14/10/2011

Processo Borsellino, pg: «Ai detenuti va sospesa l'esecuzione della pena»

Processo Borsellino, pg: «Ai detenuti va sospesa l'esecuzione della pena»

Il procuratore generale di Caltanissetta vuole la revisione dei processi «Borsellino» e «Borsellino-bis» dopo le nuove rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza 

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10/10/2011

Trattativa Stato-mafia, la deposizione di Brusca: "Riina me ne parlò dopo la strage di Capaci"

Trattativa Stato-mafia, la deposizione di Brusca: "Riina me ne parlò dopo la strage di Capaci"

Deponendo al processo all'ex generale dei carabinieri, Mario Mori. Il pentito Giovanni Brusca: «Totò Riina mi parlò del papello e della trattativa»

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01/10/2011

In prima pagina il pentimento del boss, il clan fa sparire il giornale dalle edicole

In prima pagina il pentimento del boss, il clan fa sparire il giornale dalle edicole

L'intimidazione. Blitz nella redazione di «Metropolis» e nelle edicole. Le notizie su Salvatore Belviso, scatenano l'ira del clan

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03/05/2011

Mafia, Brusca cita il premier «Gli dissi: accordo o bombe»

Mafia, Brusca cita il premier «Gli dissi: accordo o bombe»

Il pentito depone a firenze e conferma la trattativa: Mancino committente finale: «Mandai Mangano da Berlusconi e Dell'Utri: senza revisione del 41 bis le stragi sarebbero continuate»

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17/09/2010

Brusca, trovati 200 mila euro in casa della moglie

Brusca, trovati 200 mila euro in casa della moglie

L'ex boss mafioso esecutore della strage di Capaci (adesso pentito) è indagato per riciclaggio, intestazione fittizia di beni ed estorsione. Continuerebbe a gestire dal carcere un patrimonio accumulato illecitamente. Pisanu (antimafia): deve chiarire

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12/08/2010

Le mie rapine maldestre per pagare le bollette e fare la spesa

Le mie rapine maldestre per pagare le bollette e fare la spesa

Parla Warren, 49 anni, ai domiciliari. «I colpi? Volevo solo un prestito, non hanno capito». L'ex milionario: ci hanno truffati, difenderemo la villa

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14/07/2010

Confessioni di uno stalker pentito

Confessioni di uno stalker pentito

Storia di un’ossessione e di una cura. La confessione di un magazziniere di 60 anni. «Ogni volta che penso a lei vado dallo psicologo»

 

«Sentivo dentro queste parole: "Morta lei, starai bene". Era un altro me stesso che mi diceva quello che dovevo fare». È la confessione di uno stalker che chiameremo Angelo: 60 anni, magazziniere a Milano. Avrebbe voluto uccidere Maria, l’ex fidanzata. Si è fermato in tempo, con l’aiuto degli psicologi dell’Osservatorio nazionale dello stalking.

MILANO — «"Morta lei, starai bene": le parole che sentivo nel sonno, come un altro me stesso che mi diceva quello che dovevo fare». E seguendo quella voce da incubo Angelo (nome di fantasia), 60 anni, magazziniere di Milano, si trova con un coltello in mano, lungo la strada diretta a casa dell’ex fidanzata, deciso a eliminare lei, amata-odiata, «unica fonte del mio dolore». «Mi fermarono i carabinieri, fu come svegliarmi da un brutto sogno, al momento non mi spiegai come avessi fatto ad arrivare fin lì». Ma oggi Angelo lo sa. Dopo un percorso di anni (ancora non è finito), con l’aiuto dell’Osservatorio nazionale sullo stalking (www.stalking.it), l’uomo ha ricostruito le tappe di un’ossessione assurda che poteva sfociare in tragedia. «Conobbi Maria (nome di fantasia) in azienda, aveva qualcosa di speciale, anche lei era molto attratta da me». Una storia di pochi mesi: lui sposato con un figlio; lei, quasi trent’anni di meno, con qualche problema di salute. Per questo Maria si trasferisce al Sud, nel paese natale. Angelo la sostiene, e la relazione continua al telefono: «Ero sicuro di lei, mi chiamava in continuazione, l’aiutai a comprare una macchina ». È Angelo a consegnarle l’auto in paese: «Fu l’occasione per stare tre giorni insieme, ma alla stazione successe l’inverosimile». Maria, senza spiegazioni, come spesso accade, lascia intendere che la liaison non avrà seguito: «Ci sentiamo a Natale, non prima». Angelo incassa, poi si sente male. «Era come se mi fosse crollato il mondo addosso, finii all’ospedale, la cercai al telefono, lei non rispose». Quella frase alla stazione fa scattare il delirio. «Da quel giorno non fui più lo stesso, stavo male, sentivo un bisogno irresistibile di chiamarla». Così Angelo da innamorato si trasforma in instancabile persecutore: «Lei aveva tirato su un muro, ma ogni volta che trovavo il telefono spento, mi saliva la rabbia e una forza incontenibile mi spingeva a cercarla con ogni mezzo. Ero diventato uno stalker». Quaranta telefonate al giorno con quattro cellulari diversi, centinai di messaggini, fax: per farle sapere che non intende sparire. Non solo: «Verrò da te per vedere il tuo nome scritto sulla tomba»; poi: «Stai attenta a quando attraversi la strada»; e ancora: «Non vedo l’ora di sapere che sei morta», «La tua vita non vale nulla, ogni giorno che passa è un giorno in meno che vivrai». Le frasi più ricorrenti. Con uno scopo: «Volevo farle capire quanto male mi aveva fatto e quanto io volevo fargliene».

