27/04/2012
La Cina e il mistero dell'attivista cieco
La Cina e il mistero dell'attivista ciecoChen Guangcheng dovrebbe essere fuggito dalla sua abitazione nel nordest del paese. Secondo voci non confermate sarebbe nell'ambasciata americana a Pechino: si è battuto contro gli aborti forzati
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13/01/2012
Pechino, uova contro l'Apple Store
Pechino, uova contro l'Apple StoreIn seguito ad alcuni tafferugli l'azienda di Cupertino decide di sospendere momentaneamente la vendita del nuovo iPhone nei negozi della capitale cinese. I clienti, in fila da ore, protestano violentemente fino all'intervento della polizia.
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24/07/2011
Cina, incidente a treni ad alta velocità Un'italiana tra le vittime
Cina, incidente a treni ad alta velocità Un'italiana tra le vittimeDue carrozze precipitano in un fiume. Almeno 35 morti e oltre 200 feriti. Il primo treno, a causa di un fulmine, si blocca su un ponte. Il secondo non riesce ad arrestarsi in tempo
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11/11/2010
Google Maps, Tokyo-Pechino? Si fa in moto d’acqua
Google Maps, Tokyo-Pechino? Si fa in moto d’acquaLe indicazioni stradali del motore di ricerca a volte sono bizzarre. Dal Giappone alla California il mezzo consigliato è per esempio la canoa, idem per il tratto Shangai-Sidney. Errori? Non proprio. E a Natale...
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25/08/2010
Cina, enorme ingorgo di 100 km causato da traffico illegale di carbone
Cina, enorme ingorgo di 100 km causato da traffico illegale di carboneIl serpentone di automezzi, formatosi ormai 11 giorni fa, procede alla velocità di un chilometro all'ora. La denuncia dei camionisti: l'interminabile coda dovuta a un aumento di materiale proveniente da miniere illegali
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04/08/2010
In Cina arriva l'autobus che passa sopra alle auto
In Cina arriva l'autobus che passa sopra alle autoFunziona ad energia elettrica e solare e raggiunge i 60 chilometri orari. Alto cinque metri, largo sei, permette alle vetture di scorrere sotto, facilitando la viabilità

PECHINO - Macchè allargare le strade e spendere milioni; moltiplicare le corsie preferenziali per i mezzi pubblici, perennemente occupate da interminabili file di macchine o costruire nuove linee della metro. In Cina, dove si contano oltre 60 milioni di vetture, la soluzione per evitare che perlomeno gli autobus non rimangano imbottigliati nel traffico si chiama «3D Express Coach»: un curioso mezzo di trasporto, per di più ecosostenibile, che le auto attraversano letteralmente. Irrealistico? Non proprio.
IL BUS SCAVALCA-TRAFFICO - L'ultima bizzarria (dagli intenti più che seri) per risolvere l'annoso problema dell'intasamento delle strade arriva ovviamente dalla popolosa Cina. La descrive il portale tecnologico Engadget. Il futuristico autobus gigante, una sorta di metrotranvia sopraelevata, permette alle auto (di meno di 2 metri d'altezza) di scorrere sotto, facilitando di conseguenza la viabilità. Presentato a maggio dalla compagnia Shenzhen Huashi Future Parking Equipment, in occasione della 13esima fiera internazionale dell'high-tech a Pechino (la Chitech), il bus-galleria (anche noto come "bus veloce tridimensionale") è alto quasi cinque metri, largo sei, con due livelli: i passeggeri salgono al piano superiore, mentre i veicoli scorrono sotto. Come in un tunnel-viaggiante.
