27/05/2011

Berlusconi, al G8 nuovo attacco ai pm: «Aggredito anche il mio patrimonio»

Berlusconi, al G8 nuovo attacco ai pm: «Aggredito anche il mio patrimonio»

E FRATTINI: «LE PAROLE DEL PREMIER AL PRESIDENTE USA DENOTANO GRANDE SOFFERERENZA». E sullo sfogo a Obama: «Mio dovere spiegare la situazione in Italia»

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25/03/2011

I conti del Raìs: la lista segreta

I conti del Raìs: la lista segreta

Cento miliardi di dollari della Banca centrale distribuiti tra Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti

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12/08/2010

In Calabria resta il segreto sul patrimonio dei consiglieri

In Calabria resta il segreto sul patrimonio dei consiglieri

Silenzio sull' «anagrafe pubblica degli eletti», anche per i politici di Caserta. A Roma mancano i dati del sindaco. I Radicali denunciano: la legge esiste da 28 anni, ma non viene applicata

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24/05/2010

Berlusconi: con Veronica accordo equo

Berlusconi: con Veronica accordo equo

Poi rivela: «Nel 2000 ho subito un intervento per il cancro, ma forse non era necessario». Il Cavaliere parla dell'intesa sulla separazione raggiunta con la moglie: «Tutto il suo patrimonio sarà per i figli»

 

Veronica Lario, seconda moglie di Berlusconi. Tra i due è in corso la separazione (Lapresse)
Veronica Lario, seconda moglie di Berlusconi. Tra i due è in corso la separazione (Lapresse)

MILANO - A Veronica Lario andrà Villa Belvedere, la residenza di Macherio dove vive con i figli, la cui manutenzione resterà a carico di Silvio Berlusconi. Alla moglie, in base agli accordi di separazione, il Cavaliere passerà anche un appannaggio di 300 mila euro al mese, inferiore di oltre il 90% rispetto a quanto inizialmente chiesto dal suo avvocato. Questa, tuttavia, è una transazione equa, soprattutto per i figli. Ne è convinto lo stesso Berlusconi che lo spiega nel nuovo libro di Bruno Vespa, di cui sono state diffuse alcune anticipazioni. «Veronica è una donna che sa risparmiare - spiega il leader del Pdl - e tutto il suo patrimonio (100 milioni di euro, n.d.r.) sarà destinato ai nostri figli».

L'OPERAZIONE PER IL CANCRO - Berlusconi ha poi citato un altro episodio del suo privato, l'intervento chirurgico per cancro subito nel 2000. «Ho sempre avuto una grande fiducia in me stesso - ha raccontato il Cavaliere al giornalista -. E poi sa che le dico? Non sono nemmeno sicuro che quella operazione fosse necessaria. Sulla base dell'esperienza mi permetto di suggerire a tutti di farsi visitare da tre specialisti diversi prima di rassegnarsi a un intervento chirurgico».


15/05/2010

La Babele di bonus, contributi, sussidi i 101 modi per avere soldi pubblici

La Babele di bonus, contributi, sussidi i 101 modi per avere soldi pubblici

INCHIESTA ITALIANA. L'italiano medio può nascere, crescere e invecchiare a spese dello Stato. Da Sud a Nord premi per gli ecorisciò a pedali e aiuti a chi gioca alla lippa. Una giungla di vantaggi economici

 

ROMA - Gli appassionati del tartufo, alla fine, sono rimasti scornati. A poco è servito il doppio tentativo del senatore piemontese Luca Malan di concedere sgravi fiscali: norma bocciata sia in Finanziaria sia nel decreto "milleproroghe". E' andata meglio ai produttori di prosciutto, premiati dal Parlamento con un nuovo fondo da dieci milioni di euro. E così, nella primavera di una travagliata fase economica, anche chi lavora "derrate agricole a stagionatura prolungata" si è iscritto al club del contributo pubblico.

Insieme ai proprietari di montoni riproduttori, agli organizzatori di circhi e spettacoli viaggianti e a chi coltiva il ruscus, meglio noto come pungitopo. Insieme a chi pianta un albero nel proprio giardino ma anche a chi, nel suddetto orto, si limita a sfalciare il prato. A chi impianta un vigneto ma pure a chi lo espianta.


