20/08/2010

Pdl, attesa per il vertice sul programma a Palazzo Grazioli

Pdl, attesa per il vertice sul programma a Palazzo Grazioli

Il premier presenterà un documento in quattro punti su cui testare la fedeltà dei finiani. Intanto Bossi insiste per votare "il prima possibile". Bocchino: "Summit liturgia inutile, punta a mettere nell'angolo i finiani". Rotondi: "E' il giro di boa"

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08/06/2010

Ddl intercettazioni, Berlusconi: «Testo blindato alla Camera»

Ddl intercettazioni, Berlusconi: «Testo blindato alla Camera»

Il premier nel corso della riunione del Pdl di martedì mattina a Palazzo Grazioli. A Montecitorio non si faranno ulteriori modifiche. Il testo al presidente Fini solo mezz'ora prima del vertice

 

Il presidente della Camera Gianfranco Fini (Imagoeconomica)
Il presidente della Camera Gianfranco Fini (Imagoeconomica)

ROMA - Sulle intercettazioni «è stato trovato un punto di equilibrio», c'è stato «un lungo lavoro di mediazione» all'interno del partito, ma ora «non dobbiamo perdere più tempo e bisogna votarlo senza ulteriori modifiche». È questo il giudizio che Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito da diversi presenti, ha dato nel corso dell'Ufficio di Presidenza del Pdl al testo sulle intercettazioni. «Avrei preferito un testo più incisivo per impedire abusi nell'utilizzo delle intercettazioni, ma il compromesso raggiunto dimostra che il Pdl è un partito democratico in cui le decisioni vengono prese con il contributo di tutti». Poi avrebbe aggiunto: «Sono due anni che stiamo lavorando su questo punto. Ora basta. Ci sono gli emendamenti studiati insieme poi ci sarà l'ok del Senato e il testo non verrà modificato più alla Camera». Silvio Berlusconi, durante l'ufficio di presidenza del Pdl, ha ribadito che «il lavoro sul provvedimento è stato ultimato» e non bisognerà più intervenire. Il presidente del Consiglio, riferiscono alcuni presenti all'incontro, ha fissato tempi stretti e soprattutto ha rispedito al mittente le accuse di voler mettere il bavaglio all'informazione: «continuano a criminalizzarci, è una cosa assurda», ha ripetuto il Cavaliere. Poi lui stesso, al suo arrivo alla convention di Federalberghi, svela che nel corso della riunione c'è stata «una sola astensione, la mia e me ne spiaccio ma il programma del Pdl è vincolante e questa legge non adempie a tutte le promesse». Poi attacca: «Lobby dei magistrati e dei giornalisti ci hanno impedito di giungere ad un testo che difenda al 100% il nostro diritto di libertà».

I PRESENTI - Il premier ha comunque sottolineato che si tratta di un passo importante verso una migliore regolamentazione dello strumento di indagine. «Nel programma avevamo scritto una cosa dai principi molto più forti. Ora il testo è stato modificato ma non va più cambiato» ha detto il premier prima che il vertice del pdl votasse all'unanimità il via libera al provvedimento. Il premier ha ringraziato il Guardasigilli, Angelino Alfano, per il lavoro svolto. Nel parlamentino di via del Plebiscito, oltre al premier, c'erano i ministri del Pdl, tra cui il guardasigilli Angelino Alfano. Presenti, tra gli altri, capigruppo e vice del partito alla Camera e al Senato, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e altri esponenti del partito.

VERSO SÌ FINIANI - Intanto sul provvedimento i finiani confermano un sostanziale sì, continuando però a nutrire dubbi sul meccanismo delle 48 ore che di volta in volta andrebbero ad aggiungersi ai tempi limite stabiliti per la possibilità di intercettare. Infatti in una nota il senatore finiano e sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli afferma che «l'esame degli emendamenti conferma alcuni passi avanti soprattutto in tema di intercettazioni ambientali, ricusazione e astensione. Positiva è la volontà di superare il limite rigido dei settantacinque giorni anche se le modalià indicate necessitano di un'ulteriore riflessione per evitare un impatto negativo sull'organizzazione giudiziaria». Intanto lunedì il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è salito al Quirinale per illustrare al Capo dello Stato il testo definitivo del provvedimento. Secondo quanto si apprende solo martedì presto il testo è arrivato ai finiani e alle 8.30, a mezz'ora dall'inizio del vertice, Gianfranco Fini ha potuto valutarlo.

