27/03/2012

Benzina, impianti manomessi. Truffati centinaia di automobilisti

Benzina, impianti manomessi. Truffati centinaia di automobilisti

GUARDIA DI FINANZA. Denunciate undici persone e sequestrata una stazione di servizio. Risparmiati migliaia di litri di carburante

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22/10/2010

Clochard «ripuliti» e ben vestiti usati per truffa alle banche, otto arresti

Clochard «ripuliti» e ben vestiti usati per truffa alle banche, otto arresti

Indagate a vario titolo 40 persone. La banda faceva loro aprire conti correnti per poi emettere assegni a vuoto: un giro da 7 milioni di euro

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09/10/2010

La tesi di laurea più «proibita»

La tesi di laurea più «proibita»

Il caso che imbarazza la prestigiosa Duke University. Una studentessa recensisce le sue notti di passione con 13 «colleghi». E il documento fa il giro del mondo

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16/08/2010

Lite nel casertano, pregiudicato spara e ferisce 5 persone di cui una in modo grave

Lite nel casertano, pregiudicato spara e ferisce 5 persone di cui una in modo grave

Il fatto di sangue è avvenuto a maddaloni. l'uomo è stato arrestato. Antonio Russo, 34 anni, ha sparato contro due persone, con le quali aveva litigato, ferendo anche tre passanti

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12/08/2010

Precipita elicottero nel messinese, 4 morti

Precipita elicottero nel messinese, 4 morti

Il velivolo stava tentando di raggiungere le Eolie. Il pilota e i tre passeggeri, un uomo e due donne trovati cadavere a Giammoro. Sono morti carbonizzati

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05/08/2010

Torino, 14mila lettere mai recapitate: ricatto alla "postina" che le aveva nascoste

Torino, 14mila lettere mai recapitate: ricatto alla "postina" che le aveva nascoste

Due persone indagate. emerge anche un episodio a luci rosse. Dipendente di un'azienda di spedizione sottrae migliaia di missive. I complici le chiedono dei soldi e poi si vendicano

 

TORINO - Ha nascosto migliaia di lettere, facendo credere all'azienda di spedizioni private di averle distribuite regolarmente, e le ha consegnate ad alcuni conoscenti perché le nascondessero. I suoi stessi complici però l'hanno ricattata e alla fine si sono vendicati, facendola incastrare. Il caso è stato scoperto dagli investigatori del Commissariato San Paolo di Torino.

LE LETTERE E IL BIGLIETTO
- Tutto inizia con il ritrovamento di circa 1000 lettere abbandonate in strada. Con le missive c'è anche un biglietto con il numero di targa di un'automobile. Da lì partono le indagini degli inquirenti, che riescono a risalire alla dipendente di un'azienda privata di spedizioni, di 40 anni, che deteneva illecitamente la corrispondenza abbandonata. La postina simulava la distribuzione delle lettere per ottenere un guadagno facile. La procedura dell'azienda in cui lavora prevede che l'operatore, al momento della consegna, effettui una speciale lettura con pistola laser su un codice a barre: il sistema è collegato a un impianto satellitare e fa scattare un accreditamento automatico di undici centesimi per ogni plico. L'ipotesi investigativa è che le lettere con il biglietto siano state lasciate in strada di proposito per una forma di vendetta da parte dei complici della donna, che custodivano per suo conto la corrispondenza. Si è infatti scoperto dalle indagini che le lettere, in tutto oltre 14.000, erano state sottratte dall'ufficio di spedizioni e occultate, con la collaborazione di persone esterne alla ditta, in diverse parti della città. Successivamente, i complici della donna, per custodire la corrispondenza, avevano preteso da lei dei soldi, con richieste e minacce sempre più insistenti. La «postina», però, dopo avere ceduto ad una prima richiesta, aveva deciso di non pagare le somme pretese e da qui sarebbe stata decisa la «vendetta» nei suoi confronti.

