro il termine previsto dalla legge per ottenere il beneficio: 31 marzo 2003.

CASI NON ISOLATI - Ma chi pensa si tratti di episodi isolati, si sbaglia di grosso. Sapete quante situazioni simili hanno scoperto i tecnici di Gemma, la società privata che gestisce dietro corrispettivo le pratiche del condono edilizio del Comune di Roma? Ben 3.713. Tremilasettecentotredici su 28.072, ovvero il numero di domande di condono edilizio esaminate nei primi quattro mesi di quest’anno. È il 13,2% del totale. E non è tutto. Perché alle 3.713 costruzioni tirate su dopo che la sanatoria era stata già approvato, bisognerebbe aggiungere le 6.503 realizzate, sì, entro il 31 marzo 2003, ma in aree soggette a vincoli di qualche genere. Oltre alle 2.099 spuntate come funghi addirittura nei parchi. Per un totale di 12.315 abusi, secondo Gemma, non sanabili. Vi chiederete: e lo scoprono adesso, dopo tutto questo tempo? Domanda più che legittima. Dall’inizio la situazione dei condoni edilizi a Roma è stata caratterizzata da storture e disfunzioni. C’è chi per esempio ha sempre criticato la scelta (fatta dalle giunte di centrosinistra) di affidare a un privato un compito così delicato: tanto più che in altre grandi città, come Milano, ci pensano gli uffici comunali. C’è chi invece l’ha sempre difesa, sottolineando l’abnorme numero di domande. Fino a un epilogo sconcertante. Alla fine di maggio il presidente e azionista di Gemma, Renzo Rubeo, ha deciso infatti di risolvere il contratto con il Campidoglio per inadempienza della controparte, rivendicando arretrati per svariati milioni di euro. Una iniziativa giunta al culmine di un rapporto che va avanti da dieci anni, fra molti attriti che l’hanno logorato. E in un contesto nel quale non sono mancati i risvolti giudiziari. Senza entrare nel merito di una vicenda con molti aspetti da chiarire (a cominciare dalla gestione del sistema informativo assegnato da anni sempre alla stessa ditta, un’altra, con proroghe continue senza gare) meglio far parlare i numeri. Decisamente allucinanti.

ILLEGALITÀ - Le domande di condono edilizio presentate nel solo Comune di Roma sono circa 597 mila. Per avere un’idea del tasso di illegalità, è come se un cittadino romano su 4,2 residenti avesse chiesto di sanare un abuso. Ben 417 mila domande riguardano la prima sanatoria, quella del 1985, 94.688 la seconda (del 1994) e oltre 85 mila la terza (del 2003). Ebbene, di tutte queste pratiche ne restano ancora da smaltire 210 mila. Ben 130 mila sono arretrati del condono 1985, circa 25 mila di quello 1994 e il resto riguarda l’ultimo: forse il più devastante dei tre. Perché se il primo «perdono» edilizio voluto dal governo di Bettino Craxi è arrivato in una situazione nella quale molti Comuni erano ancora senza piano regolatore e ha sanato in larga misura piccoli interventi, e se il secondo (governo Berlusconi) ha salvato prevalentemente villette e seconde case, il terzo (ancora Berlusconi) potrebbe aver consentito di regolarizzare abusi ancora prima che venissero commessi, magari in zone protette. Insomma, una specie di licenza di costruire in deroga a tutte le norme urbanistiche.

DALL'ALTO - Peccato soltanto che nel 2003 esistessero già i sistemi di rilevazione aerea che avrebbero consentito agevolmente di scoprire le carognate. Bastava volerlo. Qualche mese dopo l’approvazione della legge il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli ammonì: «Al ministero abbiamo delle cartografie dove è fotografata tutta l’Italia e possiamo vedere anche la più piccola costruzione che c’era prima del 31 marzo 2003. Se uno richiede un condono e c’è un’amministrazione attenta può non concederlo». Come e se siano state usate quelle foto, però non si sa. Di certo non è successo a Roma. Gemma ha utilizzato le rilevazioni di uno «scatto» aereo del 2003 comprato sul mercato e ha successivamente integrato la sua attività con una società specializzata comprata dal gruppo Iri, la Italeco. Ma anche il Comune di Fano, prima che il governo approvasse la sanatoria, fece fotografare da un aereo tutto il proprio territorio, alla scopo di prevenire eventuali furbetti. Non si sarebbe potuta fare ovunque la stessa cosa? Per evitare almeno che il condono edilizio, già indecente, diventasse ripugnante.

