15/08/2009

San Marino, Svizzera e Montecarlo I paradisi nel mirino del Fisco

San Marino, Svizzera e Montecarlo I paradisi nel mirino del Fisco

 

La stretta La Guardia di Finanza sta già indagando sui nomi dei 500 italiani emersi dalla ventiquattrore di un commercialista. Controlli concentrati anche su Vaduz. I 30mila finti residenti


ROMA — La campagna d’autun­no per la caccia all’esportatore ille­gale di capitali si concentrerà in quattro Paesi: San Marino, Monte­carlo, Svizzera e Liechtenstein. E nel mirino potrebbero finire molto più dei 170 mila sospetti evasori, ci­fra indicata l’altro giorno dal diret­tore generale dell’Agenzia delle En­trate Attilio Befera. Da indiscrezio­ni risulta che i 170mila si riferisco­no solo al 2007, ai quali vanno ag­giunti i 30mila presunti finti resi­denti all’estero per avere un tratta­mento fiscale più amichevole e quelli da scovare negli anni succes­sivi.

La cifra comunque, sia 170 o 200mila, non si riferisce automati­camente agli evasori certi. I tecnici delle entrate precisano che la segna­lazione avviene in automatico dal sistema informatico in base a erra­te compilazioni del rigo RW della di­chiarazione dei redditi modello Uni­co che riguarda movimenti di capi­tali verso o dall’estero per somme superiori ai 10mila euro. Il rigo va compilato non solo per denunciare l’esistenza di conti correnti od ope­razioni finanziare sull’estero ma an­che per la detenzione di azioni par­cheggiate in tesorerie estere o la proprietà di immobili o imbarcazio­ni.

Ma quanti sono i contribuenti ita­liani che hanno conti o capitali al­l’estero? Cifre esatte non sono state fornite ma secondo Vittorio Carlo­magno, presidente di Contribuen­ti. it — che ieri tra l’altro ha diffuso uno studio secondo il quale l’Italia con il 51% del reddito imponibile non dichiarato è in testa alla classi­fica europea degli evasori — sareb­bero oltre 700mila gli italiani che le­galmente o illegalmente hanno de­nari fuori confine.

Ma se per ora la macchina dei con­trolli dell’Agenzia delle entrate si muove incrociando dati per arrivare a una platea di «indiziati» il più pre­cisa possibile, la Guardia di Finanza sta già mettendo sotto torchio i 500 nominativi che sarebbero saltati fuo­ri dopo l’arresto di un avvocato sviz­zero ai quali vanno aggiunti i titola­ri dei conti presso Ubs Italia nella ipotesi che abbiano anche dei lega­mi con il quartier generale svizzero. Una short list piuttosto numerosa visto che, secondo quanto ha scritto ieri il New York Times , sono 150 i clienti americani di Ubs nei con­fronti dei quali la magistratura sta­tunitense ha aperto un’inchiesta pe­nale per evasione fiscale. Il mondo degli esperti fiscali si sta intanto mobilitando per cercare di decritta­re l’iniziativa dell’agenzia delle en­trate. Tommaso Di Tanno, docente di diritto tributario e consulente di molte società italiane (tra l’altro è presidente del collegio sindacale di Vodafone) ritiene che la cifra dichia­rata dall’Agenzia delle entrate «ap­partenga ad attività di routine». «Faccio fatica a credere che Befera ­continua - abbia indicazioni così elevate e, visto che risalgono al 2007, dovrebbero essere già scatta­te le indagini». Per Di Tanno co­munque la strada maestra per de­bellare il fenomeno dell’esportazio­ne di capitali è quella di rivolgersi al sistema bancario italiano. «È im­possibile — spiega il superconsu­lente — avere oggi posizioni finan­ziarie o patrimoniali all’estero sen­za la complicità delle banche».

Anche per Arvedo Marinelli, pre­sidente dell’associazione nazionale consulenti tributari (Ancot), i 170mila è «una cifra enorme, un re­cord nella storia fiscale del Paese». E, pur augurandosi che l’azione del Fisco serva per sconfiggere la piaga dell’evasione, è più propenso a cre­dere si tratti di una manovra, di «un effetto psicologico per convin­cere gli evasori ad aderire alla nuo­va versione dello scudo fiscale».

«Una mossa pubblicitaria per spa­ventare gli ignoranti», questo il commento di Giuseppe Caporaso, un ex giornalista che nel 1992 si è trasferito a Panama, si è laureato in diritto, e ha aperto una società off-shore molto attiva su Internet che offre ogni genere di consulenza per sfuggire alle maglie troppo strette della legge italiana.

Roberto Bagnoli

Fonte C.d.S.


13/08/2009

La lotta ai paradisi fiscali «Controlli su 170 mila nominativi»

La lotta ai paradisi fiscali «Controlli su 170 mila nominativi»

 

L'Agenzia delle Entrate: «Lotta a 360 gradi, non perseguiamo solo i miliardari», nel mirino del Fisco la presunta esistenza di un deposito miliardario in Svizzera

 

Gianni e Marella Agnelli con il figlio Edoardo morto nel 2000 (Archivio Corriere)

 

MILANO - Sono 170.000 i casi tenuti sotto osservazione dal Fisco nell'ambito delle indagini contro i paradisi fiscali. A fornire le cifre della lotta ai capitali detenuti illegalmente all'estero è il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. «Non abbiamo deciso di perseguire i miliardari, ma di intensificare l'azione su tutti coloro che hanno capitali detenuti illegalmente all'estero» ha spiegato Befera, commentando l'indagine avviata nei confronti degli Agnelli e dell'eredità dell'Avvocato. Befera ha sottolineato che «il raggio d'azione è allargato». «Stiamo operando a 360 gradi» ha aggiunto, precisando che con il nuovo decreto del governo sui paradisi fiscali, è iniziato un «fortissimo e importantissimo cambiamento di linea, perché commuta il capitale detenuto all'estero in reddito non dichiarato: in questo modo intervengono sanzioni molto più pesanti».

«VARIE LISTE DI NOMINATIVI» - «Abbiamo in questo momento - ha detto il numero uno delle Entrate - 170.000 nominativi sotto indagine». Befera ha dunque citato alcuni esempi: «Abbiamo una lista di 500 nominativi circa sequestrati ad un avvocato svizzero recentemente arrestato alla procura di Milano, abbiamo una lista di conti presenti presso Ubs Italia che si presume abbiano qualche riferimento con Ubs Svizzera, abbiamo poi la lista già nota di detentori di capitali nel Liechtenstein».

Margherita Agnelli de Pahlen (Ansa)
Margherita Agnelli de Pahlen (Ansa)

IL CASO AGNELLI - Proprio l'Agenzia delle Entrate, alla luce delle notizie sulla causa legale intentata da Margherita Agnelli de Pahlen sull'asse ereditario del padre, è entrata nel merito della vicenda del patrimonio personale di Giovanni Agnelli, accendendo un faro sulla presunta esistenza di un deposito miliardario in Svizzera: ad occuparsene sarà la direzione centrale, che potrà avvalersi delle articolazioni locali (torinesi e non solo) dell'organismo. Nel merito della vicenda è entrata anche la procura di Torino: i pm del capoluogo piemontese hanno spiegato di non essere «al momento a conoscenza di elementi che concretino ipotesi di reato».