12/08/2009

Delitto d'onore: uccisa dallo zio perché era stata stuprata

Delitto d'onore: uccisa dallo zio perché era stata stuprata

 

Ha sparato nove volte a una 16enne violentata da due uomini. Presente anche il padre della ragazza

 

NASSER (GIORDANIA) - Nuovo delitto d'onore in Giordania: un uomo ha ucciso una nipote di 16 anni, sparandole nove volte, per difendere l'onore della famiglia perchè la ragazza era stata violentata. Dopo aver saputo dai suoi familiari della violenza di cui era stata vittima la nipote, l'uomo - del quale non sono state diffuse le generalità - si è diretto a casa del fratello, nell'area al Nasser (Amman est), con il chiaro intento di ucciderla.

Ogni anno tra 15 e 20 donne uccise. «La ragazza era distesa sul suo letto quando lo zio, alla presenza del padre, le si è avvicinato e le ha sparato nove volte per poi consegnarsi a noi», ha raccontato una fonte di polizia che ha chiesto l'anonimato. L'uomo ha spiegato agli investigatori che voleva "ripulire" l'onore della famiglia poiché la nipote era stata coinvolta in attività sessuali. La ragazza, di recente, era stata stuprata vicino casa da due uomini che sono ora in attesa di giudizio in una prigione vicino ad Amman. Ogni anno dalle 15 alle 20 donne vengono uccise nei cosiddetti delitti d'onore, e i loro assassini ricevono pene detentive che vanno dai tre mesi ad un massimo di un anno. I familiari delle vittime spesso lasciano cadere le accuse, rendendo così più facile per i giudici emettere condanne miti.


20/03/2009

Nipote del boss ucciso davanti alla scuola

Nipote del boss ucciso davanti alla scuola

 

L'omicidio è avvenuto con due colpi di pistola alla testa. Agguato a Locri, la vittima è Domenico Cavaleri, parente dei capi della cosca Cordì

 

LOCRI (Reggio Calabria) - È stato ucciso a Locri, in un agguato, Domenico Cavaleri, di 40 anni, nipote dei boss della 'ndrangheta Antonio e Cosimo Cordì, capi dell'omonima cosca. Cavalieri è stato assassinato con due colpi di pistola alla testa mentre si trovava per strada davanti ad una scuola media.

UN SOLO KILLER - Cavaleri, era il figlio di Maria Cordì, sorella di Antonio e Cosimo Cordì. Cavaleri era un operaio forestale. Nel momento dell'agguato, stava camminando lungo una strada nei pressi della scuola media Maresca, nel centro di Locri. A sparare contro l'operaio forestale è stata una persona, armata di pistola e che era presumibilmente insieme ad un complice, che si è poi allontanata. Cavaleri è morto all'istante.


08/11/2008

Filippine uccise nel milanese, fermato un parente

Filippine uccise nel milanese, fermato un parente

L'OMICIDIO NELLA NOTTE FRA VENERDI' E SABATO. I cadaveri di madre e figlia scoperti dal marito. Le coltellate dopo l'ennesima lite familiare

 

 

 

Caneo Francisco, il filippino fermato per l'omicidio delle due donne filippine a Magenta (Foto Cattaneo)
Caneo Francisco, il filippino fermato per l'omicidio delle due donne filippine a Magenta
 
 
 
MAGENTA (Milano) - Le ha massacrate a coltellate perché non lo lasciavano riposare. Amalia Francisco, 61 anni e sua figlia Rached Achada, 33, due donne di origine filippina sono state uccise, ieri poco prima delle 20 nella loro casa di Magenta, nel Milanese, «per futili motivi e dissidi familiari, legati alla convivenza, che andavano avanti da mesi». E’ questo secondo i carabinieri del nucleo investigativo provinciale di Milano il movente del delitto, scoperto ieri dal marito della donna più anziana, Carlo Calati. Le indagini sono coordinate dal pm del Tribunale di Milano Roberta Brera.