 

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Al centro della foto indicato da una freccia blu dopo e sotto prima del condono

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Il terreno vuoto in via del Fosso della Castelluccia prima

Ed ecco spuntare una piscina dopo

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Sergio Rizzo


03/06/2010

Il vescovo e il palazzo «svenduto» a Lunardi

Il vescovo e il palazzo «svenduto» a Lunardi

L’inchiesta - L’attuale vertice della curia di Napoli nel 2004 gestiva gli immobili di Propaganda Fide. Il pm: il ministro avrebbe pagato un quarto del prezzo. Parla Zampolini: Sepe convinto da Balducci. «Un altro monsignore diede le case a Di Pietro»

 

Il cardinale Sepe (Ansa)
Il cardinale Sepe (Ansa)

ROMA — C’è un monsignore che gestiva le case in affitto per conto della congregazione Propaganda Fide ed era in contatto con Angelo Balducci e Diego Anemone. A parlare di lui davanti ai magistrati di Perugia è stato l’architetto Angelo Zampolini, al quale i due avevano affidato il compito di curare le operazioni immobiliari. «Si occupava delle assegnazioni, mentre i contratti di vendita erano firmati dal cardinale Crescenzio Sepe. Nel 2004 fu proprio lui a cedere all’allora ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi il palazzo di via dei Prefetti», ha raccontato. Uno stabile che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato acquistato a un quarto del suo valore effettivo. Un «favore» che l’alto prelato—attualmente arcivescovo di Napoli — avrebbe fatto anche su pressione dello stesso Balducci, da lui stesso inserito nel comitato dei saggi dell’istituto religioso. Lunardi ha sempre smentito di aver ottenuto sconti o trattamenti privilegiati, ma su quell’acquisto si continua a indagare visto che fu proprio Zampolini a curare la trattativa.

I prelati e gli affitti
L’inchiesta sulla gestione degli appalti per «Grandi Eventi» continua dunque a puntare verso il Vaticano. Perché è proprio da Propaganda Fide che politici e potenti funzionari statali avrebbero ottenuto appartamenti a prezzi stracciati. Dimore che Diego Anemone provvedeva poi a ristrutturare, come risulta anche dalla lista dei clienti trovata dalla Guardia di Finanza nel computer di una delle sue aziende. In quell’elenco ci sono pure gli stabili di via della Vite e di via Quattro Fontane, lì dove, racconta l’architetto, «Antonio Di Pietro prese due appartamenti». Nel primo c’era la sede del giornale dell’Italia dei Valori e ora si sta accertando se, come emerge dai primi accertamenti, il canone versato fosse inferiore a quello dichiarato nei documenti ufficiali. Nell’altro vive il tesoriere del partito Silvana Mura. In calce al suo contratto c’è la firma di monsignor Francesco Di Muzio, capo dell’ufficio amministrativo della Congregazione. Potrebbe essere proprio lui il prelato cui ha fatto riferimento Zampolini, ma gli inquirenti vogliono verificare anche il ruolo avuto in questo tipo di trattative da monsignor Massimo Cenci, nominato proprio da Sepe sottosegretario e dunque delegato alla gestione del patrimonio da affidare in locazione.

