24/07/2010

Marea nera, il dispositivo d'allarme disattivato mesi prima dell'esplosione

Marea nera, il dispositivo d'allarme disattivato mesi prima dell'esplosione

Ma la Transocean: scelta intenzionale e conforme a consolidate pratiche marine. Le accuse di un tecnico della Deepwater Horizon: «Non volevano che la gente fosse svegliata alle tre del mattino»

 

La piattaforma Deepwater Horizon (Reuters)
La piattaforma Deepwater Horizon (Reuters)

NEW ORLEANS (LOUISIANA) - Il dispositivo d'allarme installato sulla piattaforma Deepwater Horizon era stato disattivato alcuni mesi prima del 20 aprile, giorno dell'incidente che ha causato la marea nera nel Golfo del Messico. È la testimonianza resa dal capo dei tecnici della piattaforma durante un'audizione a New Orleans. Mike Williams, capo degli elettrotecnici impegnati sulla piattaforma, ha dichiarato che l'allarme era stato disattivato «alcuni mesi prima» per evitare che si mettesse a suonare in piena notte. Il segnale - ha spiegato - veniva comunque registrato su un computer, ma era stato disattivato il dispositivo che faceva scattare sulla piattaforma il segnale sonoro previsto. Erano stati gli stessi responsabili della Deepwater Horizon a chiedere che quella sirena venisse disattivata, ha dichiarato Williams, perché «non volevano che la gente fosse svegliata alle tre del mattino a causa di un falso allarme».

TRANSOCEAN - La disattivazione è stata «intenzionale e conforme a consolidate pratiche marine - ha poi spiegato in un comunicato la Transocean, società proprietaria della piattaforma -. Non è stata una svista o una questione di convenienza». La compagnia ha precisato che sulla piattaforma era un funzione un sistema «a zona» che permetteva di disattivare l'allarme centrale qualora ne fosse scattato uno localizzato. Accadeva, ha spiegato ancora Transocean, che gli allarmi localizzati si attivassero per «problemi minori o che non rappresentavano un'emergenza e continui falsi allarmi aumentano i rischi e diminuiscono la sicurezza della piattaforma».

BONNIE - Intanto il Centro Uragani di Miami, in Florida, ha declassato da tempesta a depressione tropicale la tempesta "Bonnie". I venti provocati dalla tempesta sono scesi a meno 64 km/h, soglia sotto la quale, nella classificazione dei meteorologi, si parla di depressione tropicale e non più di tempesta, per definizione accompagnata da venti più forti. Ma la Casa Bianca ha reso noto che il presidente Obama, nel briefing sull'emergenza marea nera con l'unità di crisi, ha invitato i responsabili dei soccorsi ad essere pronti per affrontare qualsiasi scenario.

Redazione online


29/05/2010

Marea Nera: 48 ore per uscire dall'emergenza

Marea Nera: 48 ore per uscire dall'emergenza

Top Kill, l'operazione per fermare la fuoriuscita di petrolio, va avanti, ma bisognerà aspettare almeno due giorni per sapere se sarà efficace. Intanto il New York Times rivela alcuni malfunzionamenti


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Top Kill, l'operazione  per chiudere la falla nella piattaforma petrolifera Deepwater Horizon  va avanti ma bisogna avere pazienza. Lo ha detto il Chief Operating Officer di Bp Doug Suttles secondo cui i risultati dell'operazione non si potranno conoscere prima delle prossime 48 ore. Suttles ha confermato che l'operazione prosegue a singhiozzo tra fasi di pompaggio e fasi di osservazione. 

Il New York Times intanto ha rivelato che l'operazione sarebbe stata sospesa per una seconda volta in  due giorni. L'ultima sospensione sarebbe avvenuta alle 2.30 di notte, seguita a quella di mercoledì dopo undici ore di attivazione. Gli stop denunciati dal tecnico, che ha chiesto di rimanere anonimo, non sono invece stati resi noti dalla società che continua a dare segnali positivi. Un portavoce di Bp, Andy Gowers, aveva fatto sapere che  BP non aveva comunque intenzione di commentare 'passo passo' l'operazione.