Redazione online


15/04/2010

Bossi : ci prenderemo le banche del Nord Vertice con Berlusconi a Palazzo Grazioli

Bossi : ci prenderemo le banche del Nord Vertice con Berlusconi a Palazzo Grazioli

Riflettori puntati sul ministero dell'agricoltura. Giovedì il Cavaliere vede Fini. Il Senatur: «No alla federazione col Pdl, il Carroccio sta da solo». Altolà sulla legge elettorale: non si cambia.

 

Umberto Bossi arriva a Palazzo Grazioli accompagnato dal figlio Renzo e da Rosy Mauro (Di Vita)
Umberto Bossi arriva a Palazzo Grazioli accompagnato dal figlio Renzo e da Rosy Mauro (Di Vita)

MILANO - La Lega non è disponibile a una federazione con il Pdl, ma è pronta a conquistare le banche del Nord. Lo ha assicurato Umberto Bossi, che in serata ha incontrato il premier Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli per fare il punto sulle Riforme. «È chiaro che avremo uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice prendetevi le banche e noi lo faremo» ha spiegato il leader del Carroccio. Forte del successo della Lega alle regionali, il Senatur non si scompone quando i giornalisti a Montecitorio gli chiedono conto della possibilità che un leghista vada a Palazzo Chigi nel 2013 in caso di riforma in senso semi-presidenziale. «Vedremo - è stata la sua risposta -. Abbiamo già dimostrato che tutto è possibile», ma in ogni caso «la Lega ha già tante poltrone e non ce ne interessa una in più».

LEGGE ELETTORALE - Quanto alle riforme, l'avvertimento del Senatur è chiaro: «Si va in Commissione ed è lì che si vede quale è l'interesse del Pd a fare le riforme». Il percorso, ha aggiunto il ministro, è noto: «Si parte dal Consiglio dei ministri, che approva una legge, poi si vedono le modifiche che porta la sinistra». Altolà comunque sulla legge elettorale. «Non si tocca - ha detto il numero uno del Carroccio - . Stiamo parlando di federalismo e non di legge elettorale. La legge elettorale funziona già e io toglierei il doppio turno anche alla Comunali. Se si fa il federalismo si deve fare il Senato federale - ha poi spiegato -. Schifani non ha detto che non vuole il Senato federale, ha detto che non deve diventare una Camera di seconda serie e non lo sarà».

INCONTRO CON IL PREMIER - Il colloquio a palazzo Grazioli non aveva come tema solamente la road map per le riforme ma anche, è stato spiegato dall'entourage della presidenza del consiglio, per «ufficializzare» anche alla presenza del Senatur la nomina di Giancarlo Galan a ministro dell’Agricoltura, promozione che potrebbe arrivare già in vista del Consiglio dei ministri di venerdì. «È un incontro tra due amici. Andrà tutto bene» aveva assicurato Paolo Bonaiuti prima dell'inizio del faccia a faccia. Resta però da vedere quale sarà la posizione della Lega sull'assegnazione di un ministero che fino ad oggi era stato in quota Carroccio e che al Carroccio aveva dato notevole visibilità, come spiega anche il travolgente successo di Luca Zaia alle Regionali. Ai cronisti Bossi non aveva voluto rilasciare commenti: «Ne parlo direttamente con Berlusconi». Il figlio Renzo, già all'indomani delle Regionali, aveva fatto però notare che in quel ministero la Lega aveva operato bene. E proprio dal figlio e da Rosy Mauro il Senatur si è fatto accompagnare all'incontro serale con il Cavaliere. In ogni caso, lo stesso Bossi si era detto nei giorni scorsi possibilista circa un via libera a Galan, non ricandidato in Veneto proprio per fare posto a Zaia.