La manutenzione delle case
Sono numerosi i contratti che Guardia di Finanza e carabinieri del Ros stanno esaminando per ricostruire la mappa dei favori concessi da Anemone e Balducci attraverso gli amici della Santa Sede. Del resto Zampolini racconta che «anche Di Pietro chiedeva al Provveditore di essere introdotto in Vaticano e so che lui andò via dal ministero proprio perché diceva di essere pressato su questo». Il leader dell’Idv è stato già interrogato come testimone nei giorni scorsi ed è possibile che venga ascoltato nuovamente quando saranno terminate le verifiche su quanto è emerso sino ad ora. Oltre alle dichiarazioni rilasciate da Zampolini, nelle sedi delle imprese di Anemone sono stati infatti acquisiti tutti i contratti ottenuti per la manutenzione degli stabili e uno degli incarichi più remunerativi era certamente quello assegnato al giovane imprenditore da Propaganda Fide. Le buone entrature di Balducci presso la Santa Sede sono note e dimostrate anche dal fatto che fosse stato nominato Gentiluomo di Sua Santità. A raccontare che anche Anemone era ben introdotto negli stessi ambienti è stato invece il suo ex autista, il tunisino Laid Ben Hidri Fathi, quando ha rivelato che «lui si occupava delle ristrutturazioni delle case di politici e prelati ed ero io ad accompagnarlo da monsignor Francesco Camaldo». L’incrocio delle testimonianze rilasciate da Fathi e da Zampolini ha consentito ai pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi di ricostruire le operazioni immobiliari che entrambi hanno gestito. A Fathi era stato infatti affidato il compito di prelevare i contanti sui conti correnti di Anemone che venivano poi consegnati a Zampolini e trasformati in assegni circolari. Titoli utilizzati per acquistare appartamenti per l’ex ministro Claudio Scajola, per il generale dei servizi segreti Francesco Pittorru e per il genero del manager delle Infrastrutture Ercole Incalza.

I nuovi conti
L’esame dei depositi bancari affidati dall’imprenditore ad alcuni prestanome — tra gli altri il suo commercialista Stefano Gazzani e la segretaria Alida Lucci — avrebbe già portato la Guardia di Finanza sulle tracce di altri «favori» concessi a chi poteva agevolare Anemone nell’assegnazione degli appalti. Le verifiche effettuate avrebbero infatti consentito di accertare il percorso dei soldi e la destinazione finale, in alcuni casi estera. In attesa di fissare l’interrogatorio dell’ex ministro Claudio Scajola, i magistrati si stanno concentrando sulla ricostruzione degli altri contratti per legare ogni «favore» concesso da Anemone alla contropartita poi ricevuta.

Fiorenza Sarzanini


16/02/2010

Haiti, crolla scuola: tre bambini morti

Haiti, crolla scuola: tre bambini morti

 

Nella città di Cap-Haïtien. Nel Paese già colpito dal terremoto il dramma non ha fine. L'edificio collassato a causa delle violente piogge

 

PORT-AU-PRINCE - Una scuola è crollata ad Haiti uccidendo tre bambini: lo riporta la Fox News citando fonti della Croce Rossa. I bambini erano a scuola nella città di Cap-Haïtien quando verso mezzogiorno è crollato un muro che li ha sepolti, ha detto un portavoce della Croce Rossa. La regione di Cap Haitien è stata colpita da forte piogge e nella notte la popolazione ha avvertito una scossa di terremoto che però non è stata registrata dai sismografi del servizio geologico americano. (Fonte Ansa)


10/02/2010

Haiti, nuovo crollo al mercato. Almeno otto le vittime

Haiti, nuovo crollo al mercato. Almeno otto le vittime

 

Durante le operazioni di soccorso una ruspa, di una società francese che era impegnata nella rimozioni delle macerie al Carribean Market, ha provocato un nuovo crollo seppellendo sotto le macerie alcuni “sciacalli”

 

 

 

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La sfortuna continua a flagellare l’isola caraibica di Haiti. Durante un’operazione di rimozione delle macerie una escavatrice francese ha provocato un nuovo crollo al Carribean Market. Alcune persone che tentavano di recuperare un po’ di viveri, sono rimaste sotto le macerie.

Usando sofisticate apparecchiature e microfoni ultrasensibili, i soccorritori hanno cercato segni di vita delle persone - tra cinque e otto - intrappolate tra le macerie del crollo.

Il mezzo pesante, a sua volta, è finito in un cratere profondo sei metri, ma il manovratore si è salvato. "C'erano alcuni sciacalli all'opera" ha detto Meir Vaknin, responsabile della società che stava rimuovendo i detriti per recuperare i cadaveri del terremoto di quasi un mese fa, "stavo cercando di cacciarli quando l'edificio è crollato, alcuni di loro erano ancora dentro".