Abbiamo fatto un viaggio fra i soci di questo circolo immaginario, trovandone 101: sono i beneficiari di altrettanti, diversi, aiuti concessi dallo Stato e dalle Regioni, spesso e volentieri con fondi dell'Unione europea. Un percorso a zig-zag nel Paese dell'assistenza e dell'incentivo facile assegnato con funzione anti-ciclica, malgrado la carenza di risorse. Ci siamo imbattuti in figure mitologiche come l'ammansitore del cavallo della Murgia e l'alpeggiatore dell'alto Lazio: entrambi meritevoli di un sussidio. Fino a riconoscere la sagoma rassicurante dell'italiano medio - di famiglia dignitosa seppur non particolarmente agiata - che sotto l'ala protettrice di un governo liberista può nascere, crescere, invecchiare a carico dell'ente pubblico. Il primo sostegno lo riceve dallo Stato, sotto forma di bonus bebè (un prestito sino a 5 mila euro), poi ha diritto a chiedere nella maggior parte delle Regioni un buono scuola che arriva sino a 1.500 euro l'anno, godere - se meritevole - di borse di studio universitarie (media 2 mila euro) e, terminata la vita lavorativa, ottenere a 65 anni una social card da 480 euro o in alcune zone d'Italia un buono socio-assistenziale da 443 euro. E gli spetta, se ha un reddito inferiore a 15 mila euro e una moglie che non lavora, la vacanza "agevolata": grazie a un buono da 785 euro da spendere in lidi o stazioni montane. Sono le regole del welfare, si dirà. Ma quale parte, dell'enorme mole di risorse previste per sussidi, aiuti, contributi non si incanala nei mille rivoli dello spreco? E, soprattutto dove sono, visti gli asfittici bilanci, i soldi necessari a concedere queste agevolazioni?


SE LO STATO NON HA PIÙ SOLDI

Domanda legittima, questa, rileggendo la storia degli ultimi incentivi assegnati dal governo. Sconti sull'acquisto di lavastoviglie, forni elettrici, cucine, motocicli, collegamenti a Internet e motori marini fuoribordo. Poi, quando il decreto legge è stato convertito dalle Camere, ecco pure i soldi per gli acquirenti di battelli solari e per i produttori di bottoni. Trecento milioni a disposizione a partire dal 15 aprile scorso, con l'immediata avvertenza dei rappresentanti dei consumatori: "Questi incentivi sono una goccia nel mare, i fondi finiranno entro un mese", aveva detto Paolo Landi, presidente dell'Adiconsum. Esagerava: in ottimismo. A fine aprile erano già esauriti i fondi per incoraggiare l'acquisto dei ciclomotori. Non è andata meglio, l'anno scorso, per le biciclette: la prima tranche di contributi è volata via in tre settimane, la seconda è stata bruciata addirittura in 4 giorni. Agevolazioni utili a far rifiatare l'economia? Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha definito "parziale" l'intervento statale, sottolineando che settori-chiave quale l'arredamento sono stati esclusi dagli incentivi. "Adesso tocca anche allo Stato stringere la cinghia", il grido di battaglia della leader degli industriali.

Musica per le orecchie del "rigorista" Tremonti, omaggiato dall'
Economist per aver impedito il "solito mercanteggiamento" durante il dibattito sulla Finanziaria. Eppure è sempre in azione, la macchina del contributo: basta dare una rapida occhiata alla tabella F della legge, quella che elenca gli "importi da iscrivere in bilancio in relazione alle autorizzazioni di spesa recate da leggi pluriennali": e lì, accanto ai fondi accantonati "per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale", ci sono le ultime spesucce (4 milioni) per i mondiali di nuoto di Roma dell'anno scorso e gli oltre sette milioni da distribuire alle imprese italiane che vogliono realizzare alloggi popolari in Libia: una misura contenuta nel trattato di "amicizia" siglato con Gheddafi nel 2008. Ma è nelle regioni che le maglie della finanza pubblica si allargano. Ed è lì che, a dispetto dei patti di stabilità, trionfa contributo selvaggio. Ma dove sono le centrali dello spreco?

DALLA SICILIA AL FRIULI

Non è solo una questione meridionale. I 101 modi per chiedere i soldi all'ente pubblico costringono a spostamenti repentini da Sud a Nord, da Palermo a Udine. In Sicilia, per dire, puoi chiedere un premio annuo (con fondi europei) se allevi un animale in via d'estinzione: un asino pantesco vale 500 euro, una capra girgentana 200. O puoi salire sulla rutilante giostra dei finanziamenti allo sport: fondi sempre più ridotti, che suscitano le lamentele del Coni, ma meccanismi di erogazione che premiano chi gioca in serie A, anche in campionati sconosciuti, o chi propaganda prodotti tipici: capita così che il ricco Palermo Calcio di Zamparini incassi un contributo non proprio irrinunciabile da 123 mila euro e che ad essere bagnati dai soldi pubblici risultino 46 club di pallatamburello, 20 di pallapugno e sette associazioni che praticano la lippa e il tiro alla fune. Evviva.

