03/01/2009
Saldi, partenza tiepida a Roma e Milano
Saldi, partenza tiepida a Roma e MilanoAl via le svendite nei principali centri italiani: code in centro. Consumatori: «Attenti ai ribassi eccessivi», assalto agli outlet: a serravalle 4 km di coda
MILANO - Una partenza a corrente alternata per il primo giorno di saldi a Milano. Durante la mattina, le strade erano poco affollate nel quadrilatero della moda. Al contrario, molto buona l'affluenza nei negozi del centro e nelle grandi firme della galleria Vittorio Emanuele, visitate in buona percentuale anche da stranieri: russi e giapponesi in primis ma anche spagnoli, greci e turchi. Discorso a parte per gli outlet, le vere star di questo primo giorno di promozioni. Sia nel centro che nei grandi villaggi fuori città sono stati letteralmente presi d'assalto tanto che, dalle 9.30 del mattino si erano già formati quattro chilometri di coda in direzione del centro commerciale Serravalle, in provincia di Alessandria, uno dei centri più frequentati dai milanesi.
ROMA - Anche a Roma è partita la stagione delle occasioni, in programma fino al 13 febbraio, con file soprattutto nei negozi delle grandi firme in centro che propongono sconti fino al 50%. All'apertura delle saracinesche, tra le 9 e le 10, nonostante la pioggia, si sono formate parecchie file anche se non c'è stato un vero e proprio assalto. Le zone più frequentate sono via del Corso, largo Goldoni, via Condotti. La coda più visibile, tuttavia, era quella davanti alla mostra «Da Rembrandt a Vermeer» in via del Corso. «Fortunatamente l'assalto ai negozi non c'è stato - hanno detto alcuni negozianti -, ma contiamo che ci sia un'affluenza maggiore nel pomeriggio e nei prossimi giorni, soprattutto fino all'Epifania». Secondo il Codacons i saldi invernali nella capitale «sono partiti malissimo»: dal monitoraggio effettuato dalle 10 alle 12.30 emerge «un calo di presenze dei cittadini nelle principali vie dello shopping attorno al 35%, cui si associa una diminuzione media delle vendite del 20% rispetto allo scorso anno». Anche qui vanno meglio i centri commerciali e gli outlet. Il Codacons ha rilevato, inoltre, «irregolarità in numerosi negozi 'non griffati', che espongono la merce con i cartellini indicanti solamente il prezzo finale e la percentuale di sconto, ma non il prezzo originale». L'associazione ha chiestp al sindaco Alemanno «di disporre immediati controlli da parte dei vigili urbani e sanzionare gli esercenti scorretti».
LATINA E VITERBO - Prima giornata di saldi anche a Latina. I negozi del capoluogo hanno esposto sulle vetrine le offerte di fine stagione con percentuali che vanno dal 30% al 50%. L'Ascom-Confcommercio avverte: «Diffidare da percentuali di sconto eccessive dato che è quasi impossibile applicare sulla merce di qualità sconti che superano il 50-60%». Partenza a rallentatore a Viterbo e provincia. Le strade dello shopping del capoluogo, forse a causa della mattinata uggiosa, sono semideserte. Pochissime persone si fermano a davanti alle vetrine per valutare la merce esposta. Analoga la situazione nei paesi più grandi: Civita Castellana, Montefiascone, Tarquinia e Vetralla.
TORINO - Tanta gente anche nel centro di Torino per il primo giorno di saldi. Letteralmente presi d'assalto alcuni dei principali negozi delle grandi catene di abbigliamento. Il primo giorno di sconti parte bene nel capoluogo piemontese. Particolarmente ricercato l'abbigliamento, il settore che maggiormente ha patito una flessione nelle recenti vendite natalizie. Nei negozi del centro sono in vendita capi al 30% di sconti ma non mancano quanti hanno deciso di iniziare subito con «il metà prezzo». Per le associazioni dei consumatori la crisi si farà sentire anche in questo periodo di saldi: Telefono Blu Sos Consumatori parla di una spesa media in Piemonte di 290 euro, 30 euro in meno rispetto allo scorso anno; per Federconsumatori si avrà un calo del 20% e per Confesercenti si avrà una diminuzione tra il 10 e il 15% in meno. Le associazioni dei consumatori anche quest'anno invitano all'attenzione negli acquisti: «Attenti ai saldi veri e non fasulli. Il consiglio è quello di acquistare prodotti di marca che magari sono stati visti nelle vetrine in precedenza e a prezzo normale».
