02/05/2012
Calabrò : «Internet ha cambiato l'informazione. La legge sulla par condicio va aggiornata»
Calabrò : «Internet ha cambiato l'informazione. La legge sulla par condicio va aggiornata»IN SENATO. Ultima relazione da presidente Agcom. L' affondo sulla riforma della Rai: «Solo i morti hanno visto la fine del dibattito»
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26/03/2010
Berlusconi contro Santoro «Questo obbrobrio va punito»
Berlusconi contro Santoro «Questo obbrobrio va punito»
LA RAI. Il premier: «Trasmissioni inaccettabili». Ma l'Agcom multa Tg1 e Tg5 per «squilibrio tra Pdl e Pd»
| Silvio Berlusconi |
ROMA — A notte fonda, da Bruxelles Silvio Berlusconi torna a parlare di Santoro: «L'Agcom dovrebbe impegnare le sue forze per sanzionare alcune trasmissioni che sono un obbrobrio incivile e barbaro». Parole dure per criticare insieme il conduttore e l'authority che poche ore prima aveva comminato una multa da 100 mila euro a Tg1 e Tg5 per «squilibrio informativo tra le forze politiche, in particolare tra Pdl e Pd». Le trasmissioni di Santoro, insiste il premier, «sono usate per mettere sotto accusa qualcuno, senza possibilità di difesa. È inammissibile e inaccettabile, perché sono pagate con i soldi di tutti. È mio dovere denunciare questa situazione, anche da presidente del Consiglio».
Un invito diretto all’Agcom , che arriva proprio dopo le decisioni prese dai commissari: da un lato, la multa ai due telegiornali (entrambi hanno presentato ricorso); dall’altro, l’apertura di un’istruttoria sulla sospensione dei talk show da parte della Rai, dopo i ricorsi presentati, tra gli altri, da Fnsi e Usigrai. Caso Santoro. Il direttore generale Rai Mauro Masi avrebbe prospettato martedì scorso ai consiglieri Rai la possibilità di un Cda straordinario sul «caso Santoro». Non se n'è fatto nulla, solo un invito a vigilare sul rispetto dell'esclusiva che lega il conduttore di «Annozero» alla Rai. Ma ieri Masi ha comunque affrontato un «caso» sul conduttore. Quello di Rainews 24 di Corradino Mineo. Masi, dopo una consultazione con l'ufficio legale, ha incaricato il vicedirettore generale Antonio Marano di scrivere a Mineo ricordandogli un atto di indirizzo del 2003 della commissione di Vigilanza che «non consente la trasmissione in diretta» della serata di «Raiperunanotte». Nell'indirizzo si sostiene che le dirette sono riservate alle occasioni ufficiali e istituzionali e tutti gli altri casi devono avere «trattamento giornalistico». Replica di Mineo: «Se il comma sulle dirette dovesse interpretarsi come divieto di diretta, allora saremmo stati fuori legge anche trasmettendo sabato la manifestazione del Pdl o quella delle opposizioni del sabato precedente». In sostanza, ieri Mineo ha trasmesso «Raiperunanotte» in differita dalle 22 e 30. Non contraddicendo Marano ma comunque mandando in onda gran parte di Santoro.
P. Co.
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16/03/2010
Alfano: «Talpe da individuare e punire» Santoro ascoltato dai pm di Trani
Alfano: «Talpe da individuare e punire» Santoro ascoltato dai pm di Trani
L'inchiesta rai-agcom. Il giornalista sentito per due ore dai magistrati: «Annozero? Pressioni di dominio pubblico»
| Michele Santoro |
TRANI - Michele Santoro al mattino, gli ispettori nel pomeriggio. Giornata impegnativa al palazzo di giustizia di Trani, al centro delle cronache per l'inchiesta sulle presunte pressioni del premier, Silvio Berlusconi, per bloccare Annozero. «Gli ispettori da oggi hanno cominciato a lavorare senza interferire nell'inchiesta per contribuire all'accertamento di quanto accaduto principalmente in riferimento alla presenza di talpe, che ci auguriamo vengano immediatamente individuate e punite» ha spiegato il ministro della Giustizia Angelino Alfano. In attesa di incontrare gli ispettori inviati da via Arenula, i magistrati di Trani hanno ascoltato per due ore Santoro, sentito come persona informata dei fatti. «Non posso fornire alcun elemento - ha affermato il conduttore di Ann0zero al termine dell'audizione - non si possono dare informazioni sul contenuto del colloquio avuto con i magistrati». «Per quanto riguarda le pressioni che ci sono state su Annozero - ha proseguito Santoro - credo che siano pressioni di dominio pubblico».