In Puglia si ritrova l'asino protetto, stavolta quello di Martina Franca, ma merita rispetto anche il cavallo della Murgia: le azioni per tutelare i due animali costano 205 mila euro, che se ne vanno anche per organizzare corsi di "ammaestratore" e "ammansitore". Vanno a pedali, e non a trazione animale, i risciò finanziati dall'amministrazione Vendola per accompagnare gli sposi all'altare, all'interno di uno dei 422 progetti giovanili che hanno contribuito al successo del governatore pugliese. Naturalmente, c'è già un nuovo bando. "Ritorno al futuro", sempre in Puglia, garantisce la frequenza di un master post-universitario all'estero con contributi, per singolo studente, da 25 mila euro. Qualche ente di formazione ne ha approfittato, e pur di incamerare quattrini ha organizzato in Polonia e in Spagna corsi tenuti da professori baresi in italiano. E' scattata un'inchiesta.


In Molise, la Regione sostiene generosamente il ritorno in patria degli emigrati: pagando, con contributi sino a 2000 euro a testa, il viaggio per interi nuclei familiari, ma anche il trasporto delle masserizie e il rimpatrio delle salme.


Non solo le Regioni, ma anche parchi e comunità montane sono una fonte cui attinge chi cerca aiuti finanziari. Risalendo la Penisola, il cacciatore di contributi può far tappa nel parco dei Monti simbruini, in provincia di Roma, che garantisce 500 euro l'anno ai pastori e agli allevatori che conducono il bestiame all'"alpeggio". O nella comunità montana della Valle di Scalve, nel Bergamasco, che offre - con risorse regionali e strutturali - somme a fondo perduto a chi falcia i prati e si impegna a tenerli in ordine, a chi pulisce i boschi da masse di legna o sistema le mulattiere. E a chi, ancora, ristruttura le malghe. Non è l'unico ente a concedere contributi del genere, sopra la linea gotica. Il viaggio si avvia a conclusione proprio sulle Alpi, nella Val d'Aosta che, per difendere le sue aree sciistiche, copre fino all'ottanta per cento del prezzo di acquisto di motoslitte usate. E ha l'ultima tappa in Alto Adige, dove Provincia autonoma e Comuni erogano fondi per installare segnali sui sentieri di montagna. E dove la magistratura ha aperto un'inchiesta dopo aver scoperto che tre quarti dei cartelli installati da un'associazione turistica - che ha ricevuto contributi europei - contiene indicazioni in una sola lingua: il tedesco. Una giungla di vantaggi economici, fiscali, contributivi dove si annidano paradossi e inefficienze. Quali?


L'ITALIA DEI DOPPIONI

L'ultima relazione del ministero dello Sviluppo economico sul sistema degli incentivi alle imprese è dell'estate del 2009: 97 pagine di un documento analitico, nel quale è scritto come sono stati spesi, nell'anno precedente, i 12 miliardi di euro concessi alle aziende dei settori più svariati. E già nelle prime valutazioni, i tecnici del ministero denunciano "l'elemento di maggiore criticità: la numerosità degli interventi": nel Paese, fra il 2003 e il 2008, sono stati censiti 1.307 interventi agevolativi diversi, 91 nazionali e 1.216 regionali. Misure figlie di un ampio ventaglio di leggi, molte delle quali oggi inattive o sterilizzate dalla mancanza di fondi: oltre a capisaldi come credito d'imposta e 488, sono elencate norme per la valorizzazione degli stilisti o per la demolizione di navi obsolete, all'interno di un ginepraio che, scrivono gli autori della relazione, evidenzia "fenomeni di sovrapposizione e duplicazione degli strumenti di agevolazione, una polverizzazione di interventi che si traduce in diseconomie nell'utilizzo delle risorse finanziarie".

Anche il settore della solidarietà non fa eccezione: se è vero che a Palermo, negli uffici della Regione, da anni è in corso uno strisciante tira e molla con lo Stato per la gestione (e l'onere finanziario) di borse di studio, assegni scolastici, contributi a chi ha subito estorsioni e richieste usuraie, speciali elargizioni ai parenti delle vittime della mafia: misure presenti sia nella legge regionale che in quella nazionale.


E non mancano le contraddizioni: come i buoni scuola teoricamente riservati ai meno abbienti che in Lombardia finiscono nelle tasche di 4 mila famiglie con reddito fra i 100 e i 200 mila euro annui, alcune delle quali residenti nelle zone più ricche di Milano, da piazza San Babila alla Galleria Vittorio Emanuele. O come, in agricoltura, i contributi per l'impianto ma anche per l'espianto dei vigneti: questi ultimi concessi da diverse regioni dopo che l'Unione Europea - visto il calo nei consumi del vino - ha stabilito che bisogna ridurre la superficie coltivata a vite: e per questo scopo ha messo a disposizione oltre un miliardo di euro in tre anni, fino al 2011. Con finanziamenti che vanno dai 1.740 ai 14.760 euro ad ettaro. I rubinetti della spesa, insomma, non si chiudono. Anche se le politiche di sostegno cambiano con l'evolversi della società. Come?