NAPOLI - Per quanto riguarda Napoli, dove i saldi sono cominciati venerdì, c'è una denuncia dell'Associazione contribuenti italiani. «I saldi partono male. Nel primo giorno a Napoli, il 42,3% dei commercianti non ha emesso lo scontrino fiscale» ha dichiarato Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it, che con lo Sportello del contribuente monitora costantemente l'evasione fiscale in Italia. Dunque il 42,3% degli esercenti ispezionati sono stati sanzionati con multe a partire da 516 euro in su. Nel primo giorno di saldi, attraverso lo Sportello del contribuente ha raccolto numerose denunce di cittadini e turisti che all'atto del pagamento si sono ritrovati tra le mani scontrini di prova anziché scontrini fiscali. Contribuenti.it ha annunciato l'istituzione di una task force che, durante tutto il periodo dei saldi, si mescolerà ai cittadini in cerca di occasioni e buoni affari. Lo scopo è quello di evitare le solite fregature e aiutare i consumatori nei propri acquisti.
SICILIA - Scattano infine i saldi in Sicilia. Fino al 15 marzo i commercianti cercheranno di recuperare i mancati introiti dovuti alla crisi economica che ha provocato la contrazione dei consumi. Il giro d'affari stimato nell'isola è di circa 200 milioni di euro, con una spesa media calcolata dalla Cidec di circa 250, in linea con le previsioni della Confcommercio. A Palermo, a Catania e nelle altre città i piccoli negozi ma anche i centri commerciali pubblicizzano i saldi nelle vetrine, con punte fino al 70%.
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Pessimismo, record italiano
Pessimismo, record italianoLa ricerca ecco come in Italia e negli altri Paesi, si immaginano i prossimi dodici mesi. Un 2009 «nero» per il 47%: mai così male in dieci anni . Sei su 10 si aspettano difficoltà economiche
Un annus horribilis il 2008? Il 2009 sarà anche peggio. Lo pensano gli italiani, ma non solo, che hanno risposto al tradizionale sondaggio di fine anno condotto da Doxa, per l'Italia, e da Gallup International Voice of the People nel resto del mondo. Un sentimento comune in molti altri Paesi (il sondaggio raffronta la situazione italiana con quella di Gran Bretagna, Giappone, India e Argentina), ma è da noi che il pessimismo dilaga. Non è una sorpresa e non farà felice il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. che da mesi si prodiga nella sua personalissima e instancabile missione di diffondere ottimismo.
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Prendiamo le aspettative personali per il 2009, termometro principale del grado di felicità e speranza in ogni Paese. Gli italiani stabiliscono un nuovo record con il 47 per cento di pessimisti (la media internazionale di chi vede nero per i prossimi dodici mesi è del 35 per cento) e solo il 15 per cento degli intervistati prevede che l'anno appena iniziato sarà migliore di quello passato. Ci battono solo gli inglesi con il 52 per cento di pessimisti. Rispetto a un anno fa sono aumentati del 32 per cento i britannici che pensano che il 2009 non porterà nulla di buono. Un dato significativo se raffrontato al periodo 2001-05 quando, rispondendo alle stesse domande, la percentuale di pessimisti era pari a quella degli ottimisti. «Il risultato di queste nuove interviste non ci ha colto di sorpresa — dice Vilma Scarpino, amministratore delegato di Doxa —. Negli ultimi mesi si è parlato molto di crisi e le risposte ricevute sono in linea con il clima di questo periodo. I numeri espressi dal sondaggio sono importanti, rappresentano un trend negativo in crescita dal 2000, segno che la sostanza del problema esiste».