IL CONFRONTO CON FINI - Giovedì mattina, invece, il Cavaliere vedrà l'altro cofondatore del Pdl, Gianfranco Fini. Da fonti vicine alla presidenza del Consiglio, riportate dalle agenzie di stampa, si apprende che i due si sono sentiti al rientro di Berlusconi dal summit sul nucleare a Washington e hanno stabilito di tenere il loro mini-vertice che servirà a chiarire diverse questioni e a parlare del delicato tema delle riforme. In vista dell'incontro, il ministro Sandro Bondi, da sempre molto vicino a Berlusconi, invita il presidente della Camera a smarcarsi pure, «ma senza ossessioni». Proprio sul tema delle riforme Fini si è confrontato in mattinata anche con Renato Schifani.

Redazione online


21/09/2009

Bari, Tarantini agli arresti domiciliari La procura: «Più di una mezza sconfitta»

Bari, Tarantini agli arresti domiciliari La procura: «Più di una mezza sconfitta»

 

L'uomo era stato arrestato il 18 settembre dalla guardia di finanza. Il gip del Tribunale di Bari Vito Fanizzi ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare per l'imprenditore


 

 

 

BARI- Gianpaolo Tarantini esce dal carcere. Ma l'imprenditore barese dovrà comunque rimanere agli arresti domiciliari. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Bari Vito Fanizzi. Tarantini era stato bloccato il 18 settembre dalla Guardia di finanza con l'accusa di spaccio di cocaina nelle feste vip date in casa sua nel 2008, in particolare durante la vacanza estiva in Sardegna.

L'UDIENZA- Nicola Quaranta, legale dell'imprenditore, aveva assicurato che durante l'udienza di lunedì avrebbe chiarito tutti gli equivoci. Ci è riuscito a metà perché per Tarantini c'è comunque un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari « sulla base di un pericolo di reiterazione probabile». Il gip però «non ha convalidato il fermo, in quanto non ha ritenuto esistente né il pericolo di fuga, né l'inquinamento probatorio». Quindi ha riconosciuto la «lealtà processuale» dell'indagato. La procura aveva adottato il provvedimento cautelare d'urgenza motivandolo proprio col rischio di una fuga all'estero di Tarantini, in Tunisia, e col rischio dell'inquinamento delle prove testimoniali. La mancata convalida del decreto di fermo e la concessione degli arresti domiciliari «sono anche più di una mezza sconfitta» ha ammesso il procuratore della Repubblica, Antonio Laudati, commentando la decisione del gip


11/09/2009

Berlusconi sull'inchiesta di Bari : «Non esiste alcun giro di prostituzione»

Berlusconi sull'inchiesta di Bari : «Non esiste alcun giro di prostituzione»

 

Il procuratore capo del capoluogo pugliese: «premier fuori da responsabilità penale». Il Cavaliere: «Mai pagato per rapporti sessuali. Io il miglior premier in 150 anni»

 

LA MADDALENA (Olbia) - «Un imprenditore di Bari, ormai noto, Tarantino o Tarantini, è venuto ad alcune cene facendosi accompagnare da belle donne, presentandole come amiche o sue conoscenti. Alzi la mano fra i colleghi qui presenti chi non pensa che sia più gradevole sedersi al tavolo circondato da presenze femminili gradevoli e simpatiche». Silvio Berlusconi torna sull'inchiesta di Bari e lo fa rispondendo alle domande di un giornalista di El Pais nel corso della conferenza stampa con il premier spagnolo Josè Luis Zapatero. «Non esiste alcun giro di prostituzione, è una calunnia», ha aggiunto il presidente del Consiglio. «Mai versato un euro per una prestazione sessuale. Mai. La gioia e la soddisfazione più bella sono la conquista. Se tu paghi una donna, che soddisfazione può esserci?» si è sfogato ancora il premier. «Un'unica persona risponderà ai giudici italiani. Sommando i quattro reati imputabili si arriva a 18 anni di reclusione...» ha detto ancora il premier, spiegando di non aver deciso se farà causa a questa persona. Berlusconi non ha fatto il nome della persona in questione che si ritiene possa essere Patrizia D'Addario, la escort che ha testimoniato ai giudici di aver avuto una relazione intima con il premier. E alla fine Berlusconi ha ripetuto all'inviato del Pais Miguel Mora il consueto monito fatto tante volte ai giornali italiani: «Bisognerebbe aprire gli occhi e guardare la realtà senza essere faziosi, altrimenti c'è un calo di credibilità e questo significa calo di lettori e di copie. Di questo passo si va a finire con il fallimento». Berlusconi si è poi definito «recordman» per quanto riguarda i giorni trascorsi a palazzo Chigi come premier, avendo superato con 2500 giorni da presidente del Consiglio, anche Alcide De Gasperi, fermo a 2497 giorni. «Credo di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio dei 150 anni della storia italiana» ha concluso Berlusconi. «D'ora in poi risponderò a tutto, sempre...» ha poi detto il premier al termine della conferenza stampa dopo il vertice italo-spagnolo.

