18/09/2011
Obama lancia la «Buffet Rule». Per tassare i ricchi
Obama lancia la «Buffet Rule». Per tassare i ricchiSTATI UNITI. Il presidente Usa presenta il piano per ridurre il debito
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09/09/2011
Il piano di Obama: 447 miliardi per far ripartire economia ed occupazione
Il piano di Obama: 447 miliardi per far ripartire economia ed occupazioneMISURE ANTRICRISI. L'appello del presidente: «Votatelo subito». Taglio fiscale per i lavoratori dipendenti. l'apertura dei Repubblicani
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19/04/2011
Nucleare, stop del governo alle centrali
Nucleare, stop del governo alle centraliPotrebbe saltare il referendum. Gli antinuclearisti: «Attenti alla fregatura». Abrogate le norme per la realizzazione degli impianti. Tremonti: finanziare le rinnovabili con gli Eurobond
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01/06/2010
Facebook in crisi? Solo 34 mila hanno lasciato il social network
Facebook in crisi? Solo 34 mila hanno lasciato il social networkGli utenti delusi dalle regole sulla privacy cancellano il proprio profilo. Una goccia nel mare rispetto agli oltre 540 milioni di iscritti. Ma si cercano alternative
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MILANO - Per il momento è stato un mezzo flop: 34 mila utenti hanno aderito finora all'iniziativa QuitFacebookDay.com in cui gli utenti delusi dalle regole sulla privacy cancellano il proprio profilo dal popolare social network. Poche rispetto agli oltre 540 milioni di iscritti. Ma forse non tutto è perduto per gli organizzatori. E nel frattempo ci si guarda intorno in cerca di alternative.
FLOP - I commenti sul sito sono migliaia: «Dopo questo post lascio per sempre Facebook», scrive Alejandro, «anche se aiuta a incontrare vecchi amici, la gente che ti sta attorno si dimentica oramai di dirti "ciao"». Un altro utente si lamenta: «Siete soltanto frustrati perché Facebook è ormai conosciuto in tutto il mondo. È tutta invidia». Sul sito sono pubblicate tutte le indicazioni e un video che spiega come chiudere il proprio account dalla rete sociale. Poco più di 34 mila di loro hanno annunciato di abbandonarlo per protesta contro le regole sulla privacy adottate dal social network, sulla scia di un crescente sentimento di disincanto, di critiche e polemiche sollevate non solo dagli utenti, ma anche dagli organi d'informazione e da qualche politico. Non si può dunque parlare di successo per la giornata Quit Facebook Day, indetta per il 31 maggio dai due giovani canadesi, Joseph Dee e Matthew Milan: l'iniziativa è riuscita a malapena a raggiungere lo 0,01% dell'utenza totale. Forse perché è stata mal pubblicizzata, sostengono alcuni analisti: negli Usa, stando a un sondaggio della Vision Critical, appena l'11% degli intervistati era a conoscenza dell'evento.
FUTURO DI INTERNET - Anche se nei giorni scorsi Mark Zuckerberg, il capo della società californiana, aveva fatto alcune concessioni e annunciato con un post sul blog istituzionale misure di emergenza per reinstaurare i sistemi di controllo ottimali e ripristinare così l'immagine del network, l'iniziativa va ben oltre la questione del controllo dei propri dati. «Il modo in cui Facebook vuole organizzare il futuro di Internet e si erge a mercante della nostra identità online non mi piace affatto», ha spiegato Joseph Dee.
DIASPORA - Ma Facebook non è insostituibile: gli utenti scontenti di Facebook si guardano intorno in cerca di alternative. In queste settimane si è fatto un gran parlare in Rete del progetto Diaspora, l'iniziativa di quattro newyorkesi, mirato a creare un social network decentralizzato, più aperto e trasparente rispetto a quelli attuali e che dovrebbe partire entro la fine dell'estate. Insomma, un concorrente che vuole raccogliere tutti quei delusi da Facebook. E sembra proprio che ce ne siano già tanti. Nel giro di pochi giorni Diaspora ha infatti raccolto quasi 200 mila dollari in donazioni attraverso il sito Kickstarter. A contribuire con un'offerta privata è stato persino il capo di Facebook, Zuckerberg, che ha definito Diaspora una «bella idea».