Ma il conflitto non manca: «A volte rileggevo quelle parole, emi vergognavo di me stesso, allora le inviavo nuovi messaggi: "Scusami cucciola, sei la cosa più importante della mia vita». Angelo si pente, ma dura poco. Dopo quattro mesi, Maria lo querela per molestie (non esisteva la legge sullo stalking). I carabinieri di Milano convocano Angelo, gli spiegano che è meglio lasciar perdere. Ma la denuncia ha l’effetto contrario: «Per me fu come una sfida, presi un treno la sera stessa». Inizia così un pendolarismo settimanale che dura quasi due anni: «Sentivo il bisogno di vederla, la seguivo a 40 metri di distanza, mi accontentavo che sapesse che c’ero». Placare l’ansia, ridurre la sofferenza, provare soddisfazione nel farla soffrire: Angelo vive per questo, per farle sapere che lei, con la sua querela, non è riuscito ad allontanarlo. Intanto iniziano i problemi fisici: l’uomo perde 30 chili, non regge più la tensione. Decide così di trasferirsi nel paese di Maria. «Desideravo respirare la sua aria, solo così mi sentivo tranquillo». Ma gli incubi continuano, di notte «la voce» gli parla di progetti di morte. «Cercai di farla finita più di una volta, per smettere di soffrire. Ma confidavo anche nella sua morte». «Via lei, via il dolore»: l’ossessione prosegue, Angelo sta per toccare il fondo. Ma in qualche modo cerca aiuto e parla con il padre della ex fidanzata: «Ebbi da lui il nome di Massimo Lattanzi, presidente dell’Osservatorio sullo stalking, così è iniziata la mia ripresa». Angelo inizia una sorta di terapia: di fatto quando vuole vedere Maria, chiama Lattanzi e ne parlano insieme. «Se non lo avessi incontrato, sarebbe finita male, e solo in un modo». La morte di Maria e forse anche la sua: «Dico solo che quando si fanno certe cose, si è costretti ad agire così, è un impulso irresistibile. Io ci sono caduto dentro e conosco il meccanismo, per fortuna sono stato fermato in tempo». E Maria?: «Grazie alla mediazione dello psicologo siamo in rapporti civili, a volte ci sentiamo. Se un’altra donna mi abbandonasse? Non rifarei le stesse cose: nessuna sarà mai importante come Maria, lei era l’altra metà della luna, l’unico grande amore. Ancora oggi penso a lei».

Grazia Maria Mottola


02/07/2010

Giuliano: mi chiesero di uccidere Gatti nell'ufficio dove componevo per D'Alessio

Giuliano: mi chiesero di uccidere Gatti nell'ufficio dove componevo per D'Alessio

Il racconto dell'ex boss di forcella. Ma il cantante non era presente alla richiesta di morte


 

Il pentito Luigi Giuliano
Il pentito Luigi Giuliano

NAPOLI – Secondo il boss pentito Luigi Giuliano, suo cognato Giuseppe Roberti (oggi arrestato con altri due) gli chiese di aiutarlo ad uccidere Nicola Gatti nel corso di un colloquio nell'ufficio in cui lavorava insieme ad alcuni cantanti, tra cui Gigi D’Alessio (del tutto estraneo all'inchiesta e non presente alla richiesta di morte). Giuliano chiarisce anche perché, a suo avviso, il cognato sbagliava a considerare la relazione tra Nicola e le figlie un disonore: Roberti, infatti, aveva accettato in silenzio la relazione tra la moglie Celeste ed il boss del Vasto Patrizio Bosti.

