18/04/2010
L'ambasciatore Usa ripulisce i muri di Roma
L'ambasciatore Usa ripulisce i muri di RomaThorne: «Credo che tutti dobbiamo liberare queste strade dai rifiuti» Alemanno. «Faremo più controlli»
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| L'ambasciatore Usa e il sindaco Alemanno |
ROMA — Il sindaco fa aspettare l'ambasciatore americano. Tutto è pronto da mezz'ora in piazza Trilussa: spazzole, guanti, mascherine. L'operazione anti-graffiti sta per scattare anche sullo storico Ponte Sisto, deturpato negli anni dai writers, eppure Gianni Alemanno non si vede. Da vero diplomatico, David Thorne fa finta di niente: «Vorrà dire che quando il sindaco arriverà, dovrà sottoporsi a una doppia razione di olio di gomito...», scherza. Sabato pomeriggio, Trastevere: operazione «Retake Rome», «Riprenditi Roma...». Insomma, cittadini non più spettatori ma protagonisti della pulizia fai-da-te nel proprio quartiere. In verità, tra Alemanno e Thorne, c'è amicizia stretta: «Ringrazierò sempre il sindaco per il bellissimo ricordo dedicato l'anno scorso alla tragedia dell'11 settembre, io mi ero da poco insediato», confessa l'ambasciatore Usa accompagnato dalla moglie Rose. La simpatia reciproca è evidente, in effetti, perché appena Alemanno arriva, i due si tolgono i pullover e puntano insieme verso via Benedetta dove, armati di guanti e pennelli, cominciano a cancellare la selvaggia foresta di «tag» che ricopre il muro vicino a «Checco er Carettiere», ristorante della Dolce Vita, molto caro agli americani («Vi mangiarono Robert Mitchum e Cary Grant, Gary Cooper e Sean Connery...», ricorda la titolare Stefania Porcelli).
IL GRUPPO DEI PULITORI - Del gruppo di pulitori eccezionali fanno parte anche il teologo di origine cubana Miguel Humberto Diaz, ambasciatore americano presso la Santa Sede e la signora Ertharin Cousin, ambasciatrice alla Fao, molto amica di Barack e Michelle Obama. C'è anche il cane Buster, un jack russell sordo di 16 anni, già mascotte degli «Americans in Rome for Obama» nel 2008. Si avvicina l'Earth Day, la giornata della Terra che sarà celebrato il 22 aprile (24 ore dopo il Natale di Roma...) e gli ambasciatori degli Stati Uniti sentono molto l'appuntamento ecologista: «Lo celebriamo da 40 anni perché è un avvenimento importante — spiega Thorne —. È importante che i cittadini abbiano a cuore il rispetto per l'ambiente. E Roma è la città più bella del mondo, la mia seconda casa, dove ho passato la mia gioventù e ora sono tornato. Credo che tutti noi dobbiamo averne cura, tenerla bene, liberarla dai rifiuti e dalle scritte, ognuno a partire dal suo marciapiede». L'ambasciatore, in passato, è stato presidente del Cda dell'Istituto di Arte Contemporanea di Boston, insomma non è insensibile certo alla «street art», ma sembra condividere la filosofia di «Retake Rome»: «Noi siamo pro-art e anti-tag, diciamo sì all'arte ma no al vandalismo», spiegano in coro Lori Hickey, Rebecca Spitzmiller e Nicole Franchini, tre delle circa 300 iscritte all'associazione «Donne americane a Roma» che, insieme a decine di studenti italiani e stranieri e ai volontari di «Vivere Trastevere» e della «Fondazione Garibaldi», hanno promosso l'iniziativa («Complimenti — chiosa l'ambasciatore Thorne — Garibaldi è il mio personaggio italiano preferito...»). Quelli di «Retake Rome» hanno cominciato ripulendo i busti del Pincio e adesso, insieme al delegato del sindaco per il centro storico, Dino Gasperini, continueranno a girare per i quartieri esortando i romani a scendere in strada. «Ma servono i controlli — avverte Gasperini —. In due mesi abbiamo inflitto 5 mila multe a chi sporca, è ancora poco». Chissà, per esempio, quanto resisterà il muro di via Benedetta. Stasera, a Roma, c'è il derby.
