01/10/2011

In prima pagina il pentimento del boss, il clan fa sparire il giornale dalle edicole

In prima pagina il pentimento del boss, il clan fa sparire il giornale dalle edicole

L'intimidazione. Blitz nella redazione di «Metropolis» e nelle edicole. Le notizie su Salvatore Belviso, scatenano l'ira del clan

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02/02/2011

Esplode una fabbrica di fuochi nel Sannio Un morto: è il nipote di Sandra Mastella

Esplode una fabbrica di fuochi nel Sannio Un morto: è il nipote di Sandra Mastella

Morte bianca a san giovanni di ceppaloni. La tragedia si ripete per la famiglia: 20 anni fa, padre e zio del ragazzo furono vittima dello stesso incidente

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26/08/2010

Studio shock su Hitler: aveva origini ebraiche e la prova è nel suo Dna

Studio shock su Hitler: aveva origini ebraiche e la prova è nel suo Dna

Uno studio genetico condotto sui parenti del Führer dimostra in modo scientifico che il dittatore non era affatto ariano. Ben 39 discendenti del fondatore del Reich sono stati sottoposti a esami

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18/01/2010

I grandi magazzini Debenhams lanciano la «lista divorzio» per i single di ritorno

I grandi magazzini Debenhams lanciano la «lista divorzio» per i single di ritorno

 

Da questa settimana le persone che si separano potranno stilare un elenco di doni da chiedere a parenti e amici

 

I grandi magazzini
I grandi magazzini

LONDRA - Una lista di regali per i divorziati. Da questa settimana in Inghilterra le persone che si separano potranno stilare un elenco di doni da chiedere a parenti e amici per rendere meno difficile, almeno da un punto di vista economica, il divorzio. L'iniziativa, lanciata dai grandi magazzini britannici Debenhams, è rivolta soprattutto al membro della coppia che è costretto a lasciare la casa e i beni condivisi con l'ex partner. Tra gli articoli che potranno essere inseriti nella «lista di divorzio» compaiono soprattutto gli oggetti usati in casa come pentole, posate, bicchiere, lenzuola e asciugamani. Non mancano però articoli più costosi come Tv con schermo al plasma, computer e forno a microonde.

BOOM DI DIVORZI A GENNAIO - La catena di grandi magazzini britannica ha scelto gennaio per il lancio di quest'iniziativa perché il mese corrente è il periodo in cui, almeno in Inghilterra, il numero della gente che divorzia raggiunge il culmine dell'anno. Inoltre, secondo Debenhams, a volte la separazione può essere un evento da festeggiare. Da tempo ormai nel Regno Unito, anche grazie all'uso che ne hanno fatto alcune celebri divorziate come Jordan e Heather Mills, l' ex moglie di Paul McCarthy, hanno acquistato una grande popolarità i biglietti di felicitazioni per il divorzio. Nelle pasticcerie spopolano le torte che celebrano le separazioni e si moltiplicano i party organizzati solo per gente separata. Peter Moore, dirigente della Debenhams spiega al Daily Telegraph: «Divorziare può diventare un'esperienza dolorosa soprattutto da un punto di vista economica. Compilare una "lista di divorzio" può permettere a familiari e ad amici di dare un importante contributo affinché un divorziato possa realmente cominciare una nuova vita». Tuttavia non tutti hanno accolto con favore l’iniziativa: «Invece di glorificare il divorzio – ha dichiarato Norman Wells, direttore del Family Educational Trust, associazione che difende la famiglia – Debenhams potrebbe lanciare una lista di regali per chi si costruisce una nuova vita che permetterebbe di coprire ogni genere di eventualità».

Francesco Tortora


25/12/2009

L'addio a Brittany alla vigilia di Natale

L'addio a Brittany alla vigilia di Natale

 

I parenti e amici hanno dato l'estremo saluto alla giovane attrice americana proprio alla vigilia di natale. Intanto permangono misteri e illazioni sulle cause della morte

 

 

 

La salma dell'attrice è stata trasportata nel cimitero Forest Lawn Memorial Park nelle Hollywood Hills, dopo cinque giorni dalla sua improvvisa e strana morte, è stato celebrato un funerale strettamente privato. Tutto ciò che si sa è che il papà di Brittany, Angelo Bertolotti, è totalmente sconvolto e ha deciso di non presenziare al funerale: "Sono rimasto estremamente scioccato. Non riesco a crederci. È successo molto in fretta. Sono molto sconvolto. Aveva un paio di problemi ma niente di serio. Sua madre non mi ha mai detto niente, né mi ha parlato di tutto quello che ora si scrive".


