04/01/2012

«Ecco a chi davo soldi e gioielli». Parla l'uomo che rise del terremoto

«Ecco a chi davo soldi e gioielli». Parla l'uomo che rise del terremoto

L'inchiesta da novembre risponde ai magistrati. Già arrivati i primi riscontri dal Ros. Piscicelli collabora e fa i nomi. «Assumevo figli dei potenti» Per ottenere lavori ho sempre dovuto dare qualcosa in cambio. Il progettista dei lavori dei Mondiali mi è stato imposto

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08/03/2010

Appalti, così cominciò tutto

Appalti, così cominciò tutto

 

L'inchiesta ha una data d'inizio, due protagonisti e una gara precisa. Dicembre 2007, Vincenzo Di Nardo, consigliere delegato Btp e l'architetto Marco Casamonti parlano del bando del Nuovo Maggio

 

Casamonti

Casamonti

 

 

FIRENZE - Mattinata di interrogatori nel carcere romano di Regina Coeli per l’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici, Angelo Balducci e per l’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli, entrambi detenuti nell’ambito dell’inchiesta, condotta dalla Procura di Firenze, sui grandi eventi. Per entrambi l’accusa è di concorso in corruzione continuata e aggravata.

«Balducci, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, ha proclamato la sua estraneità alla vicenda e quindi non sappiamo quale contributo possa portare: di tutto quello che sarebbe avvenuto non sa assolutamente nulla». Così il legale dell’ex presidente del consiglio dei Lavori pubblici, Franco Coppi, al termine del confronto, nel carcere di Regina Coeli, con il gip ha risposto al suo assistito in merito agli appalti per la costruzione della caserma dei Marescialli a Firenze. Per questa vicenda Balducci, che è agli arresti dal 12 febbraio scorso, è stato raggiunto da un nuovo provvedimento di custodia cautelare in carcere. Lasciando il carcere romano, Coppi ha proseguito affermando che «non riusciamo a cogliere gli estremi di questi reati che gli vengono contestati, questo provvedimento restrittivo della libertà ci sembra privo di presupposti».

«Siamo assolutamente certi di come andrà a finire questa vicenda. Finirà benissimo per noi e finirà a Roma». È quanto afferma Marcello Melandri, il legale dell’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli al termine dell interrogatorio di garanzia avvenuto nel carcere di Regina Coeli. Il legale, annunciando che domani presenterà una richiesta di trasferimento degli atti alla procura di Roma, ha motivato questa decisione spiegando che «a Firenze non è successo assolutamente nulla e qualunque cosa ci contestino è avvenuta a Roma, i fatti sono tutti avvenuti a Roma». Melandri ha inoltre aggiunto che il suo assistito «ha chiarito perfettamente e quindi abbiamo chiesto immediata scarcerazione». A chi gli chiedeva dei rapporti tra Piscicelli e gli altri protagonisti dell’inchiesta, il legale ha spiegato che i rapporti erano regolari senza nessun tipo di problema. Sull’ordinanza di custodia cautelare che ha raggiunto Piscicelli nei giorni scorsi, l’avvocato ha detto: «Perchè si è arrivato a questo? Lui aveva già chiarito tutto».

L'inchiesta sugli appalti che sta sconvolgendo l'Italia e Firenze ha però una data d'inizio, due protagonisti, un luogo e un appalto ben preciso. Il 19 dicembre 2007, Vincenzo Di Nardo, consigliere delegato della Btp e l'architetto Marco Casamonti parlano del bando del Teatro del Nuovo Maggio e della gara che sta per chiudersi a Roma. Di Nardo partecipa alla gare con l'impresa Baldassini e l'architetto Arata Isozaki, Casamonti partecipa come architetto dell'impresa Giafi del costruttore Valerio Carducci, si fanno l'"in bocca al lupo".