«BUON SENSO DELL'UMORISMO» - Pochi i commenti, fatti sempre col sorriso sulla bocca, del premier spagnolo sulle domande fatte dalla stampa iberica a Berlusconi al termine del vertice alla Maddalena. «Grazie, Silvio: non aggiungerò nulla», ha detto Zapatero prendendo la parola dal Cavaliere. «Ma posso dire che il primo ministro ha sempre un buon senso dell’umorismo e un atteggiamento di riguardo verso il governo spagnolo, come abbiamo già commentato in passato e come sanno anche le ministre del nostro governo». Subito prima di lui, Berlusconi aveva risposto alla domanda di una giornalista spagnola su una polemica scoppiata nell’aprile del 2008, quando il premier italiano aveva parlato di esecutivo «troppo rosa» a proposito del governo "Zapatero 2". «Siete il regalo più bello che Dio ha dato a noi uomini» ha risposto Berlusconi, precisando meglio la battuta che fece all’epoca: «Ho detto "adesso Zapatero non dovrà fare soltanto i conti con la propria moglie, a casa, dovrà fare i conti con sei mogli nel Consiglio dei ministri": era naturalmente una battuta soltanto ironica, che voleva essere ed era di apprezzamento e di complimento».

L'ATTACCO DEL TIMES - La stampa straniera nel frattempo continua a occuparsi delle vicende italiane che coinvolgono Berlusconi. In particolare il Times sceglie un titolo provocatorio («Roma brucia») e in un editoriale sottolinea che «uno degli aspetti più deprimenti dello scandalo che coinvolge il premier italiano è che sembra godere ancora di un solido consenso elettorale». Un duro attacco al premier è arrivato anche dal premio Nobel della letteratura Nadine Gordimer, presente al Festival di Mantova. Anche in Italia, secondo Gordimer, ci sono «innumerevoli esempi» di corruzione: «come il presidente Silvio Berlusconi a proposito del quale i dubbi sulla sua carriera passata sono stati cancellati dopo la sua elezione. E certo oggi ci sono altre ombre gettate sulla sua vita privata».

IL PROCURATORE CAPO DI BARI - A scagionare dal punto di vista giudiziario il premier dagli esiti dell'inchiesta di Bari è intervenuto il nuovo procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Antonio Laudati. «Da quello che viene pubblicato sui giornali è di tutta evidenza» che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, «è assolutamente fuori da qualsiasi responsabilità penale» ha sottolineato Laudati, riferendosi alla pubblicazione da parte del Corriere della Sera dei verbali di interrogatorio dell'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, relativi al giro di donne inviate nelle residenze private del premier. Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento a proposito delle critiche mosse nelle scorse settimane dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e dal sindaco di Bari, Michele Emiliano, sulla competenza della Dda ad indagare sui reati contro la pubblica amministrazione Laudati ha anche spiegato che l'indagine del pm della Dda di Bari, Desirè Digeronimo, su presunti rapporti tra politica e affari nella gestione della sanità pugliese «è nata sicuramente nell'ambito di indagini della procura distrettuale antimafia» e che «normalmente in tutte le procure questo tipo di indagine, che non è tipicamente della Dda, rimane in carico al sostituto che l'ha svolta per semplificazione della gestione dell'indagine e per non farla ripartire dall'inizio. Sarà compito del procuratore svolgere l'attività di coordinamento generale».