25/11/2009

Uccisi in agguato boss Sacco e suo figlio Zio e cugino di Apice, killer del video choc

Uccisi in agguato boss Sacco e suo figlio Zio e cugino di Apice, killer del video choc

 

L'assassinio. L'esecuzione di Gennaro e del figlio Carmine apre scenari inquietanti: forse il clan Moccia temeva il tradimento

 

 

NAPOLI - Pomeriggio di sangue a San Pietro a Patierno. Muore sotto i colpi dei sicari il capozona del clan Sacco-Bocchetti, Gennaro Sacco e suo figlio Carmine di 29 anni. Rispettivamente zio e cugino di Costanzo Apice, il killer immortalato dalla telecamere durante l'uccisione di Mariano Bacio Terracino al quartiere Sanità.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, i due erano a bordo di una moto guidata dal giovane quando i killer, alle loro spalle e con tutta probabilità anche loro a bordo di una moto, hanno iniziato a sparare.

I colpi hanno prima raggiunto alla testa il boss, uccidendolo. Il figlio Carmine ha tentato la fuga ma, forse già ferito, si è schiantato con la moto contro un muro. Il ragazzo, nemmeno trent'anni, ha continuato la fuga a piedi lì dove è stato raggiunto dai sicari che gli hanno sparato contro altri colpi di arma da fuoco, lasciandolo a terra.

Il clan Sacco-Bocchetti è attivo principalmente a San Pietro a Patierno, e gli affari dell'organizzazione criminale si concentrano soprattutto nell'attività di traffico e spaccio di stupefacenti. L'agguato è avvenuto nel quartiere controllato dalla famiglia, precisamente alla periferia nord di Napoli, in via Masseria, all’incrocio con via Gagarin. L'esecuzione apre scenari inquietanti collegati alla recente cattura di Costanzo Apice.

Ieri, infatti, c'era stata una riunione della Dda in procura per fare il punto sulle indagini e tentare di risalire al movente dell'uccisione di Bacio Terracino per mano del 27enne. La pista più probabile segue difatti la traccia di un regolamento di conti a distanza di anni, si tratterebbe infatti di un agguato ordinato dal clan Moccia per vendicare l'uccisione nel 1976 ad Afragola del boss Gennaro. Una spedizione di morte in cui avrebbe avuto un ruolo proprio Bacio Terracino. E questi, secondo la prima ricostruzione, sarebbe stato freddato da Apice proprio su indicazione dei Sacco.

In base a questa ipotesi, il duplice omicidio di Gennaro e Carmine Sacco servirebbe a dare un segnale inequivocabile ad Apice, ora detenuto. Il killer, infatti, prima della cattura stava meditando di pentirsi: i Moccia, forse, sono preoccupati per questo. Un'altra possibilità, ancora più inquietante, è che il clan di Afragola abbia pensato di essere stato tradito da Gennaro Sacco. Si è sparsa infatti la voce che già a settembre, un mese prima della diffusione del video, Apice fosse stato convocato dalla polizia per l'omicidio Bacio Terracino. la convocazione, invece, riguardava una polizza assicurativa contraffatta.

Titti Beneduce


19/08/2009

L’eroina che sventò la truffa all’Inps

L’eroina che sventò la truffa all’Inps

 

La dirigente ha denunciato tutto ai magistrati, ora vive sotto scorta. Mogli, cognati, sorelle, fratelli, cugini, parenti e amici di uomini di rispetto si spacciavano per braccianti agricoli senza esserlo

 

C’ è una piccola grande donna da proteggere, in Calabria. Una donna che sta rischiando grosso per aver fatto un gesto che da qualunque altra parte del mondo occidentale, da Helsinki a Vancouver, è ovvio e normale: ha passato ai giudici i documenti d'una truffa all'Inps. Truffa che per anni aveva fatto scrosciare acquazzoni di denaro su mogli, cognati, sorelle, fratelli, cugini, parenti e amici di uomini di rispetto che si spacciavano, senza esserlo, per «braccianti agricoli».