ISLAM E TRADIZIONI COSTOSE

Un paese multietnico e in viaggio verso il federalismo favorisce l'integrazione con gli immigrati islamici ma, insieme, la difesa delle tradizioni locali. Con nuove agevolazioni pubbliche. Una di queste è l'inserimento fra le prestazioni del servizio sanitario nazionale della pratica della circoncisione, misura attuata in forma sperimentale - fra le proteste della Lega e l'obiezione di coscienza di diversi medici - negli ospedali di tre regioni del Nord: Liguria, Piemonte e Friuli.

Intanto, in attesa dei decreti attuativi sul federalismo fiscale le regioni "autonome" raddoppiano gli sforzi per tutelare la propria specificità. Il Friuli Venezia Giulia del tenace sogno bilingue ha anticipato i tempi: e già nel 2000 stanziò quattro miliardi, poi diventati cinque milioni di euro, per chi volesse studiare i celti o si ispirasse a loro per progetti culturali. Nella regione del Nord-est, in virtù di leggi nazionali e regionali, è possibile a tutt'oggi usufruire di finanziamenti per la diffusione del marilenghe, la lingua locale, che pesano sul bilancio per quattro milioni di euro l'anno. C'è chi ha ottenuto una fetta di questi finanziamenti per tradurre Brecht o per realizzare il T9 per cellulari in friulano. Anche la Sardegna difende a suon di quattrini la propria lingua. E ogni anno elargisce contributi per la produzione di notiziari radio e di programmi televisivi in sardo. L'ultimo bando della Regione porterà sugli schermi i format "Die pro die" e "Mannigos de attualidade". E nelle casse delle due emittenti vincitrici 75 mila euro.

EMANUELE LAURIA


20/11/2009

Piersilvio Berlusconi e il patrimonio «Quello che decide papà va bene»

Piersilvio Berlusconi e il patrimonio «Quello che decide papà va bene»

 

«L'ESPOSTO CONTRO SKY ERA DOVEROSO». Il figlio del premier: «No alla vendita del Milan. Cedere Villa Certosa? Per me è indifferente»

 

Piersilvio Berlusconi (Imagoeconomica)
Piersilvio Berlusconi (Imagoeconomica)

MILANO - La spartizione dell'impero di famiglia non lo preoccupa. La possibile vendita di Villa Certosa lo lascia «indifferente», mentre, da tifoso, si augura che il Milan non venga ceduto. A cena mercoledì sera con i giornalisti a Montecarlo, dove ha lanciato la nuova offerta di cinema on demand sul digitale terrestre di Mediaset, Piersilvio Berlusconi non ha fatto mistero della sua personale «sofferenza» per le polemiche che negli ultimi sei mesi hanno coinvolto il premier. «Quello che decide mio padre va benissimo» ha spiegato riferendosi alle questioni patrimoniali. Quanto alla politica, la convinzione di Berlusconi jr è netta: nonostante i dissidi nella maggioranza, il capo del governo non getterà facilmente la spugna.


SKY - In qualità di vicepresidente di Mediaset, il figlio del Cavaliere spiega che l'esposto presentato dal Biscione all'Antitrust contro Sky e contro l'iniziativa di lanciare una chiavetta per la fruizione del digitale terrestre era «doveroso». «L'annuncio di Sky - ha detto Piersilvio è anticoncorrenziale. Era giusto, addirittura doveroso, fare un esposto all'Antitrust per tutelare gli interessi di Mediaset e del consumatore finale. La chiavetta - ha precisato - darà una visione parziale sul digitale terrestre. La nostra è stata una risposta normale».

LE DIECI DOMANDE - Sky a parte, Berlusconi jr non si è sottratto a domande sulla sua famiglia e sull'attualità politica. «Sono stati sei mesi di sofferenza. Penso alla magistratura, ai giornali- ha spiegato. Un clima che fa male a me e fa malissimo a mia sorella Marina. Forse perché io sono iper-operativo, sono sempre concentrato sul mio lavoro, mentre lei rappresenta più la holding di famiglia» ha aggiunto. Qualcuno ha citato le dieci domande di Repubblica e le risposte date a Bruno Vespa anziché al quotidiano: «Perché, pensate che se avesse risposto direttamente a D'Avanzo, avrebbero smesso di porgliele?», ha risposto Berlusconi jr. rivolto ai giornalisti. Ma poi, con un sorriso, ha appuntato la spilletta di Mediaset Premium sulla giacca della cronista di Repubblica: «Mi raccomando, la tenga!».

