15/05/2012

La moral suasion di Monti sulla golden rule. Così il premier punta sulla banda larga

La moral suasion di Monti sulla golden rule. Così il premier punta sulla banda larga

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO TENTA DI CONVINCERE IL NUOVO DIRETTORIO FRANCO-TEDESCO. La scommessa: «Investimenti per ridurre il digital divide esclusi dal Patto di Stabilità europeo». Ma l'emendamento ad hoc è stato già bocciato dal rigorismo tedesco

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17/12/2010

L'insulto "vajassa" arriva anche all'Europarlamento

L'insulto "vajassa" arriva anche all'Europarlamento

Al parlamento di Strasburgo è scoppiata la lite tra Sonia Alfano (Idv) e Licia Ronzulli (Pdl). La prima, interrotta durante il suo intervento dalla collega, ha sfoderato il termine napoletano. La deputata del centrodestra annuncia querela.

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23/05/2009

Il principe-ballerino le bacia tutte Un Savoia a caccia di voti «padani»

Il principe-ballerino le bacia tutte Un Savoia a caccia di voti «padani»

 

EUROPEE, VERSO IL VOTO. Emanuele Filiberto: ho imparato in fretta a ballare, imparerò a fare il parlamentare

 

Emanuele Filiberto con Natalia Titova durante la prima puntata di ''Ballando con le stelle'' (Ansa)
Emanuele Filiberto con Natalia Titova durante la prima puntata di ''Ballando con le stelle'' (Ansa)

La bassotta, la magrotta, la maestosa, la vezzosa: non ne manca una, Emanuele Fili­berto. Bacini, bacetti, bacioni... Volete un Principe? Eccolo! E proprio come il Don Gio­vanni mozartiano «non si picca se sia ricca, / se sia brutta, se sia bella / purché porti la gon­nella ». E magari un voto in più. E le bambine? L’Enrica e l’Anastasia e la Sabrina, poco più di trent’anni in tre, vanno pazze, allo sbucare del regal fusto dall'auto­blù. Biondo, alto, sorridente. Camicia azzur­ra d’ordinanza, piccolo «nodo Savoia» rica­mato sul petto. «È proprio come in televisio­ne! Come in televisione!» Che peccato che non votino ancora...

Lui le adocchia, le avvicina, porge a ciascu­na un santino elettorale: «Portalo alla mam­ma e al papà, d’accordo?». E chi mai lo imma­ginava che un Uomo così, ignoto alle plebi per le discendenze da Carlo Felice e Umberto I e Vittorio Amedeo ma notissimo per le sera­te televisive con Milly Carlucci, fosse così al­la mano da concedersi alla folla nella piazza di Ostiglia, questo paesotto adagiato nella bassa padana in provincia di Mantova dov’è venuto ad accordare il suo appoggio al sinda­co, Carla Salvadori? «Non piace solo alle bam­bine », precisa la Zapparoli Giovanna, una matrona allegra che gli ha appena stampato uno «smack» sulle guance: «Piace anche alle nonne. Che hanno più sapere». «Principe, una foto con la Bianca!». «Prin­cipe, una foto con la Elsa!».

«Principe, una foto con la Marisa!». Lui sorride e acconsen­te: Strasburgo val bene un milione di bacetti. «Giuro: se tutte quelle che mi hanno baciato mi dessero la preferenza prenderei più voti di Berlusconi». Non paragonatelo però a To­tò Cuffaro che, un po’ indispettito e un po’ vanitoso per il soprannome di «Vasa vasa», bacia bacia, un giorno confidò a Federico Ge­remicca de La Stampa: «Senza presunzione posso assicurarle che credo di avere stretto le mani e baciato sulle guance, in segno di affetto, la metà dei siciliani che voteranno. Non è poco, sa?». «Io non ci arriverò mai!», ammicca il Savoia: «I maschi non li bacio. Mai. Né mi faccio baciare. Tanto più che una volta, in Sicilia...». E confida che qualche an­no fa, mentre era in visita a Catania poco do­po il rientro dall’esilio, sommerso dallo sba­ciucchiante affetto che lo circondava, a un certo punto avvertì uno strano malessere: «Giramenti di testa... Una sorta di indisposi­zione generale... Non capivo cosa fosse... Ap­pena torno a Ginevra, pensavo, mi faccio un controllino. Vuol sapere cosa avevo?». Cosa? «Il morbillo. Oddio, pensai, chissà a quanti l’ho attaccato...». Scusi, principe, gli hanno chiesto giorni fa, perché gli elettori dovreb­bero votarla e mandarla a fare l’euro-deputa­to a Strasburgo in quota Udc? E lui: «Perché parlo cinque lingue, conosco personalmente la metà dei capi di Stato europei e con l’altra metà sono imparentato». Sarà. Ma scommet­teremmo un Collare dell’Annunziata che da Mondovì a Sirmione, da Mortola Superiore a Pradalunga, la grande maggioranza delle elet­trici giovinette o stagionate della Circoscri­zione Nord Ovest che se lo coccolano non sia tanto interessata alle eventuali parentele con Simeone di Bulgaria o ai suoi rapporti con i banchieri internazionali ma vorrebbe piutto­sto chiedergli, dandogli familiarmente del tu come fan tutti in televisione: «Com’è la Milly vista da vicino? E nella fase finale hai temuto di più Roberto Imperatori con Emanuela Au­reli o Stefano Bettarini con Samanta Togni?».