PROGETTO - Funziona ad energia elettrica e solare e raggiunge, annota l'Huffington Post, i 60 chilometri orari. Nell'ultramoderno mezzo trovano posto dai 1.200 ai 1.400 passeggeri. Che non devono preoccuparsi di arrivare in ritardo in ufficio perchè l'autobus di turno è rimasto bloccato nel traffico. I progettisti sostengono che «3D Express Coach» possa ridurre così la congestione stradale di almeno il 20-30 per cento. L'idea cinese, indubbiamente, è sensata, commentano numerosi blogger. Tuttavia, non è ancora chiaro come venga risolto il problema di vetture che superano i due metri d'altezza, di camion o grossi fuoristrada che non possono effettivamente scorrere sotto il bus. Indipendentemente da queste preoccupazioni la costruzione dei primi 185 chilometri di tratta è già stata fissata per la fine 2010 a Mentougou, nel distretto di Pechino. Il costo per costruire il bus e un percorso di 40 chilometri è stimato in 500 milioni di yuan (58 milioni di euro), decisamente meno di una nuova linea della metropolitana.
Elmar Burchia
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19/06/2010
La Cina apre a Obama, yuan più flessibile
La Cina apre a Obama, yuan più flessibileVALUTE E POLITICA. L'annuncio di Pechino dopo le pressioni di Washington: «La ripresa dell'economia cinese ha acquistato solidità»
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| Lo yuan diventa un poco più flessibile (Reuters) |
Pechino accontenta Obama. La Cina renderà «più flessibile» la sua valuta, lo yuan. Lo afferma la Banca Centrale cinese in una nota. La Cina sta subendo da diverso tempo forti pressioni, in particolare dagli Usa, per aumentare il valore dello yuan in modo da correggere gli squilibri nel commercio internazionale e favorire la ripresa economica. La decisione di Pechino è stata definita «molto incoraggiante» dal direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn.
CONTENUTO AUMENTO - La decisione di rendere «più flessibile» il tasso di cambio dello yuan, afferma la «People's Bank of China» in un comunicato diffuso sul suo sito web, è stata presa considerando che «l'economia globale si sta gradualmente riprendendo». «La ripresa e la crescita dell'economia cinese ha acquistato solidità con il rafforzamento della stabilità economica», prosegue il comunicato. Di conseguenza, «è desiderabile procedere ulteriormente con la riforma del tasso di cambio del reminbi (un altro nome dello yuan) e incrementare la flessibilità del tasso di cambio». La Banca Centrale cinese precisa che «un'enfasi costante verrà messa nel riflettere l'offerta e la domanda del mercato in riferimento ad un paniere di monete. La fascia di oscillazione rimarrà la stessa che è stata annunciata in precedenza sul mercato interbancario delle valute». Secondo l'istituto centrale cinese inoltre, il surplus commerciale cinese si è «notevolmente» ridotto nel 2010, e quindi «non esistono le basi per un aumento su larga scala del tasso di cambio del reminbi». Parole queste che sembrano indicare la volontà di procedere ad un contenuto aumento del tasso di cambio della valuta cinese.
Redazione online
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23/03/2010
«Basta censura». Google via dalla Cina
«Basta censura». Google via dalla Cina
Ma le ricerche «scomode» dalla cina restano bloccate dai filtri informatici del regime. La società reindirizza il traffico al portale di Hong Kong. Nel Paese resteranno solo alcune attività commerciali
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| La sede di Google a Pechino (Ap) |
Google Cina chiude i battenti. Come previsto, dopo due mesi di braccio di ferro con Pechino seguiti a un violento attacco hacker, la società di Mountain View ha deciso di non sottostare alla censura imposta dal regime. E, almeno per il momento, ha trovato un modo per aggirarla: reindirizzando il traffico al sito di Hong Kong, Google.com.hk, che offre risultati non filtrati in cinese. Con la frase: «Benvenuti nella nuova casa di Google Cina».
«GROSSO ERRORE» - Un passo che come prevedibile non incontra il favore delle autorità di Pechino, che hanno parlato di una decisione «completamente sbagliata» e di violazione di una «garanzia scritta». «Google è venuto meno al suo impegno scritto fatto quando ha deciso di entrare nel mercato cinese fermando il filtraggio del suo motore di ricerca e addossando alla Cina la responsabilità degli attacchi dei pirati informatici - ha detto un funzionario dell'Ufficio informazione del Consiglio di Stato -. Questo è totalmente sbagliato. Ci opponiamo senza compromessi alla politicizzazione delle questioni commerciali ed esprimiamo malcontento e indignazione per le irragionevoli accuse e il comportamento di Google». Anche la Casa Bianca ha commentato i nuovi sviluppi della vicenda. «Siamo delusi del fatto che Google e il governo cinese non siano stati in grado di raggiungere un accordo» ha detto il portavoce Mike Hammer.
