19/01/2010
Scrive un’applicazione per iPhone a 11 anni e dona i guadagni all'ospedale
Scrive un’applicazione per iPhone a 11 anni e dona i guadagni all'ospedale
Lo smartphone apple domina quasi del tutto questo mercato. Un bambino californiano vende il suo programma attraverso il negozio della Apple
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MILANO - Alberto Moravia, costretto a letto dalla malattia, scrisse Gli indifferenti a 17 anni. Cameron Cohen, ospedalizzato per un problema di salute, ha creato un’applicazione per iPhone a 11 anni. I tempi cambiano, i giovani talenti restano e continuano a stupire. Ma la storia del piccolo Cohen – raccontata sulla webzine Crunchgear – è particolarmente significativa. E non solo perché la sua app – iSketch, un programma per disegnare sul melafonino e inviare le proprie creazioni via e-mail – è stata approvata dalla Apple ed è in vendita nell’App Store, l’apposito negozio online di software per iPhone.
LA STORIA DI CAMERON - All’origine della vicenda c’è infatti un lungo ricovero, durante il quale questo bambino californiano si è interessato ai computer, studiando programmazione da autodidatta, guardando dei video realizzati dai professori di Stanford e frugando in giro per il web. E alla fine ha prodotto la sua applicazione, in vendita dallo scorso dicembre. Tuttavia, ha deciso di donare parte dei proventi così guadagnati all’ospedale dove è stato ricoverato a Santa Monica, in modo da aggiornare – con adeguati apparecchi elettronici – il parco giochi per i ragazzini malati. Una conclusione così perfetta per questa «favola digitale» da far pensare quasi a un’operazione di marketing, non fosse che i genitori del bambino assicurano di essere del tutto digiuni di informatica. Sarebbe bello – suggerisce qualche commentatore – che a questo punto anche la Apple rinunciasse alla sua percentuale: il sistema di distribuzione delle applicazioni per iPhone permette agli sviluppatori di fissare il prezzo in modo autonomo: il 70 per cento dei ricavi va al creatore del programma, il 30 per cento all’azienda di Cupertino.
APPLE DOMINA IL MERCATO - Del resto, da questo punto di vista, gli affari per la Apple stanno andando a gonfie vele: l’ultimo report di Gartner , una società di ricerca specializzata nel mercato Internet, fotografa una situazione di quasi monopolio per la Mela morsicata nel campo delle app per cellulare. Con 2,5 miliardi di programmi scaricati nel solo 2009 dagli utenti di iPhone, l’azienda di Steve Jobs domina il 99,4 per cento di tutto il mercato delle applicazioni per il settore del mobile. Un dato impressionante, ma, lo spiega al Corriere Carolina Milanesi, direttore della ricerca di Gartner, «la ragione è che è stata proprio la Apple a creare questo fenomeno e gli altri negozi di applicazioni – come Ovi di Nokia, Marketplace di Microsoft o Android Market – hanno un numero di software molto inferiore. Inoltre gli utenti di iPhone tendono a essere più tecnologici e più interessati a questo tipo di applicazioni».
SETTORE IN CRESCITA - Un settore che comunque è in netta crescita: nel 2013 – pronostica ancora Gartner – saranno 21,6 miliardi le mobile app vendute complessivamente per 29,5 miliardi di dollari di ricavi. E il peso della pubblicità è destinato ad aumentare: sempre nel 2013 le entrate degli application store derivanti dall’advertising toccheranno il 25 per cento contro il 5 dello scorso anno.
Carola Frediani
15:53 Scritto in HI-TECH | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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20/08/2009
Quell’«aiutino» milionario del Superenalotto alla Sicilia
Quell’«aiutino» milionario del Superenalotto alla Sicilia
Solo oltre lo Stretto lo Stato incassa meno per sostenere la Regione. Nelle prime settimane di agosto la norma contenuta in una legge del 1993 ha fatto entrare nelle casse di Lombardo 2,7 milioni di euro
| In coda per giocare al Superenalotto (Fotogramma) |
Perché mai alla Sicilia (e solo alla Sicilia) va un ottavo di tutti gli incassi delle giocate al Superenalotto fatte nell’isola? Perché mai lo Stato non è altrettanto generoso con Lombardia, Toscana o Molise e neppure con le altre regioni a statuto speciale? La domanda, venata di irritazione, ha dilagato ieri on-line non appena è comparsa la notizia: l’erario lascia alla Regione il 12,25% della raccolta locale.
Un privilegio che ha consentito all’ente governato da Raffaele Lombardo di incassare soltanto in queste prime settimane d’agosto 2,7 milioni di euro. Quasi quanto il governo ha distribuito in tutto il 2008 alle organizzazioni di assistenza umanitaria con l’8 per mille. La notizia, a dire il vero, è l'ennesima dimostrazione di quanto sia stato geniale, a suo tempo, il lancio sulla Settimana enigmistica di una fortunatissima rubrica: «Forse non tutti sanno che...». Dove da decenni si diffondono alla rinfusa le cose più curiose: «Forse non tutti sanno che... il canguro può fare salti di nove metri!», «Forse non tutti sanno che... Antonio Gramsci era alto un metro e mezzo». «Forse non tutti sanno che... il tennista Rafael Nadal ha vinto su terra 60 partite consecutive». Cose così: note agli specialisti ma ignorate dal grande pubblico, che se le beve come ovetti freschi di giornata.