Il 28 dicembre del 2007, Di Nardo ha i risultati della gara: l'appalto è stato vinto dalla SAC-IGIT, azienda romana con l'architetto Paolo Desideri, l'impresa GIAFI - SARICO, con l'architetto Marco Casamonti è arrivata seconda e loro (BTP) terzi. «Appreso l’esito di questa gara che evidentemente era convinto di aggiudicarsi - si legge negli atti - Di Nardo contatta una serie di soggetti a cui segnala che questi lavori del Teatro di Firenze sono stati aggiudicati in maniera più che sospetta, arrivando ad ipotizzare l’esistenza di un unico centro decisionale romano che ha sistematicamente turbato tutto il pacchetto delle 11 gare di appalto». Si deve cominciare da qui per capire tutta l'inchiesta, il ruolo di Firenze e quello di Roma.

Balducci
Balducci

In varie telefonate, Di Nardo fa il nome di Balducci: «Chi decide è l'ex Provveditore alle Opere Pubbliche di Roma che è l'uomo di Rutelli dentro il Ministero... capito?... e sono tutti uomini suoi... De Santis (Fabio, ndr) che ha firmato il progetto è un dipendente sottostante a Balducci ...capito?... (…) … la Forleo che ha aperto le buste... è una dipendente sottostante a Balducci ... erano tutti con lui al Provveditorato alle Opere Pubbliche di Roma e poi si sono trasferiti». Più amareggiato di Vincenzo Di Nardo, è l’architetto Marco Casamonti, l’autore del progetto- offerta classificatosi al secondo posto; il 29 dicembre parlando al telefono con Di Nardo, esterna anch’egli il sospetto che a monte negli ambienti romani fossero maturati degli accordi per orientare l’aggiudicazione. Di Nardo, d’altra parte, ammette esplicitamente di essersi associato con l’impresa riconducibile a Francesco Piscicelli (l'imprenditore finito agli arresti venerdì scorso), solo per il fatto che questi poteva assicurargli dei contatti romani «Il mio partner .. c'avevo un partner romano al 5% .. che ... diciamo lo tenevo che conosceva ... lui temeva moltissimo la Giafi … temevamo molto la Giafi perchè è un soggetto ammanicato ...questo qui c'ha i procedimenti giudiziari perchè è sempre stato intorno a questi troiai romani». Nella stessa telefonata Di Nardo e Casamonti fanno il punto di quello che secondo loro sarebbe accaduto nella gara del Maggio. Di Nardo:«La lettura è un altro Marco ... è che la corruzione non è morta ... questa è la lettura .. capito Casamonti:.. che poi è una corruzione politica ... qui non c'è nemmeno soldi ... qui è arrivato l'ordine dall'alto». L'ex sindaco Leonardo Domenici e l'onorevole Walter Veltroni, tirati in ballo dalla telefonata già apparsa sui quotidiani, hanno smentito la ricostruzione di Casamonti e Di Nardo: «Voglio ricordare - ha detto Domenici - che la gara fu gestita direttamente dall’Unità di missione per i 150 anni dell’Unità d’Italia, facente direttamente riferimento alla Presidenza del Consiglio dei ministri».

Audio/ Ascolta la telefonata tra Di Nardo e Casamonti, 29.12.07

Lo stesso giorno Di Nardo chiama Piscicelli che, con le dovute cautele, cerca di tranquillizzare il suo

Di Nardo (a sinistra) e Piscicelli (a destra)
Di Nardo (a sinistra) e Piscicelli (a destra)