ATTIVITÀ DI VENDITA - Una nota pubblicata sul blog della società spiega che resteranno in Cina alcuni servizi commerciali, come la vendita di inserzioni pubblicitarie sui motori di ricerca. Insomma si cerca di tenere almeno un piede in un mercato in piena esplosione. «Riteniamo che questo nuovo approccio di fornire ricerche non censurate in cinese semplice attraverso Google.com.hk sia una soluzione ragionevole - viene spiegato -: è interamente legale e aumenterà significativamente l'accesso all'informazione dei cinesi. Ci auguriamo che il governo cinese rispetti la nostra decisione, anche se siamo consapevoli che potrebbe bloccare l'accesso ai nostri servizi». Una strategia rischiosa, che potrebbe innescare ritorsioni. Le autorità cinesi potrebbero per esempio utilizzare filtri per bloccare l’accesso al motore di ricerca con base a Hong Kong.
L'ASCESA DI BAIDU - Secondo le stime della Cnbc Baidu (il principale motore di ricerca in lingua cinese) potrebbe ora conquistare il 95% del mercato della ricerca online. Mentre il quotidiano finanziario Bloomberg prevede che Mountain View si espanderà in mercati come la Corea del Sud e il Giappone, dove finora è riuscita a conquistare solo una frazione della popolarità di cui gode in Europa e Stati Uniti. Non si sa invece quale sarà il destino dei quasi 600 dipendenti della sede di Google a Pechino: «È ancora presto per dirlo» fanno sapere dal quartier generale in California.
GLI ATTACCHI DI GENNAIO - Non è chiaro da dove venissero gli attacchi informatici subiti da Google a gennaio, ma alcuni analisti vi hanno ravvisato un coinvolgimento indiretto del governo di Pechino. Tra le vittime degli hacker ci sarebbero infatti diversi dissidenti (le cui caselle di posta elettronica sono state aperte), oltre a grandi multinazionali, molte delle quali statunitensi. Google ha minacciato di smettere di utilizzare i filtri richiesti dalla censura cinese e poi di chiudere il portale se non fosse stata messa in grado di garantire la sicurezza ai suoi clienti. Evidentemente nessun accordo era possibile.
MA LA CENSURA RESTA - Nonostante la decisione di Google di porre fine alla censure e non filtrare più i contenuti del suo motore di ricerca in Cina, rimangono ancora bloccate le ricerche scomode. Ma «Great Firewall» come è battezzato il controllo del regime sul cyberspazio- continua a bloccare le ricerche scomode: le ricerche dalla Cina di temi come il Tibet o Amnesty International risultano infatti ancora impossibili.
Redazione online
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03/02/2010
Obama sfida la Cina «Riceverò il Dalai Lama»
Obama sfida la Cina «Riceverò il Dalai Lama»
Tensioni USA-CINA. pechino: ci opporremo con forza. L'incontro previsto il 16 febbraio. Si terrà quando il leader spirituale tibetano sarà negli Stati Uniti
| Il leader spirituale del Tibet Dalai Lama (Ansa) |
WASHINGTON - Barack Obama, incurante degli avvertimenti cinesi, ha confermato che riceverà il Dalai Lama quando il leader spirituale tibetano sarà negli Stati Uniti. Lo ha riferito la Casa Bianca rivelando che il presidente americano aveva informato già lo scorso novembre delle sue intenzioni l'omologo Hu Jintao durante la visita a Pechino. La visita del Dalai Lama negli Stati Uniti è prevista a partire dal prossimo 16 febbraio. Il presidente Obama aveva rinunciato a ricevere il Dalai Lama nell'ottobre scorso, quando il leader spirituale tibetano era andato a Washington, per evitare conseguenze sulla sua missione in Cina del mese successivo. Ma Obama ha promesso che lo riceverà entro quest'anno.
