03/11/2010
Il ragazzo del poker che punta a vincere nove milioni di dollari
Il ragazzo del poker che punta a vincere nove milioni di dollariAzzardo. Sfida di due giorni. Battuti 7.310 giocatori. Da Cagliari a Las Vegas a 26 anni
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23/03/2010
Totti e il poker:«A Ilary non dispiace, sa che è solo una distrazione»
Totti e il poker:«A Ilary non dispiace, sa che è solo una distrazione»
Francesco Totti racconta ad “A” la sua terza vita. Il superbomber gioca anche su altri campi. E sembra cavarsela benissimo
Lo chiamano il Re di Roma. Il Bimbo de oro. Ma Francesco Totti, 33 anni, detto anche il Pupone, ci ride su. Non è tipo da montarsi la testa. Alle ovazioni da stadio ci è abituato. Sono anni che infiamma le curve. Anni che il Capitano, con la C maiuscola, regna sui cuori giallorossi. Sul popolo del pallone. Un simbolo. Un eroe. Un gladiatore. Da un po’, però, Francesco il superbomber gioca anche su altri campi. E sembra cavarsela benissimo. Avere al suo fianco Ilary Blasi, ex letterina diventata Iena, sposata in diretta tv cinque anni fa, è un assist vincente. «Totti e Ilary? Come la Mondaini e Vianello» hanno detto dopo il successo degli spot Vodafone che ha girato con la moglie. Lui, la Bestia, l’ignorante antitecnologico che non sa niente di Internet, lei, la Bella, che gli impedisce di infilare i tost nel modem. Una serie di scenette divertenti, di quadretti di vita domestica da “così fan tutti”, che hanno dato l’ultima spinta al tandem, incoronandoli la coppia mediatica più amata del momento. Inevitabile che sorga qualche dubbio. Il Capitano, uomo notoriamente più portato ai gol che alle interviste, li rimpalla con un mezzo sorriso. E una raffica di risposte secche da giocatore di ping pong. O di poker, quasi un chiodo fisso. Altro che amanti. La sua terza vita, quella al tavolo da gioco. Perché lui è un uomo tutto stadio, casa e carte
Totti, ormai gira uno spot dopo l’altro. Non è che pianta tutto per fare l’attore?
«Ma no. La mia professione è quella del calciatore e onestamente penso solo a giocare a calcio».
De Laurentiis ha dovuto smentire di averla ingaggiata per un cinepanettone.
«Io voglio solo recuperare prima possibile dopo l’infortunio: non vedo l’ora di tornare in campo».
I problemi al ginocchio non le avranno impedito di giocare a poker. Dicono che sia una sua grande passione.
«Trovo che alleni l’abilità mentale. Mi capita spesso di fare una partita quando sono in ritiro con i miei compagni di squadra: mi rilassa molto. Più che un gioco è uno sport per il cervello; c’è molta strategia, nel poker, per questo mi piace».
E con chi gioca, di solito?
«Le partite più divertenti sono quelle con Philippe Mexes, Jérémy Menez e Marco Cassetti. Ma quello che mi piacerebbe spennare sul serio è Mexes».
Perché, poveretto?
«Non me lo chieda. Questo è un segreto».
E sua moglie Ilary cosa ne pensa?
«Nulla di particolare. Sa che lo vivo come un divertimento. Il poker è solo una delle tante cose che mi piace fare e a cui dedico un po’ del mio tempo».
Gioca spesso?
«Circa tre volte la settimana. A volte anche online».
Il suo nickname?
«Totti10. Provate a sfidarmi».
Bluffa più al tavolo di gioco, in campo o nella vita?
«Bluffo solo al tavolo verde perché lì fa parte del gioco. In campo non direi, casomai corro qualche rischio scegliendo magari una soluzione difficile».
E nella vita?
«Mai. La vita è una cosa seria, bisogna bluffare il meno possibile».
Però a lei, nella vita, piace prendersi in giro.
«Essere un po’ autoironici è fondamentale. Saper ridere, anche di se stessi, a volte aiuta».
Altre cose, invece, le prende molto sul serio. L’ incarico di ambasciatore dell’Unicef, ad esempio.
«Sono convinto di essere stato fortunato e trovo sia giusto dedicare un po’ di tempo a chi soffre».
Ha due figli piccoli. Per questo ha scelto l’Unicef?
«Ho preso questo impegno perché i bambini sono il nostro futuro e l’Unicef vorrebbe garantire a tutti un futuro dignitoso. Conosco tante persone che hanno dedicato la loro vita a questo scopo. Il minimo che possoa fare io è dare un po’ di tempo».
Il duro dal cuore d’oro. Una cosa che l’ha fatta piangere?
«Mi sono commosso tantissimo per il terremoto di Haiti e poi per quello in Cile. Pensare che in un solo terribile minuto vengano sconvolte le esistenze di tante persone ti fa riflettere».