partner nella gara che tanto sta facendo infuriare il Di Nardo, facendogli capire che ha fatto già comunque tesoro dell’esperienza: «Allora ... ti dico questo ...io poi ho fatto tardi ... sono stato lì ... ho fatto quattro chiacchiere ... quanto c'hai tempo che vieni a Roma ... è valsa anche per me ... come hai visto... purtroppo... ho dovuto prendere un secondo posto... (..) … è valsa come ... non abbiamo buttato tempo ... non ti preoccupare». Di Nardo sembra cogliere il significato profondo del’indicazione del Piscicelli: «No, ma tempo non se ne butta mai... nella vita serve sempre per imparare ...comunque se ne parlerà a voce per benino ... la cosa era ... cioè la cosa sconcertante è... sono andati sopra i Comuni. .. sopra gli Enti». Il 4 gennaio 2008, Piscicelli accenna a Di Nardo alla necessità di effettuare a breve un incontro con Fabio, facendo verosimilmente riferimento all’ing. Fabio De Santis del Dipartimento per lo Sviluppo e la competività del Turismo, che ha gestito gli 11 appalti nell’ambito dell Celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, per effettuare un abboccamento in vista della prossima aggiudicazione di altre gare di appalto: «Non ci pensiamo più ... non ci pensiamo più ... invece io ieri sono stato tutta la giornata con quel mio amico Fabio che tu hai conosciuto (…) … e quando vieni a Roma ...(inc) …(…) … ... e a questo punto ci andiamo a fare una chiacchierata pure con Fabio ... eh?». Si tratta dei primi contatti tra l'impresa di Fusi, De Santis e successivamente Balducci.

È il 25 aprile 2008 quando l’architetto Marco Casamonti e l’architetto Paolo Desideri hanno una lunga conversazione in cui parlano del Nuovo Teatro di Firenze e delle celebrazioni del 150 esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Casamonti si lamenta della scarsa limpidezza nella procedura di aggiudicazione dovuta a condizionamenti politici: «L’Italia è un paese dove le cose non vanno per il verso giusto. Ma questa è una condizione generale. Oggi tocca a te, domani a me. Cioè non vanno per il verso giusto perché l’ingerenza della politica assume toni vergognosi. C’è un sistema dentro il ministero dei lavori pubblici che secondo me sfiora lo scandalo». Desideri: «Loro stanno immersi in un liquido gelatinoso, è al limite dello scandalo. Il sistema di potere porta alla premialità per loro». «La mia impresa — si vanta Casamonti — è più legata al ministero di qualsiasi altra». L’architetto Desideri ribadisce: «Non c’è il minimo dubbio che le imprese fanno riferimento a un incubatore per costruire le condizioni al consenso per la loro candidatura». E riferendosi agli imprenditori che si lamentano perché le cose non sono andate come avevano programmato nel sistema della spartizione degli appalti, Desideri spiega a Casamonti che bisogna accettare le regole anche quando le cose non vanno: «Non possono fare le mammole nel momento in cui non va come loro erano sicuri che andava. Stanno protestando perché quel sistema gelatinoso non ha funzionato come pensavano». Casamonti spiega che in questo sistema anche i ricorsi per gli appalti servono ad acquisire crediti da spendere per le successive aggiudicazioni: l’impresa fa ricorso così la prossima volta sono costretti a farti vincere.

Audio/ Ascolta la telefonata tra Casamonti e Desideri, 25.04.08

Alla fine, la storia termina con un sistema che accontenterà tutti: Casamonti otterrà degli appalti alla Maddalena, Desideri avrà il suo Teatro del Maggio (l'ok allo stanziamento dei fondi per il suo progetto è stato firmato pochi giorni fa), Di Nardo e la Btp rientreranno in gara per l'appalto che più gli interessa, la Scuola dei Marescialli. Tutti contenti sì, ma l'inchiesta e le intercettazioni avevano già avuto inizio.

Alessandra Bravi


06/03/2010

Piscicelli e Cerruti in arresto Fusi no, la procura fa ricorso

Piscicelli e Cerruti in arresto Fusi no, la procura fa ricorso

 

Grandi opere.Due nuove ordinanze di custodia cautelare per la scuola dei Marescialli: arresti anche per l'imprenditore Piscicelli e l'avvocato Cerruti, quest'ultimo ai domiciliari

 

 

FIRENZE - L'inchiesta sugli appalti e le grandi opere, almeno a Firenze dove sono rimasti il filone che riguarda la questione della scuola Marescialli di Castello, la costruzione dei Grandi Uffizi e dell’auditorium del Maggio, arriva ad una prima svolta sulla scuola Marescialli. Due le nuove ordinanze di custodia cautelare spiccate dalla procura di Firenze nella notte: in manette sono finiti Francesco De Vito Piscicelli, l'imprenditore che secondo gli atti dell'inchiesta, sarebbe l'anello di collegamento tra la Ferratella e la Btp (e quello che rideva insieme al cognato del terremoto all'Aquila) e l’avvocato romano Guido Cerruti, dello studio legale che curava gli affari della scuola dei Marescialli e dei Nuovi Uffizi grazie ai suoi rapporti con il Ministero. Insieme a loro, il gip di Firenze ha disposto un'ulteriore misura cautelare, notificata in carcere all’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci e a Fabio De Santis, ex funzionario della Ferratella diventato poi provveditore alle opere pubbliche della Toscana.