MACCHINA DA CLIC - Ciò nonostante, visto che i «fuggiaschi» di Facebook sono ancora pochi, l'artista americano Sean Dockray suggerisce un'altra strada e lancia il «Facebook Suicide Bomb Manifesto». La strategia è semplice: l'utente, in maniera del tutto indiscriminata, deve cliccare il pulsante «mi piace» sul più vasto numero di pagine possibili, aderire a qualsiasi «gruppo» e raccogliere il maggior numero possibile di amici stranieri. «Diventate una macchina da clic», consiglia Dockray. «Ogni clic decompone il tuo io virtuale creato per te da Facebook». L'invisibilità nelle reti sociali, conclude l'artista, nasce anche dal sovraccarico di informazioni.
Elmar Burchia
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27/05/2010
Privacy su Facebook, la nuova linea
Privacy su Facebook, la nuova lineaL'annuncio dato in diretta mondiale dal fondatore del social network. Zuckerberg dopo le accuse dei giorni scorsi annuncia impostazioni semplificate. Più facile tutelarsi
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| Mark Zuckerberg durante il suo speech da Palo Alto (Ap) |
Mark Zuckerberg ritratta e presenta il suo piano per rendere la privacy in Facebook più semplice. Dopo le accuse e il botta e risposta con giornali e blogger, il fondatore di Facebook si collega con i giornalisti di tutto il mondo (lo ha fatto mercoledì nel tardo pomeriggio dai suoi uffici di Palo Alto, California) e racconta le nuove impostazioni sulla privacy del suo social network. Un affare che nel mondo interessa quasi 500 milioni di utenti e che nelle ultime settimane aveva sollevato un polverone, scatenando anche una protesta strutturata come quella di Quit Facebook Day che propone di abbandonare il social network a fine maggio, e dedicarsi a nuove reti sociali meno invasive sul fronte della riservatezza, come il progetto Diaspora, creato da un gruppo di sviluppatori dell’università di New York.
LA LEZIONE – Tutto cambia in casa Zuckerberg, che dichiara a CNet a fine conferenza: «Queste settimane sono state costruttive per me e per noi perché abbiamo capito che le persone hanno bisogno di un controllo più semplice su come le loro informazioni vengono condivise». Detto, fatto: Zuckerberg impara la lezione e ora, anche in italiano, sono disponibili spiegazioni semplificate su come i dati vengono raccolti e su come proteggersi da troppa invasività del sistema. La pagina è unica: «Controlla il modo in cui condividi» spiega che «puoi condividere le tue informazioni con amici, amici di amici o tutti, e ti offriamo delle impostazioni predefinite per farlo. In alternativa, se lo preferisci, puoi personalizzare le tue impostazioni». Dunque un passaggio più semplice, con un solo click (basta andare sulle impostazioni della «Condivisione su Facebook» e spuntare l’opzione «Consigliata»), permette ora di controllare un po’ di più quel che viene seminato di noi.
PRIVACY VERSO TERZI – Ma non basta. Facebook è un sistema e in quanto tale vi sono parti che non vengono controllate direttamente dalla rete sociale. Per questo, per proteggersi fino in fondo (per esempio da messaggi pubblicitari mirati, ottenuti grazie a tecnologie che possono localizzare la nostra posizione), è necessario compiere controlli aggiuntivi. E nel manifesto di Facebook, che Zuckerberg nel blog aziendale ha chiamato “Making control simple” ora è più chiaro come farlo. Per esempio le spiegazioni sulla privacy consigliano ora di controllare tutti gli elementi che condividiamo, con un apposito menu a tendina che si apre (il simbolo è quello di un lucchetto) nel momento in cui decidiamo di aggiornare il nostro stato o di pubblicare un post, di modo che di volta in volta siamo noi utenti a poter scegliere se confermare o meno le impostazioni generali che abbiamo configurato. Resta poi valido il consiglio di disattivare la personalizzazione istantanea del proprio profilo. Ovvero, sempre nel pannello di controllo, andare su “Applicazioni e siti Web” per vietare a siti terzi di vedere e usare le nostre informazioni personali.