INDAGATI
- Nella vicenda è spuntato anche un retroscena a luci rosse: la donna aveva fatto sesso a pagamento con un imprenditore suo coetaneo, che poi aveva cominciato a ricattare minacciando di rendere pubblica la storia. In ogni caso, la postina, dopo molti tentennamenti, ha detto alla polizia che il suo proposito era «fare bella figura con i capi dimostrando di saper consegnare tanta posta». La corrispondenza, in realtà, veniva trattenuta, anche se all'azienda, tradita dal sistema informatico, risultava che venisse distribuita regolarmente. Al termine delle indagini, la donna è stata indagata a piede libero per il reato di sottrazione della corrispondenza. È stata, inoltre, denunciata a piede libero per l'episodio di estorsione ai danni dell'imprenditore. Le indagini hanno riguardato, inoltre, un italiano, di 41 anni, responsabile sempre del reato di sottrazione di corrispondenza. È, inoltre, indagato, in qualità di complice con altre persone, rimaste al momento sconosciute, per l'estorsione ai danni della «postina». La refurtiva recuperata è stata restituita all'azienda di spedizioni, che sta provvedendo a recapitarla ai rispettivi destinatari.

Redazione online


California, il giudice dice no al divieto sui matrimoni gay

California, il giudice dice no al divieto sui matrimoni gay

Sovvertito l'esito del referendum dei mesi scorsi. «Incostituzionale» proibire le nozze tra persone dello stesso sesso

 

Manifestanti pro-matrimoni tra gay in California
Manifestanti pro-matrimoni tra gay in California

LOS ANGELES- Un giudice distrettuale della California, Vaughn R. Walker, ha stabilito che è «incostituzionale» proibire i matrimoni gay nello Stato. Nel novembre del 2008 i californiani votarono a favore di un referendum che mise al bando le nozze tra omosessuali. Ora però questo giudice ha ribaltato questa ultimo divieto, definendolo contrario ai principi della Costituzione americana.

ORA LA CORTE SUPREMA - La sentenza del tribunale di Los Angeles ha bocciato la cosiddetta «Proposition 8» che contiene il divieto aille nozze tra omosessuali perché «discriminatorio». La consultazione passò con il 52% di voti a favore appena sei mesi dopo che la Corte Suprema della California aveva annullato una precedente sentenza che confermava il no ai matrimoni omosessuali. Il caso, questo punto, passerà all'esame della Corte Suprema di Washington, il tribunale di ultima istanza negli Stati Uniti.

Redazione online


28/07/2010

Droga nei locali dei vip, una modella accusa la Canalis

Droga nei locali dei vip, una modella accusa la Canalis

Una 26enne, sentita nell’inchiesta che ha portato al sequestro dell’Hollywood e del The Club, ha raccontato ai pm di aver fatto uso di cocaina insieme con la fidanzata di George Clooney. E intanto Belen Rodriguez, testimone chiave, rischia Sanremo

 

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Nuove rivelazioni della movida dei vip nei locali milanesi nelle carte dell'inchiesta che ha portato al sequestro dell'Hollywood e del The Club e agli arresti domiciliari cinque persone. Non solo fiumi di polvere bianca e di champagne, ma anche un giro di escort per intrattenere clienti "ricchi e capricciosi". E mentre una di loro ha raccontato di aver preso cocaina con Elisabetta Canalis, Belen Rodriguez, difesa dal suo fidanzato Fabrizio Corona, per via della droga rischia di veder sfumare la proposta di presentare il prossimo Festival di San Remo. Il sindaco della città dei fiori Maurizio Zoccarato ha infatti rilasciato alcune dichiarazioni, poi parzialmente rettificate, in cui dice di non accettare di associare alla propria città “qualcuno che non abbia una moralità certa”.

In attesa della decisione dei giudici del Riesame sulla richiesta di dissequestro dell'Hollywood, emergono altri particolari dell'indagine coordinata dal pm Frank di Maio e condotta dalla Squadra Mobile. Dalle testimonianze raccolte da inquirenti e investigatori ce ne è una che tira in ballo Elisabetta Canalis, la show girl fidanzata di George Clooney, l'attore americano che proprio una decina di giorni fa è stato testimone in Tribunale in un processo in cui e' parte lesa.

