29/07/2010

Berlusconi di fronte alla tregua di Fini: «Troppo tardi per resettare tutto »

Berlusconi di fronte alla tregua di Fini: «Troppo tardi per resettare tutto »

UFFICIO DI PRESIDENZA DEL PARTITO CONVOCATO PER LE 20 DI QUESTA SERA. Pronto documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl

 

Fini e Berlusconi (Ansa)
Fini e Berlusconi (Ansa)

ROMA - Notte insonne e di passione per il Pdl alla fine della quale, dopo un lungo confronto al quale ha preso parte anche Giuliano Ferrara, si è deciso che l'offerta di tregua di Gianfranco Fini, «resettiamo tutto e onoriamo l'impegno con gli italiani» (fatta con un'intervista su Il Foglio) è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo. Così, nel vertice durato oltre quattro ore a Palazzo Grazioli, il premier Silvio Berlusconi e gli altri partecipanti alla riunione, secondo quanto riferito da diversi presenti, non hanno fatto che ribadire la posizione già assunta al mattino e messa nero su bianco in nottata in un duro documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl considerato ormai da tempo lontano dalla linea del partito.

UFFICIO DI PRESIDENZA ALLE 19 - Il documento verrà discusso questa sera da un ufficio di presidenza del Pdl convocato per le 19. Fini ed i finiani Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata vengono considerati fuori dal Popolo della libertà dalle cui posizioni si sono troppo discostati.

LA VISITA NOTTURNA DI FERRARA - A Palazzo Grazioli era arrivato anche il direttore del Foglio Giuliano Ferrara che aveva raccolto in un «colloquio-intervista» l'appello del presidente della Camera a ribadire le ragioni dell'unità. Quando era da poco passata la mezzanotte Giuliano Ferrara, in camicia di lino e sandali francescani, lasciava Palazzo Grazioli dove era ancora in corso il vertice chiamato a decidere sulle sorti del partito e sul controverso rapporto tra i due cofondatori: «Ero qui solo per una chiacchierata con un vecchio amico», ha detto Ferrara sorridendo prima di inforcare la sua Vespa rossa.

Redazione online


24/04/2010

Morales a ruota libera «Il pollo fa diventare gay»

Morales a ruota libera «Il pollo fa diventare gay»

In bolivia - Conferenza alternativa sul Clima. «È gonfio di ormoni. E non bevete la coca-cola, serve soprattutto a sturare i rubinetti»

 

Evo Morales
Evo Morales

Se l'umanità sta facendo a pezzi la Pachamama, la Madre Terra dei miti indigeni, a causa della sua corsa dissennata ai consumi, è il cibo capitalista che più mette in pericolo l'uomo, e soprattutto il maschio. Evo Morales ne è convinto, e inaugurando un forum mondiale sull'ambiente nella sua Bolivia se l'è presa con due capisaldi dell'alimentazione di massa: il pollo e la Coca Cola. Il pennuto, fritto o arrosto che sia, «è oggi gonfiato di ormoni femminili», il che implica che «gli uomini che lo mangiano hanno deviazioni nel loro essere uomini...».

Quanto alla bevanda gassata nata ad Atlanta, resta valida per Morales l'antica diceria per cui sarebbe ottima a sturare i gabinetti: «È noto che quando l'idraulico arriva a casa vostra e non riesce a risolvere il problema, scarica la Coca nel water e tutto si sistema». Risate dal pubblico. L'incontro di Cochabamba, gremito di scienziati, politici e movimenti sociali, è stato un utile richiamo agli insuccessi di Copenaghen. Ma — si sa come vanno queste cose — a fare il giro del mondo sono state le due frasi da bar del presidente boliviano. La prima, quella sugli ormoni, è inevitabilmente riassunta in «se mangi pollo diventi gay», suscitando tra l'altro le proteste delle organizzazioni per i diritti degli omosessuali. «Morales omofobico!», protestano dalla Spagna. «Allora se un omosessuale mangia un pollo con ormoni maschili diventa etero?», si è chiesto sghignazzando il presidente di un gruppo gay argentino.

Esperti interpellati sul tema sostengono poi che la leggenda metropolitana secondo cui il pollo gonfiato fa crescere il seno agli uomini è pure anacronistica. Da molti anni non si usano più ormoni nell'alimentazione delle galline. Da La Paz, il ministero degli Esteri è dovuto correre in soccorso del leader indio. «Morales non ha fatto alcun accenno alla sessualità, ha solo detto che i polli nutriti con gli ormoni possono avere effetti collaterali sui nostri corpi. Se non fosse vero, perché allora molti governi li hanno vietati?». Nessun serio approfondimento invece su un'altra affermazione di Morales, secondo cui la nostra alimentazione occidentale e capitalista sta facendo aumentare il fenomeno della calvizie. «Tra 50 anni avremo una società senza capelli e senza parrucchieri — ha detto lo spiritoso e zazzeruto presidente —. Guardate noi indios: ne conoscete qualcuno calvo?». Quanto alla Coca Cola, simbolo capitalista per eccellenza, l'antipatia di Morales ha saldi fondamenti. Da leader storico dei cocaleros boliviani, ha sempre sostenuto l'utilizzo alternativo e lecito della foglia magica. Al punto che il suo governo ha finanziato una piccola società che ha appena lanciato sul mercato locale tale Coca- Colla, bibita energetica alternativa.

