05/05/2012
Renzo Bossi, dalla cassaforte di Belsito spunta la laurea in Albania: tre anni in uno
Renzo Bossi, dalla cassaforte di Belsito spunta la laurea in Albania: tre anni in unoL'atto è stato acquisito dai magistrati di Milano e Napoli. Conseguita il 29 settembre 2010. Il sospetto: pagata con i soldi del partito. C'è anche un diploma intestato a Moscagiuro
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02/05/2012
Usa, si dimette il portavoce di Romney: «Mi attaccano perché sono gay»
Usa, si dimette il portavoce di Romney: «Mi attaccano perché sono gay»Assunto per occuparsi di politica estera, Aveva lavorato alle Nazioni Unite. Lascia Richard Grenell, repubblicano, dopo i duri attacchi dell'ala più conservatrice del partito
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12/04/2012
Dentista, multe e soldi alla moglie. I bonifici che portano a Bossi
Dentista, multe e soldi alla moglie. I bonifici che portano a BossiLa Lega - Le inchieste I documenti. Il contenuto della cartellina «The Family» che Belsito teneva in cassaforte
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11/01/2011
Il nuovo nome del Pdl? "Italia". Più facile di così...
Il nuovo nome del Pdl? "Italia". Più facile di così...Niente “Popolari”. Sarebbe questo invece il nuovo nome scelto da Silvio Berlusconi per far cambiare pelle al suo partito. Il premier ha già visionato il nuovo simbolo e avrebbe dato il via libera alla nuova denominazione
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09/09/2010
Scandalo Bettencourt, la polizia nella sede del partito di Sarkozy
Scandalo Bettencourt, la polizia nella sede del partito di SarkozyPerquisizioni a Parigi nell'edificio dell'Ump, nel mirino delle indagini della magistratura
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30/07/2010
Fini: Berlusconi illiberale
Fini: Berlusconi illiberaleDura replica a Berlusconi. Sono stato espulso dal partito che ho contribuito a fondare senza che potessi esprimermi. Io devo garantire tutti, non la maggioranza che mi ha eletto. Garantismo non vuol dire immunità.
"Si sente forte e chiaro?" esordisce così Fini alla conferenza stampa indetta per replicare alle decisioni prese giovedì dall'ufficio di presidenza del Pdl.
E lo fa in pochi minuti senza giri di parole: " Ieri sera in due ore senza possibilità di esprimere le mie ragioni sono stato espulso dal partito che ho contribuito a fondare 'per aver - così dice il documento diffuso ieri sera, ricorda Fini - costantemente formulato orientamenti e perfino proposte di legge'. Pensate che misfatto" afferma il presidente della Camera.
Secondo la terza carica dello Stato, questa è "una concezione non propriamente liberale della democrazia che il presidente Berlusconi dimostra di avere".
Alla richiesta di fare un passo indietro rispetto alla sua carica istituzionale Fini replica: "Ovviamente non darò le dimissioni perché il presidente deve garantire il rispetto del Regolamento e la imparziale conduzione dell'attività della Camera, non deve certo garantire la sola maggioranza che lo ha eletto. E aggiunge: "Sostenerlo dimostra una logica aziendale modello amministratore delegato in un consiglio di amministrazione che non ha nulla a che vedere con le istituzioni democratiche".
"Ringrazio i tantissimi cittadini che in queste ore mi hanno manifestato solidarietà e mi hanno invitato a continuare nel nome di principi come l'amor di patria, l'unità nazionale, la giustizia sociale, la legalità intesa nel senso più pieno del termine: cioè lotta al crimine come meritoriamente sta facendo il governo. Ma anche etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole".
Infine: "Continuo la mia battaglia per onorare il patto con i nostri milioni di elettori onesti, grati alla magistratura e alle Forze dell'ordine, che non capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo spesso protesa di immunità".