KILLER - Questa mattina, attorno alle 8.30 i militari hanno fermato il presunto killer delle due donne. Si tratta di Caneo Santico, detto «Junior», 46 anni, figlio di una delle sorelle dell’anziana assassinata e quindi cugino della figlia. Dopo il delitto, l’uomo ha preso il treno a Magenta e poi dalla stazione centrale di Milano ha raggiunto in metropolitana Gorgonzola, cittadina a nord di Milano. E’ stato proprio nel parcheggio della fermata del metro che i carabinieri lo hanno arrestato. Era in stato confusionale, ma avrebbe ammesso, almeno in parte, le sue colpe. «Ho perso il controllo, ho fatto un disastro, adesso vado ad ammazzarmi» avrebbe detto alle sue sorelle al telefono prima di sparire.

CONVIVENZA - L’uomo, in Italia da diversi anni e con la cittadinanza del nostro Paese, viveva da alcuni mesi con la zia e la cugina. Il clima che si respirava nell’appartamento di via Roma a Magenta, però, negli ultimi tempi non era dei migliori. Si litigava per un nonnulla: «Io sono stanco, ma voi fate troppo rumore, non mi lasciate dormire». E tra i vicini c’è chi giura di aver sentito le due donne dire: «Non ne possiamo più, se ne deve andare». Ieri pomeriggio l’ultima lite, al termine della quale il nipote ha preso un coltello da cucina (che non è ancora stato ritrovato) e ha colpito con oltre dieci coltellate la zia e addirittura venti la cugina, che aveva cercato di fermarlo. Poi è fuggito. Il marito di Amalia Francisco rientrando a casa ha trovato i due corpi riversi sul pavimento della camere da letto, in un lago di sangue. Si è precipitato a chiedere aiuto ai vicini, ma non c’era più nulla da fare.

STUPORE - «Ancora non riesco a crederci: le ho viste l’ultima volta proprio ieri mattina: venivano qui a fare colazione prima di andare al lavoro a Milano. Erano due donne in gamba, grandi lavoratrici. Rachel, poi, non pensava ad altro se non a portare qui in Italia i suoi tre bambini, rimasti nelle Filippine» spiega il titolare del Bar Trattoria di fronte alla corte dove le donne vivevano. Conosceva anche il presunto killer: «Un tipo tranquillo, riservato».

 


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28/10/2008

Somalia: lapidata adultera, un parente la aiuta e nel conflitto a fuoco muore bimbo

Somalia: lapidata adultera, un parente la aiuta e nel conflitto a fuoco muore bimbo

Sentenza eseguita dalle Corti islamiche. Ma per i familiari non ha ricevuto un processo coranico equo, e' il primo episodio di questo tipo avvenuto a chisimaio da quando e' tornata nelle mani dei ribelli

 

 

 

CHISIMAIO (SOMALIA) - Miliziani somali fedeli alle deposte Corti islamiche hanno giustiziato in pubblico una giovane donna accusata di adulterio, ricorrendo all'arcaico e macabro metodo della lapidazione: lo hanno denunciato testimoni oculari, secondo cui l'esecuzione è avvenuta nella tarda serata di lunedì a Chisimaio, città portuale situata circa 520 chilometri a sud-ovest di Mogadiscio, davanti a centinaia di spettatori, molti dei quali costretti ad assistervi, parenti della vittima compresi.

LA VITTIMA - La ragazza si chiamava Asha Ibrahim Dhuhulow e aveva 23 anni; tradizionale velo verde sul capo, il volto coperto da un panno nero, è stata condotta sul luogo del supplizio a bordo di un furgone per poi essere massacrata. Ai presenti è stato detto che lei stessa aveva riconosciuto la propria colpa, e accettato il suo crudele destino: ma, al momento di essere trucidata, si è messa a urlare e a divincolarsi, mentre i carnefici la immobilizzavano legandole mani e piedi. A quel punto un congiunto le è corso incontro, tentando di aiutarla, ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e hanno ucciso un bambino. Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto un processo coranico equo: «L'Islam», ha ricordato uno di loro, «non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se non sono presentati pubblicamente l'uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto». I giudici fondamentalisti si sono però limitati a replicare che puniranno in maniera adeguata la guardia responsabile della morte del bimbo. È il primo episodio del genere di cui si abbia notizia in Somalia da due anni: da prima cioè che, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio sconfiggessero le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell'Etiopia. I ribelli hanno però intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto si sono reimpadroniti di Chisimaio, reimponendovi leggi ispirate alla più vieta concezione dell'Islam; in città, per esempio, è proibita qualsiasi forma di svago perchè considerata blasfema.


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