Intanto il governo di Haiti ha corretto al rialzo il bilancio dei morti causati dal sisma del 12 gennaio scorso: le vittime sono circa 230.000, ha annunciato il ministro delle Comunicazioni, 18.000 in più della stima precedente. Lo riferisce la Bbc online.

Il ministro, Marie-Laurence Jocelyn Lassegue, ha precisato che la stima è ancora parziale. Nel conto non rientrano i cadaveri sepolti privatamente o cremati dai parenti. I feriti sono almeno 300.000. Il bilancio dei morti causati dal sisma di Haiti rischia così di raggiungere e superare quello dello tsunami del 2004, che in Asia causò oltre 250.000 vittime. Accaparrandosi così il triste record della catastrofe naturale più grave del XXII secolo.


31/01/2010

Haiti, volevano far espatriare 33 bambini ma sono arrestati

Haiti, volevano far espatriare 33 bambini ma sono arrestati

 

Dieci americani, membri di una chiesa battista, sono finiti in manette dopo aver tentato di condurre illegalmente, nella Repubblica Dominicana, una trentina di minori. Cresce, intanto, nell'isola caraibica il rischio di adozioni illegali

 

 

Dieci cittadini americani sono stati arrestati ad Haiti, poiché accusati di aver tentato di far espatriare illegalmente 33 bambini. Si tratta di membri di una chiesa battista dell'Idaho, che hanno dichiarato di aver voluto solo aiutare bimbi rimasti orfani o abbandonati in seguito al terremoto.Il gruppo aveva intenzione di portare i minori nella Repubblica Dominicana, dove aveva progettato di trasformare un albergo in orfanotrofio. Nel frattempo il governo haitiano, per aggirare il rischio di adozioni illegali, ha imposto controlli più severi, tanto che solo il primo Ministro può autorizzare l'espatrio di un minore.


30/01/2010

Medici ubriachi e in posa con il mitra Scandalo sui soccorritori di Haiti

Medici ubriachi e in posa con il mitra Scandalo sui soccorritori di Haiti

 

 

I media latinoamericani contro gli atteggiamenti goliardici a due passi dalle vittime. La squadra è originaria del Portorico, le foto pubblicate su Facebook (poi rimosse) creano imbarazzo nel Paese

 

 

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Una delle foto goliardiche postate su Facebook
Una delle foto goliardiche postate su Facebook

PORT-AU-PRINCE - A pochi passi da loro probabilmente si respira ancora l'odore della morte. Dopo il terribile terremoto che ha sconvolto Haiti è scattata la solidarietà internazionale e squadre di soccorso sono partite alla volta dell'isola caraibica. Tra queste c'era anche la loro, quella di un gruppo di medici portoricani accorsi per dare manforte ai colleghi che abitualmente operano nel Paese. Fin qui nulla di male. Se non fosse che, forse per stemperare la tensione, a margine dei loro interventi a favore dei feriti hanno trovato anche il modo di brindare, scherzare e perfino di assumere atteggiamenti goliardici mettendosi sorridenti in posa per alcune foto ricordo con fucili e mitra prestati loro dai soldati che presidiano il territorio. Una situazione al limite del buon gusto, tanto più che quegli scatti sono poi stati pubblicati su Facebook. Dalla messa online delle immagini all'esplosione di un vero e proprio scandalo il passo è stato davvero breve.

«INSENSIBILITA' INCREDIBILE» - Le foto non sono passate inosservate e sono state subito riprese da quasi tutti i media latinoamericani. Grande eco hanno avuto anche negli Stati Uniti, dove la notizia risulta la più cliccata tra quelle del portale della Cnn. In patria, a Portorico, la cosa ha creato novevole imbarazzo, soprattutto negli ambienti istituzionali. «Quelle immagini sono di una crudezza ed insensibilità incredibile», ha reagito il presidente del senato portoricano, Thomas Rivera, che ha assicurato ad una radio locale che verranno prese le misure del caso.