Ieri è stato il giorno della visita di Barack Obama nella zona colpita dal disastro ambientale. Il presidente americano, citando Truman, si è assunto la responsabilità della gestione della crisi. "Sono il presidente è il compito spetta a me" ha detto, prima di aggiungere che "Dobbiamo agire immediatamente, senza ulteriori  ritardi. Siamo concentrati su questo, dobbiamo  rispondere in maniera adeguata".

Obama ha poi concluso sottolineando che "non sappiamo bene quali saranno i risultati della procedura "top kill": se funzionerà sarà una buona notizia, se no una squadra composta dai massimi scienziati del mondo guidati dal ministro dell'Energia sta esplorando ogni  possibile piano di contingenza. Continueremo a dispiegare tutti i  nostri sforzi" per arginare "la perdita più grande della storia americana".


27/05/2010

Marea nera, il petrolio non esce più

Marea nera, il petrolio non esce più

Top Kill funziona. Grazie all'operazione nel Golfo del Messico per sigillare il pozzo petrolifero della Bp, la fuoriuscita di greggio si è fermata.

 

 

 

Grazie all'operazione 'Top Kill', in corso nel Golfo del Messico per sigillare il pozzo petrolifero della Bp, la fuoriuscita di greggio si è per il momento fermata. L'incubo che avvelena le acque potrebbe dunque essere finito.

L''Ammiraglio Thad Allen, responsabile per le operazioni di contenimento, ha infatti annunicato alla tv della Lousiana WWL che "hanno fermato il flusso di idrocarburi, sono stati in grado di stabilizzare la testa del pozzo e stanno immettendo fanghi" nel pozzo con forte pressione.  Lo precisando però che è troppo presto ancora per cantare vittoria.


La procedura del mega-sifone posto in profondità dei mari del Golfo del Messico per iniettare tonnellate di cemento e fango per tappare i buco della piattaforma Deepwater Horizon è iniziata giovedì 26 maggio alle 20 italiane ed è ancora in corso.

Si tratta dell'ultima 'chance' del la compagnia petrolifera britannica sotto i fucili puntati di tutto il mondo, di farsi 'perdonare' del devastante incidente. "
Segui in streaming sul sito della Bp
l'operazione top kill.

Mentre la Bp lavora senza sosta continua il pressing di Obama preoccupato che la marea nera si trasformi in un boomerang come il caso 'Katrina' per Bush. Venerdì il presidente, che aveva perso la pazienza e detto senza mezzi termini alla Bp di "tappare il buco", sarà sul luogo del disastro mentre oggi ha annunciato ufficialmente di prolungare di altri sei mesi la moratoria sulle trivellazioni in alto mare.


17/05/2010

La Bp: «Il siringone funziona bene Bloccheremo la falla entro 10 giorni»

La Bp: «Il siringone funziona bene Bloccheremo la falla entro 10 giorni»

IL NYTIMES: «IL GREGGIO IN SUPERFICIE È SOLO UNA MINIMA PARTE». La compagnia: «Stiamo pompando parte del flusso che fuoriesce dal pozzo. Ma agiamo con prudenza»


Mentre i lunghi tentacoli di greggio color ruggine tingono di morte il Golfo del Messico, dove gran parte della 'macchia nera' sarebbe concentrata nei fondali, affiorano le prime speranze. Grazie al "siringone" introdotto nel braccio flessibile del pozzo della British Petroleum, gli ingegneri al lavoro per arginare quella che rischia di trasformarsi nella più grande marea nera della storia sono riusciti a pompare in superficie quantità di greggio e di gas naturale. Fonti della compagnia riferiscono infatti che al secondo tentativo il sistema del cosiddetto tubo-siringa inserito ad oltre 1.500 metri di profondità sta «funzionando estremamente bene». La Bp ha annunciato che «oltre a pompare in superficie il greggio», tenterà di «iniettare fanghi pesanti nella falla per bloccarla permanentemente entro 7-10 giorni». In questo momento, ha aggiunto un portavoce, la siringa sta pompando «parte» del flusso che fuoriesce dal pozzo e il dispositivo sta «funzionando come previsto». La Bp sta agendo però con grande prudenza, per evitare, come è successo nella notte tra sabato e domenica, che la siringa di stacchi dal tubo flessibile del pozzo. Per ottenere risultati significativi occorreranno giorni, forse oltre una settimana. «Continueremo ad aumentare le quantità » di petrolio estratto, ha precisato il vicepresidente, e «ci vorrà un certo tempo».