LA CONDANNA - La recente sentenza sul lodo Mondadori, che ha condannato la Fininvest a risarcire 750 milioni alla Cir, ha ribadito poi Piersilvio Berlusconi, «non ha avuto nessun impatto su Mediaset: siamo in condizioni di difenderci bene. Certo - ha ammesso - la reazione in Fininvest e quella mia personale è stata brutta: abbiamo vissuto tutto come un sopruso assoluto». Alla domanda, invece, sui dissidi nella maggioranza di governo e sulla possibilità che si vada a elezioni anticipate, il figlio del premier non si è sbilanciato: «Non mi fate parlare di politica». Una battuta, però, se l'è lasciata scappare: «Mio padre molla? Non esiste?».

IL MILAN E VILLA CERTOSA - Infine c'è spazio per due battute su Milan e Villa Certosa. E se il primo non si tocca («non penso che ci siano piani di cessione») la seconda lascia «indifferente» il figlio del presidente del Consiglio. «Io in Sardegna non vado mai, per me non sarebbe un problema» dice Piersilvio a proposito della possibile vendita della residente estiva del premier.


04/08/2009

Barbara Berlusconi attacca il premier

Barbara Berlusconi attacca il premier

 

L'intervista su Vanity Fair, posa con il secondogenito Edoardo. In politica non va distinto il pubblico dal privato

 

Barbara Berlusconi sulla copertina di
Barbara Berlusconi sulla copertina di VANITY FAIR

ROMA - Il futuro potrebbe essere in Mondadori, il presente non prevede lotte fra figli per il patrimonio di Silvio Berlusconi: «A oggi non c’è nessuna lotta. E, se mio padre è uomo giusto ed equo, non ce ne saranno nemmeno in futuro». A parlare è Barbara Berlusconi, una delle figlie del premier e di Veronica Lario, intervistata da Giovanni Audiffredi per Vanity Fair in edicola da mercoledì. Barbara confessa «dolore» per la crisi fra i genitori e quando le chiedono se si tratta della fine di un grande amore dice: «Sono sicura che lo sia stato per la mamma. Però di certo, in trent’anni di vita insieme, hanno sempre avuto a cuore il reciproco bene». Perché ha chiamato il suo secondo figlio Edoardo? «Si è ripetuta la stessa situazione di quando è nato Alessandro (il primogenito, di 21 mesi, ndr). Anche questa volta mio padre mi ha chiesto: ’Edoardo, che cosa mi rappresenta?’. Poi mi ha suggerito Silvio, Luigi, Paolo. Diciamo che ho di nuovo preferito interrompere la tradizione di famiglia».

IL PADRE - Silvio Berlusconi, come premier, gode di consenso e popolarità. Come uomo, non è detto che debba essere un santo: lo ha ammesso anche lui. Che ne pensa, una quasi laureata in filosofia, di questa apparente contraddizione? «Penso che una società esprima un senso della morale comune. I rappresentanti politici che sono chiamati a ben governare, a far prosperare la comunità, sono anche tenuti a salvaguardare i valori che essa esprime, possibilmente a elevarli. Non credo, quindi, che un uomo politico possa permettersi la distinzione tra vita pubblica e vita privata». Che cosa ha pensato delle attenzioni che suo padre ha avuto nei confronti di Noemi Letizia, una ragazza che in apparenza non dovrebbe avere alcun vincolo con lui? «Mi ha stupito. È una dimensione che non ha mai fatto parte del mio quotidiano. La mia storia è quella di una ragazza che ha vissuto la sua giovinezza in modo sereno e normale. Non ho mai frequentato uomini anziani. Sono legami psicologici di cui non ho esperienza».

FRANCESCHINI - Poi c’è stato l’affondo del segretario del Pd Dario Franceschini: ’Fareste educare i vostri figli da un uomo come Silvio Berlusconi’. Le parole di Franceschini l’hanno offesa? «Non credo che Franceschini ce l’avesse con noi, figli di Berlusconi. Non è un episodio che ritengo grave o insultante. Credo parlasse di identità culturali diverse. Certo, era un attacco personale e non solo politico a Silvio Berlusconi, perché gli negava la capacità di essere padre. Ci potevano essere margini di ambiguità, le parole di Franceschini erano facilmente travisabili. Per questo mi sono limitata a puntualizzare quello di cui sono fermamente convinta: l’educazione e i valori che mi sono stati trasmessi dalla famiglia, e anche da mio padre, sono quei valori che mi hanno permesso di crescere nel rispetto di me stessa e degli altri. Con il senso della famiglia, l’osservanza delle regole e di tutti quei principi che sicuramente Franceschini avrà cercato di trasmettere ai suoi figli».