In ogni caso, dice Evo, sempre meglio la chicha, bevanda andina a bassa gradazione alcolica, ottenuta dalla fermentazione del mais. Folklore alimentare a parte, la conferenza di Cochabamba ha avuto una notevole eco tra i movimenti sociali e ambientalisti di tutto il mondo. Voluta da Morales e dall'alleato venezuelano Hugo Chávez per denunciare gli insuccessi dei precedenti summit mondiali, ha messo sul banco degli imputati i Paesi ricchi per il deterioramento del clima, mentre a subirne le conseguenze sono soprattutto le nazioni in via di sviluppo. La montagnosa Bolivia è un simbolo, con i suoi ghiacciai andini dimezzati in volume negli ultimi 40 anni e in crisi per la mancanza cronica di acqua nelle città. Il summit ha chiesto una riduzione di almeno il 50 per cento delle emissioni di gas e la creazione di un tribunale internazionale per giudicare i crimini ambientali. Morales sogna un grande referendum che si svolgerebbe nel Sud del mondo, tra un anno, dove due miliardi di persone dovrebbero votare per imporre ai Paesi ricchi soluzioni immediate. Catastrofico nel suo intervento Hugo Chávez: «Se l'egemonia del capitalismo yankee continuerà su questo pianeta, la vita umana volgerà alla fine. Ricordiamocelo sempre: la Terra è vissuta milioni di anni senza la razza umana! Quindi Pachamama o morte! ».

Rocco Cotroneo


19/09/2009

Brunetta: «élite irresponsabili vogliono un vero colpo di Stato»

Brunetta: «élite irresponsabili vogliono un vero colpo di Stato»

 

«la sinistra per bene si liberi da questo abbraccio mortale». Sono quelle «della rendita parassitaria, burocratica, finanziaria, editoriale» che pensano solo a come far cadere il governo che ha cominciato a colpirle»

 

Renato Brunetta
Renato Brunetta

CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO) - «Ci sono elite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di stato». Lo ha detto a Cortina d'Ampezzo, al convegno del Pdl veneto, il ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

SINISTRA PER MALE E PER BENE - Il ministro ha descritto le élite come quelle «della rendita parassitaria, burocratica, finanziaria, editoriale» e ha messo in contrapposizione quelli che ha chiamato «i compagni della sinistra per bene» e quella che ha definito «la sinistra per male». E per questa ha usato la frase «vada a morire ammazzata». «La povera sinistra sarebbe nata con altri scopi e invece si fa condizionare da un'élite di m..,» ha detto il ministro, riferendosi alle «cattive banche, alla cattiva finanza, ai cattivi giornali». Rivolgendosi invece «alla sinistra per bene», ha invitato a «ritornare alla politica, compagni di sinistra, senza farvi fare la politica dai giornali». «Stanno preparando un colpo di Stato - ha ribadito - a cui si risponde a viso aperto parlando con gli italiani, costruendo l'Aquila, con un grande piano per il Mezzogiorno. La vera unità d'Italia è risolvere la questione meridionale». «Abbiamo una grande occasione, - ha precisato - la nostra missione sarà una missione straordinaria contro la cattiva rendita, contro i parassiti dovunque essi siano: nella finta cultura, nella finta cinematografia ideologica parassitaria, nel finto sindacato, nelle cattive banche, nella cattiva finanza, nei cattivi giornali». «Propongo - ha concluso - una lotta di liberazione per i compagni della sinistra per bene: liberatevi da questo abbraccio mortale di questa cattiva finanza, di questo cattivo sindacato, di questi cattivi gruppi editoriali». «Questa sedicente elite in questo anno di grande crisi - ha aggiunto - ha pensato solo a come far cadere un governo che guarda caso cominciava a colpire proprio le case matte della rendita».

BENE CHIESA, MA NO A IDEOLOGIA POLITICA CON LA TONACA - «Nei confronti della Chiesa stiamo dalla stessa parte»: lo ha detto oggi, a Cortina, dal ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta che ha aggiunto: «Quando la chiesa opera sul territorio e si fa carico dei fedeli spesso lo fa meglio di quanto lo faccia lo Stato. Quando però certi esponenti della Chiesa giocano al massacro, quella non la considero Chiesa ma ideologia politica con la tonaca». Brunetta ha concluso rilevando che «la Chiesa non ha mai avuto tanto dallo Stato italiano in termini di 8 per mille e questo dimostra la nostra serietà».

IL GOVERNO RISPETTERÀ I PATTI: «ORA FASE DUE»- «I patti vanno rispettati da tutti e il governo rispetterà i patti». Lo assicura il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta rispondendo a una domanda dei cronisti sui prossimi contratti del pubblico impiego.
La crisi, secondo Brunetta, ha fatto aumentare il potere d'acquisto dei dipendenti e dei pensionati.
I 32-33 milioni di italiani a reddito fisso, secondo il ministro, hanno potuto contare su aumenti salariali e pensionistici del 3-4%, a fronte di un'inflazione dell'1-2%. «Questo è il segno - ha spiegato Brunetta - che non c'è stata crisi sociale, pure in presenza di un Pil sotto di 5 punti. A soffrire, invece, sono state le imprese e i lavoratori autonomi a causa della diminuzione del calo dei consumi. Hanno resistito ma non potranno farlo ancora per molto. E perchè sono diminuiti i consumi? Per la paura». Per Brunetta il problema ora è di passare dalla «fase uno» alla fase due. «Dobbiamo dare una accelerazione tra la fine dell'anno e l'inizio del 2010 sostenendo i lavoratori autonomi che, in questi mesi, hanno sofferto ma tenuto. Rilanciare i consumi - ha rimarcato il ministro - significa dare ossigeno al lavoro autonomo e tutelare chi ha un reddito fisso». Questo dovrà essere fatto attraverso tre percorsi: le riforme (Welfare, burocrazia, federalismo, ecc...), gli investimenti e lo stimolo alla spesa.

«PERDEREMO UNA O DUE REGIONI» - Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta invita il Pdl a prepararsi alle elezioni amministrative e a lasciare al centrosinistra «qualche regione, poche, poche, poche... una o due».