IL RUOLO DI FUSI E LA RICHIESTA DELL'ARRESTO - Il gip ha respinto invece, la richiesta di misura cautelare in carcere per l’imprenditore Riccardo Fusi, ex presidente della Btp. In base a quanto si apprende, la richiesta era stata formulata dalla procura fiorentina a dicembre, insieme a quelle eseguite la scorsa notte e parallelamente a quelle eseguite il 10 febbraio, dopo che una fuga di notizie ne aveva accelerato l’esecuzione. Nel frattempo, secondo il giudice, sarebbero venute meno le esigenze cautelari per Fusi. Il procuratore della Repubblica di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ha firmato però l’impugnazione del provvedimento con cui il gip, Rosario Lupo, ha respinto la richiesta di misura cautelare in carcere per l’imprenditore Riccardo Fusi, ex presidente della Btp, in relazione alla vicenda della scuola marescialli dei carabinieri. Sull’impugnazione deciderà il tribunale del riesame di Firenze.

LA VICENDA SCUOLA MARESCIALLI - Per tutti l’accusa è di corruzione. Nel documento di 342 pagine il giudice Rosario Lupo, lo stesso che ha firmato l’ordinanza di arresto prima di trasferire la competenza a Perugia, racconta i passaggi della complicatissima vicenda partita nel lontano 2001, quando la Baldassini Tognozzi vinse l’appalto di 456 milioni di vecchie lire. Il colosso delle costruzioni guidato da Riccardo Fusi, ora indagato per corruzione, perde l’appalto nel 2006. Quello che accade da quel momento in poi è il tentativo di riconquistare il cantiere perduto. Fusi comincia a lavorare su più fronti: quello politico, grazie all’amico di sempre Denis Verdini (anche lui indagato per concorso in corruzione) che cerca di metterlo in contatto con il ministro Altero Matteoli (del tutto estraneo alla vicenda), e poi sponsorizzando la nomina di De Santis al Provveditorato alle opere pubbliche della Toscana; ma anche quello imprenditoriale, grazie al rapporto con l’imprenditore De Vito Piscicelli, l’uomo che doveva lanciarlo nel mondo dei grandi appalti.

I NUOVI ARRESTI - L’avvocato romano Guido Cerruti si trova agli arresti domiciliari. Nell’ambito dell’inchiesta Cerruti compare in più intercettazioni telefoniche con vari indagati. Per quanto riguarda Firenze il suo ruolo emerge, oltre che nell’appalto per la nuova Scuola marescialli dei carabinieri, anche per un interessamento per i lavori per l’ampliamento della Galleria degli Uffizi. Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dalla magistratura di Firenze anche nei confronti dell’imprenditore Francesco Piscicelli, già indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti. Al momento dell’emissione del provvedimento l’imprenditore si trovava all’estero ed è rientrato appositamente a Roma per costituirsi.