Una cosa che la fa ridere: le barzellette su Totti? Avanti: qual è la sua preferita?
«Non ce ne è una in particolare. In realtà quel che mi fa ridere davvero sono gli scherzi con i compagni di squadra».
Di che cosa parlano i calciatori negli spogliatoi, là dove le donne non entrano e non sentono?
«Di nulla di particolare. Parliamo del nostro lavoro, degli allenamenti. A volte si chiacchiera di altri sport. Cose normalissime».
Non ci credo.
«Ma è vero».
Com’è vivere con Totti?
«Una vita molto normale. Mi piace stare in casa in completo relax e godermi i figli. Mi piace invitare gli amici e guardare un bel film. Cose molto semplici, che ci crediate o no».
E poi?
«Quando posso mi piace giocare a tennis e a basket. Mi capita di fare qualche partita alla playstation e, come le dicevo prima, mi piacciono molto i film».
Attrice preferita?
«Scelgo Cameron Diaz e Sandra Bullock. La più brava, però, trovo che sia Meryl Streep».
Ha una bellissima famiglia. È adorato dai tifosi. Di tanto in tanto le appioppano qualche amante: “Per invidia” dice lei. Mai successo che fosse Totti a invidiare qualcuno? «Assolutamente no. L’invidia non mi appartiene, per carattere. Trovo sia un sentimento molto brutto».
Come si immagina tra dieci anni ?
«Non riesco a proiettarmi così in là nel tempo. Mi piacerebbe allargare la famiglia, questo sì.»
E professionalmente parlando?
«Rimarrò sicuramente nel mondo del calcio».
Che ci dice di Ilary?
«È una brava moglie e una mamma eccezionale. Una bellissima persona ».
Quando scendono in campo i figli, Totti come se la cava?
«Giochiamo tantissimo. Con Cristian a calcio, soprattutto. Mentre con Chanel... Con lei faccio tutto quello che mi chiede. Le piace un mondo quando la prendo per le braccia e la faccio volare».
Spieghi a un bambino che cos’è la felicità
«Posso dire che cos’era per me. Correre dietro un pallone tutto il giorno. E poi, dopo, tornare in una casa serena, da una famiglia che mi amava. Quello che tutti i bambini dovrebbero avere».
Desirée Colapietro Petrini
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11/01/2009
Cossiga: Andreotti? Ama giocare a poker Mi ha sempre battuto
Cossiga: Andreotti? Ama giocare a poker Mi ha sempre battutoI 90 ANNI DEL SENATORE A VITA. «La Cia non lo voleva. Per Moro soffrì ma pensava che nessuno ci credesse»
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| A cena Roma, 1987: Giulio Andreotti ricopre l'incarico di ministro degli Esteri. Qui siede accanto all'attrice Marisa Laurito durante una cena di gala Il campione e l'attrice |
Perché? «Montini, di famiglia altoborghese e cattolico liberale, era molto diverso da Andreotti, romano de Roma di origine frosinate e cattolico papalino. Proprio per questo, Montini ritenne di contemperare lo spirito mitteleuropeo di De Gasperi con quello pratico di Andreotti. E fece bene: mai visto un uomo con tali capacità di governo. Crocianamente, per lui come per la Chiesa l'unica moralità della politica consiste nel saperla fare». Da qui i rapporti della sua corrente con la mafia? «Tutti i partiti in Sicilia hanno avuto rapporti con la mafia, anche i comunisti. E non sempre a fin di male: fu la mafia a consegnare allo Stato il bandito Giuliano. Una stagione che si chiude solo quando la mafia decide la linea stragista».
Quando ha conosciuto Andreotti? «Avevo 17 anni. Gli ho sempre dato del tu e l'ho sempre chiamato Giulio, così come lui mi ha sempre chiamato Francesco. Però non ha mai dato confidenza sino in fondo a noi colleghi. Ha amici, ma tutti fuori dalla politica, quasi tutti preti: monsignor De Luca, monsignor Angelini. E poi Ciarrapico: un "burino" come lui. In comune con Moro ha il senso della corporeità: io ho preso sottobraccio tutti, da Fanfani a Giscard d'Estaing, mai però Moro e Andreotti. Non ho mai visto Andreotti abbracciare qualcuno. Eppure abbracciò me, quando dopo via Caetani andai a rassegnare le dimissioni da ministro degli Interni. Mi disse: "Ricorda che Palazzo Chigi resterà sempre la tua casa". Fu profetico: l'anno dopo sarei stato il suo successore».