«PARTE CIVILE» - «Pressioni pubbliche ci sono sempre state - ha aggiunto il conduttore di Annozero, - editti bulgari sono stati pronunciati e mai rimossi e contemporaneamente si è andati anche a chiudere, con una decisione storica, negativa, tutti i programmi di approfondimento informativi in campagna elettorale, sottraendo un servizio pubblico importante all'opinione pubblica che ha diritto ad essere informata». Quanto all'ipotesi di costituirsi parte civile, Santoro ha poi spiegato: «Come è stato detto da alcuni miei collaboratori, ho semplicemente detto di considerare la possibilità da parte mia di valutare la mia posizione di persona offesa».
ALFANO E GLI ISPETTORI - Nel pomeriggio. gli ispettori inviati dal ministero della Giustizia incontreranno il capo della Procura di Trani, Carlo Maria Capristo, che sarà affiancato dai quattro sostituti procuratori titolari della indagine sulla vicenda Rai-Agcom. Gli inviati ministeriali - ha spiegato Alfano - devono «contribuire all'accertamento di quanto avvenuto relativamente ad alcune patologie che sono sotto gli occhi di tutti», ma «non interferiscono, non possono e non vogliono con le indagini». Tre in particolare i nodi che sono chiamati a verificare: eventuali irregolarità nell'utilizzo delle intercettazioni («a strascico», le ha definite il ministro), la competenza territoriale della Procura di Trani, anziché di quella di Roma, e la fuga di notizie («gravemente immorale oltre che illegale»). Quanto al Csm, che dovrebbe discutere in giornata del caso degli ispettori inviati a Trani dal Guardasigilli, Alfano ha assicurato che non esiste alcun conflitto tra il ministero della Giustizia e il Csm, sottolineando però che l’organo di autogoverno della magistratura, «deve risolvere i problemi della giustizia e non fare politica».
L'INCHIESTA - Nel registro delle notizie di reato - a quanto si è appreso - sarebbero iscritti il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per concussione e minacce (reati commessi, secondo l'accusa, ai danni dell'Autorità garante delle comunicazioni), il commissario Agcom, Giancarlo Innocenzi, per favoreggiamento (in un interrogatorio del 17 dicembre scorso avrebbe negato di aver ricevuto pressioni dal premier perché fossero presi «provvedimenti» contro la trasmissione di Santoro), e il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, per violazione del segreto investigativo (avrebbe reso noto il contenuto dell'interrogatorio al quale era stato sottoposto dalla Procura di Trani).
Redazione online
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12/03/2010
Talk show in tv, sospeso il divieto Il Pd: riprendano anche sulla tv pubblica
Talk show in tv, sospeso il divieto Il Pd: riprendano anche sulla tv pubblica
BERSANI: «ne prenda atto anche la Rai». Gasparri: «Par condicio ormai superata». Accolto il ricorso di Sky e de La 7 contro il regolamento che vietava i dibattiti politici in periodo elettorali.
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| Gad Lerner, conduttore de «L'infedele», su La 7 |
ROMA - Stop al regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte che blocca i talk show in periodo elettorale. Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media (ovvero La 7) a favore della sospensione del regolamento, esattamente all'art. 6 comma 2, varato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni e così stamattina hanno deciso i giudici. La questione ora rimbalzerà anche sulla Rai, dove i talk show sono stati sospesi con un regolamento varato dalla Vigilanza. Il consiglio di amministrazione di Viale Mazzini è stato convocato in seduta straordinaria per lunedì alle 12 per discutere della questione
UDIENZA IL 6 MAGGIO - Il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva di Sky e Ti Media «considerato che a conclusione di una prima delibazione - spiegano i giudici nella motivazione - propria della fase cautelare, risultano non sprovviste di profili di fondatezza del ricorso le censure dedotte avverso la delibera impugnata», nella parte in cui è prevista la normativa relativa ai talk show in periodo elettorale, che ha di fatto ha portato alla sospensione dei programmi di approfondimento. Il Tribunale, accogliendo la richiesta di Sky e Ti Media, ha fissato l'udienza di merito al 6 maggio.
