28/06/2010
Israele: fra 3 anni pronto il «pillolo»
Israele: fra 3 anni pronto il «pillolo»BASTEREBBE UNA SOLA COMPRESSA OGNI TRE MESI. Non utilizza ormoni. Interferisce con una proteina necessaria alla fecondazione. Ma gli esperti italiani sono perplessi: «Molte le verifiche che vanno ancora fatte»
Sono anni che si parla del «pillolo», il corrispettivo maschile del metodo anticoncezionale usato dalle donne di tutto il mondo. Questa sembrerebbe (il condizionale è d'obbligo) la volta buona: i ricercatori della Bar – Ilan University di Tel Aviv hanno messo a punto una molecola in grado di sopprimere la capacità fecondativa degli spermatozoi.
LA PILLOLA – A differenza di quella femminile, basata sulla combinazione di piccole quantità di ormoni (un estrogeno e un progestinico) che inibisce l' ovulazione, la pillola per gli uomini studiata dall’equipe israeliana non ha alcuna componente ormonale. Si tratterebbe di una molecola in grado di neutralizzare una proteina contenuta nello sperma necessaria per la fecondazione. Questo nuovo metodo, pertanto, non andrebbe a inibire la produzione di spermatozoi, che raggiungerebbero comunque l'utero, ma si occuperebbe di neutralizzarne la capacità procreativa. L'uso del pillolo, secondo i suoi inventori, consentirebbe di evitare, al cento per cento, gravidanze indesiderate.
IL TEST – Al momento il farmaco è stato messo alla prova solo su topi da laboratorio che sono risultati sterilizzati, in maniera reversibile, da uno a tre mesi, a seconda del dosaggio. «I topi si comportano normalmente – ha dichiarato il professor Haim Breitbart - mangiano, hanno rapporti sessuali e non mostrano alcun cambiamento comportamentale». Nel mondo, altri esperimenti portati avanti da differenti equipe di ricercatori, e condotti su maschi utilizzando farmaci a carattere ormonale, hanno mostrato invece di avere effetti collaterali prevalentemente sull'umore e molti dei volontari hanno infatti lamentato sensazioni di tristezza, depressione e perdita dell' appetito sessuale.
OSTACOLI CULTURALI – La pillola maschile, da quando è stata formulata solo come ipotesi, è sempre stata guardata con diffidenza da entrambi i sessi. Gli uomini ne temevano l'effetto «devirilizzante», mentre le donne erano spaventate dalla sbadataggine tipicamente maschile. Il farmaco messo a punto nei laboratori israeliani promette di sciogliere finalmente queste paure: ricordarsi di prendere una compressa al mese o al trimestre non richiede certo una memoria da elefante e la dichiarata assenza di compromissione della virilità dovrebbe rassicurare anche il più timoroso degli uomini. I test su volontari umani sono previsti per il prossimo anno.
IL PARERE DEGLI ESPERTI – Secondo il Professor Vincenzo Gentile, Presidente della Società Italiana di Andrologia, quella intrapresa dal team israeliano potrebbe essere la strada giusta, ma le perplessità non sono poche: «L’interazione tra lo spermatozoo e la membrana dell’ovocita è un processo molto complesso e sarebbe strano, anche se non impossibile, trovare un’unica proteina in grado di far saltare l’intero equilibrio». Per certi versi ancor più cauta la Mariacristina Meriggiola, responsabile dell'equipe dell'ospedale Sant' Orsola di Bologna e molto impegnata su questo fronte: «Innanzitutto i topi non sono un buon modello per la spermatogenesi umana e sicuramente dopo i topi sarà necessario un ulteriore passaggio su altri mammiferi (le scimmie) prima di passare alla sperimentazione sugli esseri umani. Inoltre bisognerà appurare che la proteina eliminata non sia coinvolta in altri ruoli importanti». Meriggiola aggiunge comunque che si tratta di studi interessantissimi e che a questo tipo di approccio, che non coinvolge i dosaggi ormonali, si sta lavorando già da tempo: «La contraccezione del futuro sarà sicuramente di questo tipo, sia dalla parte dell’uomo che dalla parte della donna, senza alcuna alterazione degli equilibri ormonali».
