07/08/2009
Il codacons contro gli aumenti del carburante
Il codacons contro gli aumenti del carburante
Nessuna intesa tra governo e petrolieri. Secondo l'U.P. gli aumenti sono giustificati, Scajola dice stop ai rincari
| (Ansa) |
ROMA - La benzina corre ancora e il governo prova a tamponare l'emorragia, convocando le compagnie petrolifere per spiegare l'andamento del prezzo dei carburanti. Un incontro che però non ha dato gli effetti sperati. Marco D'Aloisi, portavoce dell'Unione petrolifera, ha spiegato che «gli aumenti dei prezzi della benzina sono ampiamente giustificati dalle speculazioni di mercato. Le compagnie hanno assunto un atteggiamento cauto verso il mercato perché avremmo potuto subire aumenti dell'ordine di 6-7 centesimi al litro mentre gli aumenti sono stati solo di 3 centesimi». E sulla richiesta del governo di abbassare il prezzo di 2 centesimo ha sottolineato che «non ci sono i margini». Però è possibile «acquistare i carburanti con circa 11 centesimi di sconto al litro su alcuni impianti. Si tratta di iniziative promozionali che esistono già oggi».
IL FUTURO- Insomma l'incontro si conclude con un nulla di fatto. Ma la richiesta avanzata dal ministero alle compagnie petrolifere resta chiara: stop all’aumento dei prezzi dei carburanti e no ai «comportamenti speculativi». E il ministro Scajola ha anche chiesto al Garante per la sorveglianza dei prezzi di avviare indagini sull’andamento dei prezzi dei carburanti. Il sottosegretario con delega all’energia, Stefano Saglia - spiega il ministero guidato da Scajola in una nota - «ha chiesto con forza alle compagnie di non attuare comportamenti speculativi, di non aumentare ulteriormente i prezzi e, possibilmente, di ridurre il differenziale (stacco) di prezzi con l’Europa, visto che secondo i calcoli del ministero ci sarebbero i margini per un ribasso». Saglia ha anche annunciato che da settembre il ministero dello Sviluppo economico lavorerà alla riforma della rete distributiva dei carburante. È una riforma che «va condivisa con le Regioni» e puntiamo «a creare più liberalizzazioni nel servizio, favorendo i punti vendita della grande distribuzione e incentivando la nascita delle ’pompe bianche’, incentivando gli ’iper self’ e i self service». E il sottosegretario ha spiegato che si punterà anche «sui carburanti alternativi, il metano e il Gpl». In ogni caso nel costo della benzina c'è un differenziale tra l'Italia e l'Europa che «non è giustificato dall'aumento dei costi industriali»
GLI AUMENTI - Mercoledì altri due centesimi si sono aggiunti al prezzo della benzina, che arriva a sfiorare gli 1,35 euro al litro nei distributori Shell. Dopo i tre centesimi aggiunti da Agip martedì ai propri listini, è il turno del colosso petrolifero anglo-olandese di rialzare di 3,5 cent il prezzo della propria verde, che arriva a 1,349 euro, e di 3 centesimi il diesel, che si attesta a 1,169 euro. Ma gli aumenti sono generalizzati e coinvolgono tutte le compagnie, che, con rialzi di entità diversa, portano la verde agli 1,339 raggiunti mercoledì da Agip. Più frammentato il panorama sul diesel, il cui prezzo varia dagli 1,158 euro al litro di Erg e Total fino agli 1,169 euro di Shell. I prezzi dei carburanti presentano però differenze notevoli su base territoriale. È Napoli la città dove si spende di più per un pieno di benzina (1,374 euro al litro), mentre per risparmiare qualcosa conviene andare a Trieste (1,324). Le grandi città si trovano a metà classifica: a Roma la benzina costa 1,338 euro, a Milano 1,341.
