19/09/2011
Marrazzo: «Non cerco un altro partito, ma non ci si può dimettere dalla vita»
Marrazzo: «Non cerco un altro partito, ma non ci si può dimettere dalla vita»Il giornalista Rai: «Non sono alla ricerca di un incarico». L'ex governatore del Lazio ritorna per la prima volta in pubblico alla festa dell'Idv dopo lo scandalo
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19/07/2010
Marrazzo farà inchieste per Rai 3 ma non tornerà a condurre
Marrazzo farà inchieste per Rai 3 ma non tornerà a condurreL'ex governatore del lazio dopo lo scandalo su droga e trans. Rizzo Nervo, membro della commissione di Vigilanza: «Piero vuole tornare a fare il giornalista»
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| L'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo (Graffiti) |
ROMA - Piero Marrazzo vuole tornare a fare il giornalista. E presto, il desiderio dell'ex governatore del Lazio, costretto alle dimissioni dopo lo scandalo su droga e trans, diverrà realtà. Lo rivela Nino Rizzo Nervo intervenendo nel programma televisivo di Klaus Davi in onda su YouTube. «Marrazzo tornerà a realizzare documentari e inchieste, ma la sua intenzione non è quella di tornare a condurre» ha precisato il membro della Commissione di Vigilanza della Rai.
«L'HO VISTO TRE VOLTE NEGLI ULTIMI MESI» - «Ho incontrato Marrazzo, credo tre volte, negli ultimi mesi - racconta Rizzo Nervo -. Conoscevo ed ero amico anche di suo padre insieme al quale ho più volte lavorato sulle inchieste di mafia quando vivevo a Palermo. Piero è un bravissimo giornalista. Quando ero direttore del TG3, unificato con la TGR, lo nominai caporedattore regionale a Firenze e risolse una situazione difficile. No, non tornerà a condurre. La sua vicenda personale lo ha molto provato, ma vuole giustamente tornare a fare il giornalista. Ha delle ottime idee sulla realizzazione di alcune inchieste e pensa anche alla realizzazione di alcuni documentari e ne ha già parlato con il direttore di Raitre». (Fonte Ansa)
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21/11/2009
Lo sfogo di Marrazzo: «È colpa mia, hanno distrutto me e fatto morire lei»
Lo sfogo di Marrazzo: «È colpa mia, hanno distrutto me e fatto morire lei»
DOPO LA MORTE DI BRENDA. L’ex governatore chiuso in monastero: «Allora è vero che c’è un complotto»
| (Ansa) |
ROMA - «E’ colpa mia, è colpa mia. Dopo aver distrutto me, hanno fatto morire anche lei. Non è possibile, non è giusto, non doveva andare così. Perdonatemi per il male che ho fatto a tutti quanti. Non volevo. Ho sbagliato, ho commesso tanti errori, ma non doveva finire così...»: Piero Marrazzo è ricaduto nella disperazione ieri mattina, quando ha saputo della morte di Brenda. Pensava di aver già affrontato i giorni più duri: quelli dello scandalo, della vergogna, delle difficilissime confessioni alla famiglia, dell’uscita di scena dalla politica a testa bassa. Pensava di essersi lasciato alle spalle i momenti peggiori.
Invece adesso è stato costretto a fare i conti con altro e nuovo dolore. Con nuovi struggenti sensi di colpa. E con la paura. L’ex governatore è ancora nell’abbazia di Montecassino, nel Sud del Lazio. Lascia il silenzioso monastero solo per venire a Roma per le sedute di psicoterapia. Gli altri giorni, fra celle e confessionali, scorrono tutti uguali, scanditi dalle regole dei religiosi che gli danno ospitalità: otto ore di preghiera. Dall’alba al tramonto. Terapia spirituale, la chiamano. Preghiera e meditazione. Dalle lodi del mattino, ai vespri della sera. E poi passeggiate. Letture. Pasti leggeri con i monaci. Qualche contatto solo con la famiglia. Con gli amici più stretti. Con l’avvocato. Per il resto se ne sta lì, lontano dal mondo. Al riparo dai giornalisti che da settimane lo cercano. Ieri però, poco dopo il raccoglimento mattutino nella cappella minore dell’abbazia, è arrivata la telefonata maledetta: «Piero, siediti e cerca di stare tranquillo. È successo qualcosa di brutto...». La notizia che ha sconvolto il giornalista. «Se non ci fosse stato tutto questo clamore intorno a me, se non fosse venuta fuori questa vicenda, se non avessi coinvolto tutte queste persone in questa storia, forse Brenda sarebbe ancora viva», si è sfogato l’ex governatore, con la voce strozzata dalle lacrime. «Allora è vero che c’è un complotto, è vero che dietro c’è qualcosa di grosso. Dio mio che ho combinato, perdonatemi vi prego. Non volevo coinvolgere la mia famiglia, non volevo far soffrire nessuno...», ha aggiunto.