NEGLI ATTI - Sulla scuola marescialli di Castello le trattative per fare rientrare la Baldassini e Tognozzi nel cantiere andavano avanti da mesi. Alla fine del 2008 la situazione sembrava arrivata a una fase di stallo. Era arrivata la sospensiva del lodo che dava ragione alla Baldassini-Tognozzi-Pontello (Btp). Si ferma tutto di nuovo e Riccardo Fusi, patron del colosso delle costruzioni Btp, si lamenta con Francesco Giuffrida, consigliere delegato Btp: «Noi siamo arrivati al precetto, loro hanno fatto ricorso chiedendo la sospensiva. Primo caso nella vita che è stata accettata e l’hanno rimandata al 2012. L’hanno pilotata, il giudice ha dato la sospensiva». Ma poi qualcosa inizia a muoversi. A gennaio di quest’anno cambia tutto: arriva l’atto di precetto per l’esecuzione del lodo favorevole alla Btp. E Fabio De Santis, provveditore alle opere pubbliche della Toscana, si agita, vuole accelerare le pratiche per concludere tutto in fretta. L’avvocato Guido Cerruti, che sta seguendo la pratica della scuola grazie ai suoi rapporti con il ministero, teme che con il riconoscimento di un danno economico sia all’Astaldi che alla Grandi Lavori Fincosit, si arrivi a un «bagno di sangue» per le casse dello Stato: «Se non ci si mette d’accordo qui si rischia veramente, che lo Stato, l’Erario piglia un bagno di sangue che non finisce più». Il 21 dicembre De Santis chiede di proporre al vice capo di gabinetto del Ministero di nominare una terza commissione «per rilasciare in breve tempo un autorevole ed insindacabile parere per sbloccare la questione nell’ottica di arrecare meno danno possibile a tutte le parti in causa».

«ENTRO MARZO RIAVRO' IL CANTIERE» - Il 27 gennaio Fusi esulta all’uscita di una riunione al Provveditorato, dove gli hanno chiesto di rinunciare al lodo arbitrale. Al telefono dice a Giuffrida che gli hanno assicurato che entro marzo riavrà il cantiere della scuola marescialli di Castello: «Insomma son contento perché si sta facendo un lavoro nell’interesse dello Stato ma che potrebbe riportare il cantiere a Firenze e quindi fare una cosa fatta bene per tutti perché qui si parlerebbe di riprendere il cantiere, loro parlano dei primi di marzo». Fusi spiega gli è stato proposto il riaffidamento del cantiere con gli stessi termini contrattuali originari del 2001 a cui vanno aggiunti «una serie di adeguamenti» su cui bisogna fare particolare leva: «Noi si sta parlando di riprendere il contratto del 2001. Se ci si mette ora a fare il computo perché poi non si finisce più perché tra l’altro ci hanno già detto che noi si ritorna in origine del contratto originario poi ci sono tutta una serie di adeguamenti e lavoreremo lì». Qualche giorno prima De Santis e Maria Pia Pallavicini (dirigente del ministero delle Infrastrutture) stanno già parlando della posizione di 7 liberi professionisti destinatari di incarichi per la scuola marescialli. Pallavicini: «Allora io ho l’elenco dei 7 liberi professionisti per Firenze, tu li hai verificati tutti? Albanesi, Carpenzano, Ciminna, Schena, Frasca, Albanesi e Zaninelli?». De Santis conferma che sì, «c’è tutta la relazione di Fittipaldi sulla congruità, sul taglio rispetto alle parcelle, sulla convenienza».

Alessandra Bravi


03/03/2010

«Cartello» degli appalti. Una talpa nei Servizi segreti

«Cartello» degli appalti. Una talpa nei Servizi segreti

 

L’inchiesta - Le carte. I pm: una società intestata a Verdini è riconducibile al costruttore Fusi

 

PERUGIA—La «cricca» che gestiva gli appalti per i Grandi Eventi poteva contare su appoggi all’interno della Guardia di Finanza e dei servizi segreti. E così veniva informata sugli sviluppi delle indagini in corso. A rivelare questi rapporti sono i nuovi atti giudiziari depositati dai magistrati di Perugia. Le migliaia di pagine - con intercettazioni, pedinamenti e accertamenti effettuati dai carabinieri del Ros - confermano l’esistenza di una rete ampia sulla quale potevano contare in particolare i due alti funzionari Angelo Balducci e Fabio De Santis e l’imprenditore Diego Anemone. Rivelano quanto accaduto all’interno della procura di Roma dopo il coinvolgimento dell’aggiunto Achille Toro. Ma soprattutto individuano una società intestata al coordinatore del Pdl Denis Verdini che gli investigatori ritengono riconducibile a Riccardo Fusi, l’imprenditore che il politico avrebbe agevolato nell’assegnazione di alcuni lavori. Si tratta della Parved che ha «la sede viene posta in Firenze via Alfieri 5 (ove hanno sede numerose imprese del gruppo Fusi) e che viene poi «trasformata in Parfu, di cui diventa socio portatore di azioni lo stesso Fusi ».
Nelle ultime ore la Banca d’Italia ha avviato un’ispezione del Credito cooperativo di cui Verdini è presidente.