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29/07/2010
Berlusconi di fronte alla tregua di Fini: «Troppo tardi per resettare tutto »
Berlusconi di fronte alla tregua di Fini: «Troppo tardi per resettare tutto »UFFICIO DI PRESIDENZA DEL PARTITO CONVOCATO PER LE 20 DI QUESTA SERA. Pronto documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl
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| Fini e Berlusconi (Ansa) |
ROMA - Notte insonne e di passione per il Pdl alla fine della quale, dopo un lungo confronto al quale ha preso parte anche Giuliano Ferrara, si è deciso che l'offerta di tregua di Gianfranco Fini, «resettiamo tutto e onoriamo l'impegno con gli italiani» (fatta con un'intervista su Il Foglio) è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo. Così, nel vertice durato oltre quattro ore a Palazzo Grazioli, il premier Silvio Berlusconi e gli altri partecipanti alla riunione, secondo quanto riferito da diversi presenti, non hanno fatto che ribadire la posizione già assunta al mattino e messa nero su bianco in nottata in un duro documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl considerato ormai da tempo lontano dalla linea del partito.
UFFICIO DI PRESIDENZA ALLE 19 - Il documento verrà discusso questa sera da un ufficio di presidenza del Pdl convocato per le 19. Fini ed i finiani Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata vengono considerati fuori dal Popolo della libertà dalle cui posizioni si sono troppo discostati.
LA VISITA NOTTURNA DI FERRARA - A Palazzo Grazioli era arrivato anche il direttore del Foglio Giuliano Ferrara che aveva raccolto in un «colloquio-intervista» l'appello del presidente della Camera a ribadire le ragioni dell'unità. Quando era da poco passata la mezzanotte Giuliano Ferrara, in camicia di lino e sandali francescani, lasciava Palazzo Grazioli dove era ancora in corso il vertice chiamato a decidere sulle sorti del partito e sul controverso rapporto tra i due cofondatori: «Ero qui solo per una chiacchierata con un vecchio amico», ha detto Ferrara sorridendo prima di inforcare la sua Vespa rossa.
Redazione online
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03/07/2010
Caso Brancher, tensione nel Pdl. Berlusconi: "Ghe pensi mi"
Caso Brancher, tensione nel Pdl. Berlusconi: "Ghe pensi mi"Acque agitate all’interno del partito per quanto riguarda il ruolo del neoministro nel governo. Voci di dimissioni, lui smentisce. Il premier: "Ho trovato un po' di ebollizione". Cicchitto: “Atteggiamenti costruttivi o separazione consensuale”.
Il tempo di tornare in Italia dopo una settimana di missioni all'estero; di verificare l'esistenza di "un po' di ebollizione a casa", culminata nello scontro di tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e uno dei coordinatori del Pdl, Sandro Bondi; e poi subito al lavoro per dipanare tutte le matasse sempre più ingarbugliate all'interno della maggioranza e allontanare le nuvole cupe che sembrano addensarsi sul governo fino a far parlare di una crisi. Arrivato a Roma dopo i vertici internazionali, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riunisce a palazzo Grazioli i vertici del partito per fare il punto della situazione.
"Ho trovato un po' di ebollizione a casa - ha detto Berlusconi - ma prenderò in mano la situazione con tutti i titoli dell'agenda politica cioè quelli della giustizia, intercettazioni, i temi della manovra economica ed anche i temi che riguardano le correnti nei partiti a partire da lunedì. Sono sicuro che se qualcuno pensa che le correnti possono provocare un raffreddore in questo caso io sono certo di evitarlo di sicuro". Il premier poi si è lasciato andare anche a un milanesissimo "ghe pensi mi": ci penso io.
Ma nel Pdl è in corso una riflessione sul ruolo di Aldo Brancher nel governo. L'obiettivo è evitare il voto di sfiducia richiesto da Pd e Idv e in calendario l'8 luglio alla Camera. Ed è per questo motivo che il partito potrebbe chiedere al neoministro del Federalismo di fare un passo indietro. Oppure potrebbe essere lo stesso Brancher a decidere in tal senso. L'ufficiale di collegamento con la Lega è stato a palazzo Grazioli e dovrebbe vedere il presidente del Consiglio anche nel weekend. "C'è una riflessione in atto, qualcosa potrebbe succedere. Non è stata presa ancora nessuna decisione", dice qualcuno.