SUL FONDO
- Alcuni ricercatori, citati dal New York Times, riferiscono però che il greggio in superficie sulle acque del Golfo del Messico è solo una minima parte di quello che si cela nelle acque profonde e che resta occultato alla vista. Gli studiosi hanno trovato diversi 'pennacchi' di petrolio fuoriusciti dalla falla aperta a 1.525 metri dall'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon il 20 aprile scorso. In un caso è stata individuata una chiazza lunga 16 chilometri e larga 5 e spessa 100 metri. «C'è una allarmante quantità di petrolio sul fondo a paragone di quello che vediamo in superficie», ha spiegato Samantha Joye, dell'università della Georgia.

L'IRA DI OBAMA
- Il presidente Usa, Barack Obama, era stato durissimo nei giorni scorsi con le compagnie petrolifere coinvolte nella massiccia perdita di greggio nel Golfo del Messico per lo «spettacolo ridicolo» nel rimpallarsi la responsabilità dell'incidente. Nei commenti dopo una riunione del gabinetto per discutere gli sforzi per bloccare la perdita e limitarne l'impatto sulle comunità della costa del Golfo, Obama ha detto di essere arrabbiato e frustrato per la perdita, che minaccia di essere un disastro ecologico ed economico.

23/07/2009

Rai-Mediaset-La7 sul satellite:

Rai-Mediaset-La7 sul satellite:

 

Dal 31 luglio parte la piattaforma TivùSat che riunisce 22 canali. Gentiloni (Pd): gigante fuorilegge. Di Pietro: ammucchiata

ROMA - Tutti assieme sul satellite, Rai, Mediaset e La7. Dal 31 luglio parte in Italia TivùSat, la prima piattaforma digitale satellitare: basterà comprare un decoder (quello di Sky non va bene e neppure quello del digitale terrestre) che costerà circa 100 euro, inserire una card gratuita e fare una telefonata per l'attivazione. Tutti i canali nazionali non a pagamento, che oggi chi non ha il digitale terrestre può vedere solo se è abbonato a Sky, saranno aperti a tutti. «Non è una pay-tv, sarà aperta solo agli editori che diffondono canali non a pagamento — spiega il presidente della società Luca Balestrieri — Ed è assolutamente complementare al digitale terrestre. È un atto dovuto, che anzi arriva in ritardo di anni, in Francia e in Inghilterra piattaforme come la nostra ci sono già». L'obiettivo dei promotori di TivùSat è, dicono in coro, da Balestrieri al vice direttore generale della Rai Giancarlo Leone, dall'amministratore delegato di Rti-Mediaset Marco Giordani al vicepresidente di Telecom Italia Media-La7 Giovanni Stella, di «voler raggiungere quel 5 per cento degli italiani, e sono almeno tre milioni, che non riescono a vedere tutti i canali, senza per questo essere costretti a fare un abbonamento oneroso a Sky».

Possibile, tuttavia, che sia solo questo? Da giorni nel mondo politico si parla di una guerra delle frequenze a Sky. Perché se è vero che almeno per il momento sia Rai sia Mediaset giurano che non cripteranno le loro reti generaliste, un domani questo sarà possibile. Inoltre, la Rai ha in scadenza il contratto con Sky (proprio a fine luglio) e sta trattando per rinnovarlo. Qualcuno dice persino che si è già deciso di non rinnovarlo affatto. Ma Giancarlo Leone replica: «Le tre reti generaliste non sono sul tavolo della trattativa, tutto il resto dell'offerta Rai si vedrà oppure non si vedrà più su Sky a seconda di come andrà a finire questa trattativa». Per Mediaset le cose per ora non cambiano perché l'accordo con Sky (per Mediaset plus) è ancora in piedi, scadrà non prima di un paio di anni. «Sia chiaro — dice Marco Giordani di Rti-Mediaset — che noi non prendiamo un euro da Sky per le nostre reti generaliste, quindi è sbagliato dire che scendiamo da Sky perché in realtà non ci siamo mai saliti».