IL COMPAGNO - L’estate scorsa Alessandro è stato fotografato con nonno Silvio e nonna Veronica. Quasi il simbolo di una ritrovata unità. «E’ vero - dice la figlia del Cavaliere - la nascita di Alessandro aveva portato grande armonia, e i miei genitori si erano ritrovati intorno al nipotino. E’ stato un momento bello per tutti. Papà tornava a casa più spesso, era un’occasione di contatto in più». Non sposa Giorgio Valaguzza, il padre dei suoi figli? «In questo momento siamo una coppia felice che non avverte l’esigenza del matrimonio. Del resto, nessuno mi ha mai chiesta in moglie. E non sto lanciando un messaggio», sottolinea. Dove vi siete conosciuti? «Otto anni fa, a Porto Rotondo. Colpo di fulmine, ma solo per me. Lui non ne voleva sapere: avevo 16 anni e lui 22, a quell’età le differenze si fanno sentire. Poi, immaginate un ragazzo che esce con una che ha la scorta al seguito. Forse il fatto che Giorgio in tanti anni abbia saputo dirmi parecchi no mi ha convinto che è l’uomo sincero e diretto che ho sempre cercato». Alti e bassi? «Certo. C’è stato tutto - dice Barbara Berlusconi - parecchi scivoloni, quello che accade in una normale coppia giovanissima». Uno di quegli scivoloni ha fatto parlare. I paparazzi la sorpresero fuori da un locale notturno a Milano. Le foto vennero pubblicate in parte dal settimanale Chi, poi da Novella 2000. «Sono gelosa anch’io, e mi è capitato di dover fare buon viso a cattivo gioco. Solo che, se succede a me, è tutto amplificato. In quelle foto non c’era nulla, neanche un bacio. Ho sbagliato io a dargli peso. E il caso è montato. A dirla tutta, in passato ci sono state cose più serie: io e Giorgio ci siamo anche lasciati. Ma continuavo a cercare in altri quello che avevo visto in lui. La verità è che, dopo otto anni, sono ancora innamorata. Lui mi sa capire e mi dà equilibrio».

IL PATRIMONIO - Uno dei tormentoni che riguardano voi Berlusconi è la presunta lotta tra figli per il patrimonio. Che cosa c’è di vero? «A oggi non c’è nessuna lotta. E, se mio padre è uomo giusto ed equo, non ce ne saranno nemmeno in futuro». La vicenda del divorzio quanto le pesa, come figlia? «Il dolore è grande, un valore e una realtà si stanno sgretolando. Più forte è il senso dell’unione familiare che uno ha, e nel mio caso è molto forte, più si amplifica la delusione. Ma almeno noi fratelli stiamo vivendo questo momento in età consapevole. Voglio essere vicina a entrambi i miei genitori, perché quello che non traspare all’esterno è che la loro sofferenza è profonda e tocca entrambi». E’ la fine di un grande amore? «Sono sicura che lo sia stato per la mamma. Però di certo - prosegue - in trent’anni di vita insieme, hanno sempre avuto a cuore il reciproco bene». A molti è apparso un matrimonio troppo privato e troppo poco pubblico. Sua madre non ha quasi mai fatto la First Lady. «Mia madre - prosegue - ha avuto un solo grande interesse: tutelare la sua famiglia. Ed è stata una bella famiglia. In questo senso, ha fatto un grande lavoro, con continua dedizione, e non so come ringraziarla. Non è nella sua natura essere una donna pubblica, e con mio padre c’è sempre stato un rispetto reciproco dei ruoli». Qual è il suo futuro lavorativo? «Io lavoro già. Dal 2003 sono nel Consiglio di Amministrazione di Fininvest, ho interessi immobiliari e finanziari e di recente mi sono impegnata nel progetto della galleria Cardi Black Box. Non so se oggi quello che voglio è solo un ruolo diverso nelle aziende di famiglia. Ma ho la passione per l’editoria, e mio padre ha sempre visto in me delle qualità che potevano essere adeguate per questo settore. Lui ha sempre pensato che, quando ne avessi avuto le capacità, mi sarei occupata di Mondadori», dice ancora Barbara Berlusconi. Dove va in vacanza? «Per me le vacanze in Sardegna sono sempre state una consuetudine. Con me e Giorgio, a Villa Certosa, verranno alcune coppie di amici con i loro figli. Sarà un’estate serena, in famiglia».


25/06/2009

Fisco, a Padova falsi poveri in case popolari ma con Porsche e Jaguar

Fisco, a Padova falsi poveri in case popolari ma con Porsche e Jaguar

 

Tenore di vita da vip e redditi effettivi non dichiarati. Operazione delle Fiamme Gialle che ha indagato gli assegnatari delle vecchie «case popolari»

 

PADOVA - Una serie di falsi poveri sono finiti nel mirino delle Fiamme Gialle padovane, che hanno scandagliato le situazioni reddituali e patrimoniali di assegnatari delle vecchie «case popolari», che presentano indici di capacità contributiva non in linea con i redditi dichiarati. Scoperti tre padovani assegnatari di case popolari che nei parcheggi degli alloggi tenevano una Porsche Cayenne, una Porsche Carrera 911, una Volkswagen Tuareg ed una Jaguar, veicoli dal valore complessivo di circa 300.000 euro. A Cittadella scoperti invece tre «poveri» imprenditori , proprietari rispettivamente di una BMW M3, una Porsche Carrera S911 ed una Porsche Carrera 911. Dalla successiva attività investigativa è emerso un tenore di vita da vip e redditi effettivi non dichiarati pari a oltre 1 milione di euro.