Rincara la dose Domenico De Masi, professore di Sociologia del Lavoro alla Sapienza di Roma: «Data l'attuale congiuntura economica, l'ottimismo è un segno di incoscienza. Il pessimismo è un segno di saggezza. La diagnosi per i primi mesi del 2009 è che ci sarà minore ricchezza. Non è obbligatorio che sia un male, può essere la via a un nuovo modello meno dedito al consumismo». In un mare di pensieri foschi, per trovare un'isola felice bisogna andare fino in India dove l'ottimismo resiste anche se è in caduta libera: dal 31% al 21% rispetto a un anno fa. Se dalle aspettative personali si passa alle previsioni su economia e disoccupazione, il sentimento degli italiani, se possibile, è ancor più buio. A fronte di un 3 per cento di inguaribili ottimisti che prevedono «prosperità economica» per il 2009, ben il 62 per cento degli intervistati attende «difficoltà economiche» dal nuovo anno (52 per cento è la media dei pessimisti negli altri Paesi). Quanto al tasso di disoccupazione, il 55 per cento degli italiani è convinto che crescerà ancora.
E chi un lavoro ce l'ha si preoccupa e molto. Perché se sulla stabilità dell'occupazione il 60 per cento degli italiani ritiene «sicuro il proprio posto di lavoro» (in Gran Bretagna il 45 per cento è certo che, in caso di perdita del lavoro, farebbe fatica a trovare una nuova occupazione), il 31 per cento degli intervistati pensa di essere esposto al rischio disoccupazione. «Un numero importante, però è sbagliato generalizzare pur prendendo con la massima serietà i risultati del sondaggio — avverte Gioia Di Cristofaro Longo, ordinaria di antropologia culturale alla Sapienza di Roma —. La situazione dell'Italia è a macchia di leopardo con delle macchie più nere delle altre. Una di queste è il lavoro dei giovani. Il precariato è ormai una piaga. E non mi riferisco solo al lavoro ma alle prospettive di vita». Ecco l'analisi dell'antropologa: «I giovani non si pongono più progetti a lungo termine. È la vita nella sua interezza ad essere diventata precaria, si va avanti giorno per giorno. Chi si pone obiettivi normali per un essere umano, come sposarsi e fare dei figli, si sente frustrato». Per invertire la tendenza al pessimismo cosmico c'è una sola soluzione: «Stabilità, perché la nostra società si sta autocondannando a vivere a livelli sempre più bassi», dice Di Cristofaro Longo. «L'Italia — aggiunge — non investe più nella crescita, nella ricerca, nella cultura. Un'operazione suicida. Nel nostro Paese c'è ricchezza ma è mal distribuita. Come avviene in una famiglia, lo Stato deve decidere come e dove investire il denaro. Al momento lo sta facendo nel modo sbagliato».
Forse è meglio fare come i giapponesi, che dimostrano più tranquillità. Anche perché la maggior parte di quelli che hanno partecipato al sondaggio si sono astenuti da fare previsioni su questo argomento. Se dai dati Doxa-Gallup emerge anche la convinzione che durante il 2009 aumenteranno le vertenze sindacali (lo prevede il 54 per cento), la situazione non migliora quando gli italiani mettono il naso fuori dai confini. «Sarà un anno tormentato» dice il 50 per cento alla domanda sui conflitti internazionali. Risposte date prima dello scoppio del nuovo conflitto in Medio Oriente che dimostrano una certa lungimiranza. Vero che oggi c'è più ottimismo rispetto al 2003 quando i pessimisti erano addirittura il 72 per cento (all'epoca si faceva ancora sentire l'onda lunga dell'11 settembre 2001), ma anche qui noi italiani rimaniano i meno predisposti a guardare con fiducia al futuro (pure gli inglesi non hanno grandi speranze). «Mi avrebbe sorpreso leggere che gli italiani sono ottimisti — dice Giuseppe De Rita, presidente Censis —. A parte Berlusconi, l'italiano medio è consapevole che questa è la crisi più grave degli ultimi 80 anni. Anche se per me si tratta soprattutto di una crisi mediatica dove tv e stampa hanno avuto un ruolo importante. Dopo mesi di notizie che raccontano di crisi finanziaria e miliardi bruciati in Borsa come si fa ad essere ottimisti?». Dunque, tutta colpa dei media? «Fino ad oggi la crisi è stata più vissuta sui media che nella vita reale. Per adesso, quello che è successo è che la Borsa ha perso metà dei suoi capitali e alcune grandi banche Usa sono fallite. Una bolla finanziaria che interessa il 10% degli italiani. Persone potenti, che fanno opinione in grado di influenzare l'opinione pubblica. Ma il nostro è ancora un Paese molto liquido, i soldi ci sono. Il fatto è che rimangono fermi».
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