10/09/2009

Berlusconi sull'inchiesta di Bari : «Non esiste alcun giro di prostituzione»

Berlusconi sull'inchiesta di Bari : «Non esiste alcun giro di prostituzione»

 

Il procuratore capo di Bari: «il premier è fuori da qualsiasi responsabilità penale». Il premier: «Tarantini era venuto ad alcune cene accompagnato da belle donne presentate come amiche»

 

Silvio Berlusconi (Inside)
Silvio Berlusconi (Inside)

LA MADDALENA OLBIA - «Tarantini era venuto ad alcune cene accompagnato da belle donne. Erano ragazze che questo signore portavano come amiche sue, come sue conoscenti». Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi parlando dell'inchiesta di Bari, rispondendo ad una domanda di un giornalista del quotidiano spagnolo El Pais nel corso della conferenza stampa con il premier spagnolo Josè Luis Zapatero. «Non esiste alcun giro di prostituzione, è una calunnia», ha aggiunto il premier. «Mai versato un euro per una prestazione sessuale. Mai. La gioia e la soddisfazione più bella sono la conquista. Se tu paghi una donna, che soddisfazione può esserci?» si è sfogato ancora il premier. «Un'unica persona risponderà ai giudici italiani» ha detto ancora il premier spiegando di non aver deciso se farà causa a questa persona. Il presidente del Consiglio, comunque, non ha fatto il nome della persona in questione che si ritiene possa essere Patrizia D'Addario, la escort che ha testimoniato ai giudici di aver avuto una relazione intima con il premier.
E alla fine Berlusconi ha ripetuto all'inviato de El Pais il consueto monito fatto tante volte ai giornali italiani: «Bisognerebbe aprire gli occhi e guardare la realtà senza essere faziosi, altrimenti c'è un calo di credibilità e questo significa calo di lettori e di copie. Di questo passo si va a finire con il fallimento».
«Credo di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio dei 150 anni della storia italiana» ha concluso Berlusconi sotto gli occhi di uno sbalordito Zapatero.

IL PROCURATORE CAPO DI BARI - A scagionare inoltre dal punto di vista giudiziario il premier dagli esiti dell'inchiesta di Bari è intervenuto il nuovo procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Antonio Laudati. «Da quello che viene pubblicato sui giornali è di tutta evidenza» che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, «è assolutamente fuori da qualsiasi responsabilità penale» ha sottolineato Laudati, riferendosi alla pubblicazione da parte del Corriere della Sera dei verbali di interrogatorio dell'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, relativi al giro di donne inviate nelle residenze private del premier.


13/08/2009

Sfollato chiede alloggio a Villa Certosa «Il premier l'aveva promesso»

Sfollato chiede alloggio a Villa Certosa «Il premier l'aveva promesso»

 

Terremoto in Abruzzo. Ha la casa inagibile e nella domanda per la sistemazione provvisoria ha indicato le residenze di Berlusconi

 

 

Una delle tendopoli d'Abruzzo (foto d'archivio)
Una delle tendopoli d'Abruzzo (foto d'archivio)

PESCARA - Tra le domande per la sistemazione in alloggi provvisori presentate dai terremotati aquilani, ve n'è una che indica come destinazione Villa Certosa o Palazzo Grazioli, residenze del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. La richiesta - inviata alla protezione civile e al Comune dell'Aquila - è di un cittadino la cui casa, nella zona rossa del centro storico dell'Aquila, è inagibile. Nel tipo di sistemazione preferita, alla voce «alloggi in affitto», a penna è stato aggiunto «se possibile, a villa Certosa oppure a Palazzo Grazioli».