«Perché prendersela con Brenda? Perché deve soffrire così tanta gente?», ha continuato a chiedersi. E così, oltre al dolore per la morte del trans, adesso si è affacciata la paura. Non quella del ricatto di qualche carabiniere farabutto in cerca di facili guadagni. La paura di qualcosa di ben peggiore. Troppi misteri. Troppi sospetti. Troppe cose che non tornano. Del resto, come ha sottolineato Luca Petrucci, l’avvocato che segue Marrazzo, quanto accaduto «è inquietante, è una svolta davvero inquietante. Non posso pensare che la settimana scorsa questa persona è stata aggredita e rapinata e poco dopo è morta. Vanno approfondite le cause, bisogna capire che cosa c’è dietro, anche se non ho alcun elemento per aggiungere qualcosa in più». Secondo Petrucci in ogni caso sarebbe giusto «mettere sotto protezione Natalie», l’altro trans coinvolto nella vicenda. E ancora: «A questo punto temo per l’incolumità di Marrazzo. Chiedo e spero che non gli venga tolta la scorta». Il mistero della morte di Brenda fa dunque paura. Terrorizza l’ex governatore. «Piero è preoccupatissimo non tanto per sé, quanto per quello che potrebbe capitare alla famiglia», racconta uno dei suoi amici, «teme che ci sia qualche giro molto più grande e pericoloso di quanto avesse immaginato all’inizio. E ha paura che qualcuno possa fare altro male alle persone a lui care ».
La procura starebbe valutando l’ipotesi di mettere sotto sorveglianza anche la famiglia di Marrazzo, la moglie e la figlia. In realtà già erano stati predisposti fin dalle scorse settimane dei «passaggi frequenti» di pattuglie dei carabinieri e della polizia nei pressi dell’abitazione. Misura precauzionale. Dopo i nuovi sviluppi, però, si pensa a controlli più stringenti, almeno fino a quando non verrà fatta piena luce sulla morte di Brenda. Marrazzo, appena saputo dei drammatici sviluppi della vicenda, dopo il primo momento di sconforto, ha pensato di lasciare il ritiro spirituale. «Come faccio a stare tranquillo con tutto quello che sta succedendo? Come posso stare qui? Devo tornare a casa, devo stare vicino alla mia famiglia, devo proteggerla. Senza volerlo li ho comunque coinvolti in tutto questo, devo fare qualcosa», ha ripetuto l’ex governatore confidandosi con le persone più vicine. Ma poi lo hanno convinto a restare fra i monaci. Per andare avanti con la terapia spirituale. Ha provato a rilanciare chiedendo di essere raggiunto dalla moglie Roberta e dalla figlia. «Non è possibile. E per loro non sarebbe un bene», gli hanno risposto.
Paolo Foschi
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20/11/2009
Caso Marrazzo: la trans Brenda trovata morta
Caso Marrazzo: la trans Brenda trovata morta
Il corpo della transessuale, coinvolta nel caso dell'ex governatore del Lazio, è stato ritrovato nel suo appartamento in via Due Ponti, a Roma. La procura indaga per omicidio volontario. Un'amica di Brenda: "L'hanno uccisa"
Il corpo di Brenda, la transessuale coinvolta nella vicenda dell'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, è stato ritrovato nel suo appartamento a Roma Nord, in via Due Ponti 180. La morte sarebbe avvenuta in seguito ad un incendio.