La signora, eroina suo malgrado in un pa­ese dove la semplice osservanza delle leggi può richiedere un coraggio straordinario (come quello che costò la vita a Giovanni Bonsignore, un funzionario regionale sici­liano reo di avere denunciato la truffa di una cooperativa) si chiama Maria Giovan­na Cassiano, è la dirigente della sede Inps di Rossano, sulla costa dello Jonio in provin­cia di Cosenza e da due mesi vive sotto scor­ta dopo essere stata pesantemente minac­ciata.

Non è una testa di cuoio, non è uno spe­cialista scelto dei carabinieri, non è un poli­ziotto delle squadre spe­ciali, non è un magistrato d’assalto in guerra con la mafia. È solo una funzio­naria di medio livello di un ente pubblico come l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale che ha fatto quanto le era stato chiesto da Roma: control­lare come mai nell’area della Sibaritide ci fossero così tanti braccianti agri­coli e come mai risultasse­ro così tante giornate di malattia e maternità e in­dennità di disoccupazione. Una procedura standard, in questi casi.

Prova ne sia che ieri le agenzie davano la notizia di un’altra indagine, per molti versi simile in provincia di Taranto, dove la Guar­dia di Finanza ha denunciato 363 persone per una truffa organizzata da un’azienda agricola che dal 2003 al 2007 avrebbe simu­lato una gran quantità di false assunzioni di braccianti agricoli fregando all’Inps, in in­dennità previdenziali e assistenziali varie, almeno un milione e 200mila euro.

L’inchiesta di Rossano condotta su dispo­sizione della magistratura dai finanzieri del capitano Giovanni D’Acunto, per quanto sia soltanto agli inizi, ha già sollevato il co­perchio su qualcosa di più profondo, di più malato, di più pericoloso di tante truffe tra­dizionali. Dietro alle tre cooperative sma­scherate fino ad oggi, la «San Francesco», la «Eurosibaris» e la «Meridionale» (altre so­no passate al setaccio in questi giorni) c’era infatti l’ombra, attraverso prestanome o ad­dirittura persone che sarebbero risultate del tutto ignare di essere state usate come copertura, di tre famiglie legate a uomini della ’ndrangheta. Uomini che, come dice­vamo, avrebbero arrotondato gli incassi di altri affari più o meno illeciti distribuendo La nei dintorni (mogli, fratelli, cognati, paren­ti...) la qualifica (e le prebende) di «brac­ciante agricolo».

Nella maggioranza dei casi, da quanto è emerso, era tutto falso. Falsi i poderi dove i falsi braccianti figuravano aver lavorato, fal­se le coltivazioni dove sarebbero stati impe­gnati, falsi i certificati catastali, false le pla­nimetrie e i timbri e tutti ma proprio tutti i documenti dei vari uffici. E quando un cam­po di pomodori o di meloni da raccogliere c’era sul serio, raccontano gli investigatori, le cooperative ci mandavano non quei lavo­ratori che risultavano all’Inps (poveretti, che scomodità...) ma immigrati pagati in nero e senza alcuna tutela previdenziale e sindacale.

Un quadro pazzesco. Concepito dagli or­ganizzatori nella convinzione della totale impunità. Un quadro nel quale spiccano sto­rie, nella loro perversione, assolutamente fantastiche. Come quella di una cooperati­va che nel giro di un solo anno avrebbe ra­strellato un monte salari di un milione e ot­tocentomila euro circa senza essere in gra­do di esibire un solo documento contabile. «Che storia è questa?», hanno chiesto al pre­sidente. E quello: «Ho sempre fatto tutto coi contanti».

Quanto siano riusciti a sottrarre all’Inps tutti quei falsi braccianti, che dopo aver fin­to di avere lavorato per un certo periodo si spacciavano per «cinquantunisti» (51 gior­ni l’anno di lavoro), «centunisti» (101 gior­ni) o «centocinquantunisti» (151) chieden­do quindi indennità varie di malattia, disoc­cupazione e maternità, non si sa ancora. In un solo anno, ha scritto il direttore del Quo­tidiano di Calabria Matteo Cosenza denun­ciando i tormenti di Maria Giovanna Cassia­no, si parla di «circa centomila certificati di malattia», di migliaia di persone coinvolte e di «somme stratosferiche per l’Inps: me­diamente 4-5 milioni di euro a cooperati­va » .