Spiegano dunque le agenzie che lo Stato incassa il 49,5% delle somme giocate agli sportelli Sisal di tutta l’Italia tranne al di là dello Stretto di Messina dove questa sua percentuale scende a poco più del 37% dato che in base all’articolo 6 della legge 599 del 1993 e del successivo decreto 11 giugno 2009 («Misure per la regolamentazione dei flussi finanziari connessi all’Enalotto») deve lasciare il 12,25% delle somme giocate nell’isola alla Regione. La quale incassa i soldi in aggiunta alla quota di diritto fisso (0,052 euro per ogni colonna giocata) e all’aggio delle ricevitorie (8% della raccolta). «Una somma non di poco conto, visto che dalla Sicilia arriva il 6,8% circa della raccolta nazionale», precisa l’Agi. Visto che da gennaio ad oggi i siciliani hanno giocato oltre 143 milioni, «a Palazzo d’Orléans sono arrivati circa 15,6 milioni nel 2009, e già 2,7 milioni nel solo mese di agosto». Eppure forse non tutti sanno che l’articolo 6 di quella legge del 1993, in realtà, non riguarda solo l’Enalotto ma tutte «le riscossioni dei giochi di abilità e dei concorsi pronostici riservati allo Stato a norma dell’articolo 1 del decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496». Vale a dire che le pubbliche casse girano alla Regione, stando alle norme, un ottavo di tutti gli incassi siciliani di tutti i giochi di questo genere.
C’è chi dirà che è giusto. Che si tratta di una cosa che alla Sicilia spetta perché il parlamento isolano «è il più antico d’Europa», perché lo Statuto di Autonomia è nato prima della Costituzione italiana e magari perché la Sicilia «avrebbe potuto diventare la 49 a stella della bandiera americana» come voleva il Partito per la Ricostruzione, che verso la fine della Seconda Guerra mondiale era arrivato ad avere oltre 40.000 iscritti dando battaglia per l’annessione della Sicilia agli Stati Uniti. Per non dire del «risarcimento» storico che sarebbe dovuto all’isola per lo sbarco di Garibaldi e dei Savoia, che qualche sicilianista fanatico ha ribattezzato sul web «nazi- piemontesi».
Che la Sicilia sia economicamente nei guai è difficile da contestare. Il tasso di disoccupazione è doppio rispetto a quello nazionale, il 39, 3% dei giovani sotto i 24 anni non riesce a trovare lavoro, il tasso di attività (51,2%) è il più basso in Italia, le famiglie che secondo l’Istat sono ai limiti dell’indigenza sono quasi una su tre e perfino il turismo, che secondo prima Prodi e poi Berlusconi avrebbe dovuto fare della Trinacria «la Florida d’Europa », riusciva ad offrire nel 2007, ha scritto Maria Marchese, «appena 36,1 posti letto su 1.000 abitanti contro i 75,2 posti offerti dall’Italia, e ad attrarre appena 2,9 giornate di presenze annue per abitante, contro una media nazionale di 6,2». La scoperta di quella «quota superEnalotto» unica ed esclusiva, tuttavia, per quanto fosse già nota alla cerchia ristretta degli addetti ai lavori, rischia di rilanciare una polemica che in questi mesi si è fatta via via più accesa non solo con il Nord (dove gli anti-meridionalisti hanno ora un nuovo spunto di polemica) ma con le altre regioni del Sud. Regioni che per bocca di vari amministratori, dal campano Antonio Bassolino al pugliese Nichi Vendola, dal calabrese Agazio Loiero al lucano Vito De Filippo hanno già storto il naso su troppi «aiutini» fatti avere negli ultimi mesi dal governo di destra alla sua roccaforte isolana capace di regalarle anni fa il famoso «cappotto» di 61 parlamentari su 61.
Prima il regalo di 140 milioni a Catania per tamponare la catastrofe finanziaria comunale... Poi i 180 milioni a fondo perduto per ripianare i debiti di Palermo... Poi il via libera di Roberto Calderoli alla pretesa della Regione («o passa la norma, o facciamo saltare il tavolo», chiarì l’allora assessore al bilancio) di trattenere sull’isola il gettito delle accise sui prodotti petroliferi, cosa che per ora è sospesa ma garantirebbe alla Sicilia nuovi introiti per circa 8 miliardi l’anno... Poi lo sblocco dei famosi 4 miliardi di fondi Fas, sblocco deciso per arginare l’offensiva sul Partito del Sud ma non concesso alle altre regioni che reclamano lo stesso trattamento... Non sarà facile, per Raffaele Lombardo, spiegare ai suoi stessi colleghi perché la sua regione deve avere questo trattamento «speciale ».
Gian Antonio Stella
Fonte Corriere della Sera
11:45 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: sicilia, aiuti, stato, giocate, superenalotto, incassi, percentuale, privilegio, agenzie dell'entrate, fisco, sisal | OKNOtizie |
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