Come fu il passaggio di consegne? «Inconsueto. Andreotti mi lasciò tutto scritto. Conservo ancora i fogli intestati con la sua grafia. Tra l'altro, mi avvertiva che stava per scoppiare lo scandalo Petromin». Andreotti fece davvero tutto il possibile per salvare Moro? «Sì, tranne trattare. Però fu favorevole ad aprire un canale attraverso la Croce Rossa e Amnesty. Furono i comunisti a chiuderlo. È la prima volta che lo dico, ma Berlinguer e Pecchioli vennero al Viminale da me, con cui avevano più confidenza che con Andreotti, a dirmi: "Ora basta"». Non fu Andreotti a modificare il messaggio del Papa, specificando che Moro andava liberato "senza condizioni"? «Macché. Era Montini a dire ad Andreotti cosa doveva fare, non certo il contrario. Per Andreotti la morte di Moro fu un peso terribile. Lo ricordo bene mentre mi dice, nel suo studio di Palazzo Chigi: "Soffro molto Francesco, e soffro ancora di più perché non credono che io soffra"».
I rapporti tra i due non erano buoni. «Però non gli ho mai sentito dire una parola contro Moro, mentre non posso certo dire il contrario. A dire il vero, Andreotti non parlava mai male di nessuno. Tranne qualche battuta su Fanfani, con cui proprio non si prendeva. Poi rideva come fa lui, "ih ih ih" (il presidente emerito si produce in una buona imitazione di Andreotti). Intelligentissimo, al punto da fingere di non esserlo. Non parla mai in proprio favore. Curiale com'è, sa che in Curia si parla bene solo del Papa. Filoarabo, ebbe un ruolo decisivo nello sbloccare l'Exodus, la nave dei profughi ebrei». Uomo senza passioni? «No. Ama il gioco. Mangia e beve poco, dorme pochissimo; non l'ho mai visto dormire in aereo, neppure nei viaggi più lunghi; quando andammo in Australia, giocò tutto il tempo a carte con Susanna Agnelli, credo a scala 40. Con me, Sandra Carraro e Francesco Rebecchini giocava a poker: vinceva sempre lui. Ora si è appassionato al burraco, che io non so cosa sia. Tre o quattro volte mi ha portato a giocare ai cavalli. Ne parleremo lunedì (domani, ndr) a Porta a Porta, e gli ricorderò quando sbancai le Capannelle. Lui è un vero esperto, ma parsimonioso».
Andreotti ha raccontato a "Repubblica" di essere svenuto in Vaticano, turbato dal pianto di Pio XI, nel 1931. Cosa ci faceva un dodicenne nelle stanze papali? «Ma lui le ha sempre bazzicate. I Pueri Cantores, queste cose qui». Al punto da far nascere la diceria di una discendenza da Papa Pacelli. «Inverosimile. I Pacelli frequentavano molto più su della famiglia Andreotti...».
Com'erano i rapporti con i comunisti? «Berlinguer lo rispettava, ma ammirava davvero soltanto Moro. Andreotti però aveva sostenuto i partigiani e difeso i cattocomunisti: sapeva che i Rodano e i Balbo erano tra i credenti più accesi. Come lui: Andreotti era tra i pochi democristiani che andavano a messa ogni giorno, e mai ruppero la fedeltà coniugale». Craxi? «Con Craxi non si sono mai presi, anche se Bettino lo stimava molto come politico». Berlusconi? «Né Andreotti né io abbiamo mai votato per Berlusconi. Ad aprile lui ha votato Udc, io Pd al Senato e lista Ferrara alla Camera, anche se finora non lo sapeva nessuno, neppure Giuliano. Però sia Andreotti sia io abbiamo votato la fiducia a Berlusconi, perché siamo democristiani e per noi la governabilità è il primo valore. Abbiamo sostenuto pure Prodi, anche se la politica non era cosa per lui; come Andreotti gli aveva spiegato già nel '78, quando lo congedò dal governo dicendogli che in quanto professore era sprecato per la politica».
Andreotti dice che porterà in Paradiso alcuni segreti di Stato. Quali, secondo lei? «Non so. Io di segreti non ne ho. Ricordo che quando nell'89 stavo per dare l'incarico ad Andreotti, Washington mi mandò un uomo della Cia per dirmi di non farlo: lo consideravano troppo sbilanciato in favore dell'Est. Chissà se è stato solo il difensore o anche il propugnatore dell'Ostpolitik vaticana».
Al tempo delle stragi, né Andreotti né lei sapevate qualcosa? «Io no. Forse qualcuno più su di me sì. Ma non Andreotti. Quando divenne ministro della Difesa, un suo amico militare gli consigliò: "Occupati di tutto, tranne che di commesse e di servizi segreti", e lui gli diede retta. Il massimo esperto di servizi nella Dc era Moro. E comunque ogni strage ha un segno diverso e quasi tutte avvennero per errore: la bomba piazzata da mani di destra in piazza Fontana doveva esplodere a banca chiusa, i francesi centrarono il Dc9 di Ustica per sbaglio, come per sbaglio l'esplosivo palestinese deflagrò a Bologna».
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