Emanuela Di Pasqua
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27/11/2009
Sacconi: «Sì alla pillola Ru486, ma solo se usata in ospedale»
Sacconi: «Sì alla pillola Ru486, ma solo se usata in ospedale»
Il pd: «Prevaricazione politica». Idv: «posizione talebana». Il parere del ministro all'Aifa: «Attento monitoraggio del percorso abortivo in tutte le sue fasi»
| La pillola Ru486 |
ROMA - Via libera all'uso della pillola abortiva Ru486, ma solo durante il ricovero in ospedale. È la sintesi del parere che il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, ha inviato all'Aifa. Una lettera preparata dopo che la commissione Sanità del Senato aveva approvato a maggioranza il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla RU486, chiedendo al governo di fermare la procedura di immissione in commercio del farmaco in attesa del parere tecnico del Ministero della Salute. Il ministro Sacconi, dopo aver citato la legge 194 e i pareri del Consiglio Superiore di Sanità del 2004 e del 2005, scrive al presidente dell'Aifa Sergio Pecorelli di ritenere che «la specialità Mifegyne, nota anche come pillola RU486, possa essere utilizzata per uso abortivo, in compatibilità con la legge 194, solo se l'intera procedura abortiva, e fino all'accertamento dell'avvenuta espulsione dell'embrione, sia effettuata in regime di ricovero ordinario nelle strutture sanitarie indicate dall'art. 8 della suddetta legge». «Ritengo anche necessaria - prosegue Sacconi - una specifica sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi del metodo, in particolare relativi alla eventuale richiesta di dimissioni anticipate della paziente».
L'OPPOSIZIONE - La decisione di Sacconi provoca le critiche di Pd e Idv. «Il ministro Sacconi ed il sottosegretario Roccella - afferma Livia Turco, capogruppo dei Democratici nella commissione Affari Sociali di Montecitorio - mettono in scena una prevaricazione mai vista della politica sulla competenza tecnica, stravolgendo tra l'altro la legge 194. In tutto ciò la salute delle donne non c'entra. Mi auguro che l'Aifa continui a dare prova di autonomia di giudizio e respinga questa inaccettabile prepotenza». «L'unica cosa che ha dimostrato il voto della commissione sanità del Senato sulla RU486 - dichiara Silvana Mura, deputata dell'Idv - è che maggioranza e governo non hanno alcun ritegno a mistificare spudoratamente e a stravolgere la realtà, quando questa non ha nulla a che vedere con i loro furori ideologici di novelli talebani».
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26/11/2009
Ru486, stop in commissione «No all'immissione sul mercato»
Ru486, stop in commissione «No all'immissione sul mercato»
Sì di PDL e lega, voto contrario del PD.. finocchiaro: «il governo dica cosa vuole». Approvato in Commissione il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva
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| (Ansa) |
ROMA - Il Senato blocca la RU486. La commissione Sanità di Palazzo Madama ha infatti approvato a maggioranza con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini. Nel documento si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola Ru486 in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la pillola abortiva. L'indagine è dunque conclusa e la parola passa al governo, ha spiegato il presidente della stessa commissione di Palazzo Madama, Antonio Tomassini. «La decisione comparirà nei resoconti parlamentari, verrà inviata agli organi di governo e da loro discenderà in che misura tenerne conto. Noi abbiamo una funzione di indirizzo e proposta. L'indagine conoscitiva serve a far maturare in chi la svolge gli esatti termini di una vicenda». Quelle della maggioranza e del governo «ancora una volta sono chiacchiere, ci dicano una volta per tutte cosa vogliono fare» è il commento a caldo del capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. «Ho l'impressione - ha aggiunto la senatrice - che il ministro Sacconi avrebbe potuto sollevare un arbitraggio sulla scorta delle valutazioni dell'Agenzia europea del farmaco (Emea), invece non l'ha fatto. Credo che in questa vicenda, per ragioni di natura politica ma senza avere il coraggio di dire che non vogliono la commercializzazione della pillola, il governo sta facendo una serie di chiacchiere. Credo che sia giunto il momento - conclude - di dirci che cosa vogliono realmente». Dura la reazione dell'Idv: il presidente del gruppo al Senato, Felice Belisario parla di «un autentico colpo di mano». «È assolutamente indecente quanto deliberato questa mattina dalla commissione Igiene e Sanità del Senato» ha aggiunto il dipietrista. Soddisfatto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: «Abbiamo voluto ed ottenuto che sulla pillola Ru486 si facesse chiarezza» ha spiegato. «Troppi erano e sono ancora - ha aggiunto - i dubbi che legano la sua somministrazione alla salute delle donne. Per noi lo stop - ha concluso - è una vittoria di civiltà, una vittoria in difesa della salute».
APPROVATA A MAGGIORANZA - La mozione del relatore Antonio Tomassini è stata approvata a maggioranza. Quattordici i voti a favore, compreso quello del presidente della commissione, e otto quelli contrari, tutti dell'opposizione. Secondo i regolamenti dell'indagine conoscitiva, le altre due mozioni, quella della senatrice radicale eletta nelle fila del Pd, Donatella Poretti, e quella del Partito democratico, non sono state votate, perché precluse dal voto favorevole della mozione di maggioranza.