L'ARTICOLO SOSPESO - Nello specifico, il Tribunale ha sospeso l'articolo 6 comma 2 del regolamento, che stabilisce che «i notiziari diffusi dalle emittenti televisive e radiofoniche nazionali e tutti gli altri programmi a contenuto informativo... si conformano con particolare rigore ai principi di tutela del pluralismo, dell'imparzialità, dell'indipendenza, dell'obiettività e dell'apertura alle diverse forze politiche, nonché al fine di garantire l'osservanza dei predetti principi, allo specifico criterio della parità di trattamento tra i soggetti e le diverse forze politiche».
IL SECONDO RICORSO - Il tribunale ha invece respinto la richiesta di Federconsumatori che voleva lo stop al regolamento della Vigilanza perchè ha ritenuto che, trattandosi di organismo parlamentare, «sussistono profili di inammissibilità del gravame per la parte in cui è impugnato il regolamento», in quanto appunto «approvato dalla Commissione parlamentare di Vigilanza nella seduta del 9 febbraio 2010, in relazione alla natura parlamentare dell'organo che ha adottato l'atto impugnato in assolvimento della funzione precipuamente politica di indirizzo e vigilanza». Quanto poi alla parte del ricorso dei consumatori che riguardava il Cda Rai, per il Tar «non sussistono presupposti per accogliere» la richiesta di discussione.
«LA RAI NE PRENDA ATTO» - Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si è augurato a questo punto che possano riprendere subito anche i programmi di approfondimento della Rai. «Il Tar ha ripristinato criteri saggi e assennati mostrando l'assoluta irragionevolezza delle norme che bloccano i programmi di dibattito politico - ha dichiarato in una nota -. Ci aspettiamo che tali criteri siano fatti propri anche dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai e che tutto il sistema sia messo nelle stesse condizioni». «Il rischio - ha aggiunto - è che il solo servizio pubblico rimanga ostaggio di norme che limitano libertà e discussione. Serve riportare il buon senso e riaprire subito gli approfondimenti informativi che sono stati sospesi nei giorni scorsi». «È chiaro che la sentenza impone anche una revisione della posizione della Rai - ha aggiunto Luca Borgomeo, dell'associazione di telespettatori cattolici Aiart.. I cittadini hanno bisogno di maggiore approfondimento, soprattutto in un momento di caos politico come questo. Intervenire solo sui talk show non ha comunque senso. Le maggiori violazioni avvengono nei tg».
«PAR CONDICIO SUPERATA» - «La sentenza del Tar dimostra ancora una volta di più quanto sia superata questa legge - ha commentato invece il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri -. Il presidente dell'Autorità per le comunicazioni, Calabrò, aveva votato contro l'estensione delle decisioni della Commissione di vigilanza alle emittenti commerciali. Quindi il Tar conferma le valutazioni di prudenza che erano venute proprio dal presidente dell'Agcom. Ma al di là dei cavilli, anche in questo caso bisogna privilegiare la sostanza. Subito dopo le elezioni vanno varate norme nuove che garantiscano il pluralismo, ma che superino una normativa, quella voluta dalla sinistra che prima l'ha invocata e adesso si lamenta, che crea rigidità eccessive e che apre la strada a un contenzioso interminabile».
I DUBBI DEI RADICALI - Mette tuttavia le mani avanti il radicale Marco Beltrandi, relatore del regolamento sulla par condicio nella Commissione di Vigilanza Rai, secondo cui la decisione del Tar non muta le regole per i talk show. «A quanto si apprende - ha detto il parlamentare - , il Tar Lazio avrebbe sospeso un solo comma, il 2, dell'articolo 6, della delibera dell'Agcom che applica la par condicio alle televisioni private in occasione delle regionali del 27 - 28 marzo 2010». Ma tale sospensione non riguarderebbe i talk show che sono citati soltanto al comma 5 dell'art. 6 della delibera dell'Agcom. «La delibera della Vigilanza sulla Rai tv - ha sottolineato - è stata invece pienamente confermata dal Tar Lazio che ha rigettato la richiesta di sospensiva avanzata; anche qualora il Tar Lazio avesse sospeso il comma 5, dell'art. 6, la motivazione del Tar sarebbe smentita nel merito dal fatto che trasmissioni come Matrix e Terra hanno continuato ad essere messe in onda, anche prima di ogni sospensiva, dimostrando che non è il regolamento ad aver imposto un qualunque stop». «A prescindere da tutto questo, qualora le tv private e la Rai stessa ritenessero di voler rivedere l'assurda decisione di bloccare i talk show per non voler rispettare le blande, rispetto ad altri Paesi, norme sulla par condicio nell'ultimo mese della campagna elettorale, io - ha sottolineato Beltrandi - quale estensore del regolamento e noi come soggetto politico radicale non potremmo che compiacercene, essendo esattamente quanto chiediamo con insistenza da settimane, mentre denunciamo l'incredibile ulteriore sabotaggio operato dalla Rai tv della campagna elettorale con le tribune non ancora calendarizzate, dopo 10 giorni da quando sarebbero dovute cominciare».