LE PAROLE DEL PENTITO A VERBALE - Questo il racconto di Giuliano: «Roberti Giuseppe "capa vacante’"(testa vuota, ndr) venne da me e voleva che io mi occupassi di uccidere quel giovane, che, a suo dire, aveva disonorato sua figlia Gemma, nel senso che aveva indotto quest’ultima a prendere la droga. Io gli dissi: Peppino, lo sai che io mi sono inserito in un ambiente artistico, culturale; non è che non voglio farti il piacere, solo sto cercando di uscire da quell’ambiente malavitoso. Era infatti il periodo in cui io stavo scrivendo poesie, avevo contatti con i cantanti, e poi stavo cominciando a pensare di uscire da quel mondo malefico. E poi io pensai che, se aveva sbagliato il ragazzo, aveva sbagliato anche la moglie di "capavacante", cioè mia sorella Celeste. Già nel 1984 mia sorella Celeste divenne l’amante di Bosti Patrizio; io lo venni a sapere, ne parlai nella mia famiglia e tutti mi dissero che io ero pazzo a dire una cosa del genere, che si trattava, da parte mia, di un’insinuazione calunniosa, perché non era possibile questo fatto. Celeste giurava che non era vero; ma poi il tempo mi ha dato ragione. In pratica io non mi fidavo né di lui né di mia sorella. Quanto a lui, si trattava di un confidente dei carabinieri, poi faceva trovare le armi alla polizia, facendo arrestare gente innocente; poi si è fatto i miliardi. Insomma, quando vedevo lui e la moglie, cioè mia sorella, mi veniva voglia di fuggire, perché per me loro due erano la stessa cosa. Insomma, lui mi diceva che, a causa di quel ragazzo, era entrato il disonore a casa sua, ma io pensai che lui, l’onore, non lo aveva mai avuto, proprio a causa di quello che ora ho raccontato a proposito di sua moglie».

TESTIMONI CAPASSO E D'ALESSIO - Alla domanda del pm sul periodo in cui Roberti gli fece quella richiesta, Luigi Giuliano risponde: «Verso l’inizio degli anni ’90. Dico questo perché ricordo che lui venne nell’ufficio che io avevo aperto in via Cesare Sersale, nella zona di Forcella; in questo ufficio vi era attrezzatura musicale (chitarre, pianoforti, ecc.) e lì mi incontravo con i cantanti (tra cui Gigi D’Alessio), con Massimo Capasso (un diacono) e scrivevo canzoni. Potete citare come testimoni Massimo Capasso ed anche Gigi D’Alessio, che, artisticamente parlando, è nato in quell’ufficio».

MA GIGI E' ESTRANEO - Il cantante come si evince dalla lettura degli atti dell’inchiesta, non ha infatti partecipato all’incontro tra l’ex boss Luigi Giuliano e il cognato di quest’ultimo Giuseppe Roberti. Secondo quanto emerge dal verbale di interrogatorio del pentito Giuliano, D’Alessio avrebbe potuto soltanto parlare della sua frequentazione per motivi di carattere artistico del locale dove poi si sarebbe verificato il colloquio. Tuttavia tale circostanza è stata ritenuta del tutto irrilevante ai fini dell’indagine dai magistrati della Dda di Napoli, che pertanto hanno deciso di non interrogarlo.

Titti Beneduce


16/06/2010

Niente protezione speciale a Spatuzza Dubbi dei finiani, pm sorpresi

Niente protezione speciale a Spatuzza Dubbi dei finiani, pm sorpresi

Bufera dopo la decisione del Viminale. il pm lari: grave se il pentito smette di risponderci. Il vicepresidente della commissione antimafia Granata (Pdl): «Chiederemo le motivazioni»

 

Gaspare Spatuzza si copre il volto e regge in mano una bottiglietta d'acqua ed un bicchiere di plastica, mentre entra in aula per deporre nel processo a carico del senatore Marcello dell'Utri il 4 dicembre 2009 al palazzo di giustizia di Torino (Ansa)
Gaspare Spatuzza si copre il volto e regge in mano una bottiglietta d'acqua ed un bicchiere di plastica, mentre entra in aula per deporre nel processo a carico del senatore Marcello dell'Utri il 4 dicembre 2009 al palazzo di giustizia di Torino (Ansa)