PERFEZIONE LONTANA – Il tema privacy resta una spina nel fianco nella gestione del social network. Ma questa volta Zuckerberg sembra aver convinto, e la sua dichiarazione di umiltà è piaciuta a chi lo ha ascoltato mentre raccontava: “Ho compiuto 26 anni solo pochi giorni fa. Quando Facebook è nato ne avevo 19 ed è incredibile voltarsi indietro e vedere come si è evoluto. (…) Ogni qualvolta apportiamo un cambiamento proviamo a imparare dal passato, ma ogni volta commettiamo anche nuovi errori. Siamo lontani dalla perfezione, ma cerchiamo sempre di fare del nostro meglio per costruire il miglior servizio per voi e per il mondo intero. Grazie”.
Eva Perasso
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04/05/2010
Europa old economy: nessuna azienda nella top ten digitale
Europa old economy: nessuna azienda nella top ten digitaleSolo 4 delle 54 aziende più visitate della Rete sono europee. E la fibra ottica è un miraggio per molti. La Ue decide di correre ai ripari attraverso un piano per rilanciare lo sviluppo del Web, sia nei contenuti che nelle infrastrutture
Il Vecchio Continente è fuori dal mondo digitale. Nella top ten delle aziende di maggior successo nemmeno una è europea. In altre parole, in colossi come Google, Amazon, eBay e Facebook non c'è l'ombra di investimento made in Europe.
E a puntare il dito contro l'arretratezza digitale dell'Unione è proprio la Commissione Ue, che il 12 maggio approverà un piano per rilanciare lo sviluppo della Rete, sia nei contenuti che nelle infrastrutture, per dare a tutti gli europei Internet veloce (sopra i 30 Mbps) entro il 2020 e sbloccare un potenziale di un milione di posti di lavoro.
Ad oggi, infatti, solo 4 delle 54 aziende più visitate della Rete sono europee. E la fibra ottica è ancorta un miraggio per molti.
La Commissione chiederà agli Stati di spingere sulle reti di nuova generazione - abbassando i costi amministrativi - con un occhio di riguardo alle tecnologie mobili che, grazie a politiche di liberazione dello spettro reso disponibile dal dividendo digitale, aiuteranno a garantire la copertura nelle aree dove lo sviluppo delle infrastrutture è più difficile.
Anche per quanto riguarda i contenuti, l'Europa deve ancora abbattere qualche muro per costruire un mercato unico e poter fornire la stessa offerta a tutti i cittadini. Oggi, ad esempio, la musica on line è ostaggio di un complesso sistema di licenze che cambia da Paese a Paese. E rende difficile per distributori come i-Tunes e Amazon offrire la stessa scelta in tutti i 27.
Si tratta di un problema che esiste per la diffusione on line di tutti i contenuti dell'industria creativa protetti da copyright, un sistema che con l'arrivo dell'iPad farà sentire ancor di più i suoi limiti, costringendo la Apple a negoziare la diffusione di contenuti in ogni singolo Paese europeo e quindi impedendo ai cittadini Ue di avere accesso agli stessi contenuti.
Per questo, spiega Bruxelles, occorre affrontare il problema dei diritti d'autore, pensando ad un sistema europeo di licenze che semplifichi le regole e salvaguardi allo stesso tempo gli interessi dei proprietari dei contenuti. E la Commissione proporrà una direttiva sulla gestione collettiva dei diritti già l'anno prossimo.
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14/10/2009
Al via a dicembre i lavori per il Ponte
Al via a dicembre i lavori per il Ponte
«La compagnia è avviata a una gestione positiva grazie a imprenditori coraggiosi». L'annuncio di Berlusconi a margine del piano di rilancio degli aeroporti. E su Alitalia: «Una sfida quasi vinta»
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| La piantina che mostra come si svilupperà il ponte di Messina (Ap) |
ROMA - «A dicembre, massimo gennaio, inizieremo la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina». Lo ha confermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi partecipando all’iniziativa «Due hub», ovvero i piani di investimento per Malpensa e Fiumicino, presentata oggi a Villa Madama dalle società che gestiscono i due scali, Sea e Adr.