La cronaca. I vigili del fuoco della capitale sono stati chiamati per un incendio che si stava sviluppando all'interno delle cantine di una palazzina in via Due Ponti alle 4:16 della notte scorsa. Arrivati sul posto alle 4:33 i vigili hanno trovato il corpo della viado 32enne ormai privo di vita all'interno del suo appartamento.
Immediato l'intervento della polizia scientifica. Da un primo esame esterno del cadavere non ci sarebbero segni di violenza. La vittima era seminuda. Accanto al corpo è stata trovata una bottiglia di whisky e poco distante due valigie già pronte.
Questa mattina alcuni transessuali che si erano radunati sotto la casa di Brenda hanno dichiarato agli investigatori che aveva più volte, nel corso del tempo, annunciato propositi suicidi.
La procura indagherà per omicidio volontario nel quadro degli accertamenti sulla morte della transessuale Brenda.
Nell'abitazione di via Due Ponti c'è stato stamattina un sopralluogo: erano presenti il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, titolari dell'inchiesta sul caso Marrazzo, il procuratore aggiunto Filippo Laviani, cui sono delegati i casi di omicidio, ed il sostituto Pierluigi Cipolla, magistrato di turno.
Brenda potrebbe essere morta soffocata per le esalazioni da fumo. L'incendio si sarebbe sviluppato vicino alla porta di ingresso dove gli investigatori hanno trovato un borsone che forse conteneva qualcosa che è bruciato a lenta combustione. La salma sarà sottoposta ad accertamento autoptico e tossicologico.
Secondo chi indaga, la casa era troppo disordinata e probabilmente non era utilizzata da Brenda per ricevere clienti. Gli inquirenti hanno sequestrato anche un computer e un'agenda.
Il personal computer di Brenda sarebbe stato trovato nel lavandino dell'appartamento, bagnato come se fosse stato immerso in acqua. Il particolare, rivelato da fonti investigative, farebbe supporre ad un gesto volontario per rendere il pc inutilizzabile.
Brenda è la seconda persona trovata morta nel caso Marrazzo. Nel settembre scorso è morto per un arresto cardiaco Gianguarrino Cafasso, il pusher che secondo i carabinieri coinvolti nel caso dell'ex Governatore della Regione Lazio, girò il filmato di quanto avveniva nell'appartamento di via Gradoli. La morte di Cafasso ha insospettito la procura di Roma che ha disposto una serie di accertamenti tossicologi per conoscere in maniera chiara le cause del decesso.
Le reazioni. "E' inquietante". Così Luca Petrucci, legale di Piero Marrazzo, ha commentato la morte di Brenda. E ha aggiunto: "Anche se non ho nessun elemento per aggiungere qualcosa in più se non quello che apprendo dai media, dico che forse le indagini stanno scoperchiando un sistema simile a quello della Uno Bianca dove si mettevano, tra l'altro, a tacere i testimoni. In questo senso - conclude l'avvocato Petrucci - ritengo giusto mettere sotto protezione Natalie (altra trans che frequentava Marrazzo, ndr)".
"L'hanno ammazzata, non so chi", ha detto ai cronisti un'amica di Brenda, Barbara, davanti alla casa di via dei Due Ponti. "Siamo tutte a rischio. Viviamo con paura".
Sulla morte di Brenda è intervenuta anche Luxuria. "Brenda non si è suicidata, poteva essere vista come una persona troppo scomoda", ha detto la prima parlamentare italiana transgender a Cnrmedia.
"A Roma il cadavere della trans Brenda viene trovato carbonizzato. Evidentemente qualcuno le ha voluto tappare la bocca per evitare che lei dicesse tutto quello che sapeva. Evidentemente non solo Marrazzo aveva frequentato via Gradoli", afferma Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.
Caso Marrazzo. La transessuale brasiliana coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con lui, era stata ascoltata in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso.
L'audizione svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali.