«RICHIESTA LEGITTIMA» - «Non si tratta di una provocazione - ha detto all'Ansa il terremotato aquilano - ma di una richiesta legittima basata sulle dichiarazioni del presidente il quale aveva pubblicamente promesso che avrebbe ospitato nelle sue case alcuni terremotati. In questo modo avrei anche l'occasione di essergli utile con consigli basati sulla mia esperienza di terremotato prima in auto, poi in tenda e infine in due alberghi, e di profondo conoscitore della città». L'uomo, Antonio Bernardini, è segretario generale ed economo del Consorzio di ricerche applicate alla biotecnologia (Crab), ma fu licenziato illegittimamente sei anni fa ed è in attesa che sia dato seguito a due sentenze della magistratura che impongono al Consorzio il suo «reintegro immediato» nelle funzioni e il pagamento delle retribuzioni e dei contributi.


29/07/2009

La D'Addario in procura a Bari

La D'Addario in procura a Bari

 

La escort al quarto piano del Palazzo di Giustizia dove si presentano le querele. Nessuna dichiarazione. La donna che l'ha accompagnata al tribunale: «Abbiamo da fare»

 

La D'Addario lascia la procura di Bari (Ansa)
La D'Addario lascia la procura di Bari (Ansa)

 

 

 

 

BARI - L'escort barese Patrizia D'Addario, protagonista delle notti a luci rossi con il Premier Berlusconi, si è presentata alla Procura di Bari. La donna si è recata all’ufficio denunce del quarto piano dove avrebbe presentato un esposto.

NESSUNA DICHIARAZIONE - La D’Addario era accompagnata da un legale dello studio di Maria Pia Vigilante che l’assiste e si è trattenuta in Procura per pochi minuti senza parlare con alcun magistrato e andandosene dopo pochi minuti senza rilasciare dichiarazioni. Solo la donna che era con lei ha risposto ai cronisti dicendo: «Abbiamo da fare».

L'INTERVISTA DELL'EX - Proprio stamani, intanto, sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» è stata pubblicata una intervista a Giuseppe Barba, 47 anni, imprenditore edile ed ex amante della D'Addario, che racconta come dopo essere stato a cena con la moglie sarebbe stato seguito da una macchina che avrebbe tentato di investirlo. Responsabile sarebbe la D'Addario che, sempre stando al racconto non avrebbe «digerito l'intervista di mia moglie» pubblicata la settimana scorsa sempre dalla «Gazzetta del Mezzogiorno»

 


27/07/2009

La Nunez: non c’entro con il caso escort

La Nunez: non c’entro con il caso escort

 

La showgirl: «sono indignata, basita, esterefatta. L'attrice e il premier: «Siamo amici da tempo. Tarantini l’ho incontrato nella sala d’attesa di Palazzo Grazioli»

 

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MILANO — «Indignata, basi­ta, esterrefatta». Licia Nunez da Barletta, al secolo Lucia Del Cu­ratolo, è furibonda. Il suo nome è stato associato a quello di al­cune escort professioniste re­clutate da Tarantini per le or­mai note feste del premier. L’at­trice trentunenne, francamen­te, non ci sta.

Licia, come si sente?
«Come vuole che stia? Non sono una escort, non ho mai preso soldi, non ho mai ricevu­to regali, non faccio parte del­l’entourage di nessuno. Mia mamma appena ha letto tutto questo fango è scoppiata in la­crime! Ha 64 anni ed è un’inse­gnante di Lettere in pensione. Ho una nipotina di 7 anni, ho dovuto chiedere a mio fratello di nascondere i giornali. È gra­vissimo, temo davvero per la mia carriera».

Allora chiariamolo subito. Lei conosce Giampaolo Taran­tini?
«Ci hanno presentati nel set­tembre del 2008. Ero andata a Palazzo Grazioli per un collo­quio privato con il presidente Silvio Berlusconi. Nella sala d’attesa c’era anche questo si­gnore ».

Cosa ci faceva lei a collo­quio privato dal premier?
«Dovevo chiedergli dei consi­gli. Per me è una sorta di pater­no consulente artistico».