«ALITALIA VERSO GESTIONE POSITIVA» -Quanto allo sviluppo del sistema aeroproturale italiano, Berlusconi ha sottolineato che «da parte del governo c'è l'impegno a garantire le infrastrutture di collegamento con gli aeroporti». Inoltre, «c'è l'impegno per Milano affinchè le infrastrutture siano pronte per il 2015 quando sarà la vetrina dell'Italia in tutto il mondo». Il capo del governo ha poi commentato la situazione di Alitalia, definendola una compagnia «sicuramente avviata verso una gestione positiva che premia il coraggio di imprenditori che hanno saputo rischiare». «Siamo riusciti - ha sottolineato in particolare - a far restare l'Alitalia nelle nostre mani. La sfida sta per essere vinta, ho visto i risultati di Alitalia a ottobre e ci stiamo avviando verso una gestione positiva, che conferma la giustezza del progetto e premia il coraggio degli imprenditori che hanno saputo rischiare».
DEBITO PUBBLICO E INVESTIMENTI - Dobbiamo «fare i conti» con il debito pubblico che abbiamo «ereditato» ha detto ancora il premier, «ma questa eredità non deve impedirci di innovare e di rimuovere e gli ostacoli» che si frappongono alla realizzazione di infrastrutture «e non deve impedirci di stimolare investimenti pubblici e privati verso ciò che è più urgente».
17:20 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, via, lavori, ponte, stretto, messina, imprenditori, coraggiosi, annuncio, berlusconi, piano, rilancio, aereoprti | OKNOtizie |
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16/09/2009
Dubai, sventato un piano per colpire il più alto grattacielo del mondo
Dubai, sventato un piano per colpire il più alto grattacielo del mondo
I media israeliani: «Attentato simile all'11 settembre contro il Burj Dubai. Otto arresti e 45 fermi», sospetti sull'iran. Ma la polizia smentisce
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| La torre di Dubai (Reuters) |
GERUSALEMME - Un aereo contro la Torre di Dubai (Burj Dubai). È l'attentato che i servizi segreti degli Emirati Arabi sarebbero riusciti a sventare, un mese e mezzo fa, e di cui danno per la prima volta notizia i giornali mediorientali. I primi otto sospetti erano stati arrestati immediatamente quando fu scoperto il complotto, mentre più di recente - scrive il quotidiano israeliano "Yedioth Ahronoth" - sarebbero state fermate altre 45 persone, fra cui la maggior parte palestinesi e libanesi. Il piano dei terroristi - riferisce il giornale - era quello di abbattere il grattacielo più alto del mondo (160 piani, ma dovrebbe arrivare a 162 per quasi 820 metri di altezza), prima della sua inaugurazione prevista per la fine del 2009. Poco dopo la pubblicazione della notizia, la polizia ha però rilasciato una secca smentita.
IL PIANO - Secondo lo "Yedioth Ahronoth", gli inquirenti sospettano che l'attacco avesse la regia dell'Iran anche se non si esclude che dietro ci potessero essere Al Qaeda o gruppi estremisti dell'Arabia Saudita. La vicenda è iniziata un mese e mezzo fa, quando il quotidiano kuwaitiano "al-Jareeda" riferì dell'arresto di otto sospetti da parte dell'intelligence degli Emirati in relazione a un «commando armato affiliato con uno dei paesi della regione, che operava nel Ras al-Khaima», uno dei sette emirati che compongono gli Eau nell'estremo nord del Paese, che si affaccia sul Golfo Persico. Durante gli interrogatori dei sospetti, tenuti rigorosamente top secret, era emerso che stavano organizzando l’attentato aereo contro la Torre di Dubai. Come svela "Yedioth Ahronoth" nella sua edizione online, è possibile che il velivolo scelto per l'operazione dovesse decollare da una pista aerea non ufficiale in Iran.
SMENTITA - Il vice-capo della polizia di Dubai, Khamis Mattar al Mazeina, ha però smentito la notizia . La storia di un tentato attacco terroristico per mano iraniana «è falsa», ha sottolineato il generale citato dal sito online del quotidiano "Gulf News".