Karima Menad, ora 26enne, arrivata da Parigi a Milano per tentare la fortuna come modella e poi ritrovatasi a prostituta, il 21 ottobre 2008, sentita come testimone ha ricordato: "Mi è capitato di fare uso di cocaina insieme ad altre persone tra cui Elisabetta Canalis" e a gente "dello spettacolo, normalmente si tratta del cosidetto giro del The Club".

Le escort erano in tante, ragazze "di varie nazionalità - come ha messo a verbale una, sempre due anni fa - brasiliane, cubane, rumene, italiane, tutte giovani, talune giovanissime anche se non ricordo di minorenni". Per loro, però, nessuna costrizione, ma solo la promessa di guadagni facili. Il sistema, ha aggiunto un'altra, era stato messo a punto in modo ben preciso: "Venivano mandate al tavolo da (omissis) con il servizio di ragazza immagine. In realtà tutte noi sapevamo che la fine della serata era quasi sempre all'interno di qualche motel o dell'abitazione" di uno dei clienti "con prestazioni sessuali a pagamento. Spesso in queste abitazioni si faceva uso e consumo di cocaina". Le tariffe variavano dai 300 ai 400 euro fino ai 1.000.

Nelle carte, inoltre, spuntano i nomi di poliziotti e vigili urbani che invece di controllare e denunciare erano, per il pm, conniventi. E ancora, a proposito di Rodolfo Citterio - l'ex componente della commissione comunale di controllo ed ex presidente del Sindacato provinciale locali da ballo, finito ai domiciliari per un presunto giro di mazzette per ammorbidire i controlli sui locali notturni - negli atti della Procura, ci sono passaggi in cui viene messa in luce una sorta di attività di lobbying : per evitare le 'strette' contro la movida milanese Citterio avrebbe contattato politici, tra cui Ignazio la Russa e il consigliere Giulio Gallera.

Intanto l'avvocato Andrea Fares, difensore di Davide Guglielmini, amministratore della Vimar, la società che gestisce l'Hollywood, ha chiesto il dissequestro della discoteca "perché tutto è cambiato e non c'è più il bagno" annesso al prive' dove i vip avrebbero, secondo le indagini, preso cocaina. Il legale ha chiesto anche la revoca della misura cautelare emessa nei confronti del suo cliente. Infine oggi il gip Giulia Turri comincerà gli interrogatori di garanzia.


26/07/2010

Droga e tangenti, bufera sui locali della movida milanese

Droga e tangenti, bufera sui locali della movida milanese

Disposti i domiciliari per 5 persone, tra cui i titolari delle note discoteche "Hollywood" e "The Club". Tra i destinatari della misura cautelare anche un funzionario comunale, per presunte irregolarità nelle attività di vigilanza.

 

Quattro persone arrestate e 19 indagate è il bilancio di un'operazione condotta dalla squadra mobile di Milano che ha portato in manette i vertici di alcuni dei più importanti locali della movida milanese. Nei video girati dalla Polizia di Stato (come quello qui in alto) si vedono vip e persone comuni che fanno uso di stupefacenti all’interno di alcuni locali.

In tutto il Gip del Tribunale di Milano ha disposto gli arresti domiciliari per 5 persone: 3 sono collegate alla proprietà delle note discoteche milanesi "Hollywood" e "The Club", per agevolazione dell'uso di sostanze stupefacenti. Le altre 2, invece, fanno riferimento a un funzionario e a un componente di una commissione comunale, accusati di concussione, corruzione e falsità materiale. A quanto si è appreso da fonti investigative, il destinatario della quinta misura cautelare agli arresti domiciliari sarebbe un funzionario comunale, Rodolfo Citterio, membro della commissione di vigilanza sui locali e presidente del sindacato dei locali da ballo. L’uomo al momento però si trova all'estero, per questo non è stato possibile eseguire l'ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti.