GLI ESEMPI - Un quarantanovenne, titolare di una ditta di abbigliamento, oltre alla Porsche «Carrera 911» del valore di 76.000 euro, risulta essere proprietario di una villa in città e di una casa in Sardegna, per un reddito complessivo ricostruito dalle fiamme gialle di quasi 250.000 euro. A fronte di tale ricchezza, negli ultimi quattro anni aveva dichiarato in media un reddito annuale pari a 2.500 euro. Un trentaduenne, titolare di una ditta immobiliare, oltre alla BMW «M3» del valore di 66.000 euro, risulta proprietario di una moto Ducati «Supersport», di un autocaravan Mercedes «Viano», di una barca a vela di 13 metri «Bavaria 42» del valore di 120.000 euro, di 5 immobili tra ville ed appartamenti in città e in una nota località montana, per un reddito complessivo ricostruito dalla Guardia di Finanza pari a circa 500.000 euro. Negli ultimi quattro anni aveva dichiarato mediamente un reddito annuale di 12.750 euro. Caso analogo per un trentottenne, socio di una azienda dedita al commercio di legname, oltre alla Porsche Carrera S911 del valore di 68.000 euro, risulta essere proprietario di una moto BMW, per un reddito complessivo ricostruito di quasi 200.000,00 euro, mentre negli ultimi quattro anni aveva dichiarato in media un reddito annuale di 7.000 euro. Complessivamente l'attività di controllo nei confronti dei soli sei «falsi poveri» ha permesso ai finanzieri del Comando Provinciale di Padova di accertare l'occultamento all'Erario di redditi effettivi pari a oltre 2 milioni di euro.


08/03/2009

E il re dei casinò rischia la bancarotta

E il re dei casinò rischia la bancarotta

 

Sheldon Adelson, repubblicano radicale, ha perduto il 95% del suo patrimonio di 27 miliardi di dollari

 

 

Sheldon Adelson, il re dei casinò di Las Vegas
Sheldon Adelson, il re dei casinò di Las Vegas

«A Las Vegas il tempo passa in modo gradevole. Questa è una buona notizia, ma è anche una cattiva notizia perché al presidente Obama i posti dove ci si diverte non piacciono: dice che i soldi dei contribuenti non devono andare a luoghi come Las Vegas». «Voglio fare una ricerca e istituire un premio per la città più noiosa. Magari viene fuori che è Chicago».

Circondato ancora da una vastissima popolarità, trattato con rispetto anche dai politici e dalle lobby che lo contrastano, il presidente americano non aveva fin qui subito attacchi di questa durezza. Tantomeno da un grande imprenditore come Sheldon Adelson, il re dei casinò di Las Vegas, uno che fino a un anno fa si faceva chiamare Sheldon III: non per motivi dinastici, ma perché a fine 2007 Forbes l'aveva incoronato terzo uomo più ricco d'America, con un patrimonio personale di 27 miliardi di dollari. Ma oggi Adelson è un uomo furioso e disperato: in poco più di un anno il figlio di un tassista ebreo lituano che 63 anni fa, quando ne aveva appena 12, cominciò a guadagnarsi da vivere a Boston vendendo giornali, è passato da una ricchezza spropositata alla distruzione del 95 per cento del suo patrimonio. E ora rischia la bancarotta. Con l'impennata dei prezzi dei carburanti prima e con la crisi finanziaria poi, gli americani hanno ridotto i loro pellegrinaggi a Las Vegas.

Un guaio doppio per Adelson che non solo aveva costruito giganti come il "Palazzo" e il "Venetian" - 4000 suite e 19 ristoranti - ormai difficilissimi da riempire, ma aveva inventato il business delle "convention" aziendali e delle fiere, come quella dell'elettronica che si tiene in gennaio. Il crollo del sistema creditizio ha fatto precipitare soprattutto questo business. E le poche banche che, rispettando vecchi impegni, avevano continuato a ricompensare i loro "broker" e i funzionari più produttivi con una vacanza a Las Vegas, hanno fatto marcia indietro dopo le scudisciate del leader democratico. Adelson non ci ha pensato due volte e ha attaccato a testa bassa. Del resto lui, oltre ad essere un imprenditore in difficoltà, è pure un repubblicano a trazione integrale: uno impegnato nella difficile impresa di spostare più a destra l'Aipac, la lobby degli ebrei americani che ha un'enorme influenza sulla Casa Bianca. Oggi Sheldon se la prende con Obama con la stessa durezza con la quale l'anno scorso aveva attaccato Olmert perché aveva aperto alla costituzione di uno Stato palestinese indipendente. Col predecessore di Obama Adelson aveva una rapporto talmente familiare da prendersi qualche libertà di troppo.