Redazione Online
12:50 Scritto in TELEVISIONE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: televisione, talk show, tv, blocco, autorità per le telecomunicazioni, elezioni, spot elettorali, par condicio, tar, sospensione, senteza, censure, divieto | OKNOtizie |
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05/03/2010
Par condicio: non c'è Annozero, crollano gli ascolti di Rai2, perso il 10,8% di share
Par condicio: non c'è Annozero, crollano gli ascolti di Rai2, perso il 10,8% di share
Al posto del talk show di santoro è andato in onda il film «la carica dei 101». Durante la stessa fascia oraria i vari programmi hanno fatto registrare 2,5 milioni di spettatori in meno
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| Michele Santoro (Afp) |
MILANO - Il nuovo regolamento sulla par condicio in Rai pesa, eccome. Sugli ascolti in primo luogo e quindi di riflesso sulla pubblicità. Lo testimonia anche il risultato in termini di ascolti di Rai2 di giovedì che ha fatto registrare una perdita secca di 2.594.000 telespettatori pari al 10.80% in termini di share nella fascia oraria 21,14-23,40, quella normalmente dedicata ad Annozero.
CALO DI AUDIENCE - Senza il programma di Michele Santoro, Raidue registra un brusco calo in termini di audience, lasciando per strada oltre la metà degli ascolti ottenuti il giovedì sera. È quanto risulta dalle comparazioni dei dati Auditel effettuate dalla stessa redazione della trasmissione. In virtù del regolamento della par condicio sono stati cancellati i talk show: giovedì dunque il programma di Santoro non è andato in onda. Nella fascia occupata da Annozero - 21,14-23,40 - Raidue è stata seguita da 1.970.000 telespettatori pari cioè all'8,42%. Giovedì scorso, 25 febbraio, la puntata di Santoro sul caso Morgan era stata seguita da 4.564.000 telespettatori (19,22%). Nella serata di giovedì scorso, l'offerta di Raidue comprendeva La carica dei 101 dalle 21,04 alle 22,45: per il film 2.574.000 telespettatori e il 9.66% (e giovedì prossimo si prepara già la messa in onda del sequel, La carica dei 102). A seguire, tre minuti di Elezioni regionali, dalle 22,47 alle 22,50: per la rubrica 807.000 telespettatori e il 3,52%. Quindi, dalle 22,51 alle 23,04, il Tg2 con 988.000 spettatori e il 4,54%. Infine Electra - in onda dalle 23,07 alle 24,35 - con 837.000 spettatori pari al 7.29%.
Redazione online
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03/03/2010
Conduttori Rai in piazza contro lo stop ai talk show
Conduttori Rai in piazza contro lo stop ai talk show
Sit in di protesta con Giovanni Floris, Michele Santoro, Bruno Vespa contro la cancellazione dei programmi d'informazione in nome della par condicio decisa dai vertici di Palazzo Mazzini.
Dagli schermi tv alla piazza, contro la decisione del Cda Rai di sospendere alcuni talk show fino alle regionali. Protestano la Federazione della stampa e l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti della televisione pubblica. In piazza tutti i volti più conosciuti della televisione. Da Michele Santoro ad Andrea Vianello, passando per Giovanni Floris. In via Teulada c’era anche il popolo viola. Immancabili le reazioni politiche. Sostegno dall'Italia dei valori e dal Pd: "Per Berlusconi sarà un boomerang", prevede il segretario Pier Luigi Bersani. Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, ha già chiesto al premier Silvio Berlusconi di intervenire.