LA REAZIONE - Zhu Weiqun, responsabile del Partito comunista cinese per le etnie e gli affari religiosi, ha affermato in una conferenza stampa che il suo governo si opporrà con forza ad un eventuale incontro tra Obama e il Dalai Lama. Secondo il responsabile di Pechino «i rapporti tra il governo centrale e il Dalai Lama sono una questione interna alla Cina». «Ci opponiamo a qualsiasi tentativo di una forza straniera di interferire con le questioni interne cinesi usando come pretesto il leader spirituale tibetano», ha aggiunto. Accuse definite «senza fondamento» dai rappresentanti del Dalai Lama, che hanno annunciato di aver chiesto ai cinesi «di mettere fine alle accuse di separatismo contro Sua Santità». Il ministro degli Esteri della Cina ha poi dichiarato di essere «fermamente contrario» a qualsiasi incontro fra il presidente Usa Barack Obama e il leader spirituale tibetano in esilio Dalai Lama. Ma Zhaoxu ha detto in una dichiarazione che la Cina «si oppone fermamente a che il leader degli Stati Uniti abbia contatti con il Dalai Lama con qualsiasi pretesto e in qualsiasi forma».
I RAPPORTI - Il monito di Pechino arriva mentre i rapporti fra i due paesi sono già tesi per la controversia su Google e la vendita di armi americane a Taiwan. Ma Zhaoxu, portavoce del ministero degli esteri cinese, ha detto in una conferenza stampa che la vendita di armi americane alla «provincia ribelle» danneggia profondamente gli interessi fondamentali della Cina. Le società coinvolte nella vendita delle armi affronteranno, ha detto Ma, «sanzioni corrispondenti». Fra le imprese che potrebbero essere colpite ci sono Sikorsky Aircraft, Lockheed Martin, Raytheon e McDonnell Douglas. Il 21 gennaio scorso il segretario di stato americano Hillary Clinton, parlando al «Newseum» di Washington, il Museo dedicato alla libertà di stampa, criticò duramente la Cina per la sua decisione di oscurare il motore di ricerca Google e accusò neanche troppo velatamente Pechino di essere responsabile di una serie di cyberattacchi. «Chi lancia cyberattacchi ne subirà le conseguenze. Paesi o individui responsabili di cyberattacchi dovrebbero subire la condanna internazionale. In un mondo interconnesso un attacco sulla rete di una nazione può essere un attacco a tutti», disse la Clinton, che inserì la Cina nella lista nera dei Paesi che «recentemente hanno ristretto la libertà di internet» assieme a Tunisia, Arabia Saudita, Uzbekistan e Vietnam. La risposta di Pechino non si fece attendere: il ministero degli Esteri scrisse il giorno successivo che il discorso della Clinton «nega la realtà ed è dannoso» per le relazioni bilaterali.
Redazione online
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14/01/2010
Cina, risposta a Google: la censura serve
Cina, risposta a Google: la censura serve
Il motore di ricerca aveva minacciato di andarsene dal Paese. La portavoce del governo: sia rispettata la nostra legge. E un funzionario: dobbiamo guidare l'opinione pubblica
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| Il palazzo che ospita la sede di Google a Pechino (Ansa) |
Pechino ha emesso la propria sentenza. E, salvo clamorosi dietrofront rispetto alle dichiarazioni rilasciate mercoledì, Google dovrà presto fare le valigie e lasciarsi alle spalle l'esperienza all'ombra della Grande Muraglia. I vertici della compagnia di Mountain View avevano infatti spiegato di non volere più sottostare alla censura imposta dal governo cinese, che sostanzialmente limita le ricerche di informazioni pretendendo l'introduzione di filtri che evitino la circolazione di notizie considerate scomode. La portavoce governativa Jang Yu oggi ha annunciato la versione ufficiale dell'esecutivo guidato da Wen Jiabao: le imprese straniere «sono le benvenute» su Internet se «agiscono in accordo con la legge» cinese. Come dire: potete stare, ma solo se fate come diciamo noi. Ovvero, se i filtri imposti alle ricerche degli utenti restano.