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13/04/2009
Il piano Obama per General Motors: una bancarotta «rapida e chirurgica»
Il piano Obama per General Motors: una bancarotta «rapida e chirurgica»
Titolo a picco in Borsa. indici in rosso A wall Street. Spesa per i contribuenti tra 5 e 7 miliardi di dollari. Fiat-Chrysler: Marchionne verso il ruolo di ad
| (Afp) |
NEW YORK- General Motors rischia la bancarotta, mentre proseguono a ritmo serrato le trattative fra Fiat e Chrysler per chiudere l'alleanza entro la scadenza imposta dall'amministrazione Obama: al centro di colloqui ci sarebbero - secondo indiscrezioni - la struttura proprietaria di Chrysler, un nuovo cda e un nuovo management. Fra le opzioni in esame - secondo quanto riportato da Automotive News - ci sarebbe un coinvolgimento diretto dell'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, nella gestione delle attività di Chrysler, addirittura con il ruolo di ad. La strada verso un accordo fra il Lingotto e la più piccola delle case automobilistiche americane non appare comunque in discesa, con l'assetto proprietario di Chrysler oggetto di complesse negoziazioni fra gli azionisti Cerberus e Daimler e il sindacato United Auto Worker e i creditori.
GM, IPOTESI BANCAROTTA - General Motors ha ancora un mese e mezzo di tempo per presentare un piano di ristrutturazione credibile, ma il governo degli Stati Uniti si sta già preparando a una bancarotta «rapida e chirurgica», nel caso la casa di Detroit non riesca a dimostrare di poter tornare solvibile. In questo caso, la spesa a carico dei contribuenti sarebbe compresa tra i 5 e i 7 miliardi di dollari. Sarebbe questa, secondo numerosi organi di stampa americani, tra cui il New York Times, la soluzione preferita dall'amministrazione Obama per pilotare i destini del colosso automobilistico di Detroit, alla prese con enormi difficoltà finanziarie e nel pieno di tumultuose trattative con gli obbligazionisti e i sindacati dei lavoratori.
LA TASK FORCE - I membri della task force nominata dal presidente americano per il settore automobilistico sono in contatto con il management della casa di Detroit e con i consulenti del gruppo in una fase definita dal quotidiano di Manhattan «preparatoria» al processo di amministrazione controllata (il cosiddetto «Capitolo 11») nel caso in cui, entro il primo giugno, l’azienda non sia ancora riuscita a far quadrare il cerchio con obbligazionisti e sindacati. Lo stesso, Fritz Henderson, nuovo ad della società al posto di Rick Wagoner, silurato proprio da Obama, si è detto pronto alla prospettiva dell'amministrazione controllata.
IN BORSA - La prospettiva della bancarotta del più grande costruttore di auto in America (e fino a un anno fa, prima del sorpasso di Toyota, anche nel mondo) non è stata ben accolta dagli investitori: il titolo di Gm è precipitato sulle Borse americane, con un calo del 16%. A Wall Street, peraltro, gli indici sono partiti male, con il Dow Jones che ha aperto in flessione di quasi l'1%, per poi limare le perdite in prossimità della chiusura con un calo dello 0,52% risalendo sopra quota 8.000 punti (8.041,24). Lo S&P 500 segna -0,06% a 856,02 punti e il Nasdaq composite -0,46% a 1.644,87 punti.
LE TRATTATIVE - Al momento Gm è in trattative con i detentori di bond societari per la conversione di debito in azioni, un’operazione dal valore complessivo pari a 28 miliardi di dollari che allarma i creditori, che temono di perdere parte dei loro investimenti. Alla fine del mese scorso la task force dell'auto di Obama aveva dato 60 giorni a General Motors per elaborare un programma di taglio dei costi e ridurre i propri debiti, così da poter accedere a nuovi prestiti statali. Lo scenario più probabile, in caso di bancarotta pilotata, prevede infatti la divisione degli asset di General Motors tra una «good company» e una «bad company» che si accollerebbe i marchi privi di mercato e i debiti legati al piano sanitario per i dipendenti. Secondo il Wall Street Journal, gli obbligazionisti di General Motors stanno già preparando un'azione legale nel caso il governo presenti un piano che possa danneggiare i loro investimenti.
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