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01/03/2010
Par condicio, il cda Rai ha deciso «Stop ai talk show fino a fine voto»
Par condicio, il cda Rai ha deciso «Stop ai talk show fino a fine voto»
Van straten: «è una scelta sbagliata». Cda vota a maggioranza la proposta di Masi: si fermano Porta a Porta, Annozero, L'ultima Parola e Ballarò
| Giovanni Floris, conduttore di Ballarò |
MILANO - Il consiglio d'amministrazione della Rai, a maggioranza, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle Regionali. Lo ha reso noto per primo il consigliere d'amministrazione Giorgio Van Straten, esprimendo la sua contrarietà. Successivamente, in un comunicato di viale Mazzini è stato specificato che il cda, «in applicazione» del regolamento varato dalla commissione di Vigilanza, ha deliberato a maggioranza «la sospensione temporanea, per il periodo relativo alla seconda fase della campagna elettorale, della messa in onda dei programmi di approfondimento informativo Porta a Porta (Raiuno), Annozero, L'ultima Parola (Raidue), Ballarò (Raitre), sostituendoli, ove possibile, con tribune elettorali, dando mandato al direttore generale di assicurare i termini e le modalità operative per assicurare il rispetto delle previsioni del citato Regolamento». Le puntate delle trasmissioni sospese «verranno recuperate appena possibile», recita il comunicato Rai.
«RESTANO I TG» - «Restano i notiziari, ma questo, visti i comportamenti dell’attuale direzione del TG1, non può rassicurare nessuno - ha detto Van Straten -. È una scelta sbagliata perché fa venir meno il nostro dovere di servizio pubblico, crea polemiche e conflitti esterni, procura un danno alla Rai in termini di ascolti e quindi anche di ricavi pubblicitari. Come consigliere di amministrazione ho espresso la mia totale contrarietà a questa scelta di applicazione del regolamento della Vigilanza, un regolamento che oltretutto molti autorevoli giuristi hanno valutato come incostituzionale», ha concluso. La proposta del dg Mauro Masi sarebbe passata a maggioranza, contrari i consiglieri d’opposizione e il presidente Paolo Garimberti.
«UNA BRUTTA PAGINA» - Di decisione «contraddittoria e sbagliata, che tradisce profondamente i doveri del servizio pubblico» parla anche l'altro con consigliere d'opposizione Nino Rizzo Nervo. «Con cinque voti a favore e quattro contrari il consiglio di amministrazione - ha spiegato - è andato oltre lo stesso regolamento approvato dalla Commissione parlamentare che, pur limitando pesantemente la libertà di espressione, non prevedeva la cancellazione per un mese di programmi importanti come Porta a Porta, Ballarò, Annozero e L'ultima parola. Sconcerta anche la totale mancanza di rispetto dimostrata nei confronti delle capacità professionali dei conduttori e dei direttori di rete ai quali in sostanza si dice: vi sospendiamo sino alla fine della campagna elettorale perchè non ci fidiamo di voi». Per Rizzo Nervo, «commissione di Vigilanza e Rai hanno scritto una brutta pagina: la legge sulla par condicio è soltanto un alibi inconsistente tant'è che nei dieci anni di sua applicazione mai erano state soppresse trasmissioni di approfondimento giornalistico».
Redazione online
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21/02/2010
Bersani fischiato alla finale di Sanremo Il Pdl insorge: violata la par condicio
Bersani fischiato alla finale di Sanremo Il Pdl insorge: violata la par condicio
Il segretario del pd: «i fischi? non possiamo sentirci estranei e snob». Mazzuca: «Costanzo ha strumentalizzato un evento canoro, presenterò un'interrogazione parlamentare»
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| Bersani durante l'intervento all'Ariston (Ansa / da Raiuno) |
MILANO - Il festival di Sanremo lascia dietro sé uno strascico di polemiche, non solo relative a questioni musicali ma anche politiche. Fa discutere in particolare il mini talk show messo in piedi da Maurizio Costanzo che, dopo aver invitato sul palco tre operai di Termini Imerese, ha interpellato il segretario del Pd Bersani e il ministro Scajola, entrambi in platea. Giancarlo Mazzuca (Pdl), componente della commissione di Vigilanza sulla Rai, parla di «gravissima violazione della par condicio» e annuncia che presenterà un'interrogazione parlamentare. Maurizio Costanzo, spiega, «ha strumentalizzato una manifestazione canora a fini politici. Bene ha fatto Scajola a ricordare che si era nel corso di una trasmissione di spettacolo che non poteva prevedere interventi di natura politica».