Le due discoteche milanesi invece sono state poste sotto sequestro. Inoltre nell’ordinanza comparirebbe anche il nome di Belen Rodriguez
. La show girl avrebbe raccontato al pm Di Maio che all’interno della discoteca “Hollywood” viene consumata abitualmente cocaina. Secondo gli inquirenti, il consumo di droga sarebbe stato “accettato” dai proprietari del locale perché avrebbe portato a un incremento patrimoniale nel giro di affari della discoteca, diventata un luogo in cui sarebbe stata garantita l'impunità ai consumatori di stupefacenti.

Secondo gli investigatori inoltre decine di migliaia di euro sarebbero passati dalle mani dei gestori di alcune discoteche di Milano verso quelle di funzionari comunali addetti ai controlli. In uno degli episodi di corruzione accertati dagli agenti della Squadra Mobile che hanno seguito le indagini, i titolari del locale “Queen'”di parco Lambro avrebbero promesso 40 mila euro ad un funzionario del comune per ottenere la licenza per aprire il locale. "Siamo in presenza di un sistema - ha detto Luigi Rinella, vice capo della Squadra Mobile di Milano durante la conferenza stampa - che prevede la possibilità di rivolgersi a determinate persone per aprire un locale o per evitare che venga chiuso". Gli investigatori avevano spiegato che molto spesso i gestori venivano avvertiti in caso di controlli oppure venivano posticipati in modo da fare intervenire ingegneri ed architetti per fare degli interventi strutturali senza i quali il locale  avrebbe dovuto essere chiuso.


In una conversazione intercettata, riportata nella richiesta di custodia cautelare notificata a cinque persone, l'ex comandante dei Vigli di Milano, Emiliano Bezzon, rivolgendosi a Rodolfo Citterio, presidente del Sindacato dei Locali da Ballo, gli chiede se può indicargli i locali dove si spaccia droga in modo da mandare i suoi uomini a effettuare dei blitz. Bezzon sarebbe indagato per abuso d'ufficio e rivelazione di segreto d'ufficio, mentre Citterio, che si trova all'estero, è il quinto destinatario di una misura di custodia cautelare

(ai domiciliari).

 


22/07/2010

La camorra nel business della ricostruzione dell’Aquila

La camorra nel business della ricostruzione dell’Aquila

Un’operazione della Guardia di Finanza contro il clan dei Casalesi rivela come i boss si sarebbero già infiltrati nei lavori post terremoto. Arrestati anche 4 funzionari di banca che avrebbero favorito uomini dell'organizzazione mafiosa

 

 

 

Gli uomini della Fiamme Gialle hanno portato a termine un’operazione, denominata "Untouchable" e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha portato all'arresto di 6 persone con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso ed al sequestro di 21 società, 118 immobili ed altri beni e valori per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Gli arrestati, secondo le indagini condotte dai finanzieri del Gico del Nucleo polizia tributaria di Roma, sono "espressioni economiche" del clan dei Casalesi, operanti nel Casertano, ma con propaggini anche in altre regioni d'Italia, in particolare nel Lazio, in Abruzzo ed in Toscana. Le indagini hanno consentito di smascherare anche 4 funzionari di banca. Questi ultimi,  consapevoli, secondo gli investigatori, di agevolare  l'attività dell'associazione camorristica, hanno favorito  imprenditori "intoccabili" affiliati alla camorra attraverso  la concessione di finanziamenti o consentendo sistematicamente  l'effettuazione di movimentazioni su conti correnti senza la  previa autorizzazione dei titolari.


L'operazione ha consentito anche di monitorare "in diretta" le infiltrazioni della camorra casalese nelle commesse per la ricostruzione in Abruzzo dopo il devastante sisma del 6 aprile 2009. "Sono stati intercettati - spiegano gli investigatori – i colloqui telefonici con i quali gli arrestati disponevano l'invio del denaro necessario a finanziare le imprese costituite a L'Aquila, per loro conto, con il fine di aggiudicarsi i lavori per la ricostruzione.