Domanda: può una situazione del genere gonfiarsi per anni e anni senza una qualche accondiscendenza di troppa gente che sape­va e faceva finta di non sapere? È dura da credere. Tanto più che esattamente lo stes­so scandalo era scoppiato non molti anni fa nell’area di Gioia Tauro. Dove i magistrati, interrogandosi su «come mai la Calabria ha un ventottesimo della popolazione italiana ma un bracciante stagionale su sette?» sco­prirono che «nove braccianti agricoli su die­ci » erano fasulli: motociclisti con Honda co­stosissime, mamme incinte al nono mese, detenuti che figuravano al lavoro mentre erano in cella, studentesse con le unghie laccate e i tacchi a spillo. Tutti «raccoglitori di olive» in uliveti che figuravano catastal­mente piantati perfino sulle banchine e nel­l’acqua del porto di Gioia.

Eppure, pare impossibile, contro la deci­sione dell’Inps di non sganciare più un eu­ro a tutti i soci delle cooperative taroccate fino alla chiusura delle indagini sono scoppiati nella Sibaritide focolai di rivol­ta. Le minacce che abbiamo detto alla si­gnora Cassiano. Un tentativo di blocca­re la festa patronale di Maria Santissi­ma Archiropita. Due blocchi, a fine lu­glio e poi di nuovo l’altro pomeriggio, dalle 12 alle 20.30, con ingorghi giganteschi e tu­risti inveleniti, della statale E 90 che costeg­gia lo Jonio da Taranto a Reggio.

Peggio, la rivolta è cavalcata da un pezzo del mondo politico. Porta voti, cavalcare queste ribellioni. Per informazioni, chiedete ad Antonio Caravetta, l’uomo forte dell’Udc. Consigliere comunale a Corigliano e record­man di preferenze in zona alle ultime pro­vinciali. Da sempre punto di riferimento dei «braccianti». Com’è scoppiato il casino, ha subito emesso un comunicato: «L’arrogan­za e l’insensibilità nei confronti dei tanti la­voratori agricoli della Piana di Sibari...».

Gian Antonio Stella

Fonte Corriere della Sera


29/06/2009

Madoff condannato a 150 anni

Madoff condannato a 150 anni

 

Il finanziere davanti al giudice per la più grande truffa della storia. «Ho ingannato investitori e dipendenti. Ho mentito a mio fratello e ai miei due figli»

 

Bernard Madoff (Ap)
Bernard Madoff (Ap)

NEW YORK - E' il momento della verità. O meglio, della sentenza: 150 anni di carcere al responsabile della più grande truffa della storia. «Nessun altro caso di frode è comparabile con il caso Madoff», ha detto il giudice Denny Chin, precisando che «il simbolismo della sentenza è importante perché attraverso questa si invierà un messaggio».

L'IMPUTATO: «NON HO SCUSE» - Poco prima di conoscere il suo destino, davanti al giudice, Bernard Madoff, si era girto verso le vittime del crack: «Non ci sono scuse per il mio comportamento, per aver ingannato gli investitori e i dipendenti». «Ho mentito a mio fratello e ai miei due figli. Vivo in un stato di tormento. Ho commesso un errore di giudizio», ha ammesso il finanziarie. Dopo che il giudice Danny Chin ha pronunciato la sentenza in aula sono partiti diversi applausi.

IL GIUDICE: «FRODE STUPEFACENTE» - Il giudice distrettuale Denny Chin ha letto la sentenza e ha definito la frode "stupefacente". Il collegio della difesa aveva chiesto 12 anni, mentre l’accusa ne pretendeva 150, ossia il massimo della pena. Chin ha sottolineato che la truffa ha coperto un periodo superiore ai vent’anni. Ha poi osservato che il "danno alla fiducia (fra i risparmiatori, ndr) è stato massiccio". Madoff, 71 anni, si era riconosciuto colpevole di aver truffato celebrità e piccoli risparmiatori per circa 65 miliardi di dollari. La truffa portata avanti dalla sua Bernard Madoff Investement Securities ha rappresentato uno dei capitoli più drammatici della crisi economica che ha colpito gli Stati Uniti lo scorso inverno, quando l’11 dicembre 2008 gli agenti federali lo arrestarono. Nel corso degli anni, il finanziere aveva ideato una gigantesca catena di Sant’Antonio con la quale truffare gli ignari clienti con il sistema della piramidi finanziarie.