A parlare però è stato anche lo stesso Brancher, che ha detto: "Non ho mai parlato di passo indietro non so da dove arrivi la notizia. Verificherò da quali fonti del PdL è venuta fuori questa storia". Brancher ha quindi sottolineato che ha intenzione di confermare la sua presenza all'udienza del processo che lo vede imputato con la moglie. "Non so perché dovrei rimangiarmi quello che ho detto".
Che nel partito però ci siano fibrillazioni lo si capisce anche dalle parole di Fabrizio Cicchitto, fedelissimo di Berlusconi. "C'è qualcuno che nel Pdl ha preso come modello la litigiosità del Pd e cerca di importarla all'interno del centro-destra dimenticando che essa è stata una delle ragioni delle ripetute sconfitte del centro-sinistra. Anzi – prosegue il capogruppo alla Camera - c'è chi sembra credere che la permanente rissa verbale sia la quintessenza della democrazia interna. Al punto in cui siamo, in un lasso ragionevole di tempo, o si definiscono in modo serio i termini di una convivenza fondata su atteggiamenti positivi e costruttivi, oppure sarà più ragionevole definire una separazione consensuale". "In ogni caso - conclude - i problemi serissimi che ci stanno davanti non consentono di passare il tempo in una dialettica basata sulle note d'agenzia. D'ora in avanti ci dovremo concentrare sul sostegno all'iniziativa politica e di governo di Berlusconi e sulla definizione di un complesso di riforme sul quale sviluppare l'azione politica e parlamentare".
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02/04/2010
De Magistris: «Grillo, incontriamoci»
De Magistris: «Grillo, incontriamoci»
BOTTA E RISPOSTA A DISTANZA TRA L'EUROPARLAMENTARE IDV E IL COMICO. «Vuole andare da solo? Ne prendo atto. Sarà stato mal consigliato o è tratto in inganno»
| L'ex pm De Magistris (Ap) |
ROMA - «Sono amico di Grillo e condivido la maggior parte delle sue battaglie. Per questo lo invito ad un dibattito sereno e rispettoso, perché credo che la parte migliore del paese debba stare insieme». Luigi De Magistris europarlamentare dell'Idv in collegamento telefonico con il programma di radio2 «Un giorno da pecora» ha invitato Beppe Grillo, leader del movimento 5 Stelle, ad un confronto per chiarire le incomprensioni degli ultimi giorni.
Poi ha specificato: «Non ho litigato con Beppe Grillo. Io ho fatto una proposta. E cioè in questo scenario di deriva autoritaria o il centro sinistra si unisce a difendere la costituzione, nell'ambito delle differenza e delle rispettive autonomie dei partiti e dei movimenti, oppure le cose non si cambieranno. E allora ho detto e ripeto, dato che condividiamo con Grillo, ma anche con altri partiti nuovi della sinistra, tante battaglie, perché non cerchiamo la formula per camminare insieme? Grillo, invece, vuole stare da solo. Ne prendo atto».
