27/12/2009
Svelato il mistero: ecco perché Van Gogh si mozzò l'orecchio
Svelato il mistero: ecco perché Van Gogh si mozzò l'orecchio
La teoria elaborata da uno studioso. Il pittore temeva che il fratello Theo, che stava per sposarsi, non l'avrebbe più sostenuto economicamente
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| L'autoritratto con l'orecchio bendato di Van Gogh, 1889. È conservato alla Courtauld Gallery di Londra |
Sarebbe stato finalmente risolto uno dei misteri più oscuri della storia dell’arte: ovvero, l’orecchio mutilato di Vincent Van Gogh. Stando, infatti, allo studioso Martin Bailey - che ha scritto un libro sul celebre artista e ha curato due mostre a lui dedicate - Van Gogh si sarebbe tagliato l’orecchio perché distrutto psicologicamente dalla notizia che il fratello Theo, da cui dipendeva finanziariamente, stava per sposarsi.
LO STUDIO - La teoria sarebbe stata elaborata dall’esperto dopo una meticolosa indagine su una lettera che il genio olandese avrebbe volutamente inserito nel dipinto «Still Life: Drawing Board with Onions» (che sarà al centro della mostra alla «Royal Academy» che aprirà il mese prossimo), completato all’inizio del 1889, poco dopo essersi ferito, e che sarebbe stata scritta proprio da Theo da Parigi il 21 dicembre del 1888 per dare al fratello la notizia del fidanzamento con Johanna Bonder. Pare che questo avrebbe scosso profondamente Vincent, che era già psicologicamente disturbato, tanto da spingerlo all’autolesionismo. «Vincent temeva che stesse per perdere l’appoggio finanziario e psicologico di Theo», ha spiegato Bailey nel numero di gennaio di The Art Newspaper, ripreso dal Sunday Times.
LE TEORIE - Per la verità, per anni il mistero dell’orecchio tagliato di Van Gogh ha dato origine alle teorie più disparate: alcuni lo hanno legato alla sua pazzia, altri ancora alla sua amicizia interrotta con Paul Gauguin, tanto che secondo gli accademici dell’Università di Amburgo sarebbe stato proprio Gauguin, che divise una casa con Van Gogh ad Arles, nel sud della Francia, a tagliargli l’orecchio durante un litigio per una prostituta di nome Rachel. Una spiegazione che, però, è stata respinta tanto dal museo Van Gogh di Amsterdam quando dallo stesso Bailey. Diciannove mesi dopo essersi volutamente ferito all’orecchio, Van Gogh si sparò un colpo al petto e morì due giorni dopo, a causa delle ferite riportate.
Simona Marchetti
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| Tag: cultura, arte, pittura, svelato, mistero, orecchie, mozzate, van gogh, teoria, elaborata, risolto, mutilazione, pittore | OKNOtizie |
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11/04/2009
DOPO UNA CACCIA DI 200 ANNI, RECUPERATO IL DIARIO DI RICCI
DOPO UNA CACCIA DI 200 ANNI, RECUPERATO IL DIARIO DI RICCI
PISA - E' stato ritrovato, dopo una 'caccia' di quasi 200 anni e dopo circa 80 dall'ultimo avvistamento, il giornale di viaggio di Alessandro Ricci, medico e pittore senese, primo italiano che a inizio Ottocento si avventurò in zone inesplorate di Egitto e Sudan raccontando luoghi e popoli sconosciuti. A darne notizia è il giornale dell' Università di Pisa, spiegando che il merito del ritrovamento va al dottor Daniele Salvoldi che ne ha riscoperto una copia lavorando al progetto 'Rosellini' coordinato dalla professoressa Marilina Betrò del dipartimento di scienze storiche del mondo antico dell'Ateneo pisano.
Il progetto riguarda la spedizione franco-toscana del 1828-29 guidata dal pisano Ippolito Rosellini insieme a Jean-Francois Champollion che di fatto ha contrassegnato, dopo la prima decifrazione del geroglifico ad opera dello stesso Champollion nel 1822, la nascita della moderna egittologia. "Si tratta di un rinvenimento eccezionale per l'egittologia - spiega Betrò al giornale dell'Ateneo -: Ricci descrive e disegna siti che solo pochi anni dopo, al tempo della spedizione di Champollion e Rosellini a cui lui stesso partecipò, erano già andati distrutti. Ma accanto ai monumenti Ricci descrive gli usi e i costumi dei popoli che incontra, le tecniche di battaglia degli eserciti, la condizione delle donne e persino quella degli animali. Ora, a quasi due secoli di distanza la nostra intenzione è di poterlo finalmente pubblicare".
Che il diario di Ricci esistesse era un fatto noto, ma le ultime notizie risalivano al 1930. Ricci visita l'Egitto dal 1817 al 1822: l'oasi di Siiwa, il monte Sinai, quindi va a sud, sino alla confluenza del Nilo azzurro con quello bianco, Khartum e il Sennar. Torna a Firenze nel 1822 e scrive le sue memorie con l'idea di farne un libro. Cinque anni dopo è a Parigi e, così riporta il giornale dell'Università, probabilmente pensando sempre a una possibile pubblicazione, dà il manoscritto a Champollion. Ma il progetto non va in porto. Nel 1832 muore Champollion, due anni dopo anche Ricci. Del suo diario e dei suoi disegni si sa solo che Rosellini nel 1836 ne richiede la restituzione dalla Francia, ma in Toscana non torna niente. Nel 1928 Ernesto Verrucci, architetto di re Fuad I dell'Egitto, trova il manoscritto in una libreria antiquaria al Cairo: lo compra e lo segnala allo storico dell'Egitto Angelo Sammarco, autore anche del volume "L'opera degli italiani nella formazione dell'Egitto moderno". Sembra che lo stesso Sammarco voglia pubblicare l'opera completa di Ricci: nel 1930 esce un volume che contiene però solo i documenti e una breve ricostruzione della biografia di Ricci. Sammarco muore nel 1948 e le nuove ricerche del diario non danno risultati.
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