Un anno fa era andato alla Casa Bianca per invitare Bush a diffidare dell'eccessiva disinvoltura con cui, a suo avviso, l'allora Segretario di Stato Condoleezza Rice si muoveva in Medio Oriente («sta costruendo la sua immagine, non si preoccupa della coerenza della tua politica»). Alla fine raccontò che Bush lo aveva abbracciato ma gli aveva spiegato che non poteva opporsi al doppio Stato perché «non posso pretendere di essere più cattolico del Papa» (frase ufficialmente smentita dalla Casa Bianca). Adelson non ha mai tentato, neanche tatticamente, il dialogo coi democratici. E nemmeno loro hanno mai provato ad avvicinare un miliardario divenuto celebre per frasi come «l'Islam radicale e la legge che dà ai sindacati piena libertà di accesso nelle aziende sono le due principali minacce che pesano sulla nostra società ». Ma il padrone del gruppo Sands ha ugualmente considerato le parole del presidente su Las Vegas un affronto, oltre che un colpo mortale al suo "business", perché Adelson si considera, in fondo, un benefattore: uno che ha creato decine di migliaia di posti di lavoro. Certo, il gioco d'azzardo non è un modello di crescita virtuosa della società, ma Obama durante la campagna elettorale non aveva mostrato di disprezzarlo troppo, quando era andato a battere Hillary Clinton nei caucus del Nevada, tenuti proprio nei casinò. Sheldon - un uomo pieno di energia nonostante i 75 anni e una malattia che ha colpito nervi e muscoli, costringendolo su una sedia a rotelle - schiuma rabbia: aveva conquistato il suo sterminato impero con le unghie, è stato per decenni un super-ricco che nonostante i miliardi e il "jumbo jet", un Boeing 747 lungo 70 metri usato come aereo personale, ha avuto sempre il "complesso di Calimero": la sensazione di non essere mai preso abbastanza sul serio, di essere maltrattato, come nella sua infanzia a Boston, dove «noi ragazzi ebrei venivamo sistematicamente picchiati dai nostri coetanei irlandesi».

La sua rivincita era stata quella di aver affiancato Warren Buffett e Bill Gates in cima alla classifica dei miliardari, di essere diventato il grande finanziatore della lobby ebraica, addirittura di aver avuto un ruolo nella disputa delle Olimpiadi del 2008 a Pechino: fu, infatti, proprio lui, l'imprenditore che sta costruendo una nuova Las Vegas a Macao, ad aiutare il governo cinese ad evitare che il Congresso Usa lanciasse un'offensiva contro l'assegnazione dei Giochi a un Paese responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. I democratici avevano presentato una risoluzione in questo senso, ma Adelson attivò il suo amico Tom DeLay, allora capo della maggioranza repubblicana: il veto alla Cina finì in un cestino. Ma successi e gloria sono svaniti nell'arco di pochi mesi: adesso Adelson capeggia un'altra classifica della rivista "Forbes": quella dei miliardari che hanno perso di più nel 2008.

In dodici mesi ben 24 miliardi di dollari dal suo patrimonio sono andati in fumo. Segue, al secondo posto, Warren Buffett, che ha perso 16,5 miliardi. L'azione della Sands (la sua holding ha mantenuto il nome del primo casinò da lui acquistato, quello in cui si esibiva Frank Sinatra) che nel 2007 era arrivata a quotare 144 dollari, ora a Wall Street vale meno di due dollari. Sull'orlo della bancarotta, Adelson si sente abbandonato e anche disprezzato, mentre gli altri settori in crisi vengono aiutati. «Eppure - contrattacca - a Chicago (la città di Obama) ci sono nove casinò. Lì, però, le "convention" si possono fare, ci si annoia abbastanza. A meno che - Dio non voglia - a qualcuno non venga in mente di andare a divertirsi in una casa gioco. Ma l'importante è che i dollari pubblici non arrivino fino a Las Vegas. Eppure il gioco d'azzardo è legale in 30 Stati Usa».

E così, anche se rischia la bancarotta e se è stato costretto a sospendere la costruzione di nuovi alberghi a Las Vegas e in Cina, Adelson adesso vuole dimostrare il suo "impegno sociale" andando avanti col nuovo Sands di Bethlehem, in Pennsylvania, antica città siderurgica diventata una città fantasma. Il nuovo casinò aprirà il 22 maggio proprio nei capannoni della vecchia acciaieria: 3000 "slot machine" al posto del treno di laminazione.

Massimo Gaggi