SCATTI IMBARAZZANTI - Le foto mostrano vari medici che, ridendo, bevono, fumano, brandiscono armi prestate loro da soldati dominicani e perfino una sega, presumibilmente per amputare arti. Altre foto mostrano haitiani seminudi con arti amputati. Secondo la denuncia di una giornalista locale, le immagini, almeno un migliaio, sono state postate su Facebook dal gruppo 'Salvemos a Haiti (Senado de Puerto Rico)'. Dopo lo scandalo che ne è seguito, fanno sapere i media latinoamericani, sarebbero state ritirate. Sono però tuttora presenti sui siti web di molti blog e siti informativi online.

Redazione Online

 


Haiti, spari contro gli sciacalli. Guarda le immagini

Haiti, spari contro gli sciacalli. Guarda le immagini

 

La situazione a Port au Prince è sempre più difficile. I marines fanno fatica a mantenere la situazione sotto controllo. Le security private sparano ormai ad altezza uomo contro i saccheggiatori. Tre morti negli scontri

 

 

 

E' caos nell'isola caraibica sconvolta dal sisma. Le guardie private e i marines hanno sempre più difficoltà a tenere sotto controllo la situazione. Una tremenda sparatoria si è svolta al centro della Capitale. Le guardie private ormai non esitano più a sparare ad altezza d'uomo contro i saccheggiatori. E i marines hanno sempre più difficoltà nel mantenere l'ordine pubblico. Negli scontri di oggi almeno tre morti. L'inviata di SKY TG24 ha documentato gli scontri con delle immagini spettacolari. Scene di guerra nel centro della città ferita a morte dal sisma di oltre due settimane fa.


28/01/2010

Haiti, salvata dalle macerie una 16enne

Haiti, salvata dalle macerie una 16enne

 

Allarme onu per la bande criminali e le esecuzioni sommarie di presunti ladri. Trovata nel college dove studiava. Era in una nicchia, completamente disidratata e con una gamba ferita

 

 

PORT-AU-PRINCE - Continua a crescere il bilancio ufficiale delle vittime del terremoto di Haiti (170mila, ha riferito il presidente René Préval), ma la speranza di trovare dei sopravvissuti non è ancora finita. Una ragazza di 16 anni è stata tirata fuori dalle macerie del College St. Gerard, a 15 giorni dal sisma: profondamente disidratata, sotto choc e con una gamba ferita. «Non so come sia riuscita a resistere tanto a lungo» ha detto uno dei soccorritori. Era in una nicchia circondata dal cemento: i team francesi stavano scavando tra le macerie quando hanno sentito una voce. Una volta estratta, la ragazza ha detto solo «grazie». «Era completamente disidratata e non in condizioni di uscire da sola» ha spiegato il portavoce della Protezione civile francese Samuel Bernes. «Parla, dice di essere felice - ha aggiunto il medico che l’ha visitata -. Ha 16 anni, è viva e ha tutta la vita davanti». Sono circa 135 le persone ritrovate in vita sotto le macerie dal sisma del 12 gennaio. Martedì pomeriggio un uomo di 31 anni è stato estratto dalle macerie dall’esercito americano nel centro della capitale.

ONU: ALLARME CRIMINALITÀ - Il presidente Préval ha anche fornito un bilancio delle devastazioni materiali: 225.000 abitazioni e 25.000 edifici commerciali sono stati rasi al suolo. Ha quindi annunciato che le elezioni legislative in programma il 28 febbraio sono rinviate a data da destinarsi e che alla scadenza del suo mandato (a febbraio 2011) non si ripresenterà. Nelle strade di Port-au-Prince intanto cresce la disperazione, con saccheggi ormai sistematici. Gli sfollati - oltre un milione secondo le ultime stime - sono radunati sotto il sole cocente nei campi di soccorso. Ovunque cartelli, in francese, inglese o spagnolo: «Abbiamo bisogno di aiuto, cibo, acqua e medicine». Il governo ha annunciato lunedì di avere installato 400.000 tende, che possono ospitare tra le cinque e le dieci persone ciascuna. L'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu, Navy Pillay, ha lanciato l'allarme sulla minaccia rappresentata dai leader delle gang criminali evasi dalle carceri del Paese - nel complesso gli evasi sopravvissuti al crollo delle prigioni sarebbero oltre 6.000 -, dai trafficanti di uomini, dalle esecuzioni sommarie di presunti ladri. E l'Unicef denuncia che la «situazione attuale ad Haiti favorisce i trafficanti di bambini».

