17/06/2009

Usa, riappare dopo 54 anni: «Quel bambino scomparso sono io»

Usa, riappare dopo 54 anni: «Quel bambino scomparso sono io»

 

L'fbi sta effettuando il test del Dna, ma non conferma di aver aperto un'inchiesta. Un uomo va dalla polizia e dice di essere Steven Damman, scomparso a due anni a Long Island nel 1955

 

Una delle ultime foto scattate a Steven Damman, il bimbo scomparso nel 1955 (Ap)
Una delle ultime foto scattate a Steven Damman, il bimbo scomparso nel 1955 (Ap)

NEW YORK - «Quel bambino scomparso 54 anni fa sono io». Devono aver lasciato parecchio perplessi gli agenti americani le parole dell'uomo, originario del Michigan, che ha contattato la polizia dicendo di essere Steven Damman, un bambino scomparso nel 1955 a Long Island. Le autorità non hanno reso noto il suo nome né le prove che l'uomo ha mostrato a sostegno della sua tesi. L'Fbi sta effettuando il test del Dna, ma non ha confermato di aver aperto un'indagine sul caso.

LA SCOMPARSA - Long Island, 1955: Marilyn Damman entra in un panificio per comprare un po' di pane e lascia il piccolo Steven e la sorella Pamela nel passeggino, all'esterno del negozio. Quando la donna torna, dopo pochi minuti, i suoi figli no ci sono più. Pamela viene ritrovata a pochi metri di distanza, ma di Steven nessuna traccia. Dopo qualche tempo, credendo che il piccolo fosse morto, i Damman si trasferiscono nello Iowa, senza perdere, in tutti questi anni, la speranza di riabbracciare il figlio Steven.

Jerry Damman, il padre del bimbo scomparso 54 anni fa (Ap)
Jerry Damman, il padre del bimbo scomparso 54 anni fa (Ap)

«NON SI PUO' RINUNCIARE A UN SOGNO» - A 54 anni di distanza, quella speranza potrebbe ora trasformarsi in realtà. «Non si può rinunciare ad un sogno», ha detto Jerry Damman, il padre del bimbo scomparso, alla Cnn. La famiglia non può rilasciare dichiarazioni sulla vicenda e il signor Damman si è limitato esclusivamente a spiegare di essere stato contattato dalle autorità, ma di non aver ancora consegnato i campioni di Dna. Pochi anni fa la sorella del bambino scomparso diede un campione del proprio Dna per confrontarlo con quello di un ragazzo trovato a Philadelphia in una scatola, nel 1957, ma secondo le analisi, i due non erano compatibili.


20/02/2009

Il Festival convince ma dubbi su televoto e giuria

Il Festival convince ma dubbi su televoto e giuria

 

Azzeccati i duetti, Il premio Oscar Kevin Spacey arriva cantando. Ascolti oltre il 40% anche mercoledì. Codacons e Fimi annunciano proteste. Ripescati Al Bano e Sal Da Vinci

 

SANREMO - Il televoto ha recuperato Al Bano e Sal Da Vinci, le proposte hanno cantato con i loro mentori in una serata tutta centrata sulla musica. Epico il trio Biondi-Bacharach-Karima. Alcuni duetti azzeccati, come quelli di Dalla con Iskra Menarini, e Cocciante con Perbellini, altri abbastanza rituali. La band Zucchero-Fio Zanotti-Vandelli-Battaglia ha offerto classici con Irene Fornaciari. Bonolis, invece, ha «dedicato» al suo ospite, il doppio premio Oscar Kevin Spacey (che è entrato in scena cantando), «Imagine» di John Lennon. E mentre la Rai ride per gli ascolti, che hanno «tenuto» alla grande pure nella seconda serata, il fronte delle polemiche si sposta sul meccanismo del televoto e si lamentano anche alcuni dei 300 giurati che hanno votato in sala, denunciando tecnologie non sempre trasparenti. La seconda serata del Festival è stata vista da oltre il 40% della platea televisiva, con media ponderata dell'intera serata del 42,63 per cento contro il 32,33 del 2008: 10 punti in più.

Euforico il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce. È un «trionfo della musica», afferma orgoglioso. Ma a guastare la festa arriva Striscia la Notizia che rivela come nel nuovo girone «Sanremo 59», riservato al mondo di internet con artisti che non hanno case discografiche o comunque appartengono a piccole etichette indipendenti si sia diffusa la prassi di comprare televoti in appositi call center. «Se vince chi ha più soldi - ha tuonato il discografico indipendente Pippo Landro - questa gara è inutile». A mettere sotto accusa il televoto c'è anche il Codacons, che attraverso il presidente Carlo Rienzi annuncia un esposto in Procura in cui chiede che sia bloccato subito il sistema del televoto e propone ai telespettatori di boicottarlo, «sia per la possibilità di "dopare" il meccanismo, sia perché riteniamo debbano essere i programmi tv a pagare i cittadini cui chiedono di esprimere una preferenza sui concorrenti, e non il contrario». Rienzi invita anche quanti hanno speso soldi per il televoto di Sanremo a conservare le bollette telefoniche poiché, se verranno riscontrate anomalie o irregolarità, sarà possibile chiedere il rimborso».

Sulla questione televoto ha preso posizione anche il presidente della Fimi (Federazione industria musicale italiana) Enzo Mazza, invocando un'indagine della Guardia di Finanza. Intanto sorgono perplessità anche sull'operato della giuria in sala all'Ariston. Reclutata da Ipsos (filiale italiana di un gruppo multinazionale francese) e curata personalmente da Nando Pagnoncelli, comprendeva ogni sera persone fra i 18 e i 70 anni provenienti da dieci aree geografiche diverse. Appassionati di musica che avevano comperato un paio di dischi negli ultimi 12 mesi e hanno affrontato l'esperienza con lo spirito di una faticosa gita scolastica. Tutti entusiasti, con episodi curiosi come la rissa scoppiata tra una fan di Berlusconi (torinese) e una di Veltroni (bolognese) dopo la performance di Benigni.

Avvicinati dopo la seconda serata, tre di loro hanno lamentato il malfunzionamento dei telecomandi usati per il voto: «Un settore doveva votare quando si accendeva una lampadina rossa; un altro quando questa lampadina si spegneva; quello in mezzo quando si riaccendeva. E poi bisognava fare un altro voto di conferma si spera eguale... C'era gente che non vedeva la lampadina. Difficile garantire la regolarità». Un altro giurato, un commercialista di Bari: «Il sistema non mi sembra affidabile. Abbiamo dato un sacco di voti ad Al Bano ed è stato escluso. C'è stata confusione, molti non hanno votato». Pagnoncelli, responsabile delle giurie, ammette che qualche problema c'è stato. Per alcuni artisti 10 giurati su 300 non sono riusciti a esprimere un voto valido. Esclude però che si siano potuti verificare casi di doppio voto, mentre i non votanti sono stati trasformati in votanti dal computer: a loro insaputa hanno espresso il voto medio degli altri votanti.