Di fatto, allora, che cosa cambia? Potrebbe non cambiare quasi nulla e potrebbe cambiare molto. Chi ha già comprato il decoder del digitale terrestre può fare a meno di comprare quello di TivùSat, vedrà comunque tutto. Chi comprerà il decoder di TivùSat perché non ha ancora comprato quello del digitale terrestre vedrà tutto ma dovrà avere la parabola. Chi ha solo la parabola e vede tutto con l'abbonamento a Sky per adesso può fare a meno di comprare il decoder di TivùSat ma forse, domani, sarà obbligato a farlo. I partecipanti della neonata società ripetono: non c'è nessuna guerra di frequenze. Ma qualcuno ci crede poco. Per Paolo Gentiloni (Pd), TivùSat è «un gigante fuorilegge perché si tratta comunque di un'operazione di concentrazione tra soggetti operanti nel sistema integrato delle comunicazioni», mentre per Antonio Di Pietro (Idv) «è un'ammucchiata che serve solo a portare soldi a Mediaset. La Rai infatti rinuncia a 125 milioni di euro da Sky per questa piattaforma satellitare».

Mariolina Iossa


30/04/2009

Polo sud, la piattaforma Wilkins si spezza

Polo sud, la piattaforma Wilkins si spezza

 

Immagini dal satellite dell'agenzia spaziale europea. Il riscaldamento globale ha provocato profonde fratture nel ghiaccio, grossi iceberg alla deriva

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La foto, scattata dal satellite dall'Agenzia spaziale europea, mostra la profonda frattura lungo il Wilkins ice shelf e grossi iceberg che si staccano dalla piattaforma

Le immagini dell' Esa -l' agenzia spaziale europea -mostrano grossi iceberg staccarsi dal «Wilkins ice shelf », una piattaforma di ghiaccio che si trova nella penisola Antartica. I ricercatori hanno affermato che il «Wilkins ice shelf» -grande quanto la Giamaica- è ha rischio di disgregarsi completamente nelle prossime settimane. La piattaforma è rimasta perlopiù stabile nel corso dell'ultimo secolo, ma ha cominciato a ritrarsi negli anni '90. Il «Wikins ice shelf» era tenuto insieme da un «ponte» di ghiaccio che legava l'isola di Charcot alla terra ferma Antartica. Ma in seguito al crollo del ponte avvenuto nelle scorse settimane, le fratture nel lato nord della piattaforma si sono ampliate e altre si sono formate per l'assestamento del ghiaccio. Secondo i dati del satellite, i primi iceberg si sono staccati venerdì scorso e da allora circa 700 km quadrati di ghiaccio sono caduti in mare.

RISCALDAMENTO GLOBALE - « Ci sono pochi dubbi sul fatto che questi cambiamenti sono il risultato del riscaldamento dell'atmosfera nella penisola Antartica, che è stato più rapido nell'emisfero sud», ha affermato David Vaughan, ricercatore del British Antarctic Survey. « Otto piattaforme di ghiaccio lungo la penisola Antartica hanno mostrato segni di rottura negli ultimi decenni e il distaccamento del «Wilkins ice shelf» è l'ultimo e il più grande della serie» spiega lo scienziato. La piattaforma ha perso il 14 % della sua massa nel corso dello scorso anno. Secondo i dati, negli ultimi 50 anni le temperature medie nella penisola Antartica sono aumentate di due gradi e mezzo, un aumento superiore alla media globale. Nelle prossime settimane gli scienziati ritengono che il «Wikins ice shelf» perderà circa 3,3370 km quadrati di ghiaccio, un'area grande quasi quanto il Lussemburgo. La rottura delle piattaforme antartiche non provoca in sé l'aumento del livello degli oceani, perché il ghiaccio non si scioglie ma continua a galleggiare, ma insieme all'aumento della temperatura dell'acqua è un importante indicatore del cambiamento climatico in atto nel pianeta.