LE VITTIME - «Abbiamo perso la nostra libertà», avevano detto le vittime della maxi-truffa architettata da Bernard Madoff davanti al giudice nel corso dell'udienza alla fine della quale la corte ha pronunciato la sentenza. «Ha commesso un crimine violento e non ha mostrato alcun rimorso», avevano aggiunto, definendo la moglie del finanziere un «mostro». La prima vittima del crack salita sul banco degli imputati ha dichiarato di aver perso la propria casa, mentre la seconda vittima ha biasimato il governo per le perdite: Madoff «ha compiuto un'opera d'arte nel manipolare il governo». «Ha rubato sia ai ricchi che ai poveri», ha affermato un altro degli investitori caduto nel maxi «schema Ponzi» di Madoff, un meccanismo fraudolento a «piramide» con il quale si crea una sorta di catena finanziaria nella quale vengono garantiti ampi ritorni a breve termine solo ai primi investitori, derivanti direttamente dall'ingresso nella truffa di nuove vittime


20/06/2009

India: non li paga e 2 poliziotti buttano giù dal treno in corsa donna incinta : morta

India: non li paga e 2 poliziotti buttano giù dal treno in corsa donna incinta : morta

 

Gli agenti sono stati quasi linciati dai parenti della vittima e sono in ospedale. La giovane si era rifiutata di dar loro 100 rupie per aver trasportato sul convoglio una bicicletta

 

NEW DEHLI (INDIA) - Una donna incinta è morta per essere stata gettata giù da un treno in corsa da due poliziotti dopo essersi rifiutata di dare loro del denaro. È accaduto nel distretto di Lakhimpur, nello stato indiano dell'Uttar Pradesh.

LA VICENDA - Kavita, la donna uccisa, era salita a bordo del treno insieme a suo marito e alla loro figlia, una bimba di tre anni. L'uomo, oltre ai normali bagagli, aveva caricato sul treno anche la sua bicicletta. Poco dopo la partenza del treno, due agenti si sono avvicinati alla famigliola chiedendo loro la somma di 100 rupie (circa due euro) per poter trasportare anche la bicicletta. Non avendo tutta la somma richiesta, Kavita ha offerto ai poliziotti una banconota da 5 rupie. A questo punto i due hanno afferrato la donna e l'hanno spinta a forza fuori dal treno in corsa, uccidendola. Infuriati per la morte della donna, parenti ed amici si sono recati nella stazione della ferrovia e, trovati i due poliziotti, li hanno aggrediti. I due sono stati trasportati in ospedale. «Saranno portati in carcere non appena usciranno dall'ospedale» ha dichiarato al Times of India un funzionario di polizia.


28/05/2009

La sposa fugge con l'amico del marito «Il cuore mi porta da un'altra parte»

La sposa fugge con l'amico del marito «Il cuore mi porta da un'altra parte»

 

È successo a trieste. Un'impiegata si allontana a bordo dell'auto nuziale, lasciando tutti ad attenderla per il banchetto

 

TRIESTE - Si sposa e scappa con l'amico che guida l'auto nuziale lasciando sposo e invitati ad attenderla invano al banchetto di nozze. È accaduto a Trieste. Protagonista è Sara, una donna di poco più di 30 anni, impiegata in una finanziaria di Monfalcone (Gorizia). Lo sposo, Andrea, di 34 anni, impiegato di banca, l'aveva conosciuta circa dieci mesi fa e ora vuole rivolgersi a un avvocato per il risarcimento dei danni materiali e morali.

IL RIPENSAMENTO - Il loro matrimonio - riferisce il quotidiano di Trieste 'Il Piccolo' - è stato celebrato sabato 16 maggio in Municipio, nella centralissima piazza Unità. Una trentina di invitati, le foto di rito, il lancio del riso e, al termine della cerimonia civile, la richiesta della sposa di andare a cambiarsi d'abito per il banchetto. Un pretesto. Ad accompagnarla infatti è stato un amico della coppia, che da qualche mese gioca a calcio con lo sposo. Andrea e gli invitati si sono avviati al ristorante ma dopo un po', visto il ritardo della sposa, hanno cominciato a preoccuparsi e chiamare sui cellulari della sposa e dell'amico autista. Dopo un' ora e mezza ha finalmente risposto proprio lui che ha passato la sposa all'interlocutore. «Ho capito solo ora di aver fatto un errore. Mi dispiace, il mio cuore mi porta da un'altra parte», ha detto Sara ad Andrea, secondo quanto si legge su 'Il Piccolo'. La singolare coppia è partita per la Grecia per una viaggio-luna di miele. Allo sposo non è rimasto altro che togliersi l'anello appena infilato e andare da un avvocato matrimonialista.