Perché questo è il miracolo accaduto a Ema­nuele Filiberto: i trionfi televisivi lo hanno fatto nascere a nuova vita. Ma ve lo ricorda­te, com’era? Era una specie di bell’anatrocco­lo di sangue blu («quasi» blu, precisano per­fidi quanti rinfacciano al padre Vittorio Ema­nuele d’aver sposato la «borghese» Marina Ricolfi-Doria) senza arte né parte. Uno stu­dente svogliato che dopo aver preso la matu­rità scientifica aveva fatto un anno di archi­tettura, uno di Scienze politiche e poi si era stufato. Uno che si era costruito una fama di incallito sciupafemmine ed era sempre foto­grafato con una nuova sciupamaschi e si lan­ciava in battute un po’ guascone tipo: «Non sono galante e tocco per primo». Come apriva bocca, gliene scappava una. Un giorno, per sottolineare quanto strazio gli desse la lontananza dall’Italia, dichiarava: «La prima cosa che farei sarebbe quella di an­dare a vedere una partita della Juventus». Un altro, mettendo nei guai quanti si stavano adoperando per cancellare l’esilio e consenti­re anche ai maschi del casato di varcare i no­stri confini, dichiarava al New York Times: «Se il popolo italiano mi vuole come re, io sono pronto». Un altro ancora, chiedeva scu­sa per le leggi razziali promulgate dal nonno Umberto, confondendolo col bisnonno Vitto­rio Emanuele III. Per non dire di quella volta che nel gennaio 2001, con la squadra parte­nopea inguaiatissima che scivolava verso la retrocessione che sarebbe poi arrivata davve­ro a fine campionato, disse una cosa contro la quale furono inutilmente chiamati in soc­corso San Gennaro e i cornetti di corallo: «Vorrei comprare il Na­poli. Certo non adesso, costa troppo. Ma se finis­se in B...». Al che tutti i napoletani si toccarono: «Hiiii!». Insomma, pare­va un discolo incorreggi­bile. Che tra Francesche e Samanthe e Alejandre forniva ai giornali popo­lari spunti per titoli irre­sistibili: «Anche in amo­re vado in bianco e ne­ro », «Cucù, Natacha non c’è più», «Principe, che sventola!». Ogni tanto, giusto per non farsi riconoscere, si faceva avvistare dall’An­sa «col tricolore al collo al Carnevale di Rio» e «vestito semplicemente con dei jeans aran­cioni... ».

E invece eccolo qui, il nuovo Emanuele Fi­liberto Umberto Reza Ciro René Maria di Sa­voia, principe di Piemonte e di Venezia. Sciolto, tranquillo, sobrio. Merito del matri­monio e dell’età, dice. Canta le virtù della mediana: «Nell’Udc mi sento a casa. Riscal­dato da affetto e amicizia in un partito dai valori forti». Racconta che un sacco di perso­ne anziane gli dice: «Lo sa, caro, che ho co­nosciuto suo nonno?» Rivela: «Uno mi ha detto: meglio la monarchia, invece che tanti deputati che si trattano come principi, di principi dovremmo mantenerne uno solo!». Ma precisa: «Onestamente non so se l’entu­siasmo che sento intorno sia un risveglio monarchico o l’insofferenza per il regime at­tuale... ». Dice che in Europa è sicuro di far bene: «La gente pensa: se questo qui è riusci­to con tanto impegno, in poche settimane, a imparare a ballare, può ben imparare anche a fare il parlamentare...». Effettivamente, i giri di valzer...

Gian Antonio Stella