ROMA - Ha sollevato non poche polemiche la decisione del Viminale di non ammettere al programma di protezione speciale il pentito delle stragi di mafia, Gaspare Spatuzza. Il vicepresidente della commissione Antimafia, Fabio Granata, deputato finiano del Pd, si dice «colto di sorpresa come tutti» dalla decisione seguita alle richiesta di diverse procure. «Non è successo molte volte, a mia memoria - sottolinea Granata in una intervista a La Stampa -, con tutte le procure che indagano sulle stragi del '92 e '93, cioè Firenze, Palermo e Caltanissetta, e la Superprocura antimafia, che ci fosse tanta collegialità nella richiesta. Non vorrei ora che la polemica si aprisse non tanto su ciò che Spatuzza ha detto ma su ciò che Spatuzza non ha detto». «Ovviamente - aggiunge Granata - la decisione avrà delle motivazioni che la commissione Antimafia chiederà subito, già tra oggi e domani, al ministero dell'Interno. Le leggeremo con attenzione». Colti di sorpresa dalla decisione del Viminale anche i pm. In una intervista al Corriere il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, che sulla base delle dichiarazioni di Spatuzza ha riaperto l'indagine sulla strage di via D'Amelio, ha parlato di decisione «senza precedenti» e che ci saranno «gravi conseguenze» se il pentito smetterà di rispondere ai magistrati.

«DICHIARAZIONI TARDIVE» - La Commissione centrale del Viminale ha respinto la proposta, avanzata dalle procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo che indagano sulle stragi di via D'Amelio e del '93, di ammettere al programma di protezione speciale gaspare Spatuzza perché il pentito ha cominciato a fare le sue dichiarazioni oltre il limite di 180 giorni. Restano confermate «le ordinarie misure di protezione ritenute adeguate al livello specifico di rischio segnalato».

Redazione online


04/12/2009

Spatuzza in aula: «Parlo delle stragi» Dell'Utri: mafia vuol colpire il governo

Spatuzza in aula: «Parlo delle stragi» Dell'Utri: mafia vuol colpire il governo

 

Il senatore pdl: «Vogliono far cadere un esecutivo che lotta contro i clan». Nel bunker di Torino il pentito che accusa Berlusconi. La difesa: «Sarà un petardo, altro che bomba atomica»


 

 

Cineoperatori e fotografi in un'aula del tribunale di Torino (Ansa)
Cineoperatori e fotografi in un'aula del tribunale di Torino (Ansa)

TORINO - Gaspare Spatuzza entra in aula pochi minuti prima di mezzogiorno. Il pentito di mafia, protetto da due paraventi, è chiamato a deporre al processo d'appello per concorso in associazione mafiosa nei confronti di Marcello Dell'Utri (che è presente). Un intervento molto atteso, alla luce delle precedenti dichiarazioni rese da Spatuzza davanti ai pm (l'ex mafioso ha definito il senatore del Pdl e il premier, Silvio Berlusconi, come interlocutori di Cosa Nostra). I giudici hanno respinto l'istanza di revoca della testimonianza dell'ex boss. E Spatuzza ha iniziato la sua deposizione confermando di voler rispondere alle domande.

«UN PETARDO» - In precedenza, l'avvocato di Dell'Utri Nino Mormino ha affermato che le accuse di Spatuzza si riveleranno essere «un petardo», non «una bomba atomica» (un evidente riferimento alla frase pronunciata dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante il fuori onda delle polemiche).

«ATTESE ECCESSIVE» - In precedenza, prima dell'avvio dell'udienza, aveva parlato il Pg della Corte d'Appello di Palermo, Antonino Gatto, secondo il quale «si sta enfatizzando troppo qualcosa che ha un certo rilievo ma non così eccessivo». «Tutto questo toglie serenità» aveva aggiunto il magistrato.

DELL'UTRI - Durante una pausa del processo, Dell'Utri ha affermato che «la mafia ha interesse a buttare giù un governo che lotta contro» i clan. «Sono dati oggettivi - ha aggiunto - c'è stato il massimo dei latitanti catturati, il massimo dei beni sequestrati, il massimo delle pene severe contro i condannati per mafia. Spatuzza è un pentito della mafia, non dell'antimafia. Ma io sono sereno. L'unica cosa che è incredibile e assurda è che mi sento come a teatro dove c'è un protagonista 'povero Marcello' ma non sono io, è un altro. Di fronte a queste accuse una persona normale o impazzisce o si spara. Io non sono normale, e non mi sparo». «I Graviano? Non li ho mai conosciuti, io non conosco nessuno» ha ribadito Dell'Utri. «Provenzano? Sta scherzando. Io conoscevo Vittorio Mangano, punto e basta». Il senatore del Pdl ha negato di avere ricevuto messaggi mafiosi: «Ma quali messaggi? Le dichiarazioni di Ciancimino mi fanno ridere...». E poi: «La mafia ha votato per noi? Che ne so, può essere; d'altronde in passato aveva votato anche per Orlando. Purtroppo non gli hanno ancora tolto il diritto di voto. Fino a quando qualcuno non gli impedisce di votare, ciò che fanno non è controllabile».