27/01/2012

Asteroide in arrivo: «sfiorerà» la Terra

Asteroide in arrivo: «sfiorerà» la Terra

RECORD SPAZIALI. Passerà a 60 mila chilometri: più vicino della Luna. L'esperto: «Tra gli incontri più ravvicinati di sempre»

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07/12/2011

Un pianeta nella zona ideale per ospitare la vita

Un pianeta nella zona ideale per ospitare la vita

A una distanza di 600 anni luce da noi. Kepler-22 è grande due volte e mezzo la Terra e ha una temperatura superficiale che consente l'acqua liquida

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24/01/2011

Due soli nel cielo, la Terra illuminata come mille anni fa

Due soli nel cielo, la Terra illuminata come mille anni fa

Astronomia Il fisico australiano Brad Carter: potrebbe accadere a breve. L'effetto per l'esplosione di una supernova

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13/12/2010

Scoperto il pianeta della cuccagna: diamanti grossi come montagne

Scoperto il pianeta della cuccagna: diamanti grossi come montagne

Gli scienziati hanno scoperto un pianeta composto di gas e carbonio dove ci sono giganteschi diamanti al posto di montagne e rocce. Ma c'è un problema: dista 1.200 anni luce dalla terra...

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18/11/2010

La Via Lattea ha catturato un pianeta di un'altra galassia

La Via Lattea ha catturato un pianeta di un'altra galassia

Un caso di «cannibalismo galattico».Intercettata una corrente di stelle di una galassia nana già inglobata a 2 mila anni luce dalla Terra

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01/10/2010

Nello spazio c'è un'altra Terra

Nello spazio c'è un'altra Terra

Individuato il pianeta Gliese 581g: si trova a 20 anni luce da noi. Potrebbe ospitare forme di vita: c'è acqua e atmosfera e la temperatura varia tra i -12° e i -31°

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22/07/2010

Scoperta la stella più massiccia, pari a 265 volte la massa del Sole

Scoperta la stella più massiccia, pari a 265 volte la massa del Sole

La luminosità è 10 milioni di volte quella solare. Il doppio di quello che gli scienziati ritenevano essere il limite massimo possibile

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Un mostro. Gli scienziati ritenevano che non potesse nemmeno esistere una cosa del genere. È la stella più massiva che sia mai stata scoperta: si chiama R136a1, la sua massa è pari a circa 265 volte quella del Sole e la sua luminosità è 10 milioni di volte maggiore. Gli astronomi ritenevano che non potessero esistere stelle con una massa superiore a 130 volte il Sole. Ora la fisica dovrà essere rivista, anche perché si stima che «il mostro stellare» in realtà quando ha iniziato a brillare aveva una massa addirittura pari a 320 volte quella solare, che ha perso in quanto l'ha utilizzata per brillare come 10 milioni di soli, come ha confermato l'astrofisico Paul Crowther, docente all'Università di Sheffield, che ha guidato lo studio.

STRUMENTO EUROPEO - R136a1 è stata individuata utilizzando una combinazione di strumenti del Very Large Telescope dell’Eso, l’osservatorio astronomico europeo che si trova in Cile. Gli astronomi hanno scoperto un intero gruppo di stelle dello stesso tipo in due ammassi: NGC 3603 ed RMC 136. Il primo, a 22 mila anni luce da noi, è una specie di «incubatrice cosmica» per stelle neonate. Il secondo ammasso è un’altra nube di stelle giovani, supercalde e supermassive, che si trova nella Nebulosa della Tarantola, nella Grande Nube di Magellano distante 165 mila anni luce. Queste grandi stelle in incubazione, milioni di volte più luminose del Sole, sono relativamente giovani, e nel tempo perdono massa in seguito all’azione dei venti solari. Il gruppo di Crowther ha scoperto diverse stelle con temperature di oltre 40 mila gradi, più di sette volte più calde del Sole. «Sono stelle che brillano molto, sono gigantesche ma le più grandi "vivono" solo 3 milioni di anni».