«NON CREDO ALLA TRAPPOLA» - Dal canto suo Bersani, che è stato fischiato dal pubblico appena ha preso la parola (al contrario di Scajola) e ha ridotto al minimo il suo intervento, dice di non credere all'esistenza di un "complotto" ai suoi danni. «Un trappolone? Non ci credo, certo il momento poteva essere pensato meglio perché il clima era già surriscaldato dopo le esclusioni dei cantanti e l'intervento era quindi un po' a freddo, fuori dal contesto» ha spiegato al dopofestival di Youdem.tv. Bersani, che ha partecipato alla serata finale insieme alla figlia Elisa, ha saputo solo a trasmissione già iniziata che Costanzo avrebbe dato la parola a lui e al ministro per lo Sviluppo economico. «Forse si è preso un po' sottogamba un momento così delicato con tre operai in cassa integrazione sul palco - aggiunge il segretario -. Non è stato divertente né opportuno, ma mi dispiace per gli operai. Trovi sempre qualcuno che non gradisce la loro presenza». Comunque, conclude, la Rai ha fatto bene a invitarli: «Gli spettatori non sono dei coglioni, hanno visto e alla fine stanno con loro».
MAZZA: MAI PERSO CONTROLLO - «Dare una visibilità così ampia agli operai di Termini Imerese è stata una scelta editoriale che rivendico. C'è la par condicio, ho scelto di violarla per pochi secondi, ma non abbiamo mai perso il controllo della situazione» ha spiegato il direttore di Raiuno Mauro Mazza in sala stampa all'Ariston. Quindi ha ricordato che Scajola, a fine trasmissione, «ha voluto incontrare gli operai per dare loro una parola di conforto». Riferendosi agli operai, Costanzo ha sottolineato: «Credo che a qualcosa sarà valso per loro, non si poteva far finta di niente. Poi, se a qualcuno dei giornali non piace, se ne faranno una ragione».
«NON POSSIAMO ESSERE SNOB» - Sui fischi ricevuti Bersani dice: «A Sanremo ci sono tante cose che non piacciono a tutti, ma anche cose belle. E soprattutto se c'è un evento visto da milioni di persone, non possiamo sentirci estranei e snob». Motivazione che ha convinto anche Morgan, il grande escluso di Sanremo che sabato sera si è collegato al Dopofestival. «Non è vero che Bersani è venuto a Sanremo a raccattare voti- ha detto il cantante -. Prima di tutto è giusto che la politica i voti se li vada a prendere e poi da anni la politica si è allontanata non solo dalla gente ma dai fatti culturali ed è quindi salutare che Bersani sia andato al Festival». Tra parentesi il segretario del Pd, decretando il suo personale vincitore del festival, ha indicato proprio Morgan, anche se prima della puntata finale aveva espresso gradimento per le canzoni di Irene Grandi e Cristicchi.
Redazione online
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11/02/2010
Par condicio, conduttori tv in rivolta Berlusconi: "Basta trasmissioni-pollaio"
Par condicio, conduttori tv in rivolta Berlusconi: "Basta trasmissioni-pollaio"
Vigilanza: Dal 28 febbraio al 28 marzo salteranno le trasmissioni di approfondimento. Il premier: legge da abolire. Il Pd: decisione da rivedere. Garimberti: «Approfondiremo». Giovedì Cda Rai
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| Pier Luigi Bersani ospite a «Ballarò» (Eidon) |
MILANO - Michele Santoro parla di «abuso di potere che non ha alcun fondamento legale». Giovanni Floris si scaglia contro «l'ingordigia della politica che si mangia l'editore, l'azienda, i conduttori, i giornalisti, gli ospiti e i telespettatori che pagano il canone». Anche Bruno Vespa, pur sottolineando di aver sempre rispettato la par condicio, definisce «molto grave» l'azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e si augura che ci possano essere spazi di mediazione. Un mare di polemiche dunque ha sommerso il regolamento sulla par condicio approvato martedì dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che stabilisce la sospensione delle trasmissioni di approfondimento nel mese precedente le elezioni regionali, dal 28 febbraio al 28 marzo. Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la decisione del Parlamento sui talk-show è da rispettare: «Non è una decisione scandalosa di cui doversi preoccupare», anche perché alcune sono «trasmissioni-pollaio. Per una questione di decoro credo sia un bene che le trasmissioni siano diverse, non parlo di quella di Bruno Vespa ma di altre». Per il premier comunque la par condicio è una legge «liberticida e assurda». «Continuo a ritenere - è l'opinione del Cavaliere - che si deve abolire la par condicio reintroducendo quella norma che stabilisce presenze televisive proporzionali ai voti».
