21/10/2009
Malata di Sla abbandonata: vive con l'ossigeno vicino al gas
Malata di Sla abbandonata: vive con l'ossigeno vicino al gas
La denuncia: «Grave che un caso di questa malattia in fase avanzata non sia seguito». La donna vive con quattro famigliari in meno di 50 metri quadrati e non ha alcuna assistenza pubblica
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| Maria Di Marcantonio |
OSTIA (Roma) - Un altro caso di vita ai margini della civiltà: abbandono totale, questo reso noto prima di essere conosciuto attraverso una tragedia ormai compiuta, come successo al bambino capoverdiano a Napoli, morto per le esalazioni di un braciere in una casa senza elettricità, e senza senso. Qui i protagonisti non sono immigrati: tutti italiani, in cinque - una donna gravemente malata di Sla, la figlia, il genero e due ragazzini - in un alloggio popolare di nemmeno 50 metri quadrati e senza la possibilità che la donna malata possa essere spostata perché l'ambiente è angusto, tanto che è su un letto con la bombola d'ossigeno a ridosso dei fornelli a gas della cucina, con tutti i pericoli che ne conseguono. La denuncia dello stato di abbandono e di incuria in cui versa la malata di SLA arriva con una nota dell'associazione '"Viva la Vita Onlus".
«PER GLI AIUTI DOBBIAMO ATTENDERE» - «Abbiamo richiesto un nuovo alloggio e un aiuto dai servizi sociali e la risposta è stata di attendere qualche anno... io sono ai limiti del crollo», dice Alessandra, la figlia di Maria Di Marcantonio, la sessantenne affetta da SLA. A meno di un anno dalla diagnosi, la signora è già immobile nel suo letto con l'ossigeno e nutrita per via artificiale. E' la figlia che gestisce anche l'alimentazione forzata della donna, con l'aiuto di un infermiere che passa da casa per cinque minuti al giorno. Non ha la carrozzina elettrica perché inutile - riferisce ancora l'associazione -, non riuscirebbe comunque a passare nelle altre stanze ed il bagno per lei è totalmente inaccessibile. Riesce ancora a parlare ma il suo eloquio è divenuto incomprensibile e quando anche la parola l'abbandonerà del tutto la sua mente sarà totalmente prigioniera in un corpo immobile. Questo l'accorato appello della figlia Alessandra: «Sono ai limiti delle forze e prossima al crollo psico-fisico. Se non cambierà nulla non so cosa accadrà... oltre alla fisioterapia e ad un accesso al giorno di pochi minuti di un'infermiera non abbiamo nulla. Io oramai sono bloccata in casa ad assistere mia madre, non posso allontanarmi neanche un minuto e le notti sono pressoché in bianco. Viviamo con lo stipendio di mio marito che non ci consente, assolutamente, di permetterci una badante. Una mano me la danno i miei figli ma sono minorenni e non posso far pesare su di loro un'assistenza così gravosa». «L'anno scorso ho richiesto un nuovo alloggio popolare più grande, almeno adeguato alla condizione di mia madre, non ho ancora ricevuto risposte. La buona notizia è che a gennaio del 2009 i servizi sociali del Comune hanno accettato la domanda per l'assistenza, ma mi hanno prospettato attese che possono arrivare fino a 3 anni...».
LA DENUNCIA: «UN CASO DI SLA NON DEVE ESSERE ABBANDONATO» - Per Mauro Pichezzi, presidente dell'associazione Viva la Vita Onlus che riunisce familiari e malati di SLA, «è gravissimo che un caso di SLA in fase avanzata non sia seguito da nessun centro ospedaliero qualificato, ma è ancor più drammatico che la signora sia letteralmente abbandonata a sè stessa». A detta dell'avv. Chiara Madia, penalista di Viva la Vita Onlus, «ci sono tutti gli estremi per configurare un reato di omissione di atti d'ufficio nei confronti di chi sarebbe tenuto alla presa in carico della signora, e siamo pronti a procedere per le vie legali».
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24/06/2009
Bambino annega nella piscina comunale
Bambino annega nella piscina comunale
Inutili i soccorsi. Il piccolo, di 7 anni, è affogato nella struttura di via Porada, a Seregno
MILANO - Sarebbe caduto in acqua forse perchè colto da malore il bimbo morto nel pomeriggio nella piscina comunale di Seregno. Non si esclude neppure che il bambino, che ha 7 anni e non 9 come riferito in un primo momento, sia scivolato battendo la testa per poi finire in acqua.
Il bambino si trovava nella struttura insieme ad un gruppo di coetanei dell'oratorio estivo. Il primo a soccorrerlo è stato proprio l'assistente al quale il gruppo era affidato. Il giovane si è tuffato immediatamente in acqua e ha tirato il bambino fuori. Il piccolo aveva già perso i sensi ed inutili sono stati i tentativi di rianimazione proseguiti poi per oltre un'ora in ospedale. La Procura di Monza ha aperto un'inchiesta disponendo gli accertamenti necessari per chiarire la dinamica e le cause della morte. Seregno è uno dei comuni che gravitano nell'area milanese entrati a fare parte della neo provincia di Monza e Brianza.
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01/03/2009
Botte al piccolo attore di The Millionaire
Botte al piccolo attore di The Millionaire
Il genitore voleva esporlo come un trofeo davanti a casa, ma il bambino era stanco per il viaggio, il ragazzino, 10 anni, colpito dal padre, malato di tubercolosi, che poi si scusa
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| Azharuddin Mohammed, 1o anni, accolto dal padre all'aeroporto di Mumbai |
Momenti di terrore per il piccolo Azharuddin Mohammed, ovvero il Jamal di Slumdog Millionaire, picchiato selvaggiamente dal padre Ismail all’esterno della sua casa di Mumbai, davanti agli occhi degli esterrefatti vicini e dei passanti. Stando a quanto raccontano Sun e Daily Star, che pubblicano anche le foto del bambino in lacrime mentre cerca di proteggersi in un angolo dall’attacco paterno, a scatenare la violenta reazione dell’uomo (malato di tubercolosi) sarebbe stato il desiderio del ragazzino di riposarsi dopo l’estenuante viaggio da Los Angeles per la cerimonia di consegna degli Oscar (il film di Danny Boyle ha portato a casa ben otto statuette).
Il padre voleva, invece, esporre Azharuddin a mo’ di trofeo all’esterno della sua casa e di fronte al rifiuto del figlio avrebbe letteralmente perso la testa, cominciando a colpirlo con ripetuti calci e pugni, malgrado la moglie lo supplicasse di smettere. Solo l’intervento di un amico di famiglia ha impedito che l’aggressione avesse conseguenze ben più gravi. «Ismail si è innervosito», ha raccontato un testimone, «quando il ragazzino, che non era nemmeno andato a scuola proprio perché era stanchissimo dopo il volo da Los Angeles, gli ha detto che voleva rimanere solo e che voleva che tutta l’attenzione su di lui cessasse. Il padre ha, però, insistito perché lui uscisse all’esterno della casa e si facesse vedere dalla gente. A quel punto, Azharuddin ha puntato i piedi e ha replicato che non lo avrebbe fatto e basta. Allora, Ismail non ci ha più visto e ha cominciato a colpirlo».
Qualche ora dopo il signor Mohammed si è, però, reso conto della gravità del suo gesto e ha chiesto scusa al mondo per il vile attacco. «Mi dispiace tantissimo per quello che ho fatto. Ero ancora sotto stress e profondamente turbato per il ritorno di mio figlio e per un minuto non mi sono riconosciuto. Ma io amo il mio ragazzo e sono davvero felice di riaverlo qui a casa con me».
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