Converrà che non è comu­ne...
«Tra noi è nato un bellissimo rapporto nel 2007, in autunno. Lo conobbi a Roma a una festa, lui non era ancora premier. Io ero la protagonista di Vivere, ero orgogliosa di dirgli che lavo­ravo per Mediaset. Fu molto gentile».

Quante volte vi siete visti?
«Sei, sette? Lo incontrai di nuovo a marzo, in un’altra occa­sione mondana. Presi coraggio e mi permisi di dargli il mio nu­mero di cellulare. Incredibil­mente lui mi fece chiamare do­po le elezioni e mi invitò a Pa­lazzo Grazioli ai festeggiamenti per la vittoria. Quel giorno fu lui a darmi il suo numero di te­lefonino. L’ho usato poche vol­te: per augurargli buone vacan­ze, per incoraggiarlo se ha pro­blemi di salute. Dopo il G8 per fargli i complimenti, e anche per manifestargli solidarietà sul caso delle escort».

Quando l’ha sentito l’ulti­ma volta?
«Pochi giorni fa, mi ha chia­mato lui: era indignato per quanto alcuni giornali avevano scritto su di me. Ho già chiesto ai miei legali, Alessandro Var­renti e Annamaria Bernardini de Pace, di diffidare le testate».

L’accusano di essere andata nella beauty farm di Marc Mes­ségué, nel novembre del 2009, con Tarantini, Barbara Guerra e Graziana Capone, tutti nella stessa auto.
«Falso. In Umbria ci andai, ma da sola, e non è reato. Il pre­mier, gentilissimo, mi mise a di­sposizione un’auto con un suo autista, perché io ho la patente, ma non guido. L’avevo cercato per chiedergli dei consigli e per sapere come stava. Lui mi pro­pose di raggiungerlo a Todi».

Lì, però, Tarantini lo vide.
«Pranzammo tutti insieme. E certo, parlai anche con que­sto signore. Ci accomunavano le origini, scherzammo in bare­se. Poi ci scambiammo i nume­ri di telefono, fu più una corte­sia. Io non chiedo mai la fedina penale a uno sconosciuto, per me garantiva il fatto che fosse ospite del premier. Tarantini mi chiamò solo una volta, ad aprile: mi invitava alla sua festa di compleanno, a Casina Vala­dier a Roma. Non andai».

Ha mai ricevuto soldi o re­gali dal premier o da persone a lui vicine?
«Mai. Anzi, sono stata io una volta a fargli un regalo. Una bel­la sciarpa blu di cachemire, in prossimità del suo complean­no, nel 2008. In Umbria lui l’ave­va al collo, mi ha fatto piacere».

Crede che la sua amicizia con il premier l’abbia agevola­ta nel lavoro?
«È un problema di chi lo pen­sa. Qualora poi il presidente mi abbia aiutata non posso che es­sergli grata».

Ha ascoltato le intercetta­zioni del premier con le escort?
«No, non mi interessano. Il mio giudizio su di lui non è cambiato di una virgola: è un uomo vincente, geniale».

Lo ha mai chiamato Papi?
«Mai. Lo chiamo presidente. Magari ogni tanto mi scappa Sil­vio, ma dopo due anni di amici­zia è normale».

Elvira Serra


27/06/2009

Tarantini e le cene a Palazzo Grazioli: «Le ragazze? Per fare bella figura»

Tarantini e le cene a Palazzo Grazioli: «Le ragazze? Per fare bella figura»

 

«Se avessi saputo che Patrizia D'Addario faceva la escort non l'avrei mai frequentata». L'imprenditore al centro dell'inchiesta barese: «Che cavolata che ho fatto, il premier mi scusi»

 

 È il 31 dicembre 2008, all’uscita di un ristorante di Cortina d’Ampezzo ci sono, da sinistra, Tommaso Buti, Gianpaolo Tarantini, la bionda Francesca Lana, una ragazza bruna e infine Manuela Arcuri (Olycom-Photopress)
È il 31 dicembre 2008, all’uscita di un ristorante di Cortina d’Ampezzo ci sono, da sinistra, Tommaso Buti, Gianpaolo Tarantini, la bionda Francesca Lana, una ragazza bruna e infine Manuela Arcuri (Olycom-Photopress)