GLI INCONTRI CON IL GENERALE - È la metà di febbraio 2009, tra i componenti della «combriccola» c’è agitazione per i controlli effettuati nei cantieri. Anemone attiva il suo commercialista Stefano Gazzani per saperne di più e il 24 febbraio lui gli fa recapitare un appunto. L’imprenditore è allarmato: «L’ho letto, mi debbo preoccupare quindi... un pochino ». Il professionista è a disposizione: «Mo’ bisogna interessarsi... capire... potrebbe essere anche una cazzata, cioè una cosa come dire preliminare che poi finisce lì, però la cosa strana è che, come hai letto, riguarda un’altra cosa. Boh! A te non ti risulta che ci stato nessun problema?» Anemone dice di non sapere nulla. Ma dalla settimana successiva contatta il generale delle Fiamme Gialle Francesco Pittorru, dal 2002 in servizio al Sisde. I rapporti con lui sono stretti, tanto che «dal febbraio 2010 - evidenziano gli investigatori - sua figlia Claudia è stata assunta presso il Salaria sport village», il circolo sportivo di Anemone frequentato anche da Guido Bertolaso e diventato una delle strutture dei Mondiali di nuoto. A fare da intermediario per gli appuntamenti è uno dei collaboratori dell’imprenditore, Roberto Molinelli. A maggio, quando i giornali danno conto proprio dell’inchiesta sui mondiali, vengono registrati diversi contatti e appuntamenti. Al telefono non pronunciano mai il suo nome, lo chiamano semplicemente «il generale» oppure «la torre». E subito dopo gli incontri, si scambiano le informazioni che hanno ottenuto. Il 20 luglio Molinelli rassicura: «Diego ti cercavo perché mi ha chiamato "la torre" emi dice "mi raccomando digli che è tutto a posto e di comunicarlo anche alla persona altra con i capelli bianchi» che, dicono gli investigatori, è Balducci.

L'INCONTRO CON NICOLO' POLLARI - Il 21 maggio, Roberto Di Mario, il segretario di Angelo Balducci lo informa che il generale Niccolò Pollari, ex direttore del Sismi, vuole incontrarlo: «Quel ragazzo che era venuto con il generale della Guardia di Finanza, non mi ricordo come si chiama, Valletta no Ballotta forse? qualcosa del genere, che lavora con Pollari, è venuto. Lui diceva "se il presidente è libero chiamo il generale che voleva vedere pure lui"». Balducci si rende disponibile: «Digli che se per lui va bene, domani mattina, magari se non vuol venire in ufficio, che ne so, ci possiamo vedere al Grand Hotel». Il segretario lo contatta nuovamente dopo poco: «Eccomi, allora ti aspetta al Grand Hotel stasera... viene anche questo suo attendente». Dieci minuti prima dell’appuntamento Balducci chiama Anemone.
Balducci: Niente... io c’avevo una riunione con uno dei professionisti adesso per quegli arbitrati che sono rimasti indietro. Però nel frattempo mi sono dovuto riallontanare perché mi ha chiesto... voleva prendere un caffè con me il... diciamo quello che una volta era il capo di "Merulana" per intenderci... quello il più famoso che è molto amico anche di Piero.
Anemone: ah ho capito
Balducci: e che faccio non ci vado? Loro li ho lasciati lì che stanno guardando le carte...E allora fa una cosa magari se tu alle 7 e mezzo ... ci possiamo vedere dove vendono quei vasi, quelle cose o meglio ancora al coso lì, a quello del teatro dell’opera. Ci prendiamo un caffè cinque minuti e poi io rivado lì da loro».

