05/09/2010

Scontro in volo tra paracadutisti. Muore un ragazzo di appena 17 anni

Scontro in volo tra paracadutisti. Muore un ragazzo di appena 17 anni

Ferito appuntato dei Carabinieri, in condizioni gravi. Aperta un'inchiesta

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19/09/2009

L’autobomba esplode poi un gruppo armato apre il fuoco sui soldati

L’autobomba esplode poi un gruppo armato apre il fuoco sui soldati

 

L’inchiesta. La ricostruzione e le prime testimonianze «Erano nascosti al lato della strada», «i feriti presto rimpatriati»

La polizia afghana sulla scena dell'attentato in cui sono rimasti coinvolti due mezzi militari italiani a Kabul: sei parà sono morti e quattro sono rimasti feriti (Reuters)

La polizia afghana sulla scena dell'attentato in cui sono rimasti coinvolti due mezzi militari italiani a Kabul: sei parà sono morti e quattro sono rimasti feriti (Reuters)

 

KABUL — Subito dopo l’esplosione contro gli ita­liani giovedì mattina sem­bra certo vi sia stata una sparatoria durata circa tre minuti. Ad aprire il fuoco sarebbe stato un gruppo di militanti filotalebani arma­ti di mitragliatori e apposta­ti tra alcune montagnole di terra e detriti un centinaio di metri sulla sinistra della carreggiata rispetto alla di­rezione di marcia dei Lin­ce.

GLI AGGRESSORI - Quanti aggressori? «For­se quattro o cinque. Il nu­mero non è chiaro. Hanno aperto il fuoco contro i quattro sopravvissuti del secondo blindato. Questi erano confusi, in stato di choc. Si deve pensa­re che, dato l’impatto violentissimo dello scoppio — è quasi certo fosse una vettu­ra guidata da un ka­mikaze — alcuni di loro ancora non ave­vano realizzato che il primo Lince era stato colpito. Pensavano di essere stati loro gli ob­biettivi principali del­­l’attentato. Però sono riu­sciti a reagire abbastanza in fretta. Anche aiutati dal fatto che intanto era so­praggiunta una pattuglia inglese, seguita subito do­po da una norvegese. Han­no così compreso da dove provenivano gli spari, si so­no riparati dietro il loro mezzo danneggiato e han­no risposto al fuoco. A quel punto gli aggressori si so­no dileguati» dicono al Cor­riere alte fonti Isaf-Nato coinvolte nelle fasi prelimi­nari dell’inchiesta. In gergo un’operazione del genere viene definita: «Attentato complesso». Un fatto abbastanza raro a Ka­bul. Si deve tornare all’at­tentato contro l’hotel Sere­na, nel gennaio 2008, per tracciare uno scenario simi­le, seguito da diversi «attac­chi complessi» contro le forze di sicurezza nazionali afghane.

DINAMICHE COMUNI - È invece assodato che di­namiche del genere siano abbastanza comuni nelle zone rurali e soprattutto nel Sud-est del Paese. Se ciò fosse confermato, signi­ficherebbe dunque che gli italiani erano davvero cadu­ti in un’imboscata ben pia­nificata. Prima l’auto ka­mikaze, poi le mitragliate per finire i superstiti. Saran­no ora anche i gruppi inve­stigativi dei Ros a seguire queste piste. Gli stessi tale­bani nel loro comunicato di rivendicazione avevano segnalato gli spari da parte degli italiani. E molti dei te­stimoni tra i civili, incontra­ti ieri mattina sul luogo del­­l’attentato, parlano con in­sistenza di «una intensa sparatoria», che avrebbe addirittura impedito per al­cuni minuti di prestare soc­corso ai feriti tra la popola­zione. Della decina di perso­ne intervistate dal Corrie­re , nessuna ha parlato di colpi a fuoco da parte dei ta­lebani.

 

I militari italiani in Afghanistan (Ansa)
I militari italiani in Afghanistan (Ansa)

 

 

KABUL- Ci vorranno, forse, ancora un paio di giorni prima che i quattro soldati feriti nell'attentato in Afghanistan possano tornare a casa. I dottori non hanno dato il via libera per il rimpatrio. «Le condizioni non sono gravi», spiegano i medici francesi dell'ospedale «Role 2». Ma preferiscono tenere i militari sotto osservazione finché «non avranno superato lo stato di choc accusato in seguito all'esplosione».

LE VITTIME- Torneranno invece a casa le salme dei sei militari caduti nell'attentato. Le salme arriveranno all'aeroporto Ciampino domenica mattina. Al Celio verrà aperta una camera ardente riservata ai famigliari delle vittime. Per il ministro della Difesa Ignazio La Russa sul rientro «non c'è stato alcun ritardo. Anzi, abbiamo accelerato i tempi. Ogni polemica è offensiva».

L. Cr.