ROMA - Le ragazze invitate da Gianpaolo Tarantini alle feste del premier Silvio Berlusconi erano pagate «solo per rimborsare le spese che dovevano sostenere per gli spostamenti». Lo afferma l’imprenditore al centro dell’inchiesta di Bari in un’intervista al Giornale che sarà in edicola sabato, sottolineando che il presidente Berlusconi «non poteva neppure lontanamente immaginare che io - ammette -, per fare bella figura con lui, rimborsassi a delle ragazze le spese che dovevano sostenere per venire a Roma e soggiornare in albergo. La stampa di sinistra poi ha avanzato la tesi che addirittura le pagassi per una loro prestazione "intima". Figuriamoci».

«D'ADDARIO? NON SAPEVO FOSSE UNA ESCORT» - Nelle dichiarazioni rilasciate al Giornale, l'imprenditore parla anche di Patrizia D'Addario: «Se avessi saputo che faceva la escort non l’avrei mai frequentata e tantomeno l’avrei portata ad una cena col presidente», assicura Tarantini. «Lei - aggiunge - si era presentata come figlia di un imprenditore del settore edile. Ho letto che avrebbe chiesto a me e al presidente di intervenire su una pratica edilizia. Ma vi rendete conto? Ma come si può pensare che il presidente potesse fare qualcosa in un Comune, in una Provincia, in una Regione, tutte amministrate dalla sinistra? Una vera assurdità. Ne viene fuori che questo è stato soltanto un alibi per coprire la vera "missione", ovvero che qualcuno avesse progettato con lei di tendere un’imboscata al presidente a fini politici e che tutto fosse stato progettato con cura. Il registratore, le testimonianze delle amiche e infine quella dichiarazione davvero incredibile: "Io sono una escort e costo mille euro a prestazione". Quanto deve farsi dare una persona per una patente di questo tipo che le segnerà la vita? La risposta di tutti è: molti, molti soldi».

«STANCO DI QUESTO GIOCO AL MASSACRO» - «Sono stanco di questo gioco al massacro, stanco di leggere tante falsità, stanco di essere definito un procacciatore di escort», aggiunge Tarantini. «Che cavolata che ho fatto, che stupido sono stato...». «Quando ho avuto la possibilità di conoscere Berlusconi - racconta l'imprenditore -, ho toccato il cielo con un dito. Non mi sembrava vero. Poi l'ho conosciuto sul piano personale, con la sua simpatia, il suo calore umano, il suo rispetto per gli altri, la sua genialità. Davvero irresistibile. E ho creduto che sarebbe stato più facile frequentarlo facendomi accompagnare da bellissime ragazze. Da qui è venuta fuori la storia che ha occupato i giornali e che è nella realtà molto diversa da come è stata raccontata». L'imprenditore chiede scusa a Berlusconi «per aver dato il pretesto a Repubblica, all'Espresso e agli altri organi della sinistra di coinvolgerlo in questo tipo di storie. Spero che mi perdoni perché so che è un uomo che non sa portare rancore».

«LE DONNE PAGHEREBBERO PER UNA STORIA COL PRESIDENTE» - Nell'intervista Tarantini torna sulla cena a Palazzo Grazioli del 4 novembre. Racconta che si è trattato di «una cena del tutto normale, durante la quale, e data anche la ricorrenza delle elezioni Usa, si è prevalentemente parlato di politica. Quanto ho letto sui giornali in merito a quella sera è fuori dalla realtà. Non risponde a verità». Molte donne «pagherebbero per una storia con il presidente» Silvio Berlusconi, dice ancora l'imprenditore al Giornale. «c'è la fila per incontrare e frequentare» il premier, spiega Tarantini. «Quanto alle ragazze, alle donne in generale - aggiunge -, sono loro che corrono dietro a lui, e non viceversa. Molte signore mi hanno detto che dopo aver conosciuto lui tutti gli altri sembrano incolori e inesistenti. Pagherebbero loro per una storia col presidente!».