Poi però l'europarlamentare ha aggiunto: «Forse Grillo è stato tratto in inganno, o consigliato male. Lui è intelligente e non posso credere che in questo scenario politico pensi di poter cambiare le cose lottando da solo». «Qualcuno ha interpretato questa sua proposta come un modo per intrufolarsi nel movimento di Grillo e mollare Di Pietro», gli fanno notare i conduttori Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. «Con Di Pietro c'è una sintonia politica, solida e importante. Non abbiamo litigato e non voglio fargli le scarpe». (Fonte Ansa)
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01/04/2010
«Il Pd è in piedi, ora deve accelerare»
«Il Pd è in piedi, ora deve accelerare»
Con una lettera ai coordinatori dei circoli del partito, il leader replica a critiche interne. Bersani: «La possibilità di cambiare il corso delle cose è legata alla capacità di offrire un'alternativa credibile»
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| Pier Luigi Bersani (Ansa) |
ROMA - Una lettera di risposta ad un'altra lettera, quella di 49 senatori del suo partito. Nonostante la «delusione» per la perdita del Lazio e del Piemonte «per una manciata di voti», il Pd «è in piedi», e ora deve «accelerare» sulla strada della costruzione dell'alternativa al governo del centrodestra. È quanto scrive il leader del Pd Pier Luigi Bersani proprio in una lettera ai coordinatori dei circoli del Pd.
LA MISSIVA - «La possibilità di cambiare il corso delle cose - si legge nella sua lettera - è legata alla nostra capacità di offrire un'alternativa positiva e credibile, di dare un'altra possibilità agli italiani. Adesso dobbiamo accelerare. Da qui dobbiamo ripartire mettendoci al lavoro per rafforzare il nostro progetto e per dare radicamento a un Partito democratico concepito come una grande forza popolare, presente con continuità ovunque la gente vive e lavora e capace di offrire proposte che abbiano un contenuto sempre più visibile e coerente. Diversamente, i rischi non solo di disaffezione dell'elettorato ma anche di radicalizzazione e di frammentazione impotente, non potrebbero che diventare più gravi».
«Le recenti elezioni regionali - scrive Bersani - sono state per tutti noi un passaggio importante, che ci mostra tutta la complessità e la profondità dei problemi che abbiamo di fronte. Il Partito democratico è in piedi. Sentiamo forte in queste ore la delusione per avere perso la guida di alcune regioni, e il Lazio e il Piemonte per una manciata di voti. La delusione è solo in parte attenuata dal fatto che abbiamo conquistato comunque la presidenza di sette tra le tredici regioni in palio: un risultato certamente non scontato alla luce dei rapporti di forza che si sono determinati nelle elezioni più recenti, tenendo conto che le elezioni regionali del 2005 si erano svolte dentro un altro universo politico». Prosegue Bersani: «Va rimarcato che per la prima volta dopo molto tempo, nel voto di domenica e lunedì scorsi si è verificato un arretramento consistente dei consensi del Popolo delle libertà, solo in parte compensato dalla crescita della Lega; le distanze tra il campo del centrodestra e il campo del centrosinistra sono oggi sensibilmente inferiori rispetto a un anno fa, e quindi pur dentro a elementi di delusione si apre uno spazio per il nostro impegno e per il nostro lavoro. Tuttavia, dal voto emergono chiaramente alcuni problemi di fondo nel rapporto tra i cittadini italiani e la politica: c'è una disaffezione crescente, che si manifesta come distacco e radicalizzazione, verso una politica che gli elettori percepiscono come lontana dai loro problemi. Una crisi sociale ed economica pesante fa sentire ogni giorno le sue conseguenze sulla vita dei cittadini, senza che dal governo arrivino risposte adeguate alla gravità dei problemi». «Il principale responsabile di questa situazione - continua la lettera di Bersani - è il presidente del consiglio; ma è una situazione che interroga anche noi». «Dobbiamo servire il Paese - sottolinea il leader democratico - raffigurandoci come un partito fondato sul lavoro, il partito della Costituzione, il partito di una nuova unità della nazione. Il Partito democratico è il partito di una nuova centralità e dignità del lavoro dipendente, autonomo, imprenditoriale e della valorizzazione del suo ruolo nella costruzione del futuro del Paese. È il partito che non accetta che il consenso venga prima delle regole e lavora per istituzioni più moderne rifiutando la chiave populista. È il partito che dà una risposta innovativa al tema delle autonomie nel quadro di una rinnovata unità nazionale. Avvieremo insieme un grande piano di lavoro incardinato su questi obiettivi».
Redazione online
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