ULTIMATUM AL GOVERNO - Le associazioni dei consumatori puntano però il dito contro il governo, a cui viene chiesto esplicitamente di promuovere azioni concrete. «Non c’è più spazio per l’indignazione - afferma Federconsumatori in una nota - È necessario intervenire con decisione su tale versante, passando finalmente dalle parole ai fatti, come ribadiamo da tempo. In particolare - spiega Rosario Trefiletti - è indispensabile agire su tre fronti». In particolare, «portando finalmente a compimento la configurazione dell’Autorità per l’Energia e dotando tale organismo di responsabilità di verifica e controllo, ma anche di sanzione, soprattutto in relazione ai prezzi dei prodotti petroliferi»; in secondo luogo «verificando l’efficienza dell’intera filiera petrolifera nel nostro Paese, a partire dalla raffinazione, al fine di comprendere il perché dell’esistenza di un differenziale (dai 3 ai 5 centesimi) tra il costo industriale dei carburanti in Italia rispetto alla media europea»; ed infine «eliminando una volta per tutte ’impicci ed impacci’ che ostacolano una completa liberalizzazione del settore della distribuzione dei carburanti, che consenta la vendita anche attraverso il canale della grande distribuzione». Il Codacons, inoltre, denuncia ricadute sulle vacanze degli italiani, Federconsumatori e Adusbef auspicano un abbattimento dei prezzi dei carburanti, anche attraverso la liberalizzazione del canale di vendita. «Ogni anno si verifica la stessa situazione, con aumenti concomitanti agli esodi dei cittadini», afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, «ci appelliamo ad Antitrust e Mister Prezzi affinchè indaghino sui rincari dei carburanti».
Fonte C.d.S.
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| Tag: risparmi, aumenti, carburante, petrolio, benzian, diesel, codacons, governo, petrolieri, ministero | OKNOtizie |
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12/06/2009
L’enigma del prezzo della benzina
L’enigma del prezzo della benzina
All’assemblea annuale dell’Unione petrolifera, due giorni fa, Scajola ha chiesto spiegazioni. Il barile di petrolio è sceso da 144 a 66 dollari in un anno Ma al distributore gli italiani risparmiano solo 25 centesimi
Petrolio e profitti. Benzina ed extraprofitti. Sospetti legittimi o luoghi comuni? Il dubbio è forte. Difficile però da contrastare, soprattutto quando tra le società che l’anno scorso hanno guadagnato più utili in assoluto a livello mondiale figurano al primo e al secondo posto, nella classifica di Forbes, proprio due major petrolifere: ExxonMobil, con 45,2 miliardi di dollari, e Chevron, con 23,9 miliardi.
C’è l’eterna questione della doppia velocità di adeguamento dei prezzi dei carburanti con i corsi del petrolio. E le domande che si rincorrono sono sempre le solite: perché i rincari del greggio scattano quasi in simultanea sui listini di benzina e gasolio, mentre i ribassi sono più lenti a manifestarsi. Di più: come è possibile pagare un litro di benzina 1,27 euro con il barile di greggio a 66 dollari (al 1˚ giugno), quando, nel luglio dell’anno scorso con il valore del barile più che doppio a quota 144 dollari, per un litro della stessa benzina si pagava poco più di un euro e mezzo (1,53)?
Non sono solo le associazioni dei consumatori a lanciare accuse di speculazione nei confronti dei petrolieri. Anche un ministro della Repubblica adesso vuole vederci chiaro. Due giorni fa, nel sancta sanctorum delle compagnie riunite dall’Unione petrolifera per l’assemblea annuale, Claudio Scajola, responsabile dello Sviluppo economico, ha detto chiaro e tondo che intende «chiedere conto all’industria petrolifera dell’andamento dei prezzi della benzina alla pompa».
Ma i petrolieri si sentono la coscienza a posto. «Noi abbiamo la forza dei numeri. Sui prezzi della benzina e sulla comunicazione al pubblico serve più prudenza, in particolare da parte di alcune associazioni dei consumatori, che privilegiano informazioni non corrette e ingenerano false aspettative nei consumatori », è stata la replica del numero uno dell’associazione di categoria, Pasquale De Vita. E la differenza con il resto d’Europa, che penalizza l’automobilista italiano? «Da noi il prezzo della benzina è superiore di 3-4 centesimi rispetto ad altri Paesi europei», ha risposto lo stesso De Vita nel corso dell’audizione alla commissione Controllo dei prezzi del Senato. Spiegando poi che questa differenza è comunque alimentata «dall’abitudine del consumatore italiano a farsi servire (60%) mentre in Europa il 90% si serve da solo. E poi in Italia abbiamo un numero più alto di impianti, con una vendita più bassa e costi più elevati ».