TORO E IL PROCURATORE - Il 10 febbraio scorso, quando scattano arresti e perquisizioni, il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro - accusato dai colleghi fiorentini di aver passato alla "cricca" notizie sull’inchiesta e ora anche di corruzione - contatta il capo del suo ufficio Giovanni Ferrara e in alcuni momenti alludono a passaggi dell’indagine.

Ferrara:...Achille ... tu che fai passi di qui o no?
Toro:... me ne sono tornato a casa Gianni ...sono andati a perquisire pure ... dove stava Stafano (si sbaglia) all’ufficio che mo ... non ho capito ad Infrastrutture ...presso ... a Porta Pia.
Ferrara:...ah! ... perché lui c’ha una cosa là ?
Toro:...lì ..te l'ho accennato .. ha avuto recentemente ... ... quella cosa che ti avevo accennato Ferrara:...ah! ho capito
Toro:...quindi... non lo so che cosa stanno costruendo ... che cacchio hanno fatto ... comunque domani mattina alle 10 mi vedo con l’avvocato... oggi pomeriggio con l'altro avvocato ... e vediamo di capire... alle 9 e mezzo sto in ufficio perché devo vedere l'avvocato ...
Ferrara:...domani vieni perché vediamo che cosa accade domani sui giornali
Toro:...e già lo sto leggendo ora ... già ... il riferimento al magistrato romano su Repubblica Ferrara:...ah sì ... che dicono ? .. no ci sta niente
Toro:... nell'inchiesta sono finite altre 20 persone parlano dell’arresto di Bertolaso
Ferrara:... no mica l'hanno arrestato Bertolaso!!
Toro:... no no .. scusa .. di Balducci ... De Santis e Della Giovampaola ...dunque sono finiti in manette anche De Santis Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone ...poi tutto è avvenuto nell’ambito di un'indagine del ROS .. nell'inchiesta sono finite altre 20 persone indagate tra le quali anche un magistrato romano ... e quindi già hanno avuto la notizia ...
Ferrara:... ma certo ... mo sta sull' Ordinanza
Toro:...e Repubblica quindi ... ovviamente .. gli altri non ce l'hanno ancora ma Repubblica già ce l'ha ... quindi ho un attimo il problema di riprendermi io insomma ... hai capito?
Ferrara:... e domani con calma vediamo di ..
Toro:...e domani ... alle 10 viene di corsa ...coso ... Rampioni perché voglio dirgli quello che so insomma ... quello che non so perché qui ... non lo so come lo connettono ... poi insomma io non è che so tutto quello che ovviamente che è avvenuto però non mi pare che noi abbiamo fatto cose che ... va be’ comunque staremo a patire
Ferrara:... va be’ sono cose di prima di dicembre .. quindi non c’era proprio ... allora c’era solo la pendenza ...
Toro:... e no ... dalla comunicazione ... ci sono dei rapporti del Ros ... pure di recente ...di gennaio e del 2 febbraio ...hai capito?
Ferrara:... ah questo non lo so .. non abbiamo le carte .. hai capito?
Toro:... no no ... infatti voglio la copia di quello che hanno notificato a mio figlio per capire che cacchio stanno facendo ... mi preoccupa ’sto fatto che sono andati a perquisirlo pure nell’ufficio nuovo ... figurati un pochettino ... l’immagine per lui... io sono vecchio... che me frega insomma ... ma lui ... in tutti e due gli uffici sia all’Acea che là... va be’... e niente Gianni .. non me la sento oggi Ferrara:...oggi no ....oggi no ... domani
Toro:...parlo con l'avvocato poi appunto scambiamo due parole un attimo, ho bisogno Ferrara:...d’accordo a domani ...ciao

Tre giorni dopo Toro parla con una parente e afferma: «Io qui mi ero già stancato da qualche mese ... ma c’avevo la prospettiva da qui a un anno e mezzo che se ne andava Gianni (Ferrara, ndr) quasi sicuramente diventavo procuratore ...». Invece decide di dimettersi.