 

 


18/06/2010

Giove e l'impatto misterioso. Sulla Terra sarebbe stata una catastrofe

Giove e l'impatto misterioso. Sulla Terra sarebbe stata una catastrofe

Il telescopio spaziale Hubble comincia a fornire qualche ragionevole risposta. Una cometa o un asteroide della dimensione di alcuni chilometri è caduto nell’atmosfera

 

 

 

Il punto dell'impatto
Il punto dell'impatto

Il mistero del corpo caduto su Giove si infittisce nonostante il telescopio spaziale Hubble della Nasa cominci a fornire qualche ragionevole risposta. La storia inizia per caso il 3 giugno scorso quando l’astrofilo australiano Anthony Wesley scrutando il più grande pianeta del sistema solare vede per caso un bagliore, riprendendolo. Nello stesso momento nelle Filippine un altro astrofilo, Chris Go, registra la stessa cosa. L’immagine fa il giro degli osservatori amatoriali e professionali per cercare di dare una risposta alla causa del fenomeno. I bagliori osservati si rivelano intanto due esaminando i video, complicando ancora di più le cose.

HUBBLE - Il 7 giugno la Nasa puntava su Giove persino il suo più potente occhio orbitale, l’Hubble, per investigare eventuali cambiamenti nella zona della caduta. E in effetti analizzando il luogo con varie lunghezza d’onda (visibile, infrarosso e ultravioletto) si vede traccia dell’accaduto. Così si cominciano a tirare le file dell’intrigante vicenda che per fortuna ha riguardato Giove e non la Terra. La spiegazione è questa. Il corpo di una cometa o di un asteroide della dimensione di alcuni chilometri è caduto nell’atmosfera di Giove esplodendo nell’impatto con gli strati più elevati. Il primo bagliore è derivato dalla scia generata nell’attraversamento come accade con l’impatto delle meteoriti nell’atmosfera terrestre nella notte agostana di San Lorenzo, il secondo lampo è generato dall’esplosione stessa.

ESPLOSIONE - Il corpo deve essersi prima sbriciolato e il frammento maggiore dovrebbe aver avuto la dimensione di un paio di chilometri. Le riprese di Hubble che hanno fotografato le tracce aiutano la possibile ricostruzione dei fatti. Tutti hanno ricordato la grande caduta dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9 nel 1994, ma anche l’anno scorso Giove era stato lo scenario di un evento analogo. Ma sul gigante del sistema solare – dicono gli astronomi – le cadute di corpi celesti sono sicuramente più frequenti di quanto si immagini e di quanto si registri sempre casualmente. Questo perché essendo un grande pianeta la sua forza di gravità attira i piccoli corpi in transito. Ma anche l’occhio del satellite Soho dell’Esa europea registra in continuazione comete che precipitano sul Sole. Insomma il tutto dimostra come il rischio asteroidi o comete non sia così remoto come si continua a credere. Se il corpo caduto su Giove fosse precipitato sulla Terra sarebbe stata una catastrofe. E la colpa allora sarebbe stata degli astronomi? Privi degli strumenti adeguati anche loro sono impotenti. Non ci resta che aspettare.

 

Giovanni Caprara


26/05/2010

Il pianeta divorato dalla stella

Il pianeta divorato dalla stella

Il telescopio Hubble ha raccolto la prova. La stella nana Wasp-12 sta «mangiando» il vicino pianeta e tra dieci milioni di anni non esisterà più

 

Wasp-12 e il suo pianeta, ricostruzione da Nasa
Wasp-12 e il suo pianeta, ricostruzione da Nasa

L’occhio del telescopio spaziale Hubble della Nasa ha finalmente raccolto la prova: la stella nana Wasp-12 sta divorando il vicino pianeta e tra dieci milioni di anni non esisterà più. Lo chiamano cannibalismo cosmico. Succede tra galassie grandi e piccole, tra due stelle, e ora si è visto che il fenomeno si verifica anche fra una stella ed un suo pianeta.