«LA DECISIONE VA RICONSIDERATA» - L'opposizione dal canto suo chiede una rapida inversione di rotta. «La decisione della commissione va rapidamente riconsiderata» è l'auspicio del leader del Pd Pier Luigi Bersani, secondo cui «non c'è incompatibilità alcuna tra le trasmissioni di approfondimento giornalistico, che ricadono sotto la responsabilità dei conduttori e il controllo della commissione di Vigilanza, e l'apertura nel palinsesto di finestre elettorali che mettono tutte le forze in parità di condizione». Ancora più critico il responsabile comunicazioni del Partito Democratico, Paolo Gentiloni: «I programmi di informazione non sono i pollai di cui parla Berlusconi, ma uno degli spazi di libero confronto sanciti dalla Costituzione. Cancellare l'autonomia dei programmi di informazione, costringendoli nelle regole della comunicazione politica, non solo contrasta con dieci anni di regolamenti della Vigilanza e di Agcom, ma anche con la sentenza n. 155 del 2002 della Corte Costituzionale».
L'APPELLO A ZAVOLI - Dentro la Rai i consiglieri di opposizione - Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten - hanno rivolto un appello al presidente Sergio Zavoli e all'intera commissione di Vigilanza perché il regolamento venga riformulato in modo da garantire «l'autonomia del servizio pubblico anche in occasione di importanti consultazioni elettorali». Il testo approvato, spiegano, «sopprime per la prima volta tutte le trasmissioni di approfondimento e introduce regole di difficile applicazione anche nei notiziari violando due diritti fondamentali: il diritto dei giornalisti a informare e il diritto dei cittadini a essere informati». Secondo i tre consiglieri è a rischio l'autonomia editoriale della Rai e «le inevitabili variazioni di palinsesto determineranno pesanti conseguenze sull'intera programmazione e quindi sul fronte dei ricavi pubblicitari».
«IMMEDIATO APPROFONDIMENTO» - Dal canto suo il presidente della Rai Paolo Garimberti sottolinea che l'azienda è tenuta al rispetto delle decisioni della commissione, ma che «le novità in materia di comunicazione e informazione politica introdotte dal regolamento presentano aspetti che richiedono un immediato approfondimento». Dunque non si escludono ulteriori sviluppi. Giovedì il Consiglio di amministrazione dell'azienda di viale Mazzini si riunirà «per valutare l'impatto del regolamento sulla linea editoriale delle trasmissioni e più complessivamente sulla gestione aziendale a vari livelli».
CONDUTTORI - Come si diceva, i conduttori dei principali approfondimenti televisivi della Rai sono sul piede di guerra. «Non credo sia il ruolo dei parlamentari quello di disegnare i palinsesti, fare gli inviti per il martedì sera, selezionare gli argomenti da trattare - dice Giovanni FlorisBallarò) -: i parlamentari hanno compiti ben più alti e importanti. Non è d'altronde compito di un giornalista parlare di argomenti stabiliti a prescindere, con interlocutori decisi da altri». Bruno Vespa (Porta a porta) difende la sua trasmissione: «L'esperienza di quindici anni ci insegna che Porta a porta ha sempre rispettato la par condicio ed è stata guardata al microscopio dentro e fuori le campagne elettorali. Ad altri è stato concesso il diritto di scorreria. Pur con questa premessa trovo molto grave l'azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e spero che ci possano essere degli spazi di mediazione». Per Michele Santoro (Annozero) la decisione della Vigilanza «è un abuso di potere che non ha alcun fondamento legale». (
EMITTENTI PRIVATE - Il regolamento sulla par condicio sarà valido anche per le emittenti private, ma solo nella prima fase della campagna elettorale, dall'11 al 28 febbraio. Lo ha deciso la commissione Servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Una scelta prudente, legata alla necessità di approfondire alcuni questioni relative alla seconda fase della campagna elettorale. Da prassi, il regolamento che l'Agcom vara per le tv commerciali rispecchia quello che la commissione di San Macuto mette a punto per il servizio pubblico.
Redazione online
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| Tag: politica, rai, vigilanza, par condicio, conduttori, rivolta, trasmissioni, talk show, rischi, berlusconi, abolizione, leggi, approfondimenti | OKNOtizie |
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