Redazione online


24/01/2010

Bertolaso: «Ad Haiti gli Usa confondono l’intervento militare con l'emergenza»

Bertolaso: «Ad Haiti gli Usa confondono l’intervento militare con l'emergenza»

 

«Si viene qui, si dà un po’ da mangiare, bere e il problema per loro è risolto,». Il capo della Protezione civile: «Situazione patetica, manca un coordinamento. Troppi show per la tv»

 

Bertolaso in visita all'ospedale Saint Damien Fondazione Rava a Port-au-Prince (Ansa)
Bertolaso in visita all'ospedale Saint Damien Fondazione Rava a Port-au-Prince (Ansa)

«Ci sono enormi organizzazioni coinvolte e moltissimo da fare, ma la situazione è patetica, e tutto si sarebbe potuto gestire molto meglio». Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, critica duramente la gestione degli aiuti dopo il terremoto di Haiti. E, durante la trasmissione "In mezz'ora" su Raitre, spiega che «il mondo poteva dare prova di poter gestire al meglio una situazione come questa, ma finora non ha funzionato». Riguardo alla massiccia presenza di forze militari Usa, Bertolaso ha aggiunto: «Era inevitabile e indispensabile una forte presenza dell’esercito americano, anche se i 15mila uomini non sono utilizzati in modo migliore. Le navi ospedale, le portaerei, non hanno rapporti stretti con il territorio, con le organizzazioni umanitarie che sono presenti sul posto. Ognuno fa la sua parte, ma in modo svincolato».

TECNICA D'INTERVENTO - «Gli americani - ha aggiunto - tendono a confondere l’intervento militare con quello di emergenza. Manca una capacità di coordinamento, utile per non disperdere gli aiuti che sono stati inviati. È stato fatto uno sforzo impressionante, encomiabile, ma non c’è una leadership. Serve un uomo, serve un Obama che gestisca le emergenze». Ed anche «Clinton che scarica le cassette della frutta» non è servito. «Sarebbe stata la svolta se lui avesse gestito l’emergenza in prima persona, invece se n’è andato». La «tecnica d’intervento» ad Haiti applicata dagli Usa, secondo Bertolaso, è quella già usata in passato a Goma, Ruanda e Cambogia. «Si viene qui, si dà un po’ da mangiare, bere e il problema per loro è risolto, ma è una contraddizione se non si pongono le basi per la vita futura».

BELLA FIGURA - «Troppo spesso - rileva Bertolaso - una volta arrivati sul luogo di un disastro, si pensa subito a mettere un grande manifesto con lo stemma della propria organizzazione, a fare bella figura davanti alle telecamere, piuttosto che mettersi a lavorare per portare soccorso a chi ha bisogno».


23/01/2010

Haiti, allarme negli ospedali per i ladri di orfani

Haiti, allarme negli ospedali per i ladri di orfani

 

L'Unicef: 15 bambini sono scomparsi dagli ospedali. L'Onu decide lo stop alle ricerche dei superstiti. Ma vengono estratte vive due donne di 69 e 84 anni e un giovane di 22

Ormai non si scava più. Nonostante i "miracoli", come quelli di due donne, una di 69 anni e una di 84 e di un giovane di 22, estratti vivi da sotto le macerie a dieci giorni dal terremoto senza acqua né cibo, o i bambini anche piccolissimi ritrovati in vita a distanza di sette, otto, nove giorni dalla scossa che ha devastato l'isola, le Nazioni Unite hanno deciso che le speranze di ritrovare ancora qualche sopravvissuto sono troppo flebili perché le energie delle squadre di soccorso continuino a concentrarsi sulle operazioni di ricerca.

Intanto è allarme minori sull'isola caraibica. "Abbiamo informazioni su 15 bambini scomparsi dagli ospedali" ha affermato un responsabile dell'Unicef. Intanto fonti europee fanno sapere che saranno circa 250 i gendarmi del Vecchio continente che parteciperanno alla missione Onu ad Haiti, Minustah, e tra questi i carabinieri inviati dall'Italia saranno 50. Lunedì al Consiglio dei ministri degli esteri a Bruxelles si discutera' della seconda fase di aiuti per le popolazioni colpite dal sisma.