Per meglio capire chi può avere più o meno ragione, sono necessarie alcune considerazioni di fondo. A cominciare dall’analisi della struttura del prezzo di un litro di carburante, che è determinata per il 40% dal costo industriale, e per il restante 60% dalle componenti fiscali (accise e Iva). Il costo industriale, che come si è visto pesa per meno della metà sul prezzo finale alla pompa, è a sua volta la somma di costi come la materia prima (benzina o gasolio in base alle quotazioni Platts), trasporto, stoccaggio, raffinazione e margini per il benzinaio. A questo punto risulta più facile comprendere un altro aspetto non secondario: quando si verificano aumenti o diminuzioni delle quotazioni del petrolio, si intendono variazioni che incidono solo su circa il 30% del prezzo finale al consumo. E, per essere più precisi, più che del petrolio andrebbero analizzate puntualmente le quotazioni Platts (un’agenzia indipendente basata a Londra) relative al greggio raffinato, benzina o gasolio, espresse in dollari per tonnellata, che vengono elaborate sulla base del rapporto domanda-offerta.
Se margini di guadagno o di speculazione (a seconda dei punti di vista) ci possono essere, vanno dunque ricercati all’interno di queste voci che compongono il costo industriale. In particolare nelle quotazioni Platts. Fermo restando che la domanda è determinata dal mercato di consumo, l’offerta, che poi nasce dall’attività delle raffinerie, è condizionata dalla capacità di produzione o anche dalla temporanea chiusura di uno o più impianti di raffinazione. Secondo gli analisti di CnnMoney, i rincari dei prezzi dei carburanti hanno un indiziato particolare: le raffinerie, che starebbero cercando di recuperare le perdite subite lo scorso anno, quando sono state costrette a comperare petrolio al massimo delle quotazioni, per poi rivendere i raffinati in un mercato depresso.
Nella situazione attuale, secondo gli stessi analisti, gli impianti di raffinazione avrebbero ridotto la produzione, in modo da far salire i prezzi, dopo aver stoccato, nei mesi passati, barili di petrolio a basso prezzo (a dicembre è stato raggiunto il minimo di 34 dollari al barile e fino ad aprile il greggio si è mantenuto sotto i 50 dollari). Un ulteriore approfondimento, che sicuramente farebbe emergere curiose scoperte, potrebbe essere fatto anche a proposito del fattore cambio, dal momento che le compagnie europee comprano il petrolio in dollari, e rivendono in euro i prodotti raffinati, benzina o gasolio.
«I prezzi dei carburanti seguono i mercati internazionali e sono probabilmente le commodity di cui al mondo si segue con maggiore attenzione l’andamento », commenta Antonello Minciaroni, esperto prezzi Mercato petrolifero del giornale online quotidianoenergia.
«Al di là delle tensioni degli ultimi giorni, analizzando lo specifico del mercato italiano si possono scoprire novità interessanti. Tanto per cominciare, i consumi dei carburanti per autotrazione sono in caduta verticale e nei primi quattro mesi il deficit, rispetto allo stesso periodo del 2008, è di oltre 770 mila tonnellate. Questo costringe un po’ tutte le compagnie a proporre campagne con sconti significativi e in modalità differenziate. Esistono viceversa realtà che in questo mercato in grande affanno raccolgono sempre più i favori dei consumatori: sono le reti indipendenti, quelle cioè che innalzano sulla stazione di servizio le proprie insegne e non quelle delle note compagnie petrolifere, oppure quelle della grande distribuzione organizzata, presenti soprattutto nelle regioni del Centro-Nord Italia».
Sul mercato esistono dunque già, per il consumatore che le vuole o le può cogliere, opportunità di risparmio. Fra i prezzi più convenienti e quelli più cari (come in Campania e Puglia) ci sono oggi differenze, per la benzina, di 14-15 centesimi al litro. «In pratica — aggiunge Minciaroni — l’automobilista avveduto e attento ai prezzi, potremmo dire quello che 'acquista' e non 'fa' benzina, paga mediamente meno di quello europeo, mentre viceversa quello distratto, che 'fa' benzina, non guarda il prezzo e se ne rimane comodamente seduto a farsi servire, paga il conto per tutti».
Gabriele Dossena
11:14 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: benzina, scajola, assemblea, petrolieri, petrolio, ribassi, spiegazioni, distribuzione, risparmi, minimi, costi | OKNOtizie |
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