HUBBLE - Dalla nascita dell’astro e con la stessa materia era nato il corpo planetario che ora l’astro-madre si riprende, distruggendolo. Il fatto era stato suggerito da Shu-lin Li dell’Università di Pechino dopo che l’esopianeta era stato scoperto ancora nel 2008 durante la ricerca condotta da astronomi britannici nota come Wide Area Search. Ma occorreva tutta la potenza di Hubble per raccogliere la debole radiazione che arriva da Wasp-12 nella costellazione Auriga e lontana dalla Terra 600 anni luce. Il pianeta, essendo molto vicino all’astro tanto da compiere un giro completo intorno ad esso in poco più di un giorno, riesce a far sentire in modo violento la sua forza di gravità attirando a sé il materiale di cui è formato lo stesso pianeta noto come Wasp-12b. Esso è analogo nelle caratteristiche al nostro Giove, il gigante del sistema solare, e quindi è gassoso ma quattro volte più grande. Gli strumenti di Hubble misurando sia l’attenuazione della luminosità causata dal transito del corpo planetario sia il tipo di radiazione hanno permesso agli scienziati della Open University britannica di capire che intorno al pianeta c’è una grande nube di materiale costantemente risucchiato dall’astro-madre. Anche nella materia astrale l’universo manifesta la violenza della natura.

Giovanni Caprara


28/02/2010

Haiti, il Giappone: la terra trema di più?

Haiti, il Giappone: la terra trema di più?

Haiti, il Giappone qualche giorno fa, ed ora il Cile. La Terra trema di più? Gli scienziati registrano e guardano disarmati la violenza improvvisa della Terra senza la capacità di cogliere qualche segno.


Ci sono aree a rischio ben note, punti critici da sorvegliare con maggior attenzione come le coste cilene e la nostra Penisola ma al massimo la scienza esprime delle probabilità che si infrangono sul muro della mancanza di conoscenze. Solo agli inizi del Novecento il berlinese Alfred Lothar Wegener raccontava in un libro la formazione di oceani e continenti e soltanto alla fine degli anni Sessanta (due anni prima la conquista della Luna) il canadese John Tuzo Wilson presentava il primo modello teorico della deriva dei continenti e Dan McKenzie dell'Università di Cambridge spiegava sulla rivista Nature la «tettonica a placche». Da quelle parole di quarant'anni fa si è iniziato a decifrare con maggior coscienza gli scontri perennemente in corso fra le zolle in cui è separata la crosta terrestre cercando indizi sullo scatenarsi dei terremoti. È una titanica fatica perché finora solo la fantascienza di Giulio Verne ha compiuto un viaggio al centro della Terra per scoprirne la natura e cogliere le manifestazioni che l'uomo subisce abitando in superficie.
La sismologia non è una scienza esatta, e la difesa dai terremoti rimane una meta lontana da raggiungere. Da decenni si tentano le vie più diverse al fine di sciogliere gli impenetrabili misteri che sempre avvolgono imovimenti interni del pianeta. In California i geologi dell'US Geological Survey e di numerose università scavano un pozzo fino a dieci chilometri di profondità per raccogliere indizi sugli spostamenti della faglia di San Andreas e scoprire in anticipo il manifestarsi del Big One, il super-terremoto da tempo atteso.

I fisici russi sostenevano di riuscire a raccogliere dallo spazio la presenza di particelle atomiche capaci di segnalare l'imminenza di un sisma. Ma finora la tecnologia non ha fornito risposte attendibili sia a terra (ricordate le emissioni del gas radon?) che nello spazio. Rimane alla base un grave limite di conoscenza scientifica. Da anni negli Stati Uniti e in Giappone si cerca di disegnare un modello teorico globale della Terra capace di mostrare ciò che accade nelle viscere, nel suo cuore incandescente e soprattutto negli strati esterni, nella frizione continua tra il mantello e la crosta sulla quale viviamo. Ma, ancora una volta, pur disponendo di potenti supercomputer la capacità di calcolo è inadeguata per descrivere le mille forze in gioco. Sono i limiti dell'uomo che solo la ricerca può aiutare ad estendere.

Giovanni Caprara