«MA NOI INCORAGGIAMO INTERNET» - Google aveva minacciato di chiudere le sue operazioni in Cina dopo aver subito attacchi di «pirati informatici» cinesi che cercavano informazioni riservate sui suoi utenti, in particolare cittadini cinesi oppure aziende straniere che utilizzano i server di posta Gmail. Parlando in una conferenza stampa a Pechino, Jiang Yu ha aggiunto che «in Cina Internet è aperta, noi incoraggiamo lo sviluppo di Internet». La portavoce non ha però chiarito cosa succederà in futuro con Google, che da ieri non usa i «filtri» richiesti dal governo cinese consentendo dunque l'accesso ad una serie di siti web considerati «proibiti».
«GUIDARE L'OPINIONE PUBBLICA» - Non è stata solo la portavoce del governo a prendere posizione sulla querelle avviata dalla compagnia americana. Il ministro dell'Ufficio informazioni del consiglio di Stato, Wang Chen, ha detto che pornografia online, frodi e «rumours» rappresentano una minaccia. E ha aggiunto che i media su Internet devono contribuire a «guidare l'opinione pubblica» in Cina, che conta il maggior numero al mondo di utenti Web, attualmente a quota 360 milioni. Un mercato dunque importantissimo per gli operatori internazionali, che tuttavia, accettando la censura imposta da Pechino, si espongono a dure critiche negli Usa e nel resto del mondo libero. Nelle sue dichiarazioni Wang non ha mai citato espressamente Google. Ma sono parole che pesano, soprattutto la pretesa di «guidare l'opinione pubblica», che si scontra con uno dei caposaldi della democrazia, ovvero la libertà di opinione. Difficile dunque immaginare un'intesa attorno ad un qualsivoglia compromesso.
LA POSIZIONE DEGLI USA - E ora che succederà? Google terrà fede al proposito di non restare in un mercato soggetto a vincoli democratici tanto ingombranti? Il presidente degli Usa, Barack Obama, ha fatto sapere, proprio in concomitanza con il braccio di ferro avviato da Mountain View, che lui e la sua amministrazione sono «convinti sostenitori della libertà per internet». Gibbs ha ricordato che lo stesso Obama aveva affrontato il tema con le autorità cinesi durante il suo viaggio a Pechino l'anno scorso.
I POSSIBILI SCENARI - Resta ora da vedere se la possibile ritirata di Google verrà vista dalla comunità internazionale come una violazione dei diritti civili a cui far seguire sanzioni o ritorsioni. Per ora, nonostante la presa di posizione di mercoledì, quella del ritiro è solo un'eventualità. Già in diverse occasioni i principali motori di ricerca erano stati messi sul banco degli imputati per la decisione di assecondare le autorità cinesi nell'imposizione dei filtri alle ricerche, ovvero limitando la libertà di espressione e di opinione degli individui. Un funzionario dell' ufficio informazioni governativo cinese ha detto all' agenzia Nuova Cina che le autorità «stanno cercando di ottenere maggiori informazioni» sulle intenzioni della compagnia americana.
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| L'home page di Baidu.com, il concorrente asiatico di Google |
SOCIAL NETWORK BLOCCATI - Dall'altra parte del mondo, negli Usa, il New York Times, cita «fonti vicine all' indagine» condotta da Google, e spiega che gli attacchi oggetto della presa di posizione sono stati condotti la scorsa settimana contro 34 «compagnie o entità» che si trovano nella Silicon Valley in California, sede dei server di Google usati da molti cinesi che vogliono sfuggire alla censura. Che non colpisce solo i motori di ricerca, ma anche social network e siti di condivisione come Youtube, Facebook e Twitter. Rebecca MacKinnon, esperta di Internet in Cina, afferma che «Google ha subito negli ultimi mesi ripetute prepotenze e rischia di non poter garantire agli utenti la sicurezza delle sue operazioni». Google, che è la principale concorrente del più popolare motore di ricerca cinese, Baidu.com, è stata messa sotto accusa in Cina per motivi che vanno dalla «diffusione di materiale pornografico», all' uso senza autorizzazione dei testi di autori cinesi.
10:38 Scritto in INTERNET | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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