Pochi giorni dopo, l'8 novembre, Brenda era rimasta coinvolta in una rissa dalla quale era uscita con ferite al volto. Era stata fermata dai carabinieri in via Biroli, sulla via Cassia. I militari in quell'occasione dovettero difendersi perché la trans dava in escandescenza. In quell'occasione gli era stato anche rubato il telefono cellulare.
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28/10/2009
Pm: «Sette anni e due mesi a Corona»
Pm: «Sette anni e due mesi a Corona»
L'accusa: «È accecato dal denaro, ricatti come estorsioni mafiose. Contro Lapo Elkann violazione aberrante», processo "vallettopoli", in aula a milano anche belen rodriguez. Corona: "Io in carcere, ricattatori Marrazzo liberi"
MILANO - Sette anni e due mesi. Tanto chiede il pm Frank Di Maio per Fabrizio Corona, al termine della sua requisitoria al processo su "Vallettopoli" per i presunti ricatti a vip. «Un uomo accecato dal denaro, una macchina per fare soldi: questo è Fabrizio Corona - ha detto Di Maio -. Altro che un giornalista, è un uomo accecato dalla bramosia di denaro. Un ragazzo dotato di una certa intelligenza, di carisma e di fascino, che poteva usare le sue capacità per portare avanti un'impresa valida, ma non lo ha fatto, accecato dal denaro». Di Maio ha poi denunciato la «deriva inquietante della gestione del materiale fotografico, come dimostrano anche gli ultimi fatti di cronaca».
IL CASO MARRAZZO - L'imputato per estorsione e tentata estorsione, presente a Palazzo di Giustizia insieme alla compagna Belen Rodriguez, ha parlato con i cronisti della vicenda Marrazzo. «L'agenzia fotografica milanese ha usato più o meno le mie stesse modalità di vendita, ma non è stata nemmeno indagata, mentre io mi sono fatto 130 giorni di carcere - ha detto -. So qualcosa di più di questa storia, ma non lo vengo di certo a dire a voi. Chi ha un'agenzia viene spesso sollecitato, ti arrivano delle notizie e tu le rincorri». Nel caso di Marrazzo, ha aggiunto Corona, «sono sicuro che è stato il trans ad organizzare la cosa, perché fa notizia e se lo avessi intercettato io poi con me avrebbe guadagnato almeno 50mila euro».
«ESTORSIONI MAFIOSE» - Di Maio, nel corso della requisitoria, ha paragonato i ricatti che l'agente fotografico siciliano avrebbe compiuto a «estorsioni di tipo mafioso». Anche nella condotta di Corona, secondo il pm, «basta la rappresentazione del male che accompagna la minaccia, senza alcunché di concreto. Un comportamento che fa scattare nella persona offesa - ha proseguito il pm - un timore tale da coartare la volontà del soggetto». Il pm, in particolare, ha fatto riferimento al caso delle fotografie riguardanti Francesco Coco, che ritraevano l'ex calciatore nerazzurro all'uscita di una discoteca milanese in compagnia di una persona che poteva assomigliare a un transessuale. Coco pagò le fotografie a Corona ma, secondo il pm, «non si è verificata una libera contrattazione. Corona ha accompagnato la trattativa con minacce e ha insistito sul carattere scabroso delle foto per realizzare il suo ingiusto profitto».
LAPO ELKANN - Il pm ha poi citato il ricatto alla Fiat. Cercando di estorcere denaro mentre Elkann era ricoverato dopo l'overdose e «lottava tra la vita e la morte», Corona ha commesso una «violazione aberrante» secondo Di Maio. Quando Corona fece sapere ai responsabili comunicazione della Fiat che aveva in mano «materiale scandalistico» sulla notte trascorsa da Elkann in compagnia di un transessuale usò, secondo il pm, «una minaccia seria, grave e dal forte contenuto intimidatorio». Corona infatti, ha proseguito Di Maio, «in quel momento intuisce lo stato d'ansia della Fiat e le fa capire quale capacità di dominio abbia e che può mandare a farsi benedire la reputazione degli Agnelli». Quello che conta, secondo il pm, non è che poi la Fiat non abbia pagato, ma il contenuto di quella minaccia «lesiva della reputazione di Lapo, della Fiat e della famiglia Agnelli».
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