Fabrizio Caccia
17:30 Scritto in AMBIENTE | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: ambiente, cultura, roma, ambasciatore, americano, sindaco, città, ripulire, strade, rifiuti, iniziativa, muri, pitture | OKNOtizie |
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11/05/2009
Uffizi, la battaglia dei tarli
Uffizi, la battaglia dei tarli
La squadra. Gli insetti mangiano opere di Lippi e Uccello. Creato un gruppo di esperti per risolvere il problema
| L’Incoronazione di Lorenzo Monaco durante la disinfestazione |
FIRENZE — I più voraci e invasivi sono gli Anobium punctatum e gli Oligomerus ptilinoides. Insaziabili, nonostante i quattro millimetri di lunghezza, nel masticare capolavori immortali dell’arte dipinti su legno e anche le strutture delle tele, le cornici, le sculture lignee. Non esiste museo al mondo che non li ospiti, giorno e notte, insieme a un’altra cinquantina di specie di insetti, volgarmente noti come tarli. E sono così pericolosi, i tarli, che la Galleria degli Uffizi di Firenze ha deciso di organizzare una task force di esperti per combatterli, estirparli e avviare una campagna di sensibilizzazione per trovare sponsor capaci di curare le opere infestate. «È una battaglia destinata a durare nel tempo — spiega Cristina Acidini, soprintendente del polo museale di Firenze —: purtroppo il problema si ripresenta periodicamente anche su capolavori già trattati».
Intanto si cerca di bloccare l’attacco con la squadra «anti- tarlo». Usando tecnologie all’avanguardia. Come è appena accaduto per il polittico dell'Incoronazione della Vergine di Lorenzo Monaco, un'opera d’arte di grandi dimensioni, per il quale come hanno spiegato gli esperti al Corriere Fiorentino, è stato messo a punto un macchinario per produrre azoto capace di debellare gli insetti mantenendo il legno vivo, con temperatura, umidità e pressione costanti. Davanti al polittico è stato montato un telo di materiale speciale in modo da formare un involucro all’interno del quale si è inserito l’azoto. Il risultato è stato eccellente; la spesa, considerando le dimensioni dell’opera, contenuta: 20 mila euro.
«L’impiego dell’azoto è molto efficace — conferma Giovanni Liotta, entomologo, docente all’università di Palermo e autore del libro Agli insetti piacciono le opere d’arte — l’unico che riesce a debellare il problema in profondità. I tarli, infatti, costruiscono gallerie irregolari difficili da essere penetrate completamente dagli insetticidi. Aumentando l’azoto e sottraendo l’ossigeno, l’insetto muore anche se è nascosto in profondità. Poi, dopo l’azoto, si impiega la deltametrina, un prodotto che genera una minuscola barriera tossica capace di far durare l’azione di protezione del manufatto».
Da settembre sono novantasei i dipinti disinfestati agli Uffizi. Almeno altri 20 ne hanno bisogno con urgenza. E tra questi, grandi capolavori come La battaglia di San Romano di Paolo Uccello, la Pala di Annalena di Filippo Lippi e il Trittico Portinari di Hugo van der Goes. «Siamo aggrediti dai tarli né più e né meno di altri musei del mondo — spiega il direttore degli Uffizi Antonio Natali —: noi però abbiamo deciso di affrontare la questione di petto, prevedendo fondi specifici per questo tipo di restauro che riguarda non solo le opere, ma anche gran parte delle strutture della galleria e dei depositi come panche, cassoni, porte, infissi delle finestre».
Tutto cibo prelibato per gli insaziabili coleotteri. Una guerra che però ha anche bisogno di risorse. E di questi tempi, con crisi e tagli, Natali sta pensando anche a interventi esterni di privati. «Come sponsor che possono adottare un’opera — spiega — e pagare la disinfestazione che per le opere non particolarmente grandi costa assai poco. Sto pensando anche di legare i prestiti a questo tipo di restauro. Insomma, la galleria che vuole una nostra opera ci deve garantire un trattamento». I tarli fiorentini sono avvertiti.
Marco Gasperetti