L'AIFA E L'INDAGINE - Lo scorso settembre la Commissione Igiene e Sanità del Senato aveva dato all'unanimità parere favorevole a un'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, dopo il sì dell'Agenzia italiana del Farmaco alla vendita. Autorizzando l'immissione in commercio della Ru486, l'Aifa aveva sottolineato che l'utilizzo del farmaco in Italia deve avvenire nel rispetto della legge sull'interruzione di gravidanza, e la sua somministrazione segue un rigido protocollo medico.
11:28 Scritto in SALUTE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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31/07/2009
La Ru486 arriva in Italia Dura condanna del Vaticano
La Ru486 arriva in Italia Dura condanna del Vaticano
La Santa Sede: «scomunica per chi la usa e per chi la prescrive». Via libera a maggioranza dall'Agenzia del farmaco alla commercializzazione della pillola abortiva
| Il ginecologo Silvio Viale mostra una confezione di Ru486 (Emmevi) |
ROMA - La Ru486 arriva in Italia. Dopo una riunione durata più di quattro ore, è arrivato giovedì in tarda serata il via libera a maggioranza (quattro contro uno) dall'Agenzia italiana del farmaco alla pillola abortiva. Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa ha infatti approvato l'immissione in commercio nel nostro Paese del farmaco già commercializzato in diverse altre Nazioni. Nel Cda dell'Aifa hanno votato a favore della pillola il presidente Sergio Pecorelli e i consiglieri Giovanni Bissoni, Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti. Ad esprimersi negativamente è stato invece Romano Colozzi, assessore alle Risorse e Finanze della Regione Lombardia. La Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Nelle disposizioni, ha spiegato l'assessore Bissoni, c'è un «richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all'utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco - ha aggiunto - entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana». Entro questo termine, infatti, le complicanze per l'uso del farmaco sono sovrapponibili a quelle dell'aborto chirurgico, ha concluso l'assessore.
LA CONDANNA DEL VATICANO - Ancora prima che l'Aifa si pronunciasse, il Vaticano era tornato all'attacco contro la pillola abortiva. L'Osservatore Romano aveva affrontato in mattinata il nodo della Ru486 riportando le preoccupazioni espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. «La decisione dell’Aifa a favore della commercializzazione - secondo il sottosegretario, non è scontata, alla luce delle 29 morti tra donne in vari Paesi del mondo causate dalla Ru486. Sulla sicurezza della pillola, dunque, "persistono molte ombre"», ha scritto il quotidiano vaticano. È stato poi monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita, a spiegare che l'uso della pillola in questione comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso così come per i medici che l’hanno prescritta perché la sua assunzione è analoga a tutti gli effetti dell’aborto chirurgico. «Dal punto di vista canonico è come un aborto chirurgico» sottolinea il vescovo. «L’assunzione della Ru486 equivale ad un aborto volontario con effetto sicuro, perché se non funziona il farmaco c’è l’obbligo di proseguire con l’aborto chirurgico. Non manca nulla. Cosa diversa è la pillola del giorno dopo, che, pur rivolta ad impedire la gravidanza, non interviene con certezza dopo che c’è stato il concepimento. Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo». «Rimango allibito dall'atteggiamento dell'Aifa (agenzia italiana per i farmaci)» ha anche detto Sgreccia e « spero - ha aggiunto - che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti» perché la pillola abortiva RU486 «non è un farmaco, ma un veleno letale».
«L'AGGRAVANTE DEL RISCHIO PER LA MADRE» - La pillola«ha effetto abortivo, quindi valgono - prosegue Sgreccia - tutte le considerazioni che valgono quando si parla di aborto volontario. C’è, inoltre, un’aggravante che dovrebbe far riflettere anche chi appoggia la legalizzazione dell’aborto chirurgico, ed è il rischio per la madre. Più di venti donne sono morte per effetto della somministrazione di questa sostanza. Questo farmaco assume, quindi, la valenza del veleno. È una sostanza non a fine di salute, ma a fine di morte. Si va contro la regola fondamentale della vita della madre. Bisognerebbe, per questo motivo, sospendere tutto. Inoltre - prosegue il vescovo - si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna».
«SULL'AIFA PRESSIONI POLITICHE ED ECONOMICHE» - Sgreccia poi non ha dubbi sulle cause che spingono l’Aifa alla liberalizzazione del farmaco: si tratta, secondo il presule, di «pressioni politiche ed economiche».
Fonte corriere della sera
10:01 Scritto in SALUTE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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