I FESTINI - In un capitolo dell’informativa i carabinieri evidenziano come «l’ingegner Balducci, per organizzare incontri occasionali di tipo sessuale, si avvale dell’intermediazioni di due soggetti che si ritiene possano far parte di una rete organizzata, operante soprattutto nella capitale, di sfruttatori o comunque favoreggiatori della prostituzione maschile». Su questo è stata avviata un’indagine parallela che si concentra sull’attività di Thomas Ehiem, un giovane nigeriano che nelle telefonate afferma di far parte del coro di San Pietro «e all’anagrafe di Roma è indicato come "religioso"». È lui ad offrire le prestazioni dei ragazzi, soprattutto stranieri, in cambio di soldi e piccoli favori. L’altro intermediario indicato nella relazione investigativa è invece Lorenzo Renzi, anche lui residente nella capitale.

LE TELEFONATE CON MINZOLINI - Sia Balducci, sia Anemone mostrano di essere in confidenza con il giornalista Augusto Minzolini. E quando questi diventa direttore del Tg1 lo chiamano per congratularsi, ma non solo. Alle fine di settembre scorso, dopo una serie di telefonate, i tre si incontrano. E, annotano gli investigatori «la ragione di questo incontro si trae dalla conversazione del 2 ottobre tra Patrizia Cafiero e Anemone; la donna lo informa che intanto sta andando all’appuntamento (con Giancarlo Leone) e per l’indomani pomeriggio ha organizzato un incontro al TG1 fra il giornalista Vincenzo Mollica e Lorenzo Balducci per la promozione del film «Io, don Giovanni», nel cui cast compare appunto il figlio dell’ingegner Balducci.

Tre giorni dopo Minzolini chiama Balducci.
Minzolini: allora ... ti è piaciuto?
Balducci:... grazie ... bellissimo.
Minzolini:... è stato proprio bello il servizio ... devo dire che lui è bravo ma anche Mollica è per queste cose.
Balducci:... guarda.. il servizio è venuto benissimo proprio, anche le scene poi si prestavano bene. Minzolini:...come no, infatti erano proprio bellissimi quei...
Balducci: io non ho parole.
Minzolini:...macchè! ... lascia perdere ... volevo soltanto sapere se ti è piaciuto... lui è contento? Balducci:... molto guarda ...
Minzolini:... memo male ... lì è una specie di investitura sai no? ... in quel mondo lì ...(ride)
Balducci: io ti, ovviamente ti avrei chiamato stasera perché non ti volevo
Minzolini: ma che scherzi? ... non ti preoccupare ... volevo sapere così .. son contento
Balducci:...ci vediamo presto?
Minzolini:...quando ti pare.

Fiorenza Sarzanini


27/02/2010

L'Aquila: ridevano durante il terremoto. L'AUDIO

L'Aquila: ridevano durante il terremoto. L'AUDIO

 

Pierfrancesco Gagliardi e suo cognato Francesco Piscicelli sono stati intercettati il giorno del sisma che ha colpito l'Abruzzo. Ridevano pensando agli appalti che avrebbero ottenuto. ECCO L'AUDIO ORIGINALE DELLA CONVERSAZIONE

 

 

 

Quella risata è diventata quasi il simbolo del cinismo e dell'avidità che sembra nascondersi dietro allo scandalo legato agli appalti del G8 alla Maddalena. Pierfrancesco Gagliardi e suo cognato Francesco Piscicelli che al telefono si raccontavano di quanto avessero riso nella notte del terremoto a L'Aquila ha indignato tutta l'Italia e in particolar modo gli aquilani. Gianni Letta era intervenuto personalmente per chiedere che non venisse dato loro nessun appalto.

Il 13 febbraio gli aquilano sono scesi in Piazza anche per ricordare che loro, quella notte, non ridevano. Ora, dopo la pubblicazione dei tabulati, viene reso noto anche l'audio in cui i due imprenditori parlano tra di loro. Lo potete ascoltare nel video qui sopra.